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sabato 20 agosto 2016

Filiberto Scarpelli



Filiberto Scarpelli

Scarpelli insieme a Vambe e a Luigi Lucatelli con alle spalle un'enorme caricatura
foto tratte da: 
 http://www.fotografia.iccd.beniculturali.it/index.php?r=collezioni/immagini&fondo=Nunes+Vais&page=48


    Nasce a Napoli il 29 giugno 1870 da una famiglia di antiche tradizioni militari. I fratelli in tutto sono dodici, di cui è noto l'ultimo, Tancredi, anch'egli illustrattore. Rimasto presto orfano, si trasferisce a Roma, dove conduce una vita da artista bohémien. Suo maestro è Gabriele Galantara. Insieme con Rubino, Finozzi, Anichini e Brunelleschi è uno degli illustrattori di punta per le copertine del Giornalino della Domenica (al quale collabora fin dal primo numero nel 1906).
 
   Sul supplemento Il Passerotto, diretto da Omero Redi, si firma Filibertino Scarpellino. Alto, magro, naso aquilino, baffi e pizzo alla moschettiera, diventa in redazione per i ragazzi il "colonnello Scarpelli", che riunisce gli abbonati in vari corpi militari di sua invenzione. Il tratto del disegno si rifà alle tendenze viste sulle riviste più note dell'epoca come Le rire, La Revue Blanche, L'assiette au beurre e la tedesca Simplicissimus. Nel 1910 pubblica a puntate testi e disegni intitolati Guerra! Guerra!! che ottiene un successo strepitoso, tale che Bemporad poi raccoglierà in volume le storielle. Tiene una rubrica dal titolo "Chiacchiere artistiche con i miei lettori" che raccoglie ampi consensi. Illustra le Pistole di Omero (di P. Ermenegildo Pistelli). Filiberto Scarpelli come pittore espone nel 1918 una personale allestita nel salone dell'Epoca a Roma. Fa parte del gruppo romano insieme con Tofano, Cambellotti, Grassi, Bottazzi, Marucci. Collabora al Pupazzetto, a L'Asino, e a Il Travso delle Idee per oltre un quarto di secolo ( del quale è anche direttore dal 1925 al 1928).

    Dalla moglie Maria Marinari, nota come Manetta, avrà due figli, che egli istruisce in casa, non credendo nei metodi rigidi della  scuola dell'epoca. Il tipo di educazione impartita doveva essere senz'altro notevole, poiché Furio Scarpelli (16/12/1919-28/04/2009) è il celeberrimo scrittore e sceneggiatore cinematografico, nonchè disegnatore a sua volta. Il figlio Giacomo chiamerà il proprio figlio Filiberto come il bisnonno. Scarpelli muore in tragiche circostanze l'8 agosto 1933. Leggiamo nel libro di G. Mosca La signora Teresa che il fattaccio avvenne una sera in un'osteria di via della Lupa (zona Margutta): Scarpelli venne aggredito da un oste che lamentava un vecchio credito e lo uccise con due colpi di rivoltella. La notizia venne ignorat dai giornali, ma pure Il travaso del 20 agosto 1933 gli dedica il seguente necrologio: "Lavoratore instancabile nelle condizioni avverse,passava lunghe ore a scrivere o a disegnare, per allietar grandi e piccini, mentre lo attanagliava il perpetuo dramma di una esistenza famigliare sconnessa e quasi randagia: quel medesimo dramma che, nel pomeriggio dell'8 agosto, si è risolto tragicamente: in un diverbio per motivi d'interesse, due colpi di rivoltella uccidevano Filiberto Scarpelli."
   Nel 1939 apparve postuma l'amara autobiografia Un uomo in un fosso: vaniloquio senza capo ne' coda che spiega solo parzialmenet la contraddizione di una vita operosissima ma economicamente travagliata.


Per gentile concessione della signora Maria Enrica Carbognin
 

un ricordo di Filiberto Scarpelli, del nipote, il regista Filiberto Scarpelli.


  Lettera di Filiberto Scarpelli a Luigi Bertelli, Roma, 11 luglio 1907
Carissimo Vamba,
    Bacio in te il doppio padre, il correttore della medicina, l'amico e il repubblicano. Bacio in te il Direttore del Giornalino! Viva la signorina Ida! Viva la Signora Emilia! Viva Beppino o Don Peppe, l'ideal fratello! Accidenti al saluto! Viva il calomelano!
   Morte ad Urbano Rattazzi. Viva Bettino Ricasoli del 1861![1] Accidenti anche a lui, quando preteggiò nel 1867![2] E mi pare che siamo a Posto!
    Se tu scrivi a Febea, le farai un gran piacere. Essa, dopo la morte del povero Vittorio[3], è tornata in mezzo a noi più espansiva, più affettuosa, più dolce di prima, se era possibile un aumento di carattere fraterno nelle realzioni tra la buona, ottima signora Olga e noi. Essa è triste, molto triste, ma ha piacere di sorridere con i suoi vecchi amici.
    Scrivile dunque e la tua lettera per Lei sarà una vera gioia.
   Dunque, dunque, dunque... tu mi ami sempre? Benissimo. Io ti adoro.
   Questa mattina ho manoprato la prima illustrazione per la mia novella.
   Domani mattina manoprerò l'altra. Domani sera Liebman[4] avrà il necessario illustrativo. Per Domenica ti farò pervenire il manoscritto. Continuerò nel mio lavoro di minutaria.
   L'articolo illustrato di Vittoria arriverrà questa settimana?[5] E le mie chiacchiere?[6]
       Le bimbe non fanno altro che strillare perché non chiacchiero più. Vittoria soffia che io manco alla parola data. Un'ira di Dio, ti dico!
         Voglio domandare a Vittoria se lascia pubblicare la sua fotografia. La pubblicheresti tu? Quella ragazza ha la manìa del mistero. Forse perché la mamma vede il diavolo negli atteggiamenti letterari della figliuola. Preferirebbe che si dedicasse tutto alla merceria. Ma io tengo duro nella mia opera anarchica presso la bimba.
         Non capiscono queste mammine pratiche che lo scribacchiare come fanno Vittoria, Edda Rondini, ecc., il corrispondere di queste ragazze direttamente con persone che hanno la testa a posto, può essere per le suddette ragazze, nell'età equivoca che va dai 14 ai 17 anni, una valvola di sicurezza che le salvi da atteggiameneti poetico-sentimentali più noiosi o pericolosi. Non ti pare?
    Io scommetto che noi risparmiamo alle pupe, nostre corrispondenti molti amorucci da strapazzo, nei quali, quasi sempr4, le poche si imbarcano per dare sfogo alla poesia mal digerita che circola nel loro ingenuo organismo.
        Bacioni a Te, alla signorina Ida di Vamba, a Beppino, alla signora Emilia Scarpelli.
      Lettera di quattro facciate su carta intestata: <<La Vita>>. Giornale Politico Quotidiano - Roma. Redazione
      (MCRR, Raccolta Bertelli, Lettere autografe, b. 541, 5)
Note:
   [1] Il riferimento è alla nomina di Urbano Rattazzi, avvenuta il 18 febbraio 1861, a primo presidente della Camera dei Deputati dopo l'Unità d'Itali. Rattazzi capeggiava l'opposizione parlamentare a Bettino Ricasoli divenuto presidente del Consiglio dei ministri dopo la morte di Camillo Benso di Cavour.
    [2] Nominato capo del governo il 12 giugno 1861, com'è noto, Ricasoli ammise i volontari garibaldini nell'esercito regolare, sollecitò il ritorno dall'esilio di Giuseppe Mazzini e tentò invano la riconciliazione con la Santa Sede. Dopo le dimissioni date il 3 marzo 1862, Ricasoli tornò al governo dal 20 giugno 1866 al 10 aprile 1867. Durante questa fase, tentò ancora la riconciliazione con il Vaticano. Per favorire il riavvicinamentocon la Santa Sede, egli concesse l'exequatur a quarantacinque vescovi contrari al governo iatliano. Le resistenze incontrate in Parlamento della ratifica di tale provvedimento convinsero Ricasoli ad abbandonare la vita politica.
   [3] Si tratta appunto del figlio di Olga Ossani Lodi, Vitorio, scomparso prematuramente l'11 giugno 1907.
   [4] Liebman era il proprietario dell'azienda di riproduzioni fotomeccaniche di Roma dalla quale uscivano la maggior parte dei Clichés che servivano alla stampa de <<Il Giornalino della Domenica>>.
   [5] Fa riferimento al racconto di Vittoria Aganoor Pompily, Notturno, pubblicato sul fascicolo del 14 luglio 1907 con una grande illustrazione a colori di Cesare Simonetti.
     [6] Nessun articolo con questo titolo venne mai pubblicato su <<Il Giornalino della Domenica>>.
    
Marco Pugacioff 
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