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lunedì 3 ottobre 2016

Marco Polo in America


Marco Polo in America

   Marco Polo nasce a Venezia[1] nel 1253 da una famiglia di mercanti probabilmente originari di Sebenik. Il nonno Maffeo, aveva soggiornato a lungo a Costantinopoli e aveva aperto una sede commerciale a Soldai in Crimea da cui il padre Nicolò e lo zio Matteo nel 1261 si erano recati nel territorio mongolo/tartaro dell’Orda D’Oro tornando a Venezia otto anni dopo.

Un illustrazione dell'artista Antonio De Vita in arte Devi sulla partenza di Marco con il babbo e lo zio.

   Nel 1272 Nicolò e Matteo ripartono per il Catai portando con loro Marco. Percorso uno dei vari rami della via della seta i tre, dopo un viaggio di tre anni e mezzo, raggiungono la capitale dell’Impero e sono ricevuti alla corte di Kubilai Khan.

Illustrazione dell'artista Severino Baraldi intitolata The Long Road to Cathay La lunga strada per il Katai. Dallo splendido sito: http://www.bookpalace.com/acatalog/Severino_Baraldi_Art.html

  I Polo sono accolti con grandi onori e Marco conquista le simpatie di Kubilai. Apprese alcune lingue dell’Impero, Marco è inviato dall’Imperatore in giro per l’Impero con vari compiti. 

Altra illustrazione dell'artista Devi di Marco alla corte del Gran Khan. Dal sito consacrato al Maestro:
 
   Nel 1292 riceve l’incarico di accompagnare una principessa via mare da Zaitung ad Hormuz e da qui continua fino a raggiungere Venezia nel 1295. Nel 1298 Marco Polo partecipa alla battaglia di Curzola ed è catturato dai genovesi che lo rinchiudono in cella. Durante la prigionia Marco racconta al suo compagno di cella, Rustichello da Pisa, le sue avventure che saranno raccolte da Rustichello in un libro, Descrizione del Mondo, che presto prese il nome di Il Milione perché si diceva che contenesse un milione di aspetti fantastici sui luoghi visitati da Marco Polo.

Marco e Rustichello nelle prigioni di Genova, sempre ritratti da Devi.

   Dopo la pace, nel ’99 Marco torna a Venezia dove si dà ai commerci e muore l’otto gennaio del 1324.
   Questa è per sommi capi la storia com’è descritta dai libri di storia, in effetti, come disse Marco Polo parlando del libro scritto da Rustichello, “qui ci sono solo la metà delle cose”, e l’altra metà? Cos’altro aveva visto e fatto Marco Polo nei ventiquattro anni che era stato assente da Venezia? Perché non le conosciamo?
   Grazie ad alcune lettere di Marco Polo ritrovate negli ultimi vent’anni sappiamo che il grande viaggiatore era andato in Cina non solo come mercante ed emissario del papato per la corte imperiale, ma anche come spia per la Serenissima Repubblica di Venezia col compito di carpire carte e conoscenze scientifiche e geografiche. Il primo uso di queste conoscenze fu appannaggio delle tre sorelle di Marco Polo, Fantina, Bellela e Moretta, che per anni tennero seminari e incontri, ovviamente a pagamento, con dotti e i ricchi di mezz’Europa, raccontando le avventure del fratello, sia quelle scritte che quelle non scritte. Ma cosa raccontavano le tre sorelle che non fosse stato scritto da Rustichello?
  Negli anni trenta un mercante californiano di nome Marcian Rossi donò un pacco di documenti appartenuti a Marco Polo alla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Rimasti negli archivi per decenni i documenti furono riscoperti, spolverati ed analizzati da un ricercatore svedese, Leo Bagrow, che giunse ad una conclusione totalmente nuova: Marco Polo aveva raggiunto e navigato lungo le coste del Nord America due secoli prima di Colombo. Dai documenti lasciati da Bellela Polo sappiamo che nel 1277[2] l’imperatrice Mogul inviò Marco Polo a consegnare un dono reale alla regina di Sakhalin[3]. La nave di Marco fu colta da un tifone e sospinta verso la Penisola dei Cervi, la Kamchatka. Qui Marco incontrò un mercante siriano di nome Biaxo Sirdomap che da trent’anni si dedicava al commercio di pellicce in queste terre. Sirdomap informa Marco di una terra ad est, chiamata Penisola delle Foche[4], dalla quale scendeva un ghiacciaio che scaricava continuamente ghiaccio in mare. Secondo Bellela quest’incontro spinse Marco ad esplorare quelle terre[5] e, una volta tornato a corte, ottenne il permesso per almeno due ulteriori spedizioni nelle terre del nord.




Dal libro di Polo[6] sappiamo che i Tartari cacciavano l’orso bianco nella Piana di Bargu (Siberia Orientale o nord del Canada?) e che raggiungevano la Terra delle Tenebre, ovvero il Circolo Polare Artico. Sappiamo anche che raggiungevano un’isola nell’Oceano Artico a 40 giorni ad est da Bargu. Cos’era quest’isola che evidentemente era presso il Circolo Polare? Possiamo supporre che Marco Polo abbia raggiunto e oltrepassato l’Alaska? Che l’isola fosse addirittura la Groenlandia? Una risposta ci viene dal Globo del 1492 del geografo tedesco Martin Behaim che disegna attorno al polo nord, ad est della Siberia, delle isole e annota che queste isole erano conosciute da Marco Polo. Accanto ad una di queste isole una nota dice “Questa terra è bella in estate”, un’altra nota dice “Qui sono stati trovati molti falconi”, un’isola ha il disegno di un cacciatore che caccia l’orso polare con arco e frecce: tutte indicazioni che possono essere fornite solo da qualcuno che abbia visitato quei luoghi; ma chi? Non ci sono dubbi visto che Benhaim stesso dichiara che tutte le indicazioni su quelle terre derivano da Marco Polo[7]. Abbiamo altre prove della frequentazione di Marco Polo delle terre nord americane?


Riproduzione ottocentesca del Mappamondo di Martin Behaim

   Negli ultimi anni il ricercatore Gunnar Thompson ha avuto accesso ai documenti di Marco Polo ancora in possesso della famiglia Rossi ed ha trovato altre carte del nord America disegnate da Polo e lettere delle sue sorelle nelle quali si parla della carta per percorrere il Passaggio a Nord Ovest[8] e dell’archibugio[9] che Polo riportò dalla Cina.

Una delle raffigurazioni più antiche di un archibugio, qui usato a spalla, da un manoscritto del 1473. Dal sito: http://www.steamfantasy.it/blog/tag/archibugio/

Tra i documenti presenti alla Biblioteca del Congresso è anche una carta dello Stretto di Bering, disegnata quattro secoli prima che nascesse Vitous Bering. Questa carta è chiamata La carta di Marco Polo[10]. Si è pensato per decenni che questo disegno, privo di coordinate geografiche, meridiani e paralleli, fosse un falso o la descrizione di terre immaginarie ma, grazie ad un’analisi che è partita dallo studio di come fosse la declinazione magnetica nel 1200 – 1300 i ricercatori sono giunti alla conclusione che la carta è costruita secondo il magnetismo dell’epoca; uno schizzo delle coste dell’Alaska di ottocento anni fa disegnata con l’ausilio della bussola. 
  

Particolare della carta detta map with ship  conservata alla biblioteca del Congresso a Washington.

   Nel 1580 Mercatore scrive una lunga lettera a Richard Hakluyt nella quale espone i problemi della localizzazione del polo nord magnetico che probabilmente non corrispondeva col polo nord geografico. Alla fine del ‘500 il padre della cartografia moderna non riesce ancora a capire come affrontare il problema del magnetismo terrestre.
   Duecento anni prima invece Marco Polo ci dice che nel nord di questa terra ferma esiste un’isola situata tanto lontano verso nord che la costellazione della stella polare, rilevata con la bussola, è posta a sud[11]. Per quanto c’è dato sapere ottocento anni fa nessuno aveva una conoscenza tanto accurata della posizione del polo nord magnetico da giungere a questa conclusione per via teorica, ergo Marco Polo aveva raggiunto questa isola posta a nord del Canada e vicina al Polo Nord in quello che chiamiamo Passaggio a Nord Ovest.
   Sempre nel suo testo Marco Polo ci racconta di come i giapponesi in un anno andassero e tornassero da una terra posta ad est. L’antico nome giapponese per questa terra era Rasetsukoku e per raggiungerla le giunche sfruttavano la corrente nota come Kuro Shivo, la corrente nera che dal Giappone giunge a nord della California. Una memoria delle frequentazioni giapponesi di queste acque è in una carta disegnata nel 1606 da Jodocus Hondius nella quale si vede una giunca giapponese lungo le coste della California[12]. Molti reperti archeologici testimoniano la frequentazione giapponese, e soprattutto cinese, delle coste americane del pacifico, ma questa è un’altra storia.




   Resta una domanda: come mai Marco Polo non parlò mai di queste terre e delle sue scoperte? Torniamo indietro negli anni. Marco Polo era partito ed era tornato come agente segreto della Serenissima Repubblica di Venezia e siamo indotti a pensare che al suo ritorno abbia raccontato nei minimi particolari al Consilium Sapientium tutto quanto aveva scoperto e saputo. Non bisogna essere un agente come 007 per pensare che la Serenissima abbia proibito a Marco Polo di divulgare le conoscenze che aveva avuto, è normale. Poi accadde un fatto che nessuno aveva previsto: Marco Polo è fatto prigioniero dalla Superba Genova e cacciato in carcere.  



   All’epoca chi finiva in carcere o era nobile e ricchissimo, e quindi in grado di pagare profumatamente per la propria libertà, o era lasciato morire di fame. Proviamo a metterci nella testa di Marco Polo, chiuso in carcere con la prospettiva di una morte lunga e dolorosa da un lato e la possibilità di pagare il proprio riscatto passando informazioni riservate ai genovesi. Non deve averci messo molto a decidere ma, nel momento stesso che decideva di parlare a Rustichello da Pisa, che evidentemente raccoglieva le informazioni per i genovesi, decideva anche di non passare tutte le conoscenze, di tenere per se i segreti maggiori. Poteva parlare per mesi raccontando di cose favolose in grado di stuzzicare l’ingordigia genovese e reali al punto da non poter essere confutate, il tutto senza divulgare nulla di quanto avrebbe potuto fornire conoscenza e potere alla Superba. Marco Polo salvò la sua vita e le sue conoscenze “segrete” restarono appannaggio della Serenissima ancora per lungo tempo.


Particolare della carta di John Dee, 1582. Dal sito: http://www.henry-davis.com/MAPS/Ren/Ren1/418.html 

Tre secoli dopo, nel 1587, il cartografo R. Mercator disegna una carta del nord America con lo stretto di Bering e quattro terre, Bergi, Anian[13], Quivira e Toloman, tutti nomi usati da Marco Polo per quelle terre. Prima di lui anche il cartografo inglese John Dee tra il 1575 e 1582 aveva disegnato la carta del Nuovo Mondo. Questa mappa mostra in modo particolareggiato le coste del Nord americano utilizzando anche lui il nome Quivira utilizzato da Polo. Nello stesso periodo una carta del nord America di Cornelius de Jode rende omaggio alle frequentazioni mongole in nord America disegnando mongoli e tende mongole nel nord del Canada e lungo la costa della Columbia Britannica[14]




Perché non ci siano dubbi scrive anche in un riquadro che quelle sono le tende dei tartari che andavano a caccia in quelle terre e, in un eccesso di zelo, disegna anche i grandi laghi, alcuni fiumi e le catene montagnose del nord America secoli prima che Lewis e Clark entrassero in quelle terre.

  Ufficialmente fino alla fine del XVIII secolo queste terre erano sconosciute a tutti, a tutti quelli che non avevano avuto per mano le carte dei rilevamenti di Marco Polo di cinque secoli prima.

Marco Polo ha avuto molte trasposizioni in quell'arte minore chiamata fumetto. Ecco la copertina di uno dei suoi albi francesi opera di Vincenzo Chiomenti.

Alcuni anni fa alcuni storici, soprattutto inglesi, dopo aver analizzato scrupolosamente il resoconto dei viaggi di Marco Polo, dichiararono che il veneziano non era stato in Cina perché non parlava di cose rilevanti come la Grande Muraglia o la moda cinese di fasciare i piedi alle donne. La mancata citazione di un sistema difensivo unico al mondo come la Grande Muraglia[15] è proprio la prova che Marco Polo volutamente non menzionò ai genovesi quello che era un segreto militare.  

Così Marcell Navaro scrisse nel 1949 dell'estasi avuta da Marco Polo davanti alla Grande Muraglia. Disegno di Guy Lebrun.

  Non parlò neppure della polvere da sparo e dei cannoni che i cinesi utilizzavano già da decenni e che erano completamente sconosciuti in Europa, come non fece parola con nessuno delle terre del nord e del passaggio a Nord Ovest: tutti segreti importantissimi che affiorarono solo nei racconti delle sorelle. Non usò mai il nome cinese di thè ma quello persiano di ciai, è vero, non parlò dei piedi fasciati delle donne cinesi, è vero. Dimenticanze? Forse. O questi piccoli dettagli facevano parte “dell’altra metà” delle cose che non aveva detto? Probabilmente non lo sapremo mai, come non sapremo se lui non ne parlò o se Rustichello non abbia scritto nulla, forse per risparmiare l’inchiostro e la costosissima cartapecora[16] dei genovesi.
Galileo Ferraresi
 





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[1] A Curzola, nell’isola omonima, esistono i resti di un palazzo di origine veneziana che attirano migliaia di turisti e che sono pubblicizzati come “la casa natale di Marco Polo”. Da alcuni particolari costruttivi possiamo dire che la costruzione dell’edificio ebbe origine almeno un secolo dopo la morte di Marco Polo.
[2] 1277 oppure 1287, nell’originale non è ben comprensibile.
[3] Nell’originale: Isole de le femene; l’Isola di Sakalin si estende a nord dell’isola giapponese di Hokkaido.
[4] Nell’originale: Penisola phoca marina. Si tratta della costa dell’Alaska.
[5] Vedi Immagine con schizzo della Cina, Giappone, Stretto di Bering di Marco Polo: si noti come compaiono le Isole Aleutine e la costa dell’Alaska.
[6] Capitolo 20.
[7] Fridjoff Nansen, In Northern Mists 2, New York, 1910, Ristampa AMS, 1961, pag. 289.
[8] Con questo nome si identifica il passaggio a nord del Canada che collega l’Atlantico col Pacifico. Il Passaggio a Nord Ovest fu percorso per la prima (?) volta da Roald Amudsen nel 1903.
[9] Probabilmente è la prima volta che troviamo l’espressione archibugio. Ricordo che le armi da fuoco erano sconosciute in Europa.
[10] Più sopra vedi l'elaborazione della Carta di Marco Polo presente alla Biblioteca del Congresso, Usa.
[11] Capitolo 51.
[12] Immagine 035 particolare della carta di Jodocus Hondius del 1606 con una giunca giapponese tra il Giappone e la California.
[13] Il nome Anian diventerà poi Alaska.
[14] Vedi l'immagine delle tende mongole e tartare in Canada e lungo le coste del Pacifico.
[15] A quanto pare la Grande Muraglia è l’unica costruzione umana visibile ad occhio nudo dalla Luna; difficile che sia passata inosservata.
[16] All’epoca in Europa non esisteva la carta, si scriveva sulla cartapecora, pelle di pecora trattata e conciata. Ogni foglio era ricavato da una pelle d’animale. Scrivere all’epoca era costosissimo.


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