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venerdì 16 febbraio 2018

Cronaca dell’insolito 6


Cronaca dell’insolito 6

 

 
Dalla cronaca di Salimbeni da Parma

   Una delle fonti storiografiche dell’epoca comunale è la Chronicon Parmense dove il frate Salimbeni narrò di ogni tipo di prodigi tra cui quella di un drago volante.

   Egli narra che «Tra Provenza e Spagna s’erge un monte altissimo che dagli abitanti di quella regione si chiama Monte Canigous, che in nostra lingua significa caliginoso. Questo monte [Nel Rossiglione, nella provincia dei Bassi Pirenei] è la prima terra che appare ai naviganti che approdano, ed è l’ultima a scomparire allo sguardo di quelli che partono, e dopo questa non possono vederne più altra. Sopra questo monte non abitò mai uomo, né figlio d’uomo osò mai salirvi per la smisurata altezza e per la fatica e le difficoltà dell’ascesa. Alle pendici del monte però vi sono diversi villaggi. Il re Pietro d’Aragona un giorno fece proposito di salirvi per vedere e toccar con mano che cosa vi fosse sulla vetta del monte, chiamati due fidattissimi suoi cavalieri espone loro il suo divisamento, chiedendo se l’avrebbero accompagnato. Essi non solo si rallegrarono, ma promisero che mai, per nessuna ragione, si sarebbero separati da lui. Preso dunque vitto ed armi all’uopo e lasciati i cavalli alle falde del monte, cominciarono a salire grado a grado a piedi, ma quando furono in alto cominciarono a udire terribili e paurosi tuoni, guizzarono lampi e saette e imperversò grandine e bufere. Per la qual cosa caddero a terra esamini, non tanto per l’orrore  delle cose presenti quanto per la minaccia di cose più terribili per l’avvenire. Ma Pietro, che era più robusto di corpo e più forte d’animo e che voleva ad ogni costo adempiere il suo proposito, li confortava a non smarrirsi tra quelle tempeste e quelle oscurità, assicurandoli che quella prova frutterebbe loro onore e gloria… e lo incitava a proseguire con lui. E questo avvenne più volte, ma invano, quei cavalieri per l’eccessiva stanchezza e per la paura si sentivano venir meno e appena potevano respirare. Allora Pietro ordinò loro di fermarsi e d’aspettarlo fino alla sera del giorno seguente: se a quel tempo non fosse di ritorno, scendessero pure dalla montagna e andassero dove loro gradisse. 


   Salì dunque Pietro solo, con grande fatica e giunto alla vetta, trovò un lago, nel quale gettando una pietra, subito saltò fuori un drago orribile che si diede a svolazzare per l’aria, e l’aria diventò tenebrosa e oscura per l’alito che esso mandava. Pietro allora riprese la discesa, e riferì ai compagni quando aveva fatto e veduto, lasciando loro la libertà di narrare queste cose a chi loro piacesse…».
Il pino leggendario
   La fantasia dell’uomo e dei nativi italiani in particolare mi affascinerà sempre. Pensate cosa si son immaginati per un certo albero detto «Pino leggendario» o «Pino-meraviglia» che poi dovrebbe esser un cipresso che ha l’aspetto di un albero pietrificato.  


   Nel 1216 (o nel 1222, và a sapere), Francesco venne da Assisi, in visita al alla Grotta di S. Michele a Monte S. Angelo, nel Gargano e si fermò ad Ischitella, in occasione del pellegrinaggio. Qui piantò il suo bastone e disse:
  - In direzione di questo bastone sorgerà la porta della Chiesa di un convento.
   Il bastone mise radici e ridivenne un albero, per di più imponente, di fronte al quale fu costruito un convento.
Il popolo divenne talmente devoto verso l'albero, che il demonio per gelosia scosse fortemente le ali provocando un forte vento (ma guarda, quasi come il drago nel Rossiglione) che lo abbatté e nel contempo avvenne un nuovo prodigio, l'albero si capovolse, le radici rimasero in aria ed i rami sprofondarono e germogliarono sotto la terra.

Draghi, diavoli o dinosauri?


   Un’invenzione del frate? Vabbè, può essere, allora sentiamo Peter Kolosimo [Giornale dei Misteri n. 86 del ‘78]. Scrisse che giustamente si resta perplessi alle dichiarazioni di scienziati o esploratori che a fatica si possono definire visionari. Leggete un po’ quello che scriveva lo studioso britannico Clement Hill: «Stavo sul ponte del battello che solcava il lago Vittoria. Affascinato, contemplavo il meraviglioso paesaggio, quando improvvisamente si alzò dalle acque un animale che mi era del tutto sconosciuto. Comparve dapprima una piccola testa, posta all’estremità di un lunghissimo collo terminante in un tronco mostruoso. Sempre più possente, il collo continuava a levarsi, tanto da giungere ad eguagliare l’altezza della nave che gli si avvicinava. La bestia tentò di afferrare La vedetta di prua, e solo all’ultimo momento il negro notò il pericolo e fuggì urlando».
Sempre a proposito di mostri
   Un cacciatore francese tornato dal Congo, nel 1920, raccontò di essersi imbattuto in una bestia lunga circa otto metri, il muso appuntito, una gobba squamosa ed un corno molto corto tra le narici. Il cacciatore gli avrebbe scaricato addosso, senza risultato, vari colpi di carabina, e di essere stato poi costretto a fuggire.

Diavoli in California?
   Un certo George White raccontò che nel 1935, mentre lavorava nella Valle della Morte, in California, nel pozzo di una miniera abbandonata, sentì ad un tratto il suolo sprofondargli sotto i piedi e si trovò in una sconfinata necropoli sotterranea, illuminata da una strana luce verde che sembrava irradiarsi dalle pareti. Guardandosi intorno vide, allineati in nicchie o seduti su scranni di pietra, innumerevoli cadaveri rivestiti di qualcosa simile al cuoio e molte statue d'oro. Terrorizzato, fuggì. Un anno più tardi, la storia fu confermata dalla guida indiana Tom Wilson: suo nonno avrebbe addirittura incontrato esseri viventi, scambiati per diavoli a causa del loro strano modo di vestire e di procedere.
Fonte: Il Giornale dei Misteri n. 53 del 1977

Una statua malefica


Una delle statue che sono nel parco del museo. Foto ripresa da:
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g309679-d309637-Reviews-Paul_Gauguin_Museum-Tahiti_Society_Islands.html

   All’entrata del museo Paul Gauguin a Papeete, (Tahiti) – attualmente chiuso al pubblico – vi sarebbe un enorme statua polinesiana che rappresenta una donna dalle proporzioni voluminose, tanto da sembrare incinta, con sei dita in ogni mano.
   In precedenza era in una delle isole del sud in un luogo Raivavae. Il suo proprietario, di nome Teru Tane, la vendete a un marinaio, un certo Stephen Higgins, arrivato nell’sola nell’agosto del 1933, a bordo della sua barca Denise. Higgins imbarcò la statua, insieme ad un’altra di minor dimensione che rappresentava un uomo. In seguito consegnò la statua al museo di Papeete e se ne andò tranquillo… se non che due mesi più tardi morì di una strana infermità e con lui anche la sorella. Che jella direte voi… Ma guarda un po’, a Raivavae, anche Teru Tane e sua moglie morirono.


Le graziose ragazze polinesiane ritratte da Gauguin
   Bene, anzi male, perché un giorno, un bambino prese a divertirsi lanciando delle pietre alla statua… e questa si infuriò. Risultato? Un mese dopo il vivace bimbo spirò. Siamo al 1965, un certo padre O’Reilly, appassionato di archeologia decise di traslare la statua al hotel Paul Gauguin e chiese aiuto a un suo amico che era l’ammiraglio che presiedeva alle prove nucleari del Pacifico. Questo accettò, ma appena saputo dei precedenti occorsi a chi toccava la statua, fece annullare tutto. 



  Bè, la prudenza non è mai troppa, anche per un militare. Il governatore della Polinesia fa eseguire la traslazione per conto dello stato… e un tahitiano che toccò la statua morì come il capomastro che aveva diretto l’operazione e da allora nessuno ha provato a toccare la statua. Vuoi vedere che la maledizione è stata la causa che ha fatto chiudere l’area dove è sito il museo di Gauguin? 
Fonte: Rivista messicana Duda n. 11 del 1971    

Cose strane nella roccia
   Secondo il sito: http://www.megaliths.org/browse/country/40  esisterebbero strutture megalitiche anche in Canada. Una di queste, le vestigia antiche a Mont saint-Hilaire sono considerate «formazioni di pietra dall’aspetto naturale spesso con elementi di intrecci con elementi di design intelligente».

  il bello è che in una nota di una certa Marie E.  affermava che di aver conosciuto qualcuno che aveva legato una corda ad un gattino e lo abbiamo lasciato cadere in una delle buche “infinite” del luogo. (povero gatto chissà come urlava dallo spavento). Bè, quando provarono a tirarlo su, il gattino non c’era più. Si dice che della gente vive sotto la montagna e che il gatto sia stato da loro liberato. Lo spero per il micio.


    Sempre in quel sito ho visto una bella scultura (e non venitemi a dire che è naturale) che si trova nel fosso dietro la chiesa di Dunino a Kilrenny in Scozia.


piccola ricerca di Marco Pugacioff

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mercoledì 14 febbraio 2018

Il reddito di poveri, ricchi, super ricchi e miliardari nel 2017


Il reddito di poveri, ricchi, super ricchi e miliardari nel 2017
I numeri
Avere tanti soldi da non sapere come spenderli, un tempo era un modo di dire ma oggi è una realtà confermata dal Financial Times: L’élite americana ha accumulato più denaro di quanto le sia possibile spendere[1]. Ma di che numeri stiamo parlando?
Secondo il rapporto annuale di Credit Suisse il valore prodotto da tutto il mondo nel 2017 è stato di 280.000 miliardi di dollari che, diviso per una popolazione di 7,3 miliardi di persone dà un reddito medio per abitante di 38.356 dollari a testa. A ben guardare però la metà della popolazione mondiale guadagna meno dell’un per cento dei redditi mentre il dieci per cento degli abitanti ne incassa l’ottantotto per cento.
In altri termini il 70% della popolazione in età lavorativa guadagna meno di 10.000 dollari in un anno e concorre al 2,7% del PIL mondiale.
Ma chi sono i ricchi? Secondo il Credit Suisse i ricchi della terra, ovvero il 10% della popolazione mondiale, ha una rendita superiore a 76.754 dollari l’anno mentre l’un percento di super ricchi ha una rendita annuale superiore a 770.368 dollari,
Fino al 2008 l’un per cento della popolazione mondiale deteneva il 42,5% dei beni, nel 2017 l’un per cento detiene il 50,1% dimostrando come in una decina d’anni la ricchezza si sia ancor più accumulata nelle casse dei ricchi impoverendo i già poveri.
Poi ci sono i miliardari, ovvero coloro che guadagnano ogni anno più mille volte i super ricchi: un miliardo di dollari. Nella vetta Usa spiccano tre persone: Jeff Bezos di Amazon con una rendita nel 2017 di 100 miliardi, il secondo posto è per Bill Gates di Microsoft e il terzo del finanziere Warren Buffett. Queste tre persone assieme hanno un reddito superiore a quello dei 160 milioni di americani più poveri, o di 53 milioni di proprietari immobiliari degli Usa. Non poco per tre persone che si sono fatte una fortuna da soli e in pochi anni di attività.
Unendo il reddito di questi tre a quella degli altri 400 yankee più ricchi otteniamo un totale di 2.680 miliardi di dollari. Una cifra superiore al reddito di 204 milioni di altri cittadini Usa, un valore superiore al PIL del Regno Unito, della Francia o dell’India.
Questo enorme dislivello economico ha ripercussioni anche nella vita politica degli Usa. Chi credete che ascolti il presidente Trump? Cinquanta milioni di poveri o alcune decine di miliardari? Non vi sforzate troppo a pensare: Trump ha deciso di eliminare la tassazione progressiva, ovvero il meccanismo per cui chi più è ricco più paga, e portare le tasse uguali per tutti. In questo modo i miliardari pagheranno meno e i poveri di più. Manco a dirlo Berlusconi l’ha già proposto in campagna elettorale anche in Italia.
Questa è la situazione nel ricco occidente, e in oriente?
I miliardari cinesi quest’anno hanno incassato sei trilioni di dollari, più del 17% rispetto ad un anno fa[2]. Oltre a diventare più ricchi i miliardari cinesi diventano anche più numerosi. L’UBS stima che negli ultimi quattro mesi ogni due giorni in Cina ci sia stato un miliardario di più portando a fine anno il loro numero a 637, ben più dei 563 negli Usa che però detengono un reddito di circa 2,8 trilioni rispetto ai “soli” due trilioni dei miliardari cinesi. Mantenendo la tendenza attuale in pochi anni i miliardari cinesi supereranno gli americani sia in numero che in reddito totale. Interessante notare che nell’Estremo Oriente i miliardari sono persone che si sono fatte da sé, in breve tempo, e solo meno del 5% ha ereditato beni personali.
E in Europa? La vecchia Europa si mantiene stabile con un reddito totale per i miliardari sui 1,3 trilioni e un aumento del loro reddito di appena un 5% rispetto all’anno precedente. Anche il numero è rimasto quasi invariato: 24 nuovi arrivi e 21 usciti dal gruppo. L’economia europea si manifesta anche in questo stabile e formata da miliardari da molte generazioni.
A proposito di stabilità e di rendite familiari, nella conta dei redditi manca sempre un riferimento ai grandissimi ricchi, i Rothschild, che secondo un’indagine di investopedia[3] avrebbero un reddito di due trilioni l’anno, pari a quello dei 300 miliardari Usa più ricchi messi assieme, o di tutti i miliardari dell’estremo oriente che dir si voglia.


© febbraio 2018 Galileo Ferraresi

Mala tempora currunt



[1] Financial Times 08/02/2018
[2] UBS report citato da Song Wen in Global Look Press, 27 ottobre 2017

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venerdì 26 gennaio 2018

Massimo Jacoponi


Massimo Jacoponi


  Massimo Jacoponi era nato nel 1929 a Rapolano Terme. Era con Angelo Raffaelle Iocca, Giorgio tonti e Giorgio Bignotti (detto "Nerone")  al liceo artistico di Roma, ed erano un gruppo affiatato di amici.

 
Una copertina di Bambola di Michele Arcangelo Iocca

  Un giorno a Michele Arcangelo Iocca fu proposto da uno stampatore – Gigli, sito in via Pompei a Roma che stampava la rivista di Bambola – di fare una rivista a fumetti e allora Michele chiamò per primo come collaboratore Massimo, per proporgli di lavorare con lui e questi accettò. Ma la rivista non si fece perché lo stampatore ebbe un coccolone, per cui il progetto svanì.


   Jacoponi viveva come un bohemien, in maniera spartana in un locale in cui prima vi erano le fontane [ambiente sul tetto con enormi recipienti che fornivano l'acqua ai condomini] e poi riadattato ad appartamento. Pur facendo illustrazioni di tipo fantascientifico, iniziò a far fumetti per bambini come Miciolino, Orsetto e altri riviste per l’infanzia, perché amava il fiabesco. 



   Era molto attratto dal mondo pellerossa, tanto che conosceva tutte le tribù e i loro simboli di appartenenza.


   Come ricorda Michele, realizzarono insieme disegni di carri armati e aerei, cercando tutte e due unitamente informazioni su vecchie riviste militari, anche straniere a cui poi Jacoponi metteva i colori. 
  Massimo Jacoponi conobbe e aiutò nel lavoro fumettistico in Italia, una disegnatrice sudamericana Elena Poirier, (1921-1998) nata da padre francese e madre cilena a Gorbea, nel sud del Cile e scomparsa a Roma. Fu definita la disegnatrice col cuore di fanciulla.




   Massimo pose fine alla sua vita in maniera tragica a causa di alcune delusioni nel ’83.

  
le immagini sono riprese dal libro curato da Silvio Germano su:


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mercoledì 24 gennaio 2018

campionario dell’insolito 5


campionario dell’insolito 5


Diana
 
La Casa dai sette camini di Madrid e il suo fantasma
 



A Madrid, si può avere l’opportunità di vedere a un edificio che ha dato origine ad una delle leggende più famose della capitale spagnola.  
   Nella piazza detta del Re [Plaza del Rey], all’angolo con la via delle principesse [Calle de las Infantas[1]] sorge la Casa dai sette camini [Casa de las Siete Chimeneas], ci si arriva dalla calle  Barquillo e dalla calle de Alcalá, ed è situata di fronte all’edificio del Banco de España.
   La casa dai sette camini è uno dei pochi edifici costruiti nel XVI secolo, ai tempi del re Filippo II, che si possono ancora vedere a Madrid. A quel tempo, questa casa era una casa di campagna nelle vicinanze di Madrid, ed era circondata da giardini e giardini.
   La costruzione fu terminata nell'anno 1577, e la sua curiosa denominazione è dovuta, appunto, alla presenza di sette camini allineati sul suo tetto, come si possono ancora vedere.

Lato...
...e retro.

Fu il suo secondo proprietario, il mercante genovese Sebastiano Cattaneo, che volle un primo ampliamento dell'edificio a seguito del quale furono installati i famosi camini. Più tardi, nel 1590, il Dottor Fernando Sandi y Mesa acquistò la casa e fondò il Mayorazgo de los Colmenares[2].
   Un fatto storico legato alla Casa dei Sette Camini accade nel diciottesimo secolo, quando l’edificio fu usato come rifugio dal marchese di Esquilache [Marqués de Esquilache], ministro delle finanze del re Carlo III, in occasione dello storico ammutinamento di Esquilache [Motín de Esquilache] del marzo 1766[3].
   La Casa dai sette camini, in tempi odierni, divenne la sede el Banco de Castilla. Fu in quel tempo che vennero scoperti i resti dello scheletro umano di una donna del sedicesimo secolo, che diede nuova linfa all'ormai dimenticata leggenda della Casa dai Sette Camini.
   Dice la famosa leggenda che la casa venne costruita perchè potesse viverci una fanciulla chiamata Elena, figlia di un montero [arciere] dell'allora principe Felipe, che più tardi sarebbe stato il re Filippo II [Felipe II].
   Elena andò sposa a un capitano dell’esercito [la Armada Española], il capitano Zapata (chissà se il suo nome era Emiliano?). Ma l’ufficiale poco tempo dopo fu inviato nelle Fiandre per partecipare alla battaglia di San Quintino[4] [Batalla de San Quintín], dove morì in combattimento.
   Nell’avere la tragica notizia, la giovane sposa entrò in uno stato di completo sgomento. Di lì a poco divenne un'anima errabonda che vagò per la casa finché un giorno venne trovata morta, distesa sul letto, con un sorriso enigmatico disegnato sul suo viso. Apparentemente la giovane in lutto era morta per la mancanza del suo amato, ma la servitù aveva un'opinione molto diversa, la giovane mostrava chiari segni di violenza quando fu trovata morta nella sua camera da letto e iniziò a girare una sinistra voce che fosse stata assassinata; addirittura si vociferava che la ragazza fosse stata costretta a divenire l’amante del re Filippo e che fu da lui fatta uccidere.
   Allora il re stesso ordinò un'indagine approfondita per chiarire le misteriose circostanze dell'evento, ma quando la commissione d’inchiesta arrivò alla casa, il cadavere di Elena era scomparso!
   Il padre della giovane, dopo la sua morte, si suicidò all’nterno della Casa dai sette camini.
   E da quel momento iniziarono una serie di straordinarie apparizioni nella casa dai sette camini. Molti testimoni giurarono di aver visto un fantasma di fanciulla che camminava sulla grondaia del tetto. Era vestita di un morbido vestito bianco che sfilava con passo lento, tenendo una torcia in mano e con l’altra si dava dei colpi sul petto. E alla fine del suo percorso il bianco fantasma indicava con una delle sue braccia, chiaramente verso l'Alcazar, la residenza del monarca...
   E queste apparizioni spettrali si susseguirono per molte altre notti.
   Anni più tardi, la Casa fu sede di un altro delitto, infatti un maggiordomo fu colpito a morte durante l’ammutinamento di Esquilache.
   Il fatto inquietante è che nel 1958, durante alcuni lavori di ristrutturazione, furono scoperti i resti di uno scheletro umano nel seminterrato. Erano quelli di una donna sepolta insieme a monete del sedicesimo secolo.



   Questa scoperta rianimò la leggenda del fantasma della Casa dei Sette Camini, mentre la speculazione popolare meditava sulle vere ragioni della morte della giovane Elena e sul perché il suo corpo fu sepolto nel seminterrato.
   L'edificio dalla fine degli anni '80, è la sede principale del Ministero della Cultura. Se mai avrete l'opportunità di vedere questo storico edificio, dichiarato un bene di interesse culturale, tenete conto che la Casa dai sette camini mantiene l'estetica che avevano gli edifici a Madrid quando divenne la sede della Corte del Regno di Spagna.

Fonti:

http://guias-viajar.com/madrid/capital/casa-siete-chimeneas-edificios-historicos/





La sfera malefica del cosacco Puškin

 
Un’immagine di Michele Strogoff che dà bene l’idea della carica di Puskin

Russia, marzo del 1796, in un piccolo villaggio della regione del Don, gli abitanti al loro risveglio, ebbero la brutta sorpresa di trovarsi davanti ai loro occhi una palla di metallo di tre metri di diametro.
   La palla era comparsa dal nulla, visto che non c’erano tracce al suolo, quindi, ho era caduta dal cielo, oppure era scaturita dall’inferno. Ma nemmeno quell’ipotesi poteva sostenersi, visto che non c’era nemmeno una voragine sul terreno. La palla era perfettamente ovale, con piccoli incisioni assai regolari sulla sua superfice; i paesani provarono a spostarla, ma era come se fosse inchiodata.
    A sera tutti cercarono di dimenticare la cosa, ma mentre tornarono a casa, comparve Puškin,  un cosacco beone, mangiapreti, ma soprattutto di gran fegato. Informato dei fatti, il cosacco disse loro che erano solo dei gran codardi e sguainata la sua sciabola, lanciò il suo cavallo verso la sfera.
    Il combattimento di Puškin, era qualcosa di straordinario, la sciabola però picchiava vanamente contro la sfera. Poi i paesani si impaurirono… dalla superficie della sfera scaturì un grande occhio rosso.  Puškin, a cui si era spezzata la sciabola tentò di infilzare il sinistro occhio con lo spezzone rimastogli della sua arma.
   D’improvviso il cosacco e il suo destriero divennero trasparenti e subito dopo scomparvero! Seppur la voce del cosaccone ancora si sentiva, presto sparì anch’essa. Ai paesani non restò altro da immaginare che il diavolo avesse afferrato il cosaccone eretico con il suo destriero e lo avesse portato a casa sua.
    Non fu così, perché due giorni dopo cavallo e cavaliere comparvero sulla piazza traballanti come fossero usciti da una gran sbornia. I paesani si fecero coraggio e si avvicinarono al cosaccone e gli chiesero cosa era gli era successo. Puškin, al ricordo della sfera malefica, andò su tutte le furie e si mise a urlare, che gli avrebbe dato fuoco a quel misterioso oggetto e al boschetto accanto, così l’orribile cosa sarebbe arrostita… ma, una volta partito, con la gente del borgo dietro di lui, tutti quanti ebbero una gran sorpresa: la sfera era scomparsa !   

Fonte: Yves Naud, enigmi degli U.F.O. e degli extraterresti, volume secondo, pagg.92-94, edizioni Ferni, Ginevra 1977.

La morte di Hitler

I teorici della cospirazione sostengono che la spedizione di Reicher in Antartide servì a creare la base militare segreta del Terzo Reich, Nuova Berlino, dove le "reliquie" segrete del Terzo Reich (incluso il Graal) furono nascoste dai membri della società nazista occulta.
   Dopo la seconda guerra mondiale, il Quarto Reich sarebbe stato fondato lì, e sempre lì si rifugiarono parecchi criminali nazisti. C'era, in particolare, il mito che dopo la fine della guerra in Antartide vi si nascondesse anche il sopravvissuto Hitler.

 
   Nonostante il fatto che i resti del Fuhrer siano stati identificati dalle protesi dentarie, le voci di possibili "fughe" di Hitler sono apparse ripetutamente nei media e nella stampa scandalistica.
   Secondo queste voci, Hitler sarebbe fuggito da Berlino all'ultimo minuto su un aereo e poi con dei sottomarini. La sua posizione finale variava dall’Uruguay all’Argentina e infine in Antartide. Ma la voce nuova è che, come sembra riferito in un popolare documentario televisivo russo (col cavolo che questi documentari si fanno vedere in Italia), le truppe americane aiutarono la fuga di Hitler in cambio dell'oro del Terzo Reich, cosicché gli usa integrarono ulteriolmente la loro riserva di oro e della valuta statunitense.


Le spaventose vicende della casa infestata di San Severino Marche



 Nella zona di campagna denominata Vallepiana che si stende tortuosa tra San Severino Marche e Tolentino, nelle Marche, lì dove dodici secoli fa scorazzava Carlo Magno in cerca di selvaggina, sorgono i resti diroccati, non di un castello franco, ma di una casa infestata.


    La casa era proprietà di una famiglia del luogo che avevano affittato edificio e terreni ai moderni servi della gleba, i mezzadri. Fino a pochi decenni fa, i contadini del luogo si facevano il segno della croce se inavvertitamente passavano davanti a quelle quattro mura, perché la voce popolare designava il luogo come abitato dagli spiriti maligni.
    Era il 1937, due famiglie abitavano in quell’edificio. Uno dei giovani di una delle due famiglie stava ferrando una mucca e finito il lavoro la riportò indietro nella stalla e ne prese un’altra. Ma tornato fuori con sua gran sorpresa non ritrovò né chiodi, né piastre, né tenaglia e martello che erano appoggiati sulla soglia della finestrella al piano terra della casa. L’unica presente era una bimba di otto anni (dell’altra famiglia) che fu subito interrogata dal ragazzo, ma la bambina ovviamente non poteva saper nulla. Il padre della bambina, il ragazzo e la stessa figliola si misero a cercare i ferri, ma invano. Era solo l’inizio ! 
    Una sera di pochi giorni dopo, un gran rumore fu udito come quello di un’enorme pietra che stava rotolando sopra il tetto per cadere con gran fragore al suolo. E di seguito dei rumori di ogni genere, nella casa del ragazzo che ferrava le mucche. Nel suo interno, il padre della bambina trovò tutto sottosopra come fosse passato un uragano; sedie rovesciate, piatti caduti e sulle scale erano disseminate gli attrezzi agricoli come zappe, forconi e falce che erano prima nel capanno. I bambini della famiglia colpita andarono a dormire nella casa accanto... i folletti, o mazzamurelli come vengono chiamati nelle Marche, avevano colpito forte, ma non si fermarono lì. Si disse anche che colpivano in seguito ad una maledizione scagliata da un precedente contadino a cui il padrone non aveva rinnovato il contratto di mezzadria, e che fu costretto a lasciare il terreno.
    Comunque sia, i fatti avvenivano sia di notte che di giorno, una mattina i componenti della famiglia furono svegliati dalla luce del sole nascente, perché le finestre non c’erano più. Infatti nella notte gli spiriti burloni avevano tolto dai cardini imposte e sportelli che furono trovati posati a terra senza che venisse rotto un solo vetro. Ma l’episodio più straordinario fu quello del biroccio, come viene localmente chiamato un carro agricolo non solo comune in Italia, ma anche in Francia e in Spagna.
     Quel giorno il capofamiglia, il padre del ragazzo che ferrava le mucche, doveva andare al mulino a far macinare del grano, ma non trovò il carro dove di solito lo metteva... uno scherzo? Un furto? No purtroppo. Qualcosa attirò il suo sguardo... da una finestra della casa spuntava fuori un timone. Salito nella stanza trovò il suo carro a pezzi: ruote, assali, tavole dipinte, pianale, martinicca, erano state smontate con cura e sparse sul pavimento.
   I fatti ormai andavano avanti, coinvolgendo addirittura i carabinieri, che sorvegliarono a che non ci fosse dietro qualche vicino dispettoso... e furono anche loro testimoni dei sinistri prodigi della casa infestata. Fu chiesto l’intervento di uno stregone locale, ma le sue arti magiche non riuscirono a far allontanare le presenze malefiche. Né ci riuscì il curato della chiesetta di Parolito – la frazione dove è la casa – e né l’esorcista di San Severino.

 Rivista francese del 1911
   Fu richiamato allora lo stregone locale, ma questo, umilmente ammise di non essere in grado cacciare i folletti dalla casa. Ci voleva uno stregone più potente di lui, ma che il capofamiglia non lo avrebbe visto di persona. Doveva andare in un determinato quartiere di Jesi, dove avrebbe trovato un palazzo con il portone aperto. Una volta entrato, doveva salire una rampa di scale dove avrebbe trovato una porta aperta che dava a un locale spoglio con un tavolino al centro. Sopra al tavolino ci sarebbe stata una bacchetta e avrebbe dovuto pronunciare delle parole segrete da non rivelare ad anima viva.
Il capofamiglia prese un somarello e si recò da san Severino a Jesi; trovò il palazzo fece tutto ciò che gli aveva detto lo stregone. E al recitare le parole segrete si alzò un vento improvviso. Il vortice lo sollevò in aria e in un batter d’occhio il pover’uomo fu scaraventato, folle di paura, in una strada di campagna poco sotto la chiesa di San Giuseppe di Tolentino.
    Il capofamiglia andò a chiedere aiuto al padrone di casa che abitava lì vicino e che poi lo accompagnò dai fratelli della moglie, i quali lo riportarono più morto che vivo dalla famiglia.
    Restava solo una cosa da fare, ricorrere a un mago più potente che però abitava a Bari. I soldi per il lungo viaggio, furono sborsati dal padrone della casa (persona di gran cuore, o la voce che girava sulla maledizione scagliata dal precedente mezzadro da lui cacciato via, era vera e gli faceva rimordere la coscienza?) e il capofamiglia partì assieme al cognato.
   A Bari, la sala d’aspetto del suo studio era piena di gente, ma lo stesso mago sbucò fuori dal suo studio e scusandosi con gli altri pazienti, li fece subito accomodare. Il mago, già conosceva tutto della loro disgrazia, ma impose loro di non disperarsi perché con le sue arti avrebbe bonificato definitivamente la casa dagli spiriti maligni e rivelò loro anche dove ritrovare molte delle cose fatte sparire dai folletti.
     Qualche giorno dopo un contadino del vicinato che era diretto a Tolentino, passava con il suo carro vicino alla casa infestata. I suoi buoi si fermarono inaspettatamente e non vollero più muoversi. Da un canneto vicino sentì i rumori più agghiaccianti: urla, stridi, miagolii mentre le canne si agitavano e piegavano come percorse da mani invisibili e senza che spirasse un solo alito di vento. Il contadino girò il biroccio e scappò via il più velocemente possibile. Gli spiriti maligni, dopo ben quattro mesi, stavano sloggiando da quella casa per non tornarvi più.
   Ma per la povera famiglia fu assai difficile trovare degli amici. Se un conoscente di passaggio veniva invitato a salire per bere un bicchiere di vino, in molti rifiutavano cortesemente. La fama di quella casa era rimasta insieme alla paura.         

Fonte: Raoul Paciaroni, I mazzamurelli a Sanseverino e altrove nelle Marche, pagg. 32-54, città di San Severino Marche, 2015.      





[1] Infanta [in-fàn-ta], s.f. = Nelle corti di Spagna e di Portogallo, Titolo spettante alle figlie cadette del re e alla moglie dell'infante. Vedi:
[2] Il Mayorazgo è il diritto del primogenito di ereditare tutti i beni del padre  a condizione di trasferirlo al suo successore. Vedi la voce nel Diccionario Manual de la Lengua Española nel sito:  http://es.thefreedictionary.com/mayorazgo


[3] L’ammutinamento, iniziato alla Puerta del Sol a Madrid, era rivolta contro il marchese di Esquillace, primo ministro del re Carlo III, colpevole per il popolo dell’alto costo del pane (il cui prezzo era raddoppiato in soli cinque anni a causa di una carestia) e del divieto per gli uomini di indossare cappe lunghe e cappelli ampi e rotondi e di sostituirli con la cappa corta e il cappello a tre punte, questo per consentire di riconoscere l’identità della gente ai controlli di polizia. Manco a dirlo la rivolta iniziò proprio per una zuffa tra gente incappucciata tradizionalmente e dei soldati della Guardia valona, una truppa straniera poco amata dai madrileni. Ci furono dei morti e parecchi palazzi nobiliari vennero depredati (tra cui il palazzo dei sette camini, sede del marchese di Esquillace). A seguito di questa rivolta la famigerata compagnia di Gesù, fu espulsa dalla Spagna pochi mesi dopo, per la sua presunta partecipazione alla rivolta. Vedi: http://www.elmundo.es/la-aventura-de-la-historia/2015/09/17/55ed85cfca4741164e8b458a.html
[4] La battaglia di San Quintino fu una battaglia combattuta nel quadro delle guerre italiane tra le truppe spagnole e l'esercito francese, che ebbe luogo il 10 agosto 1557, con una vittoria decisiva per il Regno di Spagna. Vedi:
 
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