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martedì 20 giugno 2017

Conti & Leggende: Robin Hood di Louise Michel


Da Conti & Leggende
Robin Hood
Di Louise Michel

Titre(s) : Contes et légendes, par Louise Michel. Avec une préface autographe de Henri Rochefort [Texte imprimé]
Publication : Paris : Kéva, 1884



Robin visto dall’artista McConnell

   Le immaginazioni colpiscono con il rumore del corno da caccia e con l’abbaiare dei cani, nel silenzio dei boschi, personificando queste impressioni con il nome di Barbatos, dica degli Abissi.
   Lui capisce, dice la leggenda, il canto degli uccelli, l’ululato dei lupi e comprende il bramire del cervo e la foglia che cade e che raggiunge le sue sorelle che danzanno al vento.
    Egli conosce i tesori interrati, le caverne e i nidi.
    Davanti a lui, quattro re suonano il corno, e lui conduce da un capo all’altro del mondo la caccia delle ombre.
    È per Barbatos che Robin Hood e i cacciatori neri, hanno fatto le grandi battute di caccia e tutte le cacce fantastiche di cui ci sembra di udire la notte nel bosco.
    Il vento soffia forte? la tempesta è nella foresta? I bambini dei villaggi credono ancora, come le loro nonne, che sia la battuta del grande cacciatore che passa con gran fracasso.  
   Talvolta la tempesta urla come i lupi, risuona come le trombe da caccia; così si dice, sotto i grandi camini dove tutta la famiglia si riscalda: è Robin Hood che caccia.
   Questa credenza servì, pochi anni fa, a far ritornare in se stesso un vecchio contadino avaro che, aveva seppellito il suo tesoro ai piedi di una quercia, senza immaginarsi che una fortuna messa in una vecchia calza, contenuta in una pentola sotto terra, poteva servire ad aiutar qualcuno.
   Quando dico che tornò in sé, questo non significa che lui migliorò, perché l’anima di un avaro non si purifica mai, ma per paura alla fine gli riuscì di far una buona azione.
   Paura! Certo è un motivo vergognoso! Ma che ci si può aspettare da un avaro?
   Messer Matteo era ricco, come avrebbe potuto essere altrimenti? Hanno detto che quando spendeva un centesimo, ne metteva sempre mezzo da parte.
   Come fece? Non lo sappiamo. Come lui guadagnava qualcosa dalle sue terre, tutti i soldi li nascondeva nei boschi ai piedi di una vecchia quercia? Chissà che vantaggio poteva avere.
   In ogni caso, il suo denaro nascosto lì, non era buono neanche per far mangiare i vermi  o a far crescere i tartufi.
   Ogni volta che messer Matteo aveva una moneta d’oro da aggiungere al suo tesoro, aspettava una notte buia e andava ai piedi della quercia, dove, alla fievole luce di una lanterna, contava i suoi soldi, tremante di paura ed anche di affetto per quel tesoro che amava come se fosse la sua famiglia, il suo paese, sua madre, tutto ciò che vi è di più caro al mondo.
   Così una sera, in ginocchio ai piedi della quercia dopo aver appena contato, tremante, il suo oro, accarezzando con la sua mano, come avrebbe fatto con un bambino, pensava che se si fosse sposato, la moglie avrebbe speso tutto in cibo e vestiti, per i loro figli, e tutto questo sarebbe costato orribilmente, e non avrebbe potuto accumulare il suo tesoro. Il suo solo rimpianto era di non poter vivere senza mangiare.
   In fondo a lui non dispiace di esser rimasto orfano da giovane; amava il suo tesoro più di una famiglia.
   Solo una cosa gli dava fastidio, non è che non poteva restare con il suo oro, oltre al fatto che lo potevano scoprire.
   Faceva quindi grande attenzione a non rivolgere contro di lui la luce della sua lanterna, il minimo rumore del vento tra le foglie lo faceva tremare.
   Tutto ad un tratto, un bagliore rosso comparve in fondo a un passaggio coperto e al tempo stesso una grande caccia, una caccia fantastica, come quelle delle leggende, scaturì dal suo fianco; i cani non davano nessun colpo di voce, essi aiutavano solo ad indovinare la pista, e i cacciatori a cavallo non davano fanfara; era la caccia del Grande Cacciatore, ma con il silenzio della morte, una vera e propria caccia di fantasmi.
   Messer Matteo credeva a tutti i cacciatori di fantasmi, molto di più che alla sua coscienza, di cui non aveva mai udito la voce; teneva premuto il suo tesoro sul cuore, sotto il suo abito, e si nascose dietro un albero in un bosco fitto, per ripararsi da brutte sorprese.
   Vide i cacciatori di fermarsi, e dalla luce delle torce di resina, l’avaro, spaventato, scorgeva il pelo sulla schiena dei cani orribilmente drizzato, i loro occhi erano spaventosi a vedersi, e costantemente fiutavano su tutti i lati. Anche i cavalli avevano anch’essi i peli irti.
   In quel momento, una tromba suonava lontano l’adunata: Cavalli, cani, cacciatori, si precipitarono verso quel lato.


   Messer Matteo udiva rumore di rami spezzati, e le zampe dei cavalli che colpivano la terra in un galoppo pauroso.
   Era realmente, pensava, il Grande Cacciatore o addirittura Robin Hood.
   Il vecchio avaro aveva così paura, che credete essere arrivato il momento della morte.
   Morire per lui era lasciare il suo tesoro. Ma, contro la sua abitudine, egli ora aveva timore per la sua vita più che per il suo oro, perché il pericolo era imminente.
   Quando il bosco tornò in silenzio ancora una volta, decide di uscire dal suo nascondiglio, portandosi dietro il suo oro, non volendo separarsi da esso, visto il pericolo corso.
   Tornò a casa sua, una sorta di capanna tutta in rovina, vera dimora di gufi e di avari, si mise sotto la coperta sudando freddo dal terrore, e tenendo le braccia nella vecchia pentola con il fondo pieno di monete d'oro.
   Il terrore aveva spezzato la sua anima, non più sostenuta dalla necessità di fuggire e rimase incosciente nel suo letto.
   Per ben due giorni nessuno vide più messer Matteo; siccome era già vecchierello, e i suoi vicini di casa pensando che poteva essere malato se non morto, andavano a bussare alla sua porta, che l’avaro aveva barricato in maniera sicura al suo ritorno.
    Non ricevendo risposta, i vicini andarono dal sindaco.
    Costui prese la sua fascia, troppo corta per lui, perché il suo predecessore era estremamente magro e le sue dimensioni molto grandi; ma con un pezzo di corda il sindaco riuscì a consolidarla. Chiamarono così il fabbro per aprire la porta, con i membri del consiglio per far da testmoni, e si procedette alla apertura.
    Però non era solo il fatto di far girare una chiave nella serratura, deietro la porta c’era una barricata di mobili. Tanto che pensarono che messer Matteo era impazzito, e se non sentiva nulla, probabilmente si era impiccato.
   Un’ora servì per spostare i vecchi armadi stipati dietro la porta, dopo di che, messer Matteo fu rinvenuto pallido e freddo nel suo letto.
    Si penso che avrebbero dovuto chiamare il medico, ma mentre andavano a cercarlo, il sindaco sollevò la copertura per vedere se il cuore di messer Matteo batteva ancora, la sua mano fece muovere la pentola, e un grugnito salì dalla gola dell’avaro.
      Bè, in effetti, gli aveva toccato il cuore.
   Allora visto la scoperta, messer Matteo ritornò alla vita.
   Si guardò bene di narrare la sua avventura nei boschi; ma ora qualcuno aveva visto il suo tesoro. Non poteva più tenerlo in casa, e doveva così trovare un posto ben più sicuro.   
   Il nostro ometto si decide infine di andar a trovar il sindaco. Quest’ultimo, che era davvero un brav’uomo, si mise in testa di far compiere una buona azione a messer Matteo, tanto da che se ne sarebbe stupito tutto il paese.
      «Messer Matteo», disse, prima di tutto il sindaco, «dovette far qualcosa che vi dia un pò di felicità. In paese vi è la signora Nicolina, una vedova con sette figli; un lupo rabbioso ha morso la sua mucca e quella povera famigliola non ha più niente. Dovreste comprare una giovenca, che del resto non costa molto e questo porterebbe felicità.»
   Poi, come siccome il sindaco era uomo loquace, il brav’uomo racconta a messer Matteo quale fiera caccia avevano fatto al lupo che aveva messo in allarme l'intero contea; e di come tutti i cacciatori di lupi del dipartimento, si fossero divisi in due gruppi e di come avessero finalmente ucciso il lupo di notte. Cavalli e cani erano così spaventati che avevano i pelli diritti. I cani non davano voce, il che dimostrava che l'animale era davvero rabbioso.
   Messer Matteo capì che stata quella la caccia di Robin Hood, per la quale pensava di star per perdere sia la vita che il tesoro; senza sapere che cosa stava facendo, contò un centinaio di franchi per la giovenca di Nicolina.
    Quando se ne rese conto, era ormai troppo tardi. Nicolina ebbe la sua giumenta, e il sindaco aiutò il vecchio avaro a trovare un posto sicuro per il suo tesoro: lui aveva ben centomila franchi in oro e in biglietti di banca.
 Traduzione: Marco Pugacioff
Titolo originale: Robin-des-bois

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domenica 18 giugno 2017

Storia del servizio postale




Documentario n. 106
tratto dall'enciclopedia LA VITA MERAVIGLIOSA - Ed. M. Confalonieri Milano 1957 - pagg. 295-298.
illustrazioni di Francesco Pescador
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Il povero soldato di Maratona, che per annunciare ad Atene la vittoria di Milziade sui Persiani corse tanto da cadere morto alle porte della città 490 anni prima di Cristo, è stata la più glo­riosa vittima del Servizio Postale e indubbiamente una delle prime.

   E' indiscusso che una delle prime necessità dell'uomo sia stata quella di comunicare con i propri simili anche se lontani; ma, tra i vari antichissimi popoli, Assiri, Babilonesi, Egizi, non si sa a quale di essi attribuire l'iniziativa di un primo regolare scambio di corrispondenza. Si può affermare con certezza, però, che, già duemilacinquecento anni or sono, esisteva un'organizzazione del genere. Infatti, durante scavi condotti in Egitto nel secolo scorso, sono stati rinvenuti involucri di argilla contenenti corrispondenza intercorsa fra i Faraoni di Egitto e i Principi di Babilonia e Mesopotamia. Per quanto riguarda i Greci si hanno poche testimonianze della loro organizzazione postale, non così per i Romani dei quali sappiamo come un Servizio Postale, chiamato « Cursus Publicus » sia stato perfezionato dall'Imperatore Augusto che vi mise a capo lo stesso Prefetto del Pretorio il quale, coadiuvato dai vari magistrati, era responsabile dell'efficienza e della celerità del servizio. Il « Cursus Publicus » era organizzato da messi a piedi e a cavallo disposti a varie distanze sulle strade di comunicazione, presso uffici appositamente costruiti e si svolgeva similmente al gioco sportivo della staffetta.

MEDIOEVO ED ETÀ' MODERNA


Nel medioevo, il « corriere del re » cavalcava velocemente sulle strade assolate o nelle brughiere ed aveva diritto alla precedenza. 

In Europa, dopo il mille, crollato l’Impero Romano e cessate le invasioni barbariche, si affermò, nel campo della posta, l'iniziativa privata. Aveva bensì Carlo Magno tentato di ridar vita al « Cursus Publicus » dei Romani, ma senza riuscirvi; così, ad iniziativa della Chiesa, delle Università e delle Associazioni del Commercio e della Mercanzia, nacque un'organizzazione postale detta « Servizio Corrieri » e potenziata da privati. Proprio ad una famiglia di imprenditori privati è legata da allora la storia di questo Servizio: i TASSO. Costoro, oriundi di Bergamo, si specializzarono nella creazione di vari sistemi per lo scambio della corrispondenza acquistando sempre maggior fama e notorietà sino ad ottenere la fiducia dell'Imperatore d'Austria. Massimiliano I. (1459-1519) il quale accordò loro la privativa del Servizio nei suoi vastissimi domini. 


Nello stretto di Magellano,  luogo  sinistro e inospitale, dove  passavano  le  navi prima  che  fosse tagliato  lo  stretto di Panama, si installò un servizio postale in questo modo:  venne  legata una  botte a un  solido palo.  Ogni nave che passava staccava una scialuppa  per  consegnare alla botte le lettere e ritirare eventualmente quelle depositate da altre  navi.

Un discendente dei Tasso, Francesco, si unì poi ai Torriani, altra famiglia di imprenditori postali, formando così la casata Torre-Tasso che dominò, con la sua organizzazione capillare, la posta dell'intera Europa. Pure ai Torre-Tasso è dovuta l'iniziativa di un regolare Servizio tra Vienna e Bruxelles che stabilì le basi della posta moderna, non solo al servizio delle autorità militari, politiche e culturali, ma di tutti. Oltre il trasporto della corrispondenza, i Torre-Tasso iniziarono la spedizione dei valori; sostituirono i postiglioni ai corrieri e introdussero l’uso della diligenza.
Purtroppo, con l'avvento delle ferrovie e delle navi a vapore questa grande organizzazione si spezzettò e tutti i paesi, seguendo l'esempio di altri, richiamarono all'autorità dello Stato il controllo e l'iniziativa delle Poste.


In Africa, le popolazioni locali, per comunicare tra di loro o trasmettersi segnali di guerra e di caccia, usano il «tam­tam», che battono ritmicamente con le mani. Nel profondo silenzio della foresta, il  « tam-tam » ha un suono sinistro e suggestivo.

IL FRANCOBOLLO

Sin da quando era stato introdotto il Servizio Postale a disposizione dei privati, il pagamento della tassa per il trasporto e il recapito della corrispondenza era calcolato in modo diverso che variava in rapporto alla distanza, alla dimensione e alla forma del plico e persino ai numero dei fogli spediti. Queste diversità davano luogo a moltissimi inconvenienti e, sin dal 1608, la « Compagnia dei Corrieri della Signoria », che aveva in concessione il servizio sulla linea Venezia-Roma e Venezia-Milano, istituì fogli postali bollati che possono definirsi i precursori del francobollo. L'esempio fu seguito, ben duecento anni dopo, dal piccolo Regno di Sardegna e da quello delle due Sicilie, pochi anni prima che l'inglese Row-land Hill inventasse il vero francobollo, del tutto simile a quello in uso ora.


In quell'epoca, in Inghilterra, vigeva il sistema del pagamento della tassa postale da parte del destinatario, e si narra che Rowland Hill, passando in un sobborgo, vedesse una ragazza rinunciare alla missiva inviatale dal fratello protestando la sua impossibilità a pagarne la relativa tassa. Hill si offrì di pagare egli stesso, ma la ragazza lo trasse in disparte e gli confidò che non aveva interesse a ritirare la lettera poiché lei e il fratello corrispondevano mediante segni prestabiliti sulle buste che essi sapevano decifrare con una sola occhiata. L'inglese studiò il problema nei minimi particolari; ebbe così l'idea che, facendo applicare sulle buste, dal mittente, dei rettangolini di carta corrispondenti alla tassa dovuta, si sarebbero eliminati questo ed altri inconvenienti. Approfondito l'argomento, lo espose in un opuscolo stampato a sue spese nel 1837. Naturalmente  non mancarono  contrasti  e  polemiche,  ma la  riforma,  soprattutto  per  la  tenacia  dimostrata dal  suo  ideatore,  due  anni  dopo,  cioè  nel  1839, fu approvata e il 6 maggio dell'anno  successivo furono ufficialmente messi  in vendita i primi francobolli. Nel  giro  di  pochi  anni  l'innovazione  fu  adottata in quasi tutti i paesi del mondo.


viaggiatori polari, in mezzo ai deserti ghiacciati della Lapponia e della Groenlandia, lasciano la corrispondenza sotto un mucchio di pietre sormontate da un segnale. Queste lettere, certamente, verranno lette dopo molti   mesi.

CORRIERI, POSTIGLIONI, POSTINI

Dopo aver parlato degli sviluppi del Servizio Postale dai tempi antichissimi sino all'invenzione del francobollo, è doveroso accennare a coloro che questo Servizio mantennero in efficienza; quanti atti di eroismo, quanti sacrifici di anonimi si potrebbero enumerare: dal povero soldato di Maratona che tanto corse per annunciare agli Ateniesi la loro vittoria da cadere morto alle porte della città, ai postiglioni delle sconfinate praterie del Nuovo Mondo in perenne lotta con ribelli, crudeli tribù indiane e masnadieri di ogni risma.


La « divisa » degli antichi postini cinesi, chiamati « uomini forti », era costituita da una lanterna e da un ombrello adorno di sonagli.

In Cina, racconta Marco Polo nel suo celebre libro « Milione », in grande onore e considerazione erano tenuti i messi ai quali lo stesso Imperatore accordava il privilegio della precedenza. Ma non sempre ai corrieri erano accordati privilegi e onori; da un documento del 1403 apprendiamo, infatti, come in Francia i corrieri non potessero dormire lungo la strada e fossero costretti a percorrere almeno cinque miglia all'ora d'estate e quattro d'inverno; mentre quelli a piedi avevano l'obbligo di percorrere rispettivamente quattro e tre miglia. Per ogni miglio percorso in meno ricevevano un colpo di bastone! Altri postini erano veri e propri uffici ambulanti, costretti a portare sulle spalle cassette per l'impostazione o ceste o grandi borse; qualcuno doveva passare anche i fiumi a guado e a questa occorrenza, oltre la borsa dei plichi portava sulle spalle grosse vesciche piene d'aria per non correre il rischio di affondare...


Oggi, la posta viene distribuita regolarmente, anche nei più remoti paesetti di montagna, da postini che a volte percorrono numerosi chilometri  a piedi, sotto il sole cocente o tra le nevi.


L'aereo è, oggi, indubbiamente il mezzo più veloce con cui la posta viaggia da un continente all'altro. Una lettera, spedita dall'Italia all'America del Nord, impiega per arrivare da 3 a 5 giorni.

Fortunatamente i postini di oggi non sono costretti a superare tante difficoltà benché qualcuno di essi arrivi a percorrere in un giorno 25-30 chilometri. Il progresso del Servizio Postale fu improntato alla velocità: una lettera che cinquant’anni fa impiegava, poniamo, sei giorni per essere recapitata, oggi lo è nel giro di poche ore. Speciali francobolli dimostrano l'urgenza e queste lettere non vengono recapitate dai soliti postini appiedati, ma da fattorini in bicicletta o anche motorizzati. Sin dal 1858 fu inaugurato a Londra il primo impianto per la Posta Pneumatica, basato su un sistema di tubi che collegano gli uffici postali della città. Questo sistema venne adottato negli altri Stati Europei più di mezzo secolo dopo.


   Gli impianti urbani per la posta pneumatica, introdotta in Italia nel 1910, sono costituiti da una rete sotterranea di tubi, nei quali, per mezzo di una corrente ad aria compressa, viene aspirata la corrispondenza chiusa in appositi   astucci di forma cilindrica. Da sinistra a destra: la cassetta delle lettere, introduzione della lettera nel tubo, arrivo della   lettera nell'ufficio timbratura.


Alcuni francobolli, di vari stati, scelti tra i più vivaci e curiosi. 1, Repubblica di San Marino - 2, Cina - 3, Ungheria - 4, Svizzera - 5, Grecia - 6, Madagascar - 7, Nuova Zelanda - 8, Stato d'Israele - 9, Congo Belga.
  

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Il maggiore Thomas Weir


Il maggiore Thomas Weir

Willie il menestrello errante, narrava: «E cosi mio nonno galoppò al castello di Redgauntlet con una borsa pesante e il cuore leggero, felice di essersi messo al sicuro dalle minacce del proprietario terriero. Ebbene, la prima cosa che venne a sapere al castello fu che Sir Robert soffriva di un attacco di gotta, e si sarebbe fatto vivo solo a mezzogiorno. Questo, pensò Dougal, non solo per amore del denaro, ma perche non voleva che mio nonno se ne andasse subito. Dougal era lieto di vedere Steenie e lo condusse nell’ampia sala di quercia in cui il signore stava seduto in completa solitudine, a eccezione di un'enorme scimmia dall’aria maligna - il suo animale preferito - che era accanto a lui. Che malefica bestia; e quanti scherzi odiosi faceva. Era impossibile riuscirle graditi e s'infuriava per un nonnulla. Saltava da una parte all’altra del castello schiamazzando e strillando, mordendo e graffiando la gente, soprattutto prima del brutto tempo o di tumulti di Stato. Sir Robert l’ave­va chiamata Maggiore Weir - in seguito al fatto di quello stregone arso vivo - ma a molti non piaceva né il nome né il comportamento di quell'animale perché pensavano che ci fosse qualcosa di misterioso. Mio nonno non si sentì per niente a suo agio quando la por­ta si chiuse dietro di lui e si trovo nella stanza con nessun altro a eccezione del signore, di Dougal MacCallum e del Maggiore - una sensazione che non aveva mai provato prima.»
Da Walter Scott, “Racconti del Soprannaturale”, pag. 12 Bollati Boringhieri Torino 1989.


Un'immagine della vecchia Edimburgo dal libro di Grant.

Per saperne di più sul maggiore Weir, proviamo a seguire ciò che ho desunto leggendo, tra gli altri, James Grant nel suo libro del 1880 The old and now Edinburgo, riguardo al quartiere detto West Bow. Bow sta sia per arco che per curva.



Il Grassmarket e il castello di Edimburgo in un quadro di Horatio McCulloch del 1845 dalla wikipedia in inglese.

   Nessuna parte di Edimburgo era piena di caseggiati antichi come il West Bow, una strada, che partendo dal Grassmarket[1], sale incurvandosi tortuosa verso la collina dove ha sede il castello alle cui porte il re David dispensava giustizia al suo popolo, e ogni giorno la sua regina distribuiva il pane ai poveri. La strada in salita si buttava poi in Victoria Street, divenendo così un anello di congiunzione tra la città alta e la città bassa. I suoi antichi caseggiati, pieni di sculture araldiche e di date pittoresche, fornivano materiale per ricordi di storie eroiche di antiche famiglie, ma anche per sinistre leggende di fantasmi e di diavolerie narrate dalle nonne.  


   Qui si raccontava ancora nell’800 che vi fossero le case appartenenti ai cavalieri del tempio (ahò, i templari c’entrano sempre…), e qui abitava John Hamilton (della casa di Innerwick), un mercante del West Bow, un gentiluomo valoroso perito nella battaglia di Pinkey, nel 1547, e discendente dei conti di Haddington (per poco mancava che in questa storia c’entrasse anche Robin Hood, visto che era un conte di Huntingdon). In questa via avevano sede la Libera Chiesa di San Giovanni e la sala dell'Assemblea Generale, e di fronte a loro sorgeva fino alla primavera del 1878 due vecchi, pittoreschi caseggiati che dovevano essere stati costruiti ai tempi di Carlo I. Uno di questi era la presunta dimora del terribile negromante, e che portava il nome di Major Weir's Land ovvero della proprietà del maggiore Weir, anche se in realtà la dimora del maggiore era dietro a questo edificio.


   Per arrivarvi si doveva passare su una scalinata al cui capo vi era una scritta in latino apposta nel 1604 dal proprietario della casa, un certo David Williamson. Una scalinata di circa un metro e settanta d’altezza e larga poco meno di un metro che possedeva una strana peculiarità, e cioè che le persone che salivano si sentivano come se andassero verso il basso, e non su una scala. Da lì ci si infilava in un basso passaggio con un soffitto a volta e si giungeva così a una corte buia e tenebrosa. In quel luogo vi era la dimora (e non solo la dimora, ma anche il talamo) che il maggiore divideva con sua sorella Jean, più conosciuta come Grizel.
   Il maggiore Thomas Weir di Kirktown era nato a Carluke, Lanarkshire, nel 1599 dove la gente credeva che sua madre gli avesse insegnato l'arte della stregoneria, prima di entrare come tenente nell'esercito scozzese, e servì in Ulster durante la ribellione irlandese del 1641. Nel 1650 ottenne il posto di comandante della Guardia della città di Edimburgo, acquisendo così il grado di maggiore. Quando il generale realista Montrose fu sconfitto e bollato come traditore, venne portato a Edimburgo per l'esecuzione e qui Weir lo trattò in maniera disumana durante la sua detenzione.


Il "dolce" ritorno a casa del maggiore...

   Il maggiore era un uomo dai lineamenti sinistri, con un grande naso e indossava sempre un mantello nero di ampie dimensioni e aveva un bastone dai presunti poteri magici. Finse di essere un uomo profondamente religioso, tanto che si diceva che data la sua fama se si riunivano quattro presbiteriani, uno era sicuramente lui ma in realtà era un ipocrita detestabile, e la storia terribile della sua vita segreta si dice che siano servite a Lord Byron come trama della sua tragedia Manfred. Molti andavano in casa sua per sentirlo pregare, anche se non poteva officiare un qualsiasi dovere sacro senza il suo bastone nero, o verga, in mano, oppure appoggiandosi ad esso. Tutti coloro che lo sentivano pregare, ammiravano la sua forza nella preghiera, tanto che alcune suore, lo appellarono l’angelico Thomas. Lo stesso quartiere del West Bow era considerato pieno di persone angeliche e per tutta la seconda metà del 17° secolo gli abitanti del Bow godettero di una fama particolare per la pietà e lo zelo, tanto che erano detti Bow-head Saints, le persone sante del Bow.
    Secondo il professor Sinclair, il maggiore aveva fatto un patto con il diavolo, che ovviamente ingannò la sua vittima. Il demonio aveva promesso di tenerlo lontano da ogni pericolo ma non dal semplice bruciare; tanto che un giorno, quando lui era ancora comandante, un uomo casualmente chiamato Burn, (letteralmente Brucia), fece visita alle sentinelle del porto Nether Bow e il maggiore nel sentire il suo nome sprofondò nel terrore; in un'altra occasione, trovandosi di fronte a un luogo chiamato Libberton Burn (ancora brucia), fu sufficiente a farlo tornare sui suoi passi tremante.
   A seguito del suo pensionamento, Weir nel 1670 si ammalò, dopo una vita caratterizzata esternamente da tutti i suoi atti di devozionema inquinato in segreto da reati di natura più rivoltante, con l'aggiunta della magiacadde in una malattia grave e dal suo letto di malato cominciò a confessare una vita segreta dedita al crimine e al vizio.
   La confessione al suo capezzale, sembrò in un primo momento così incredibile che Sir Andrew Ramsay di Abbotshall, che fu Lord Provost dal 1662 al 1673, si rifiutò sulle prime di ordinare il suo arresto. Del resto forse si trattava solo di vaneggiamenti, la cui unica realtà era il fornicare con la sorella. Alla fine, tuttavia, il maggiore e sua sorella, insieme al suo magico bastone nero, furono arrestati e portati al Tolbooth[2] per essere interrogati.


L'old Tolbooth in una stampa d'epoca dalla wikipedia in inglese

   Il bastone fu messo in sicurezza su espressa richiesta della sorella e la superstizione locale raccontava ancora nel’800 come questo sinistro oggetto era solito eseguire tutti gli incarichi del maggiore per qualsiasi cosa volesse nei negozi vicini; che riusciva ad aprire le porte seppur il chiavistello era stato tirato e lo ha precedeva nella capacità di un link-boy[3] di notte nel Lawnmarket[4].
 

"Cupid as a Link Boy" di Sir Joshua Reynolds, circa 1771.

Furono trovate diverse somme di denaro in dollari avvolti in pezzi di stoffa nella sua casa. Un frammento di quest'ultima, gettata sul fuoco dal bailie[5] in carica, salì l'ampio camino con un’esplosione come fosse un colpo di cannone, mentre i dollari, quando il magistrato li portò in casa, volarono in maniera tale che la demolizione della sua casa sembrò imminente.
   Mentre era in prigione il maggiore confessò, senza farsi scrupoli, che si era reso colpevole di numerosi crimini. Ferito alla follia dalla coscienza, il disgraziato pareva di sentir un po’ di conforto nel condividere i suoi misfatti con il diavolo, rifiutandosi di rivolgersi al Cielo per chieder perdono. A tutti coloro che lo esortarono a pregare, lui rispose con urla selvagge di non tormentarlo più che si stava già abbastanza torturando da solo! Questo era il suo grido costante, inoltre si rifiutò di vedere un sacerdote di qualsiasi credo, dicendo, che secondo i Law's Memorials, la sua condanna era ufficiale e siccome doveva andare dal diavolo, non lo voleva fare arrabbiare! Poco prima della sua fine Weir fece un’ulteriore confessione pubblica di incesto con la sorella.
   Il maggiore e sua sorella furono processati il 9 Aprile 1670, davanti alla corte di giustizia; lui fu condannato ad essere strangolato e bruciato, tra Edimburgo e Leith, e sua sorella Grizel ad essere impiccata in Grassmarket.
   Quando il collo del maggiore venne stretto dalla corda fatale sul patibolo, e il fuoco stava per consumare il suo corpo – appunto per bruciarlo – la gente avrebbe esclamato: "Signore, abbi pietà di quel capriolo!" ma lui rispose ferocemente e con grande dolore, "Lasciami solo - non lo farò, ho vissuto come una bestia e devo morire come una bestia" Quando il suo corpo senza vita cadde dal palo sotto al rogo, il suo bastone preferito, che secondo un certo Ravaillac Redivivus era di legno di rovo, con il capo contorto, fu gettato anch’esso al fuoco e i spettatori videro che questo fece straordinarie torsioni, prima di finire in ceneri come il suo padrone. Il luogo in cui perì era a Greenside, sulla riva digradante, sul quale, nel 1846, fu eretta la nuova chiesa.
   Il professor Sinclair ci dice, che quando uno dei giudici ritornò dall’esecuzione al Tolbooth, Grizel non credette che suo fratello era stato bruciato e nonostante la sua età, agilmente e con rabbia furiosa, cadde in ginocchio, pronunciando cose orribili. Assicurò ai suoi carnefici che sua madre era stata una strega, e che, quando il marchio di un ferro di cavallo gli veniva sulla fronteun marchio che lei stessa aveva – poteva narrare di eventi che sarebbero poi accaduti più avanti. I vaneggiamenti di Grizel al Tolbooth sono fra le più oscuri tradizioni del West Bow.


   Confessò di essere una maga e tra altre cose incredibili, disse che molti anni prima un carro di fuoco, non visto da altri, venne in pieno giorno alla casa di suo fratello, uno sconosciuto li invitò ad entrare, ed andarono a Dalkeith[6]. Mentre erano per strada si aggiunse un nuovo venuto che sussurrò qualcosa in carrozza a suo fratello, il quale ne fu visibilmente colpito. Questa informazione era la notizia della sconfitta dell'esercito scozzese, quello stesso giorno, a Worcester[7]. Grizel dichiarò, inoltre, che una abitante di Dalkeith aveva uno spirito familiare, il quale abbracciava per lei una straordinaria quantità di filato nella stessa maniera come potevano farlo quattro donne.
   Mentre procedeva verso il patibolo in piazza a Grassmarket, la frenesia catturò Grizel, che cominciò a strapparsi le vesti, e mettendosi ad urlare.
   Per nulla scoraggiate dal suo destino, altre dieci donne vecchie furono bruciate a Edimburgo nello stesso anno per presunta uso della stregoneria.


Ancora un'illustrazione della sinistra via.

   Il professor George Sinclair[8], autore del libro Satan's Invisible World "L’invisibile mondo di Satana", riferisce che un paio di notti prima della incredibile confessione del maggiore, la moglie di un vicino di casa ritornava verso la sua dimora intorno a mezzanotte dopo aver aiutato un parente al lavoro nel castello e stava scendendo il Bow con la sua cameriera che teneva una lanterna. Ad un certo punto videro una scena insolita da una finestra; tre donne stavano ridendo, gridando e applaudendo. Poi, mentre passavano sotto la porta del maggiore Weir, ne videro uscire la bizzarra figura di una alta donna, due volte più alta di una donna normale, che schiamazzava e si contorceva violentemente. La strana entità passò avanti alla donna e alla sua cameriera e mentre oltrepassavano il Stinking Close, un vicolo senza uscita, la gigantessa vi si infilò. Nonostante la loro paura, la due donne si fermarono a guardar dentro la stradina. Lo stretto vicolo era illuminato con delle torce e in esso risuonava una risata inquietante, mentre nessuna luce era accesa nelle altre case. Con immenso terrore le due donne corsero a casa a raccontare la loro storia bizzarra.
   Per più di un secolo dopo la morte del Maggiore Weir il suo ricordo ha continuato ad essere lo spauracchio del Bow e la sua casa è rimasta disabitata. La sua apparizione veniva spesso vista di notte, svolazzando come un'ombra nera e silenziosa sulla strada. Nella sua casaanche se era noto che non vi vivesse nessuno – a volte verso mezzanotte, vi si vedevano comparire strane luci e per di più accompagnati da strani suoni come ululati ed anche dallo strano rumore della filatura.
    Alcuni testimoni avrebbero visto sempre verso mezzanotte il maggiore uscire dal vicolo vicino alla sua casa, eretto su un cavallo nero senza testa, che galoppò via in un vortice di fiamma. Altre volte tutti gli abitanti del Bow si sarebbero risvegliati di buon'ora al mattino dal loro sonno, al suono di un tiro a sei, che arrivava sbatacchiando il selciato del Lawnmarket e poi tuonando giù lungo il Bow, fermandosi infine davanti alla casa dei Weir per qualche minuto per poi ripartire con un enorme frastuono. Non poteva essere altro che Satana, che veniva a riprende il maggiore e sua sorella dopo che essi avevano trascorso una notte nella loro dimora terrestre.
   Scott narra nelle sue "Lettere sulla demonologia", che audace era il monello che si avvicinava alla tetra casa, con il rischio di vedere il bastone incantato del maggiore sfilare nell’appartamento desolato o sentire il ronzio della ruota da filatrice della sorella.
   Circa all'inizio del 19° secolo, secondo l'autore sopra citato, quando la casa di Weir cominciava ad apparire meno terribile, fu fatto un tentativo per trovarvi un nuovo inquilino. Un vecchio soldato chiamato William Patullo, data la sua povertà, decise di rischiare e vi si installò con la moglie.
   I coniugi Patullo erano piuttosto lusingati dall'interesse che avevano suscitato, ma la prima notte, come la coppia avventurosa si mise a letto, un po’ timorosa e vigile, videro una fioca luce provenire incerta dalle braci del loro fuoco, diretta verso di loro. Poi d’improvvisamente la videro trasformarsi in una forma simile a quella di un vitello, che si piazzò con le sue zampe anteriori sulla sponda del letto, e fissò i suoi occhi sulla coppia infelice. Dopo averli contemplati per qualche minuto, per grande sollievo dei Patullo se ne andò e lentamente scomparve dalla loro vista. Com’è prevedibile, i due coniugi abbandonarono la casa la mattina seguente e per un altro mezzo secolo non fu fatto nessun altro tentativo per rientrare nella casa stregata.
   Ma anche il mondo degli spiriti non poteva resistere alla Commissione per il miglioramento. Furono stanziati £. 400.000 per la bonifica del quartiere e nella primavera del 1878, il caseggiato che comprendeva la sala dei Cavalieri di San Giovanni (dove furono trovati passaggi segreti e scheletri umani), e il caseggiato dove era la casa del mago furono distrutti.


Cronologia:
- The old and now Edinburgh, di James Grant 1880, Chapter XXXVIII. “The West  Bow”. Vedi su: http://edinburghbookshelf.org.uk/volume2/page129.html
   Vedi anche:

Marco Pugacioff

[1] Il Grassmarket si trova in una conca sotto il castello di Edimburgo. Era una delle zone più povere della città e fu usata dal 1477 al 1911 come mercato per cavalli e bovini. Il Grassmarket fu anche un luogo di esecuzioni pubbliche. L’ombra di una forca è stata aggiunta sulla pavimentazione dove una volta vi era la forca. 


Una storia popolare di Edimburgo è quella di Maggie Dickson, una pescivendola di Musselburgh (paese a una decina di chilometri da Edimburgo, sulla costa a est) che venne impiccata a Grassmarket nel 1724 per aver ucciso il suo bambino. Dopo l'impiccagione, il suo corpo fu riportato a Musselburgh in una bara. Eppure lei uscì viva dal feretro e ai sensi della legge scozzese la sua punizione era ormai avvenuta. Solo in seguito le parole "fino alla morte" furono aggiunte alle frasi di impiccagione. Il tutto fu visto anche come un intervento divino, e così le fu concesso di andare libera. Secondo la leggenda fu in seguito indicata come Half-Hangit Maggie, alla lettera la mezza impiccata Maggie. Oggi c’è un pub chiamato Maggie situato a Grassmarket. Vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Grassmarket  
Dal 1900 il Grassmarket era patria di così tanti immigrati italiani da divenire noto come Little Italy ovvero Piccola Italia. La tradizione tra i vecchi italiani era che il primo immigrato a stabilirsi era stato un suonatore di organetto, che venne dal comune di Picinisco a Edimburgo all’incirca nel 1882. Certamente dal 1885 le registrazioni mostrano molti nomi: Antonio Perillo, Saliatore [forse Salvatore] Maggarillo, Giacomo Aregenzi, Vincenzo Pacell, Michelo De Pelocito, Donato Perillo, Gevioni Baldo e Alexander Antonella. I lavori più popolari erano il musicista e il venditore di gelato... Vedi: http://www.ewht.org.uk/visit/street-stories/the-grassmarket  

[2] L'Old Tolbooth era il principale edificio comunale della città di Edimburgo. La struttura medievale, che si trovava sul lato ovest delle Luckenbooths sulla High Street, nel centro storico, venne fondata nel 14° secolo con un documento ufficiale chiamato Royal Charter. Nel corso degli anni ha servito una varietà di scopi ma principalmente il Tolbooth fu usato come carcere, dove erano regolarmente eseguite la tortura e le pubbliche esecuzioni. Vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Old_Tolbooth,_Edinburgh
 
[3] Un link-boy era un ragazzo che portava una torcia per illuminare la strada nella notte. I linkboys erano comuni a Londra nei giorni precedenti l'illuminazione stradale. Vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Link-boy
 
[4] Il Lawnmarket, fa parte di una serie di strade che formano la principale arteria del centro storico della città di Edimburgo, chiamata Royal Mile, e comprende High Street, Canongate e Abbey Strand, e discese tra due luoghi significativi della storia della Scozia, ovvero il Castello di Edimburgo e all’estremità opposta il palazzo di Holyrood (residenza ufficiale del monarca del Regno Unito, in Scozia). Il Lawnmarket era originariamente parte della High Street, e su di una carta del 1477 veniva designata come la piazza del mercato per filati, calze, e altri articoli simili di biancheria. Già su una mappa detta di Ainslie del 1780, prende il nome di Lawn Market. Vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Royal_Mile
 
[5] Un Baillie o bailie è un ufficiale civile nel governo locale della Scozia. La posizione sorse nei borghi, dove i Baillies già tenevano un ruolo simile a quello di un assessore o di un magistrato. Vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Baillie
 
[6] Dalkeith è una città nel Midlothian, in Scozia, sul fiume Esk. Nel 1650, l'esercito di Cromwell arrivò in questa cittadina. Nel XVII secolo, Dalkeith aveva uno dei più grandi mercati della Scozia nella sua eccezionalmente ampia High Street. Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Dalkeith
 
[7] Il 3 settembre del 1651 poco lontano da Worcester, vicino al villaggio di Powick, fu combattuta un'importante battaglia della guerra civile. I sostenitori di Carlo II furono sconfitti ed il re si rifugiò dapprima in Shropshire per poi raggiungere la Francia. La città fu fedele alla causa del re durante la guerra e per questo motivo si guadagnò l'appellativo di "città fedele". Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Worcester
 
[8] George Sinclair si suppone fosse originario del Haddington e fu professore di filosofia presso l'Università di St. Andrews, prima di trasferirsi a Glasgow nel 1655. Fu professore di Matematica presso l'Università di Glasgow dal 1691 fino al 1696. Si dimesse nel 1667, quando i professori dell'Università dovettero sottomettersi alla chiesa episcopale. Ha pubblicato diversi importanti libri di matematica e fisica pratica, ma la sua opera più nota è Satan's Invisible World (1685), in cui documentò manifestazioni di forze soprannaturali e difese la credenza popolare nella stregoneria. Nel 1688, Sinclair tornò all'Università come reggente dopo aver dichiarato la sua disponibilità a prestare il giuramento di fedeltà al re Guglielmo III. Fu professore di matematica e filosofia sperimentale dal 1691 fino alla sua morte avvenuta nel 1696. Vedi: http://www.universitystory.gla.ac.uk/biography/?id=WH0066&type=P

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