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martedì 15 agosto 2017

DIFFERENZE E CENSURE IN TEX


DIFFERENZE E CENSURE IN TEX
di Nazzareno Giorgini

   Tex nasce con un intento “provocatorio”: forte aggressività, sangue, violenza, insieme a donne disegnate da Galep spesso in modo provocante e attraente. A suo tempo (nelle ristampe dei primi anni ’60) è stata infatti necessaria un’autocensura da parte dell’editore che ha permesso al nostro ranger di continuare a uscire nelle edicole (lo stesso Sergio Bonelli ne ha trattato sulla posta del TuttoTex n.4 del marzo 1986 dove parla del marchio “Garanzia Morale”, e rimandiamo a quell’intervento per approfondire le ragioni sociali che erano alla base di questa condanna del fumetto). Occorre comunque dire che la differenza tra il Tex originale e quello censurato è senz’altro notevole: vengono eliminate in buona parte quelle espressioni, imprecazioni ed esclamazioni che rappresentano l’elemento “pittoresco” del linguaggio bonelliano; alcune sequenze delle storie vengono modificate; resta tuttavia intatta quell’atmosfera di forte aggressività che pervade il “primo” Tex; gravi danni ha subito anche il disegno di Galep: tutte quelle donnine piacevoli e attraenti sono state abbigliate in modo molto più castigato.













In “Fumo di China” n.5/32 del 1988 (nel Dossier Tex pubblicato in occasione dei quarant’anni del personaggio) gli autori, dopo aver riproposto l’intervento di Sergio Bonelli sulla posta del TuttoTex n.4, affermano che le censure furono di due tipi: cambiamenti di tipo “morale” e “razionale”. Il primo tipo riguarda la “moralizzazione” a cui è stato sottoposto il personaggio con modifiche riguardanti il testo e il disegno rese necessarie sia dall’intento “provocatorio” del linguaggio bonelliano sia dal clima sociale e politico degli anni ’50 fortemente critico verso il medium fumetto. Le censure “razionali” furono invece dettate da esigenze pratiche: ad esempio la correzione di eventuali sviste grammaticali o la riscrittura di alcune strisce in modo da correggere degli errori nella psicologia del personaggio. In realtà, secondo il nostro parere, le modifiche di tipo “morale” e “razionale” si intrecciano tra di loro, in quanto possiamo assistere nel “primo” Tex ad un curioso fenomeno che, in ambito storico e artistico, si chiamerebbe “retrodatazione”: al personaggio vengono attribuite (nelle edizioni censurate dei primi anni ’60) parole, pensieri ed azioni che risultano coerenti con il suo successivo sviluppo, ma alle quali in realtà l’autore non pensava nel momento in cui scriveva (nei primi anni ’50). Quando Tex nasce nel 1948, non è il personaggio su cui la Casa Editrice “Audace” punta in modo particolare, poiché sappiamo che gli autori (G.L. Bonelli e A. Galleppini) curavano e speravano molto di più in “Occhio Cupo”, personaggio ambientato durante la guerra franco-inglese in Canada nel 1700. Quindi non abbiamo nessuna certezza che Bonelli pensasse ad un futuro esito di Tex come ranger, quando ce lo presenta in veste di fuorilegge nel n.1 (“La Mano Rossa”), ricercato dagli sceriffi del Texas (ricordiamo che in quegli anni di fervida creatività gli eroi di carta nascevano e perivano con estrema facilità).
   Citiamo alcuni passi di un articolo di Ermanno Detti e Daniela Parolai, “Tex prima e dopo”, apparso su “LG Argomenti” – Rivista Centro Studi Letteratura Giovanile – n.4 del 10-12-1981 e riproposto da “La Striscia” – periodico di cultura ed attualità del fumetto – n.18 del gennaio/febbraio 1984 (Speciale Tex): “Nell’edizione del 1948 Tex è un fuorilegge che spara per uccidere anche quando non sarebbe del tutto necessario; ed il governo americano, dopo aver messo molte taglie sulla sua testa, lo integrerà nei ranghi dei rangers sfruttando le sue abilità contro altri fuorilegge. Nelle edizioni successive, modificando dialoghi e didascalie, si cerca qua e là di attenuare questo concetto di fuorilegge (all’espressione “fuorilegge” si sostituisce, almeno in un caso, quella di “giustiziere”), di presentarci un Tex più mite ed umano. Altrove i dialoghi sono profondamente modificati, mentre la parte grafica resta integra perfino nelle espressioni del volto. A differenza della prima, nelle nuove edizioni Tex non minaccia più di uccidere i suoi nemici, ma si limita ad intimare loro di seguirli alla prigione; scompaiono battute sadiche e non si ammette più che si spari per uccidere. Ma quello che è più interessante è la concezione della legge e dei suoi rappresentanti. Nell’edizione del 1948 la legge poteva essere violata, spesso gli sceriffi comparivano come degli incapaci. Nelle nuove edizioni i dialoghi che esprimevano questa concezione sono radicalmente modificati in modo da evitare ogni riferimento alla violazione della legge e ogni derisione per i tutori dell’ordine”.







Detti e Parolai concludono nel citato articolo in questo modo: “Quindi al di là dell’opportunità (che può variare a seconda del punto di vista), quelle modifiche, che sacrificavano addirittura grafica e struttura narrativa, non possono essere giudicate positivamente… Risulta comunque sempre più certo – e quanto qui esposto lo conferma – che il fumetto è un “media” sensibilissimo al contesto, al clima in cui viene prodotto ed è capace di adeguamenti attraverso piccole operazioni che sfuggono se non si cerca di entrarci dentro ed esaminarle con pazienza”.
Si diceva che molti interventi della censura riguardano i personaggi femminili, più frequenti nelle prime storie di Tex rispetto a quanto lo siano oggi, modificando addirittura parti della trama. A questo proposito vogliamo presentare due classici esempi: il primo riguarda Marie-Gold, una splendida bionda gerente del “Jolly Bar” per conto di Bud Lowett, che salva Tex sparando (nell’edizione originale) ad un delinquente che lo stava per colpire a tradimento (Tex n.2, “Uno contro venti”, pag.1); il secondo ha come protagonista la famosa Eugenia Moore, fuorilegge per amore, sedotta dal capo della banda Dalton, che, ben lungi dall’essere incapace di uccidere un essere umano (come la ragazza afferma nell’edizione censurata), “scarica rabbiosamente la pistola” colpendo Tex ad una spalla; fortunatamente i proiettili finiscono prima che ella aggiusti il tiro (Tex n.9, “L’ultima battaglia”, pag.51).





   L’argomento delle “censure” in Tex è estremamente complicato e difficile da seguire, se non impossibile, considerando la lunga vita editoriale del personaggio. Solo possedendo le strisce originali si può essere sicuri della mancanza di interventi successivi; infatti fin dalla prima riproposta delle strisce nel formato “albo d’oro”, che ha dato origine alla famosa ristampa gigante dei Tex 1-29 (circa metà anni ’50), forse troviamo le prime lievi modifiche, che poi diventeranno molto più frequenti nella seconda ristampa gigante (quella tuttora in edicola con le storie inedite), alla fine degli anni ’50 e a partire dal n.15 (“La montagna misteriosa”). Infine con la terza ristampa gigante (quella chiamata “Tre Stelle” e conclusasi con il n.636 del 26 gennaio 2017) abbiamo ormai le modifiche definitive a partire dal n.1 (“La Mano Rossa”) del marzo 1964. La situazione si è ulteriormente complicata con la ristampa di TuttoTex partita nel dicembre del 1985, a cui ha fatto seguito il Tex Nuova Ristampa del febbraio 1996. La scelta dell’editore Sergio Bonelli per quanto riguarda TuttoTex (in Tex Nuova Ristampa altre modifiche sono quasi assenti, ma l’editore sente nuovamente il bisogno di trattare l’argomento sulla posta del n.2) è stata quella (detto in modo semplificato) di rimettere i disegni originali, mantenendo il testo censurato. In conclusione si è creata una situazione molto variegata, quando si parla di modifiche e censure nel “primo” Tex, che possiamo esemplificare nelle strisce qui sotto rappresentate e tratte dal Tex n.5 (“Satania!”), pag.50 e Tex n.6 (“Doppio gioco”), pag.153.









   In TuttoTex e Tex Nuova Ristampa il lavoro di correzione, aggiornamento e reinserimento di testi e disegni è stato veramente notevole, ma non sempre ci ha lasciato soddisfatti. Si comprende benissimo che non è stato facile per i redattori e correttori della S.B.E. mantenersi nel giusto limite. La domanda è questa: fino a che punto è lecito migliorare un testo, rispettando il messaggio originale dell’autore? Le risposte possono essere molte e soggettive e allora può capitare che chi cerca di “migliorare” un testo, trovi poi la giustificazione per superare quell’incerto confine tra rispetto dell’originale e manipolazione di esso. Dobbiamo chiarire comunque che questo discorso, secondo il nostro parere, riguarda soprattutto gli albi successivi a quelli pubblicati dopo il n.50, mentre per i primi cinquanta albi di Tex preferiamo senz’altro leggere la Nuova Ristampa piuttosto che quelli censurati, visto che la ricerca degli originali non è alla portata di tutti, sia dal punto di vista economico sia da quello dell’interesse personale.
Vogliamo ora fare un esempio di modifica effettuata in Tex Nuova Ristampa, che troviamo nell’albo n.38, “Sabbie mobili”, a pag.102, striscia 10. Nell’edizione originale Kit viene lanciato da Tex e Carson sul tetto della casa vicina (distante tre metri) a quella che sta andando a fuoco, mentre in quella modificata è lo stesso Kit che spicca un salto verso l’altra casa (distante questa volta quattro metri). Qual è, secondo voi, l’azione più verosimile? Secondo noi nell’edizione originale Kit viene utilizzato in quanto un “piccolo” ranger (considerata l’età) e quindi può essere sollevato e lanciato dai suoi pard più maturi e muscolosi; nell’edizione modificata Kit ruba la scena a Tex in modo poco verosimile, poiché la forza muscolare per fare un salto dovrebbe essere superiore nel padre.



   Vogliamo concludere questa analisi delle censure e modifiche riproponendo la prima striscia del nostro eroe nella quale già troviamo un termine (“scagnozzi”) che fu poi sostituito da un altro (“uomini”), perché ci sembra emblematica del destino “editoriale” e “umano” del personaggio, così strettamente legati tra di loro, da far sì che il caso di Tex sia forse unico nel panorama del fumetto mondiale. Un eroe che, non dimentichiamolo, originariamente doveva chiamarsi Killer e non Willer e quindi la sostituzione “scagnozzi/uomini” contiene in sé tutta la problematica del dibattuto e travagliato rapporto di Tex con la legge ufficiale. “Altro che Tex reazionario o law and order, come a volte, ancora oggi, si sente dire in giro. Tex era ed è eversivo, e i custodi del buoncostume e dell’ideologia lo avvertirono da subito, fin dalla messa sul mercato delle sue prime avventure” (Gianni Canova, da “Memorie di un texiano non pentito”, in “L’Audace Bonelli – l’avventura del fumetto italiano”, La Repubblica-L’Espresso). Ma al di là delle censure e modifiche rese necessarie dal clima sociale dell’epoca e dalla lunga vita editoriale, non dobbiamo infine dimenticare che ci troviamo di fronte ad un personaggio con grandi valori e ideali di fondo che sopravvivono a tutto.



Il personaggio di Tex è © Sergio Bonelli Editore, mentre le illustrazioni sono degli aventi diritto.

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mercoledì 9 agosto 2017

Enrico De Seta


Enrico De Seta

    Nato a Catania il 17 febbraio del 1908, esordì giovanissimo su «La tribuna illustrata» e su «Il Travaso», alternando alle collaborazioni con giornali e riviste l’attività di cartellonista. Nel 1932, su «Il Balilla», pubblicò la serie a fumetti La famiglia Piroletto; dal ’36, sul «Corriere dei Piccoli», I Fratelli Ravanello. Nel ’37 divenne direttore di «Argentovivo!», un tentativo di giornale con fumetti esclusivamente italiani, sul quale pubblicò alcune sue interessanti storie umoristiche-avventurose; dal ’38 collaborò con alcune serie al «Marc’Aurelio», quali Giovannino ubbidì e il celebre Il mago Bacù




Mago Bacù citato in Capitan Miki

Negli anni di guerra, per «Il Balilla», creò quelle che probabilmente restano le migliori serie a fumetti di propaganda di tutti i tempi: Re Giorgetto e Ciurcillone (Per Paura della Guerra / Re Giorgetto d’Inghilterra / chiede aiuto e protezione / al Ministro Ciurcillone), Eleonora e Rusveltaccio, Il terribile Stalino.
Un capolavoro di espressività grafica e di umorismo che riesce addirittura a rendere simpatica una tirata fascista. 





    Nel periodo dell’occupazione, l’Autore collaborò a diverse teste umoristiche, per poi riprendere l’attività di cartellonista, specialmente cinematografico. 



    È scomparso a Roma il 28 novembre del 2008

Testo ripreso da Exploit comics n. 38 – ottobre 1986

Si consiglia la visione di


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Le illustrazioni in bianco e nero sono tratte dal libro della XIV biennale dell’umorismo nell’arte realizzata a Tolentino nel 1987

domenica 6 agosto 2017

Marten Toonder


Marten Toonder

 
Marten Toonder nacque il 2 maggio 1912 a Rotterman. All’età di 19 anni, accettò la proposta del padre – un capitano della marina mercantile olandese – di fare un lungo viaggio per mare a bordo della sua nave che batteva diversi porti sudamericani. E a Buenos Aires, Toonder conobbe Jim Davis, un animatore che lavorò con il noto artista argentino Dante Quinterno. Le creazioni di Quinterno lo colpirono in una misura tale che decise di diventare lui stesso un artista.


Doris en Daantje (Extra Magazine, 1935)

Dopo il suo ritorno a Rotterdam, entrò per un breve periodo a far parte della locale Accademia d’Arte e, dopo aver effettuato il servizio militare, iniziò la sua carriera nel ‘33 disegnando delle storie illustrate per dei quotidiani come il De Nederlander con 'Bram's Avonturen' (o 'De Lotgevallen van Bram Ibrahim') o 'Tobias' per l’Ideaal.


Japie Makreel (da Doe Mee)

Nell'ottobre del 1933 trovò lavoro presso l'Nederlandsche Rotogravure Maatschappij, una casa editrice di Leiden, come illustratore creando un gran numero di vignette satiriche, ed anche fumetti come 'Ukkie Wappie' (noto anche come 'Uk en Puk'), 'Fik en Fok', 'Dikkie en Dunnie' e 'Jim en Soe'. Realizzò anche storie a fumetti con Stanlio & Ollio.


Fik en Fok (ABC, 1933)

Creò anche le avventure dell'orso bianco Thijs IJs, scritte dal fratello Jan Gerhard Toonder (Rotterdam, 18 luglio 1914 - Amsterdam, 25 agosto 1992) e uscite dal marzo 1934 al ottobre 1938 sul quotidiano Nieuwsblad van het Noorden.


Uk en Puk (Unicum, 1935)

   Nel 1939 inizia in associazione con la Diana Edition di Amsterdam, la collaborazione con l'agenzia austriaca Fritz Gottesmann. All’inizio Toonder lavorava come aiutante anonimo di alcuni fumetti di artisti austriaci, con i quali l'agenzia aveva perso il contatto a causa dell'occupazione tedesca (tra questi 'The Boss' di William Timym e 'Hannibal' di Erwin Barta). Quando nel 1941 Gottesmann – essendo di origine ebraica – dovette nascondersi, Toonder dovette continuare l'azienda da solo. L'accordo tra i due era che Toonder avrebbe restituito l'azienda a Gottesmann subito dopo la guerra, ma questo purtroppo non avvenne perché Gottesmann venne scovato nel suo nascondiglio nell'agosto del 1944 e morì a Mauthausen nel febbraio del 1945. Anche se in gran parte dimenticato, questo agente di Vienna fu alla base della più importante compagnia dell'industria dei fumetti del dopoguerra olandese.
   Toonder co-fondò la Geesink-Toonder Produkties ad Amsterdam insieme a Joop Geesink, che amava animare dei burattini, producendo fumetti e film d'animazione per aziende come le Ferrovie Olandesi e la Philips. L'azienda iniziò a lavorare anche su un film con protagonista proprio il gattino 'Tom Poes', finanziato dalla società tedesca Degeto. Sebbene il film purtroppo non vide mai la fine, fu un'occasione per diversi artisti di sfuggire al lavoro forzato in Germania. La collaborazione con Geesink durò fino al 1943, quando Geesink si dedicò completamente all'animazione dei burattini [puppet animation].


De Koning van het Oerwoud (Bravo, 1940)

Pochi mesi dopo l'occupazione tedesca dei Paesi Bassi, Toonder disegnò due serie a fumetti per dei settimanali: "Jim en Soe" per Bravo e "Japie Makreel" per Doe Mee. Insieme a Anne Auke Tadema, Toonder riempì la maggior parte delle pagine a fumetti di Bravo nei primi anni '40. Tra le storie create per la rivista vi sono 'Dikkie en Dunnie' e 'De Koning van het Oerwoud'.



La mole di lavoro per Toonder divenne tale da dover chiamare in suo aiuto un giovane e promettente artista, Wim Lensen.

La prima striscia del gattino che recita:
«Tom Poes vive vicino a una grande foresta. Vi era entrato, perché lì ci si può veder di tutto; ad ogni albero non si sa cosa si vedrà subito dopo. Quella mattina si era alzato di buon’ora. Il sole brillava alto nel cielo e gli uccelli cinguettavano felici: "Davvero un bel giorno per andare all’avventura", pensò Tommasino. […]»

Circa un anno dopo, il 16 marzo 1941, il suo gattino "Tom Poes" od anche in inglese Tom Puss (schizzato già nel 1938), fece la sua prima apparizione nel più grande quotidiano dell'Olanda, il De Telegraaf, prendendo il posto – a causa della guerra – di Topolino.







La moglie di Toonder (il loro matrimonio fu nel ’35), Phiny Dick (Dik afine Kornelie 14 settembre 1912 - 7 agosto 1990, lei stessa autrice di vari libri per bambini) scrisse le didascalie delle prime sei pubblicazioni, ma poi lasciò a suo marito tutti i testi e le illustrazioni.


«Tom guardò attentamente dietro l'angolo e vide un gigante proveniente dalla grotta della montagna, con grandi passi e cantando molto duramente. Ma non era solo! Dietro a quel gigante venne ancora un altro gigante e poi un altro…»

   La prima avventura di Tom Puss, in cui i "cattivi" furono descritti come una banda di giganti, che in realtà erano dei ladri, divennero molto popolari tra i lettori, ma non riscontarono per niente le simpatie delle forze armate occupanti. Infatti solo dopo che le credenziali di Toonder vennero rigidamente controllate dai nazisti, gli fu permesso di poter realizzare nuove storie di Tom Poes, ma senza più alcuna allusione a particolare gentaglia in divisa.


Nella terza avventura di Tom Puss si aggiunse un nuovo personaggio: 'Mr. Oliver B. Bumble'  ("Olivier B. Bommel" in olandese), che doveva diventare la figura chiave delle seguenti 174 storie del gattino bianco.
L’enorme successo di questi personaggi generò una crescente richiesta di prodotti promozionali come cartoline, puzzle, giocattoli, calendari e altro ancora. Toonder dovette coinvolgere altri artisti e presto si trovò a dirigere uno studio.
Nel frattempo aveva sviluppato un forte interesse nella produzione di pellicole di cartoni animati. Le carriere e le creazioni di uomini come Pat Sullivan ('Felix the Cat'), Max Fleischer ('KoKo the Clown', 'Betty Boop', 'Popeye') e Walt Disney ('Mickey Mouse') lo affascinano e voleva rendere vivi i suoi personaggi con dei cartoni animati. Per tutto il 1942 mise all’opera il suo studio per creare cartoonfilms, ma dapprima venne tagliata l'elettricità, poi venne la scarsità di cibo e infine l’'inverno della fame' del 1944/45, così che tutta la produzione venne interrotta.
Non solo, poiché la gestione del De Telegraaf  fu presa da un membro della SS tedesca, Toonder decise di interrompere la pubblicazione del suo "Tom Poes". Si mise a usare la sua arte per falsificare documenti per la resistenza e per fornire illustrazioni per la pubblicazione underground, di cui era co-fondatore.
   Notevole è la notizia riportata da wikipedia[1] che Toonder ebbe dopo la guerra una condanna per collaborazionismo, da cui fu scagionato proprio per l’attività sopra riportata, ricevendo per questo nel ’82 un onorificenza reale.


Don Sombrero pubblicato anche in Argentina e Cecoslvacchia

Quando la guerra finì, anche se lentamente, i Toonder Studios tornarono a vivere di nuovo. La domanda nazionale e internazionale per i fumetti fu tale da far creare nuove serie.
 

Toonder creò 'Cappy' ('Kappie', un capitano della marina mercantile le cui avventure sono state realizzate dal 1945 al 1972) e 'Panda' (1946-1988), sua moglie ha scritto 'Olle Kapoen' (1945-1955) e ha fornito le sue illustrazioni per le prime 16 storie.


Primo episodio di Panda (da Utrecht Nieuwsblad, 23/12/1946)

Nel marzo 1947, "Tom Puss e Mr. Bumble" riapparve - non nel quotidiano De Telegraaf, ma in giornali come il Volkskrant e De Nationale Rotterdamse Courant (oggi il NRC Handelsblad). Ci furono pubblicazioni in giornali belgi, danesi, inglesi, finlandesi, francesi, tedeschi, indonesiani, svedesi e più tardi perfino nella Yugoslavia. Ma per l’Italia non c’è ombra di pubblicazione.


Tom Poes pubblicato in ceco nel 1941


Tom Pous pubblicato sulla rivista Pingvin in serbo-croato, negli anni ‘80


 
Tom è molto amato in alcune regioni francesi (a seguito di diverse pubblicazioni su quotidiani locali), e venerato dai collezionisti dei fumetti popolari editi dalla Artima negli anni ’50 (sopra la prima storia del fascicolo Tom Pouce n. 5 del marzo ’59, che presentava anche altri personaggi di altri autori), la Pressibus ha pubblicato delle avventure in lingua francese.
    Originariamente il gattino Tom Puss era rivolto a dei giovani lettori, ma come capì Toonder, anche le generazioni più vecchie godevano nel leggere le sue storie. Così i testi maturarono e le illustrazioni furono arricchite di maggiori particolari. Come sottolinea l’autore della scheda su Lambiek: «Senza perdere il loro fascino, i personaggi diventano sempre più archetipi, le avventure si concentrano sempre più sugli elementi della fantascienza, sui temi sociologici, filosofici ed ecologici senza mai diventare troppo realistici. L'autore evidenziava gli attriti che vi erano tra l'individuo e le masse, tra la natura e la tecnologia e, infine, tra il bene e il male. »


Prima apparizione di Koning Hollewijn nel 1954


Re Hollewijn con la figlia Wiebeline Wip

All'inizio del 1954 Toonder progettò una nuova serie: "Koning Hollewijn" che apparve nel rinato De Telegraaf fino al giugno 1971 e che uscì anche in Danimarca, Svezia e Francia. I suoi disegni semi-realistici a pennino differivano notevolmente dagli altri lavori e ricordavano i disegni politici che aveva prodotto durante e subito dopo la guerra.
   Fino al 1965, Toonder ha discusso le trame fondamentali dei suoi lavori con i suoi sceneggiatori (come il prolifico Lo Hartog van Banda). Artisti come Carol Voges, Ben van Voorn, Ben van 't Klooster, Dick Matena, Terry Willers, Fred Julsing e Piet Wijn fornivano perfino dei disegni a matita, alcune volte parzialmente inchiostrati secondo i suoi scenari, ma il risultato finale era di Toonder. Nel corso di quell’anno Toonder lasciò la proprietà e la gestione degli studi di Toonder ad altri e emigrò in Irlanda, consentendosi di concentrarsi completamente sulla saga di Tom Puss e Mr. Bumble.
Da allora le storie sono state i prodotti della sua immaginazione personale dai testi fino all’inchiostrazione.


Questa vignetta esprime tutta l’arte di Marten Toonder, con un’atmosfera
totalmente fiabesca. Il gattino Tom Poes è talmente aggraziato da ispirare una gran tenerezza.

Oltre a 'Tom Poes', Toonder ha iniziato la serie 'De Goeroe' ["Gears of War"] per il De Telegraaf negli anni '70, insieme al figlio Eiso (1936-2014) e all'irlandese Peter Hoye, usando la firma congiunta di Peter Abel.
Nel 1985, all'età di 72 anni, Toonder decise di aver raccontato tutto quello che doveva raccontare, e il 20 gennaio 1986 fu pubblicata l'ultima parte della sua ultima storia (appositamente intitolata "Mr. Bumble and the End of Endlessness"). Si noti che il quotidiano leader della Svezia, il Dagens Nyheter, iniziò la pubblicazione delle avventure di Tom Poes nel febbraio 1946 e cinquant'anni dopo il giornale stava ancora stampando la serie.
Negli anni ‘80 dello studio Toonder sono usciti 32 albi a fumetti e a colori con nuove avventure di Tom Poes.


Tom Poes en de Ijzige Heinen, è il n. 19 del 1981

   Sempre su Wikipedia trovo scritta la notizia che per l’uso inventivo e innovativo del linguaggio, delle espressioni dei suoi racconti sono diventati parte della lingua olandese; non solo Toonder era un ufficiale dell'Ordine al Merito ("Pro Merito Melitense") del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta.


Il grande vecchio maestro dei fumetti olandesi viveva nella casa di riposo per artisti, la Rosa Spier House a Laren, nei Paesi Bassi, sopravissuto alla compagna e al fratello. Morì nel sonno alle prime ore del 27 luglio 2005. 


L’ultima striscia di Tommasino (come amo chiamarlo), che corre all’avventura dando la schiena ai suoi lettori. È un vero e proprio addio.

Il film



   Nel 1983 fu realizzato un film di 82 minuti tratto da una delle storie di Tom & il signor Bommel del ‘57. Il titolo è Als je begrijpt wat ik bedoel letteralmente Se sai quello che voglio dire.
Un violento temporale scuote la notte di un venerdì 13, e Tommasino e il fedele servitore Joost trovano un uovo di drago nel giardino del castello che poi si schiude proprio davanti al signor Bommel. Dall'uovo esce un draghetto completamente innocuo e docile. L'animale vede il signor Bommel come suo padre, perché è stata la prima persona che vede dopo essere stato covato. Così il signor Bommel, come già aveva fatto con Tom, si deve prendere cura di questo piccolo drago e lo chiama Zwelgje.
Ma Zwelgje ha un piccolo difetto: ha un debole per le cose luccicanti come le monete. Questo ovviamente porterà a un po’ di problemini.
La pellicola è sta doppiata in olandese, naturalmente, ma anche in inglese e le due versioni si trovano in youtube.
Marco Pugacioff
per le immagini © eredi Toonder
Fonti:





[1] https://nl.wikipedia.org/wiki/Marten_Toonder

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