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giovedì 18 agosto 2016

Luigi Bertelli in arte VAMBA


Luigi Bertelli
in arte
VAMBA


Siate dunque pur voi garibaldini, cari ragazzi: ché vi sono anche oggi,
dentro il nostro paese, anche in pace, tante sante battaglie da combattere…
Vedrete forse allora nelle vostre belle contrade fiorir le fragranti virtù…
Ecco, o miei cari, la bella impresa che resta ai ragazzi![1]



Una bella immagine di Firenze al tempo della nascita di Vamba

   Nacque a Ponticelli, una frazione alle porte di Firenze, il 19 marzo 1860, figlio di commercianti, frequentò le Scuole Pie dei Padri Scolopi, dove aveva fondato – insieme al suo compagno di banco Guglielmo Dolfi (Firenze 1862-1911) – una piccola rivista ferocemente avversa all’Austria e alle «spie di ogni genere», che con spirito umoristico chiamò Il Lumaca. Una rivista destinata a durar poco visto che venne più volte sequestrata dal professore di italiano, il Padre Baisi.
   Da giovanotto si avviò a una modesta carriera da impiegato e fu dapprima a Foggia, piccola città delle Puglie, a riempir moduli e ad allinear cifre negli Uffici delle Ferrovie della Rete Adriatica. Ma fin d'allora si dilettava di versi scherzosi e di pupazzetti che inviava al giornale letterario Capitan Fracassa, fondato a Roma nel 1880 da Luigi Arnaldo Vassallo in arte Gandolin (ossia Vagabondo). Una rivista nata da artisti, senza organizzazione, senza stipendi fissi, dove i suoi “pupazzetti”, macchie a punta di penna che corredavano i suoi articoli, ottennero da subito un vivace successo.   


Il primo numero del "Pupazzetto", uscito nel gennaio 1886.

   Gandolin, umorista e pupazzettista, vedendo i suoi lavori gli propose di andare a Roma e di far pianta stabile della redazione e nel 1884 Luigi Bertelli piombò nella capitale «con barbone nero e crespo – come ricordava Ugo Fleres – il cappello a sghimbescio, la pipetta in bocca, e con un aspetto tra lo sbarazzino e il brigantesco[2]» e divenne collaboratore stabile del giornale; così oltre alle firme/pseudonimi di Gandolin, di Cimone, del Saraceno, di Riccardo Joanna e del Duca Minimo, ecco arrivare anche Vamba, giornalista dei grandi e dei ragazzi. Anche se Vamba non fu l’unico pseudonimo usato da Bertelli, usò anche Gran di Pepe, Il Cronacaio, Il Cronacaio grillesco, L’Osservatore, Pellicola, perfino Pinocchio e Giannino Stoppani[3].


Il buffone-schiavo Vamba, insieme al porcaro Gurth, dal primo numero di Ivanhoe, illustrato da Otello Scarpelli.

   Il bel nome d’arte deriva dal nome del buffone-schiavo, figlio di Witless[4] che viveva in casa di Sir Cedric di Rotherwood, personaggio che compare nel celebre romanzo storico di Walter Scott Ivanhoe. Gandolin scrisse di Vamba che era il tipo che non riusciva mai a cumulare cinquanta lire in saccoccia[5].
   La Vis Comica (o arte di far ridere) di Vamba ci colpisce come un pugno nello stomaco in questa lettera[6] diretta al suo amico letterato Gherardo Nerucci (Pistoia 1828 – Montale 1906), scritta a Firenze il 20 aprile 1890:
Carissimo amico,
    ti avvertii già che fra pochi giorni sarei venuto a trovarti in Firenze per le feste di Beatrice e mantengo la promessa. Domenica mattina sarò da te. Ma tu devi farmi assolutamente un piacere. Non ti impaurire, per carità... Io non ti scrivo per chiederti venti lire fino a quest'altro anno, benché in fondo, per amici allegri e fidati come me non debba sembrare troppo gravoso un piccolo sacrifìcio come questo. No. Io ti domando una cosa che a te non costa nulla e che a me, invece, è di un vantaggio incalcolabile. Un giorno - sarà ormai una decina d’anni - trovandomi per caso sul ponte alla Carraia, vidi una folla straordinaria slanciarsi verso il parapetto... Che cosa era accaduto? Una cosa semplicissima. Una povera donna, ridotta alla disperazione da dispiaceri d'amore troppo grossi, s'era buttata in Arno a capofitto gridando: «Questa vita non fa più per me!». Infatti, da quanto potei raccapezzare, s'era notato questo: che dopo aver avuto il dispiacere d'amore, l'infelice non trovava più una vita che le andasse bene! Intanto, dal parapetto, tutti urlavano a più non posso: «Bisogna salvarla!». Ma, viceversa poi, nessuno si buttava giù. Accanto a me un inglese dalla fisionomia molto energica assisteva alla scena, impassibile. A un certo punto parve commuoversi. I suoi occhi mandarono un lampo. All'improvviso egli, con un sangue freddo straordinario, si slanciò risolutamente... sul suo vicino, lo prese di peso e lo scaraventò in Arno esclamando con nobile accento: «Salvatela voi!».
   Il magnanimo atto dell'inglese non poteva essere coronato da un successo migliore. Infatti, lo spettatore del dramma, costretto così violentemente a entrare nell'azione come personaggio principale, fece la sua parte.
   La suicida, vistasi arrivare ad un tratto un soccorso così insperato, naturalmente vi si attaccò con tutte le forze; e l'eroe per forza, volendo salvare sé stesso, dové salvare anche la donna, la quale, giunta alla riva, non poté negare uno sguardo di gratitudine all'inglese benefattore che era accorso a riceverla.
   Ebbene, mio caro amico, tu devi fare per me la parte dell'inglese. Tu devi metterti attorno ai tuoi parenti, ai tuoi amici, ai tuoi conoscenti, a tutti quelli che ti trovi accanto; e devi dir loro: «Sai? E' venuto a Firenze il Don Chisciotte della Mancia, quel simpatico giornale diretto da Gandolin, pieno d'articoli divertenti e di pupazzetti irresistibili (te ne fo qui uno per dartene un'idea: ma, per carità, non glielo dire a Lui, se no mi espelle in ventiquattr'ore come giornalista che annunzia il discredito della nazione). Il Don Chisciotte è venuto qui fra noi per raccontarci come le sa raccontar lui le feste di Maggio di Roma e quelle di Firenze fatte in onor di Beatrice. E in questo caso il core mi dice che tu sei un abbonato sicuro... ».
   E qui, preso il tuo amico abbraccetto gli dici con voce insinuante: «Il giornale, un giornale illustrato, capisci? non costa che un soldo. Per un anno 20 lire, per un semestre 10 e per un trimestre 5. Ma ti avverto che se ti abboni per tre mesi soli non ti guardo più in faccia».
   Hai capito? Tu in tutto questo non ci rimetti niente e compi, come l'inglese del ponte alla Carraia, una nobile azione accrescendo il compenso alle mie oneste fatiche. Ricordami dunque, più spesso che puoi agli amici; fai tanti saluti a casa (a proposito: dirai alle signore che domenica il Don Chisciotte incomincia la pubblicazione, in appendice, di un magnifico romanzo della Contessa Lara) e accetta una stretta di mano dal tuo aff.mo amico
    Vamba.
P. S. Guarda che testa! Mi dimenticavo del più importante. Il mio inderizzo è: via dello Orinolo n. 33. Rispondi subito, mi raccomando.


    Per un anno intero, tutti i giorni, Vamba prese di mira satiricamente con versi e pupazzetti (insieme ad altri politici) anche Agostino Depretis il presidente del Consiglio, ma senza nessuna cattiveria. E quando nel 1887 venne redatto l’almanacco  de Il Barbabianca, Vamba ne regalò una copia a Depretis con questa dedica «Eccelenza, sulla copertina di questo album ho scritto: anno I. Auguro a Lei e a me il Barbabianca del 1987»[7].
    In occasione di una piccola conferenza, (come leggiamo in una lettera del 1889 diretta a Luigi Bertelli) ecco come Vamba vorrebbe descrivere così il suo metodo di lavoro «Da principio traccerei sopra un apposito telaio di carta il pupazzetto dei principali ministri; quindi passerei a spiegare come nasca dalle varie combinazioni, la vignetta umoristica. E qui verrebbe appunto la vignetta parlante che si dovrebbe far così. Scegline sette o otto tipi che si portino per la loro faccia e per la loro persona ad essere trasformati lì per lì, mediante l'applicazione rapida di una par­rucca, d'un paio di baffi o di una barba finta e con due segni semplicissimi di carbonella, che si prestassero - dico - a diventare l'uno un Crispi, l'altro un Boselli, l'altro un Lacava, un Bonghi e così via. E qui io spiegherei, come, a seconda degli avvenimenti politici o dell'indirizzo del giornale, questi tipi prendano diverse situazioni, diverse pose, mettendogli in bocca, dirò così, il motto satirico dell'attualità. Io non so se mi sono spiegato bene: ma a come la vedo io, la cosa dovrebbe riuscire carina.[8]»





   Successivamente passò al Don Chisciotte, dove prese di mira Francesco Crispi, nuovo capo del Governo. Di seguito passò al Folchetto, «quotidiano politico e di costume illustrato a “Pupazetti” e venduto in tutta Italia» in cui scrisse anche Trilussa, fondato nel 1891 da Emilio Faelli, la cui testata deriva dal veneziano Jacopo Caponi detto appunto Folchetto, con cui firmava i suoi articoli da Parigi al “Fanfulla”[9]. Ed infine a l'O di Giotto, alternando la sua residenza tra Roma e Firenze. L’O di Giotto usciva a Firenze il 25 dicembre del 1890 e qui creò il personaggio dell’on. Qualunque Qualunque il quale «rappresenta al parlamento italiano il secondo collegio di Dovunque e fino agli ultimi tempi ha fedelmente combattuto nel partito dei Purchessisti, propugnando il programma Qualsivoglia e appoggiando costantemente il Gabinetto Qualsiasi[10]». Collaborò anche ad altri giornali come L’avanti e Il cacciatore delle Alpi, fondato nel 1893 da Speri Della Chiesa. Proprio in questa rivista il 23 settembre 1898, comparve il suo articolo Cose di altre paesi, in cui avrebbe parlato male della giustizia militare francese[11], e per cui dovette presentarsi come testimone di fronte al Tribunale di Varese, cosa che Vamba avrebbe fatto per una soddisfazione dell’anima e il divertimento dello spirito – due cose che fanno buon sangue[12].
   Alla fine del secolo si stabilisce definitivamente a Firenze e nel 1901 trasforma l’O di Giotto ne Il Bruscolo,[13] giornale politico del popolo, un settimanale di orientamento repubblicano, ispirato alle idee di Giuseppe Mazzini, al cui pensiero Luigi Bertelli fu sempre legato. Ma il 30 aprile 1905 Il Bruscolo dovette cessare le sue pubblicazioni e Vamba, già autore di Ciondolino, si dedicò così alla letteratura per i ragazzi.



   Ciondolino scritto nel 1893, narra la storia di un monello di nome Gigino la cui camicia bianca gli usciva sempre fuori – ciondolava – dai pantaloncini per cui fu soprannominato appunto Ciondolino. Stanco di studiar la grammatica latina aveva preferito diventar formica per non far più nulla al giorno e il suo desiderio divenne realtà, scoprendo però con sgomento che la vita di questo popolo si svolge all’insegna del lavoro. Ad esso seguì le Novelle lunghe per i ragazzi che non si contentano mai, fiabe francesi liberamente tradotte e adattate secondo il gusto personale di Vamba.
                   


Per l’anniversario dei centocinquantanni dalla fondazione del Casino di Firenze, durante un ricevimento alla presenza dei maggiori esponenti della cultura, della politica e del bel mondon non solo fiorentino, dette scacco alla serata l’apparizione, annunciata ma poco chiaramente, del presunto illustre ospite Capitano Marco Lussa, esploratore. Durante l’intera giornata Luigi Bertelli fu molto presente nell’accoglienza delle varie illustri personalità, accusando visibilmente uno stato di malessere che lo avrebbe costretto a mancare alla serata. Con suo rammarico avrebbe perduto l’occasione di seguire la conferenza del famoso ’esploratore’.
Nel bel mezzo del ricevimento ecco apparire lo strano figuro, Capitano Marco Lussa, vestito di dovere a tal scopo. Questi altri non era che Vamba. La pubblicazione riporta il suo lungo intervento recitato per l’occasione, un vero e proprio viaggio attraverso città, uomini e storia della città di Firenze.  da:  http://www.bibliografiaeinformazione.it/pagina.php?IDarticolo=79
 
   Ma già da tempo Gigi, come era chiamato dagli amici, pensava di dedicarsi all’attività di scrittore e giornalista per i ragazzi. Lo narra Yambo, Enrico Novelli, figlio del grande Ermete, quando ragazzo e con molta soggezione avvicinò l’autore per la prima volta; e poiché Vamba si meravigliò nel vedersi porgere il libro di Ciondolino, rispose:  
  - Tutti si son fatti di me un’idea sbagliata. Io scrivo per i grandi, perché per ora non posso far di meglio.
  - E che cosa vorrebbe far di meglio?
  - Scrivere per i piccini. C’è più gusto ed una cosa più bella… Bisogna pensare all’avvenire. Io lavorerò non appena potrò per i bambini. Sarà di certo la mia opera migliore, quella che rimarrà, forse[14].



   Ripensando al Giornale per i fanciulli di Pietro Thouar del 1834, soppresso poi dagli austriaci, e del più famoso Giornale per i bambini che uscì per la prima volta il 7 luglio del 1881, dove talaltro comparve a puntate Pinocchio, Vamba crea una nuova rivista tutta dedicata ai ragazzi. Con l'appoggio dell'editore Enrico Bemporad il 24 giugno 1906 uscì il primo numero de Il Giornalino della Domenica con il programma di educare e di divertire nello stesso tempo, che fosse in pratica vario, utile, gaio




   Numerose firme collaborarono alla rivista e tra queste Grazia Deledda, Cesare Pascarella, perfino Edmondo De Amicis e il Capitano Emilio Salgari[15]. E gli illustratori, primi fra tutti Filiberto Scarpelli e Ugo Finozzi della redazione, ma poi Aleardo Terzi, Plinio Novellini, Umberto Brunelleschi, Piero Bernardini, Dario Betti, Ezio Anichini.
          


  La rubrica più seguita erano le pagine rosa con cui Vamba creò un legame tra i collaboratori della rivista e i suoi abbonati. Qui, a poco a poco, gli abbonati facevano conoscenza reciproca, imparando i nomi di ragazzi mai visti e della loro famiglia. 



   Ma le lettere sempre più numerose fecero nascere una rivista più piccola che usciva mensilmente chiamata “Il passerotto, organo della maturità passata, presente e futura” interamente compilata dai ragazzi nel testo e nelle illustrazioni. Il Giornalino durò fino al 1911, l’anno della tragica scomparsa di Salgari.
  
Sul Giornalino della Domenica, di Salgari apparvero i racconti : Il calcio al Pescecane, Re David primo, Il pazzo del faro, Mastro cannone. Inoltre in ogni numero della rivista vi era in regalo una dispensa con la puntata di alcuni suoi romanzi come: Il figlio del Corsaro Rosso, La riconquista di Mompracem e i Corsaro delle Bermude. Lo scrittore fu amatissimo dai lettori che inviarono continuamente numerose lettere di ammirazione. 

   Anzi a questo proposito è da far notare che quando il capitano si tolse la vita nel 1911, i giovani abbonati del Giornalino soccorsero i quattro orfani di Salgari, mostrando il loro rimpianto unito alla gratitudine per chi aveva lavorato per loro[16].  



   Dopo la chiusura nel 1911, il Giornalino risorse per volontà di un generoso editore Enrico Somigli nel 1918: dopo la scomparsa di Vamba nel 1920, seguitò ancora qualche anno sotto la  direzione  di  Giuseppe Fanciulli e poi di Fernando Palazzi, con la casa editrice Mondadori. Ma il vero Giornalino fu quello di Vamba, di cui perfino Antonio Gramsci dal carcere scrisse «Onorevolmente bisogna ricordare nel campo della letteratura per ragazzi, Il Giornalino della Domenica diretto da Vamba con tutte le sue iniziative e le sue organizzazioni»[17]




   Di libri per ragazzi, oltre a Ciondolino, Vamba pubblicò Il Giornalino di Gian Burrasca, uscito a puntate nel Giornalino e illustrato da suoi gustosi pupazzetti che imitavano l'ingenuo disegnare dei ragazzi. Il suo libro più famoso fu ispirato da le Memorie di un ragazzaccio, (The story of Bad Boy di Thomas Bailey Aldrich del 1890) tradotto dall’inglese da Esther Modiglioni, e visto che iniziò come riduzione, Vamba fu accusato di plagio. Ma in realtà lo scrittore si distaccò dal testo originale e la narrazione si sviluppò in maniera più aderente a un birbante italiano che in pratica è un fratello di Pinocchio. Infatti Giannino Stoppani è un simpatico furfantello che una ne pensa e cento ne fa con gran dispiacere del padre, tanto da essere battezzato come Gianburrasca. La celebre novella moderna che non avrebbe sfigurato nelle Trecento novelle del Sacchetti è stato portato sullo schermo prima da Sergio Tofano (in arte Sto, il popolare papà del Signor Bonaventura) nel 1942, poi in uno sceneggiato televisivo con Rita Pavone ed infine sbracatamente impersonato dal simpatico Alvaro Vitali;



   La storia di un naso, divertente novella in ottave, dal tono semplice e bonario in cui Maso, per il suo vizio di mettersi le dita nel naso lo ingrandisce a tal punto da farlo andare incontro a diverse (dis)avventure tra cui quella di essere riconosciuto da un orientalista come un abitante del Pimpirimpì; il Cinematografo poetico, una raccolta di poesie, divisa in due volumi; Le Scene comiche, gaia raccolta di dieci novelline tra cui quella de Il concilio dei gatti in cui i gatti fanno sciopero contro l’uomo smettendo di dar la caccia ai topi sperando così di costringere l’uomo a venire a patti con loro. In realtà poi l’uomo si ingegna a metter trappole per difendersi dai piccoli roditori e i gatti si ritrovano senza lavoro tranne i tre caporioni che hanno indetto lo sciopero, i quali si leccano le basette perché hanno ormai tanti topi a disposizione che vivon, si può dir, d’indigestione. Un po’ una fregatura come ne La fattoria degli animali di George Orwell; La Cronaca della Settimana, delicati bozzetti tutti dedicati alla sua tenerezza per i bambini; Un posto a sé ha però la lunga novella in versi Casa mia, casa mia, che ha per sottotitolo Novella vera davvero dove si racconta la storia della signora Italia, che ha la casa invasa da tre ladroni chiamati Asburgo, Lorena e Borbone ovvero le tre case reali europee (nella Lorena si riconosce Napoleone III che lottò contro la Repubblica di Roma del ’49)  e che riuscì a mandarli via solo con l’aiuto di Beppe bruno e di Beppe rosso, cioè Mazzini e Garibaldi!



   Vamba, infatti aveva una conoscenza profonda della storia del nostro Risorgimento, tanto che scrisse alcuni libri di ispirazione storica e patriottica. Nel 1915 I bimbi d'Italia si chiaman Balilla, Resistere per esistere (1916), alcuni libretti di propaganda nazionale durante la prima guerra mondiale, qualche libro per le Scuole elementari e infine, postumo, O patria mia... in tre volumi, opera premiata a un Concorso per le Scuole italiane all'estero, in cui si illustra tutta la storia e le vicende d'Italia, non solo negli avvenimenti storici e nei personaggi che la condussero all'unità, ma anche nel campo delle arti, delle lettere, delle scienze e del lavoro.

  
Vamba ad una delle feste dei Grillini, come lui chiamava i lettori del suo Giornalino.

   Luigi Bertelli, odiando l’Austria, prese parte diretta alle operazioni belliche, tanto che fu coi primi manipoli che sconfinarono il 24 maggio del 1915 e si fece quarantadue mesi in prima linea. Al termine della prima guerra mondiale Bertelli fece rivivere il suo Giornalino il 22 dicembre del 1918.
    Luigi Bertelli morì il 27 novembre del 1920 e il Giornalino del 5 dicembre uscì listato a lutto interamente dedicato al suo creatore.

    OPERE   DI   VAMBA
 - Ciondolino. Libro per ragazzi. Firenze, Bemporad, 1893 (34a ed, 1965).
 - La Storia di un Naso. Novella in ottave. Firenze, Bemporad, 1906. (Ed. Mondadori,  1953).
 - Il  Giornalino  di Gian  Burrasca rivisto, corretto, e completato da Vamba.  Firenze,  Bemporad,   1912  (84a ed.   1966). 
 - Le scene comiche.   Firenze,  Bemporad,   1913.
 - Come l'Italia diventò nostra.  Firenze,  1914.
 - Il  bel  Paese: il  Risorgimento.   Firenze,   1914.
 - I  bimbi d'Italia si chiaman Balilla.  Firenze, Bemporad,   1915.
 - Il  giardino. Letture per le scuole elementari. Firenze, Bemporad,  1945 (in collaborazione con G. Fanciulli).
 - Il segreto della  Vittoria. Firenze,  1916.
 - L'epitaffio di Francesco Giuseppe. Firenze, 1916.
 - Resistere per esistere. Firenze,  1917.
 - Un secolo di storia italiana : 1815-1918. Firenze, Bemporad, 1919.
 - La cronaca della Settimana, con prefazione di O. Redi. Firenze, Bemporad, 1920.
 - O patria mia..., voll. 3. Firenze, Bemporad,  1924.
 - Casa mia, casa mia.... Novella vera davvero. Roma,  1926.
 - Italia ! Italia !  Firenze, Bemporad,  1927.
 - Santa giovinezza!  Firenze,  Bemporad,   1927.
 - Novelle lunghe per i ragazzi che non si contentano mai, voll. I e  II  Firenze,  Bemporad,   1929.

Bibliografia:
 - Lea Nissim Rossi, VAMBA (Luigi Bertelli), collana Saggi critici di Letteratura giovanile, Seconda edizione ampliata con appendice antologica, Le monnier, Firenze 1966.
- Claudio Gallo & Giuseppe Bonomi, Il giornalino della Domenica, Antologia di fiabe, novelle, poesie, racconti e storie disegnate, Edizioni BD, Milano 2007.
 - Anna Ascenzi, Maila Di Felice & Raffaele Tumino, «SANTA GIOVINEZZA!» Lettere di Luigi Berteli e dei suoi corrispondenti (1883-1920), collana Fonti e Documenti 1, Alfabetica edizioni, Macerata 2008.
Consiglio i bei siti da visitare:
www.bibliografiaeinformazione.it - dove vi sono ampie pagine non solo su Vamba, ma anche su altri autori e illustratori italiani.



[1] Vamba, Volete voi essere garibaldini?, in “Il Giornalino della Domenica”, anno II, n. 27, 7 luglio 1907, p.66.
[2] U. Fleres, Vamba, in Nuova Antologia, 15 dicembre 1920. Citato da Lea Nissim Rossi.
[3] Vedi nota 37 a pag. 24 di AA. VV. “Santa Giovinezza!” Lettere di Luigi Bertelli e dei suoi corrispondenti (1883-1920), Macerata 2008.
[4] Witless significa «sciocco», che nel testo originale assume anche il significato di «matto» secondo il traduttore Vincenzo Brinzi, autore dell’edizione del romanzo della Mursia del 1982, pag. 14, v.5. Il che la dice lunga sull’animo umoristica di Bertelli.
[5] Vedi la lettera del 13 aprile 1889, in cui Gandolin rispondeva a Vamba sulla questione di una cambiale. AA. VV. ed. cit., pag. 87.
[6] Vedi AA. VV. ed. cit. pagg. 93-95.
[7] Vedi a pag. 18 del libro di Lea Nissim Rossi, Vamba (Luigi Bertelli), Le monier, Firenze seconda edizione ampliata 1966.
[8] Vedi AA. VV. ed. cit. pag. 89.
[9] Vedi AA. VV. ed. cit. pag. 126.
[10] L’on. Qualunque e i suoi 18 mesi di vita. Album, Tip. Cooperativa Sociale, 1896. Citazione della Lea Nissim Rossi.
[11] Vedi la lettera 73, alle pag. 148/150 de AA. VV. ed. cit.
[12] Vedi la lettera 77, alla pag. 153 de AA. VV. ed. cit.
[13] Strano a dirsi, la Nissim Rossi, dà come anno di nascita de il “Bruscolo”, il 1901, ma in AA. VV. ed. cit., si legge a pag. 17 che nell’anno in cui usciva Ciondolino avviava le sue pubblicazione il “Bruscolo”. 
[14] Yambo, Vamba in La Nazione del 28 novembre 1920. Citazione dalla Rossi.
[15] Purtroppo, quasi sicuramente, Salgari non era molto apprezzato da Vamba, come riferiscono Gallo & Bonomi alla nota 8 di pag. 9 del loro studio sul Giornalino della Domenica del 2007. E la lettera di Ermegildo Pistelli diretta a Vamba il 26 giugno del 1909, (vedi pag. 458 di AA. VV., ed. cit.) confermerebbe questa impressione, visto che Pistelli scrive testualmente «[…] un manoscritto del Salgari che pare turco […] che […] tu non hai voluto leggere perché ti seccava[…]». Povero grande Capitano, schiavo del suo pennino, che dalla famigerata Madonna del Pilone a Torino, il 10 febbraio 1907 scriveva (vedi pag. 346-347 di AA. VV., ed. cit.) a Vamba di essere «sopraccarico di lavoro». Quattro anni dopo si sarebbe suicidato.
[16] Vedi Lea Nissim Rossi, ed. cit. pag. 44. Del resto sempre alla stessa pagina sono testimoniate altre generose iniziative come quella relativa al funesto terremoto di Messina.
[17] Citato alla nota 58, pag. 34 di AA. VV. ed. cit.





Marco Pugacioff
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