Luigi Bertelli
in arte
VAMBA
Siate dunque pur voi garibaldini, cari ragazzi: ché vi sono anche
oggi,
dentro il nostro paese, anche in pace, tante sante battaglie da
combattere…
Vedrete forse allora nelle vostre belle contrade fiorir le
fragranti virtù…
Ecco, o miei cari, la bella impresa che resta ai ragazzi![1]
Una bella immagine di Firenze al tempo
della nascita di Vamba
Nacque a
Ponticelli, una frazione alle porte di Firenze, il 19 marzo 1860, figlio di
commercianti, frequentò le Scuole Pie dei Padri Scolopi, dove aveva fondato –
insieme al suo compagno di banco Guglielmo Dolfi (Firenze 1862-1911) – una
piccola rivista ferocemente avversa all’Austria e alle «spie di ogni genere»,
che con spirito umoristico chiamò Il Lumaca. Una rivista destinata a
durar poco visto che venne più volte sequestrata dal professore di italiano, il
Padre Baisi.
Da giovanotto si avviò a una modesta carriera da
impiegato e fu dapprima a Foggia, piccola città delle Puglie, a riempir moduli
e ad allinear cifre negli Uffici delle Ferrovie della Rete Adriatica. Ma fin
d'allora si dilettava di versi scherzosi e di pupazzetti che inviava al
giornale letterario Capitan Fracassa, fondato a Roma nel 1880 da Luigi
Arnaldo Vassallo in arte Gandolin (ossia Vagabondo). Una rivista nata da
artisti, senza organizzazione, senza stipendi fissi, dove i suoi “pupazzetti”,
macchie a punta di penna che corredavano i suoi articoli, ottennero da subito
un vivace successo.
Il
primo numero del "Pupazzetto", uscito nel gennaio 1886.
Gandolin, umorista e pupazzettista, vedendo i suoi
lavori gli propose di andare a Roma e di far pianta stabile della redazione e
nel 1884 Luigi Bertelli piombò nella capitale «con barbone nero e crespo – come
ricordava Ugo Fleres – il cappello a sghimbescio, la pipetta in bocca, e con un
aspetto tra lo sbarazzino e il brigantesco[2]»
e divenne collaboratore stabile del giornale; così oltre alle firme/pseudonimi
di Gandolin, di Cimone, del Saraceno, di Riccardo Joanna e del Duca Minimo,
ecco arrivare anche Vamba, giornalista dei grandi e dei ragazzi. Anche se Vamba
non fu l’unico pseudonimo usato da Bertelli, usò anche Gran di Pepe, Il
Cronacaio, Il Cronacaio grillesco, L’Osservatore, Pellicola, perfino Pinocchio
e Giannino Stoppani[3].
Il
buffone-schiavo Vamba, insieme al porcaro Gurth, dal primo numero di Ivanhoe,
illustrato da Otello Scarpelli.
Il bel nome d’arte deriva dal nome del
buffone-schiavo, figlio di Witless[4]
che viveva in casa di Sir Cedric di Rotherwood, personaggio che compare nel
celebre romanzo storico di Walter Scott Ivanhoe. Gandolin scrisse di
Vamba che era il tipo che non riusciva mai a cumulare cinquanta lire in
saccoccia[5].
La Vis Comica (o arte di far ridere) di Vamba
ci colpisce come un pugno nello stomaco in questa lettera[6]
diretta al suo amico letterato Gherardo Nerucci (Pistoia 1828 – Montale 1906),
scritta a Firenze il 20 aprile 1890:
Carissimo amico,
ti avvertii già che fra pochi giorni sarei venuto a
trovarti in Firenze per le feste di Beatrice e mantengo la promessa. Domenica
mattina sarò da te. Ma tu devi farmi assolutamente un piacere. Non ti
impaurire, per carità... Io non ti scrivo per chiederti venti lire fino a
quest'altro anno, benché in fondo, per amici allegri e fidati come me non debba
sembrare troppo gravoso un piccolo sacrifìcio come questo. No. Io ti domando
una cosa che a te non costa nulla e che a me, invece, è di un vantaggio
incalcolabile. Un giorno - sarà ormai una decina d’anni - trovandomi per caso
sul ponte alla Carraia, vidi una folla straordinaria slanciarsi verso il
parapetto... Che cosa era accaduto? Una cosa semplicissima. Una povera donna,
ridotta alla disperazione da dispiaceri d'amore troppo grossi, s'era buttata in
Arno a capofitto gridando: «Questa vita non fa più per me!». Infatti, da quanto
potei raccapezzare, s'era notato questo: che dopo aver avuto il dispiacere
d'amore, l'infelice non trovava più una vita che le andasse bene! Intanto, dal
parapetto, tutti urlavano a più non posso: «Bisogna salvarla!». Ma, viceversa
poi, nessuno si buttava giù. Accanto a me un inglese dalla fisionomia molto
energica assisteva alla scena, impassibile. A un certo punto parve commuoversi.
I suoi occhi mandarono un lampo. All'improvviso
egli, con un sangue freddo straordinario, si slanciò risolutamente... sul suo
vicino, lo prese di peso e lo scaraventò in Arno esclamando con nobile accento:
«Salvatela voi!».
Il magnanimo atto dell'inglese non poteva essere
coronato da un successo migliore. Infatti, lo spettatore del dramma, costretto
così violentemente a entrare nell'azione come personaggio principale, fece la
sua parte.
La suicida, vistasi arrivare ad un tratto un soccorso
così insperato, naturalmente vi si attaccò con tutte le forze; e l'eroe per
forza, volendo salvare sé stesso, dové salvare anche la donna, la quale, giunta
alla riva, non poté negare uno sguardo di gratitudine all'inglese benefattore
che era accorso a riceverla.
Ebbene, mio caro amico, tu devi fare per me la parte
dell'inglese. Tu devi metterti attorno ai tuoi parenti, ai tuoi amici, ai tuoi
conoscenti, a tutti quelli che ti trovi accanto; e devi dir loro: «Sai? E'
venuto a Firenze il Don Chisciotte della Mancia, quel simpatico giornale
diretto da Gandolin, pieno d'articoli divertenti e di pupazzetti irresistibili
(te ne fo qui uno per dartene un'idea: ma, per carità, non glielo dire a Lui,
se no mi espelle in ventiquattr'ore come giornalista che annunzia il discredito
della nazione). Il Don Chisciotte è venuto qui fra noi per raccontarci come le
sa raccontar lui le feste di Maggio di Roma e quelle di Firenze fatte in onor
di Beatrice. E in questo caso il core mi dice che tu sei un abbonato sicuro...
».
E qui, preso il tuo amico abbraccetto gli dici con
voce insinuante: «Il giornale, un giornale illustrato, capisci? non costa che
un soldo. Per un anno 20 lire, per un semestre 10 e per un trimestre 5. Ma ti
avverto che se ti abboni per tre mesi soli non ti guardo più in faccia».
Hai capito? Tu in tutto questo non ci rimetti niente
e compi, come l'inglese del ponte alla Carraia, una nobile azione accrescendo
il compenso alle mie oneste fatiche. Ricordami dunque, più spesso che puoi agli
amici; fai tanti saluti a casa (a proposito: dirai alle signore che domenica il
Don Chisciotte incomincia la pubblicazione, in appendice, di un magnifico
romanzo della Contessa Lara) e accetta una stretta di mano dal tuo aff.mo amico
Vamba.
P. S. Guarda che testa! Mi dimenticavo del più importante. Il mio
inderizzo è: via dello Orinolo n. 33. Rispondi subito, mi raccomando.
Per un anno intero, tutti i giorni, Vamba prese di mira
satiricamente con versi e pupazzetti (insieme ad altri politici) anche Agostino
Depretis il presidente del Consiglio, ma senza nessuna cattiveria. E quando nel
1887 venne redatto l’almanacco de Il Barbabianca, Vamba ne
regalò una copia a Depretis con questa dedica «Eccelenza, sulla copertina di
questo album ho scritto: anno I. Auguro a Lei e a me il Barbabianca del 1987»[7].
In occasione di una piccola conferenza, (come
leggiamo in una lettera del 1889 diretta a Luigi Bertelli) ecco come Vamba
vorrebbe descrivere così il suo metodo di lavoro «Da principio traccerei sopra
un apposito telaio di carta il pupazzetto dei principali ministri; quindi
passerei a spiegare come nasca dalle varie combinazioni, la vignetta
umoristica. E qui verrebbe appunto la vignetta parlante che si dovrebbe far
così. Scegline sette o otto tipi che si portino per la loro faccia e per la
loro persona ad essere trasformati lì per lì, mediante l'applicazione rapida di
una parrucca, d'un paio di baffi o di una barba finta e con due segni
semplicissimi di carbonella, che si prestassero - dico - a diventare l'uno un Crispi,
l'altro un Boselli, l'altro un Lacava, un Bonghi e così via. E qui io
spiegherei, come, a seconda degli avvenimenti politici o dell'indirizzo del
giornale, questi tipi prendano diverse situazioni, diverse pose, mettendogli in
bocca, dirò così, il motto satirico dell'attualità. Io non so se mi sono
spiegato bene: ma a come la vedo io, la cosa dovrebbe riuscire carina.[8]»
Successivamente passò al Don Chisciotte, dove
prese di mira Francesco Crispi, nuovo capo del Governo. Di seguito passò al
Folchetto, «quotidiano politico e di costume illustrato a “Pupazetti” e
venduto in tutta Italia» in cui scrisse anche Trilussa, fondato nel 1891 da
Emilio Faelli, la cui testata deriva dal veneziano Jacopo Caponi detto appunto Folchetto,
con cui firmava i suoi articoli da Parigi al “Fanfulla”[9].
Ed infine a l'O di Giotto, alternando la sua residenza tra Roma e
Firenze. L’O di Giotto usciva a Firenze il 25 dicembre del 1890 e qui creò il
personaggio dell’on. Qualunque Qualunque il quale «rappresenta al parlamento
italiano il secondo collegio di Dovunque e fino agli ultimi tempi ha fedelmente
combattuto nel partito dei Purchessisti, propugnando il programma Qualsivoglia
e appoggiando costantemente il Gabinetto Qualsiasi[10]».
Collaborò anche ad altri giornali come L’avanti e Il cacciatore delle
Alpi, fondato nel 1893 da Speri Della Chiesa. Proprio in questa rivista il
23 settembre 1898, comparve il suo articolo Cose di altre paesi, in cui
avrebbe parlato male della giustizia militare francese[11],
e per cui dovette presentarsi come testimone di fronte al Tribunale di Varese,
cosa che Vamba avrebbe fatto per una soddisfazione dell’anima e il
divertimento dello spirito – due cose che fanno buon sangue[12].
Alla fine del secolo si stabilisce definitivamente a
Firenze e nel 1901 trasforma l’O di Giotto ne Il Bruscolo,[13] giornale politico del
popolo, un settimanale di orientamento repubblicano, ispirato alle idee di
Giuseppe Mazzini, al cui pensiero Luigi Bertelli fu sempre legato. Ma il 30
aprile 1905 Il Bruscolo dovette cessare le sue pubblicazioni e Vamba,
già autore di Ciondolino, si dedicò così alla letteratura per i ragazzi.
Ciondolino scritto nel 1893, narra la storia di un
monello di nome Gigino la cui camicia bianca gli usciva sempre fuori –
ciondolava – dai pantaloncini per cui fu soprannominato appunto Ciondolino.
Stanco di studiar la grammatica latina aveva preferito diventar formica per non
far più nulla al giorno e il suo desiderio divenne realtà, scoprendo però con
sgomento che la vita di questo popolo si svolge all’insegna del lavoro. Ad esso
seguì le Novelle lunghe per i ragazzi che non si contentano mai, fiabe
francesi liberamente tradotte e adattate secondo il gusto personale di Vamba.
Per
l’anniversario dei centocinquantanni dalla fondazione del Casino di Firenze,
durante un ricevimento alla presenza dei maggiori esponenti della cultura,
della politica e del bel mondon non solo fiorentino, dette scacco alla serata
l’apparizione, annunciata ma poco chiaramente, del presunto illustre ospite
Capitano Marco Lussa, esploratore. Durante l’intera giornata Luigi Bertelli fu
molto presente nell’accoglienza delle varie illustri personalità, accusando
visibilmente uno stato di malessere che lo avrebbe costretto a mancare alla
serata. Con suo rammarico avrebbe perduto l’occasione di seguire la conferenza
del famoso ’esploratore’.
Nel bel mezzo del ricevimento ecco apparire lo strano figuro, Capitano Marco Lussa, vestito di dovere a tal scopo. Questi altri non era che Vamba. La pubblicazione riporta il suo lungo intervento recitato per l’occasione, un vero e proprio viaggio attraverso città, uomini e storia della città di Firenze. da: http://www.bibliografiaeinformazione.it/pagina.php?IDarticolo=79
Nel bel mezzo del ricevimento ecco apparire lo strano figuro, Capitano Marco Lussa, vestito di dovere a tal scopo. Questi altri non era che Vamba. La pubblicazione riporta il suo lungo intervento recitato per l’occasione, un vero e proprio viaggio attraverso città, uomini e storia della città di Firenze. da: http://www.bibliografiaeinformazione.it/pagina.php?IDarticolo=79
Ma già da tempo Gigi, come era chiamato dagli amici,
pensava di dedicarsi all’attività di scrittore e giornalista per i ragazzi. Lo
narra Yambo, Enrico Novelli, figlio del grande Ermete, quando ragazzo e con
molta soggezione avvicinò l’autore per la prima volta; e poiché Vamba si
meravigliò nel vedersi porgere il libro di Ciondolino, rispose:
- Tutti si son fatti di me un’idea sbagliata. Io
scrivo per i grandi, perché per ora non posso far di meglio.
- E che cosa vorrebbe far di meglio?
- Scrivere per i piccini. C’è più gusto ed una cosa
più bella… Bisogna pensare all’avvenire. Io lavorerò non appena potrò per i
bambini. Sarà di certo la mia opera migliore, quella che rimarrà, forse[14].
Ripensando al Giornale per i fanciulli di
Pietro Thouar del 1834, soppresso poi dagli austriaci, e del più famoso Giornale
per i bambini che uscì per la prima volta il 7 luglio del 1881, dove
talaltro comparve a puntate Pinocchio, Vamba crea una nuova rivista tutta
dedicata ai ragazzi. Con l'appoggio dell'editore Enrico Bemporad il 24 giugno
1906 uscì il primo numero de Il Giornalino della Domenica con il
programma di educare e di divertire nello stesso tempo, che fosse in pratica vario,
utile, gaio.
Numerose firme collaborarono alla rivista e tra
queste Grazia Deledda, Cesare Pascarella, perfino Edmondo De Amicis e il
Capitano Emilio Salgari[15]. E gli
illustratori, primi fra tutti Filiberto Scarpelli e Ugo Finozzi della
redazione, ma poi Aleardo Terzi, Plinio Novellini, Umberto Brunelleschi, Piero
Bernardini, Dario Betti, Ezio Anichini.
La rubrica più seguita erano le pagine rosa con cui
Vamba creò un legame tra i collaboratori della rivista e i suoi abbonati. Qui,
a poco a poco, gli abbonati facevano conoscenza reciproca, imparando i nomi di
ragazzi mai visti e della loro famiglia.
Ma le lettere sempre più numerose fecero nascere una
rivista più piccola che usciva mensilmente chiamata “Il passerotto, organo
della maturità passata, presente e futura” interamente compilata dai ragazzi
nel testo e nelle illustrazioni. Il Giornalino durò fino al 1911, l’anno
della tragica scomparsa di Salgari.
Sul
Giornalino della Domenica, di Salgari apparvero i racconti : Il calcio al
Pescecane, Re David primo, Il pazzo del faro, Mastro cannone. Inoltre in ogni
numero della rivista vi era in regalo una dispensa con la puntata di alcuni
suoi romanzi come: Il figlio del Corsaro Rosso, La riconquista di Mompracem e i
Corsaro delle Bermude. Lo scrittore fu amatissimo dai lettori che inviarono
continuamente numerose lettere di ammirazione.
Anzi a questo proposito è da far notare che quando il
capitano si tolse la vita nel 1911, i giovani abbonati del Giornalino
soccorsero i quattro orfani di Salgari, mostrando il loro rimpianto unito alla
gratitudine per chi aveva lavorato per loro[16].
Dopo la chiusura nel 1911, il Giornalino risorse per
volontà di un generoso editore Enrico Somigli nel 1918: dopo la scomparsa di
Vamba nel 1920, seguitò ancora qualche anno sotto la direzione
di Giuseppe Fanciulli e poi di Fernando
Palazzi, con la casa editrice Mondadori. Ma il vero Giornalino fu quello
di Vamba, di cui perfino Antonio Gramsci dal carcere scrisse «Onorevolmente
bisogna ricordare nel campo della letteratura per ragazzi, Il Giornalino della
Domenica diretto da Vamba con tutte le sue iniziative e le sue organizzazioni»[17].
Di libri per ragazzi, oltre a Ciondolino, Vamba
pubblicò Il Giornalino di Gian Burrasca, uscito a puntate nel Giornalino
e illustrato da suoi gustosi pupazzetti che imitavano l'ingenuo disegnare
dei ragazzi. Il suo libro più famoso fu ispirato da le Memorie di un
ragazzaccio, (The story of Bad Boy di Thomas Bailey Aldrich del 1890)
tradotto dall’inglese da Esther Modiglioni, e visto che iniziò come riduzione,
Vamba fu accusato di plagio. Ma in realtà lo scrittore si distaccò dal testo
originale e la narrazione si sviluppò in maniera più aderente a un birbante
italiano che in pratica è un fratello di Pinocchio. Infatti Giannino Stoppani è
un simpatico furfantello che una ne pensa e cento ne fa con gran dispiacere del
padre, tanto da essere battezzato come Gianburrasca. La celebre novella moderna
che non avrebbe sfigurato nelle Trecento novelle del Sacchetti è
stato portato sullo schermo prima da Sergio Tofano (in arte Sto, il
popolare papà del Signor Bonaventura) nel 1942, poi in uno sceneggiato
televisivo con Rita Pavone ed infine sbracatamente impersonato dal simpatico
Alvaro Vitali;
La storia di un naso, divertente
novella in ottave, dal tono semplice e bonario in cui Maso, per il suo vizio di
mettersi le dita nel naso lo ingrandisce a tal punto da farlo andare incontro a
diverse (dis)avventure tra cui quella di essere riconosciuto da un orientalista
come un abitante del Pimpirimpì; il Cinematografo poetico, una raccolta di
poesie, divisa in due volumi; Le Scene comiche, gaia raccolta di dieci
novelline tra cui quella de Il concilio dei gatti in cui i gatti fanno
sciopero contro l’uomo smettendo di dar la caccia ai topi sperando così di
costringere l’uomo a venire a patti con loro. In realtà poi l’uomo si ingegna a
metter trappole per difendersi dai piccoli roditori e i gatti si ritrovano
senza lavoro tranne i tre caporioni che hanno indetto lo sciopero, i quali si
leccano le basette perché hanno ormai tanti topi a disposizione che vivon,
si può dir, d’indigestione. Un po’ una fregatura come ne La fattoria
degli animali di George Orwell; La Cronaca della Settimana, delicati
bozzetti tutti dedicati alla sua tenerezza per i bambini; Un posto a sé ha però
la lunga novella in versi Casa mia, casa mia, che ha per sottotitolo Novella
vera davvero dove si racconta la storia della signora Italia, che
ha la casa invasa da tre ladroni chiamati Asburgo, Lorena e Borbone ovvero le
tre case reali europee (nella Lorena si riconosce Napoleone III che lottò
contro la Repubblica di Roma del ’49) e che riuscì a mandarli via solo
con l’aiuto di Beppe bruno e di Beppe rosso, cioè Mazzini e Garibaldi!
Vamba, infatti aveva una conoscenza profonda della
storia del nostro Risorgimento, tanto che scrisse alcuni libri di ispirazione
storica e patriottica. Nel 1915 I bimbi d'Italia si chiaman Balilla,
Resistere per esistere (1916), alcuni libretti di propaganda
nazionale durante la prima guerra mondiale, qualche libro per le Scuole
elementari e infine, postumo, O patria mia... in tre volumi, opera
premiata a un Concorso per le Scuole italiane all'estero, in cui si illustra tutta
la storia e le vicende d'Italia, non solo negli avvenimenti storici e nei
personaggi che la condussero all'unità, ma anche nel campo delle arti, delle
lettere, delle scienze e del lavoro.
Vamba
ad una delle feste dei Grillini, come lui chiamava i lettori del suo
Giornalino.
Luigi Bertelli, odiando l’Austria, prese parte
diretta alle operazioni belliche, tanto che fu coi primi manipoli che
sconfinarono il 24 maggio del 1915 e si fece quarantadue mesi in prima linea.
Al termine della prima guerra mondiale Bertelli fece rivivere il suo Giornalino
il 22 dicembre del 1918.
Luigi Bertelli morì il 27 novembre del 1920 e il Giornalino
del 5 dicembre uscì listato a lutto interamente dedicato al suo creatore.
OPERE DI VAMBA- Ciondolino. Libro per ragazzi. Firenze, Bemporad, 1893 (34a ed, 1965).
- La Storia di un Naso. Novella in ottave. Firenze, Bemporad, 1906. (Ed. Mondadori, 1953).
- Il Giornalino di Gian Burrasca rivisto, corretto, e completato da Vamba. Firenze, Bemporad, 1912 (84a ed. 1966).
- Le scene comiche. Firenze, Bemporad, 1913.
- Come l'Italia diventò nostra. Firenze, 1914.
- Il bel Paese: il Risorgimento. Firenze, 1914.
- I bimbi d'Italia si chiaman Balilla. Firenze, Bemporad, 1915.
- Il giardino. Letture per le scuole elementari. Firenze, Bemporad, 1945 (in collaborazione con G. Fanciulli).
- Il segreto della Vittoria. Firenze, 1916.
- L'epitaffio di Francesco Giuseppe. Firenze, 1916.
- Resistere per esistere. Firenze, 1917.
- Un secolo di storia italiana : 1815-1918. Firenze, Bemporad, 1919.
- La cronaca della Settimana, con prefazione di O. Redi. Firenze, Bemporad, 1920.
- O patria mia..., voll. 3. Firenze, Bemporad, 1924.
- Casa mia, casa mia.... Novella vera davvero. Roma, 1926.
- Italia ! Italia ! Firenze, Bemporad, 1927.
- Santa giovinezza! Firenze, Bemporad, 1927.
-
Novelle lunghe per i ragazzi che non si contentano mai, voll. I e II Firenze,
Bemporad, 1929.
Bibliografia:
- Lea Nissim Rossi, VAMBA (Luigi Bertelli), collana Saggi
critici di Letteratura giovanile, Seconda edizione ampliata con appendice
antologica, Le monnier, Firenze 1966.
- Claudio Gallo & Giuseppe Bonomi, Il giornalino della
Domenica, Antologia di fiabe, novelle, poesie, racconti e storie disegnate,
Edizioni BD, Milano 2007.
- Anna Ascenzi, Maila Di Felice & Raffaele Tumino, «SANTA
GIOVINEZZA!» Lettere di Luigi Berteli e dei suoi corrispondenti (1883-1920),
collana Fonti e Documenti 1, Alfabetica edizioni, Macerata 2008.
Consiglio
i bei siti da visitare:
www.bibliografiaeinformazione.it
- dove vi sono ampie pagine non solo su Vamba, ma anche su altri autori e
illustratori italiani.
[1] Vamba, Volete voi essere
garibaldini?, in “Il Giornalino della Domenica”, anno II, n. 27, 7
luglio 1907, p.66.
[2] U. Fleres, Vamba, in Nuova
Antologia, 15 dicembre 1920. Citato da Lea Nissim Rossi.
[3] Vedi nota 37 a pag. 24 di AA. VV.
“Santa Giovinezza!” Lettere di Luigi Bertelli e dei suoi corrispondenti
(1883-1920), Macerata 2008.
[4] Witless significa «sciocco», che nel
testo originale assume anche il significato di «matto» secondo il traduttore
Vincenzo Brinzi, autore dell’edizione del romanzo della Mursia del 1982, pag.
14, v.5. Il che la dice lunga sull’animo umoristica di Bertelli.
[5] Vedi la lettera del 13 aprile 1889, in
cui Gandolin rispondeva a Vamba sulla questione di una cambiale. AA. VV. ed.
cit., pag. 87.
[6] Vedi AA. VV. ed. cit. pagg.
93-95.
[7] Vedi a pag. 18 del libro di Lea Nissim
Rossi, Vamba (Luigi Bertelli), Le monier, Firenze seconda edizione ampliata
1966.
[8] Vedi AA. VV. ed. cit. pag. 89.
[9] Vedi AA. VV. ed. cit. pag. 126.
[10] L’on. Qualunque e i suoi 18 mesi di
vita. Album, Tip. Cooperativa Sociale, 1896. Citazione della Lea Nissim Rossi.
[11] Vedi la lettera 73, alle pag. 148/150
de AA. VV. ed. cit.
[12] Vedi la lettera 77, alla pag. 153 de
AA. VV. ed. cit.
[13] Strano a dirsi, la Nissim Rossi, dà
come anno di nascita de il “Bruscolo”, il 1901, ma in AA. VV. ed. cit.,
si legge a pag. 17 che nell’anno in cui usciva Ciondolino avviava le sue
pubblicazione il “Bruscolo”.
[14] Yambo, Vamba in La Nazione del
28 novembre 1920. Citazione dalla Rossi.
[15] Purtroppo, quasi sicuramente, Salgari
non era molto apprezzato da Vamba, come riferiscono Gallo & Bonomi alla
nota 8 di pag. 9 del loro studio sul Giornalino della Domenica del 2007. E la
lettera di Ermegildo Pistelli diretta a Vamba il 26 giugno del 1909, (vedi pag.
458 di AA. VV., ed. cit.) confermerebbe questa impressione, visto che
Pistelli scrive testualmente «[…] un manoscritto del Salgari che pare turco […]
che […] tu non hai voluto leggere perché ti seccava[…]». Povero grande
Capitano, schiavo del suo pennino, che dalla famigerata Madonna del Pilone a
Torino, il 10 febbraio 1907 scriveva (vedi pag. 346-347 di AA. VV., ed. cit.)
a Vamba di essere «sopraccarico di lavoro». Quattro anni dopo si sarebbe
suicidato.
[16] Vedi Lea Nissim Rossi, ed. cit.
pag. 44. Del resto sempre alla stessa pagina sono testimoniate altre generose
iniziative come quella relativa al funesto terremoto di Messina.
[17] Citato alla nota 58, pag. 34 di AA.
VV. ed. cit.
Marco Pugacioff
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Grazie per questa ben curata 'blog biografia' ! Saluti Paolo Pisani
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