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lunedì 3 ottobre 2016

Tex, il film







Tex, il film


   Nel 1984 un referendum chiedeva al pubblico italiano chi tra Paul Newman, Patrik Wayne (uno dei figli di J. Wayne) e Giuliano Gemma era più adatto a portare sul grande schermo quel personaggio a fumetti che dal 30/9/1948 imperversava nelle edicole di tutto il mondo: Tex Willer! La scelta popolare cadde proprio su Gemma, una scelta tra l'altro più che giusta, l'età dell'attore era esatta, quasi sulla soglia dei 50 anni, eppure nel film (e senza controfigure!) saltava come un grillo, in più in molte precedenti pellicole (prima fra tutte la splendida "Sella d'argento" di Lucio Fulci del 1978) aveva recitato  parti    che lo accostavano col personaggio a fumetti. Nel "Il prezzo del potere" di Tonino Valeri del 1970 addirittura interpreta profeticamente un uomo di nome Wiler, proprio come Tex, ma con una L di meno.




Lo sguardo intenso di Aquila della Notte [Gemma è sempre stato un bravo attore] dopo aver compiuto la sua opera di giustiere in difesa del suo popolo

Una grinta atletica che John Wayne e Clint Eastwood possono solamente sognarsi, e che accosta Gemma all' immagine grafica di quell' artista scomparso che più ha reso Tex un uomo reale, Erio Nicolò. Tal'altro bisogna notare che molte persone, ancora oggi, dicono che Gemma non è adatto a questo ruolo perché Tex Willer è un tipico americano dagli occhi azzurri.
  Niente di più sbagliato! Questi sono i tipici personaggi IGNORANTI più adatti a leggere Dylan Dog o dei supereroi oppure dei manga. Costoro ignorano la saga bonelliana, dove Willer ha interpretato per ben due volte l'uomo della morte. Ovvero un indiano travestito quasi come un Kriminal (dieci anni prima che fosse creato) dalla lunga capigliatura, di cui l'unica cosa che si vedevano erano gli occhi. Se Tex li avesse avuti azzurri, sarebbe stato subito scoperto che era un bianco e non avrebbe potuto scambiarsi il costume con Tiger. 


  Nel 1985, il film, dopo la biennale di Venezia, uscì nelle sale italiane ma non ebbe il successo meritato. Perché? Se l’attore calzava perfettamente nel ruolo (con buona pace dell’editore del personaggio che ne ha sempre parlato male), i motivi erano da cercare altrove, in primis la trama! Se il soggetto di G. L. Bonelli è splendido, squallida è la sceneggiatura travisata dal figlio Giorgio Bonelli (tra l'altro anche aiuto regista) che non rispettò la potenza narrativa del genitore, e poi gli altri attori che non entravano nella parte: William Berger era un Carson ormai buono solo per una casa da riposo, che in questa maniera aveva anticipato lo squallido Carson fumettistico di Nizzi; il simpatico Carlo Muccari che atleticamente era perfetto, vestito da indiano non rendeva bene la parte; l'unico grande era Aldo Sambrell, che seppur non avesse niente a che vedere coll’Eldorado della  storia a fumetti, dimostrò di essere sempre uno dei più bravi cattivi dello spaghetti-Western.

 Il principe Tulac trasformato in... principessa grazie alla bellezza della Russinova.

   Per quanto riguarda gli effetti speciali, sono veramente da baraccone, ma vedendo certi Horror-Western Americani, sono più che apprezzabili, inoltre l'antro del signore degli abissi sembrava davvero uscito dalle tavole del, purtroppo recentemente scomparso, Guglielmo Letteri (peccato per i pipistrelli di stoffa).


Eppure, ancora pochi anni fa, non smettevo di immaginarmi che Gemma a 70 anni suonati, mi recitasse un Tex N. 2 (o magari un "Sella d' Argento 2"), anche perché difficilmente si troverebbe chi recitativamente ed atleticamente possa rendere così bene Aquila della Notte. Ma purtroppo dopo la sua brutta morte questo resterà una misera visione onirica.  


Vorrei comunque concludere rendendo omaggio a quella cosa veramente bella, e, perché no, romantica che è l'interpretazione dello stregone Nube Rossa da parte di Giovanni Luigi Bonelli, che con le sue parole da fumetto faceva da voce narrativa al film.
In pratica è stato un gran bel sogno, vedere in carne e ossa Aquila della Notte, che grazie alla potenza narrativa di Gianluigi Bonelli è l'unico bianco che Geronimo ha chiamato "Fratello".


La grande squadra al completo, Tiger, Kit, Gianluigi e Tex.



Marco Pugacioff

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