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sabato 1 ottobre 2016

Blek Macigno: La storia


Blek Macigno:  
La storia

   Era il '54 e fu un '48! Già, parafrasando Totò, si può sintetizzare così la storia di Blek Macigno, detto il grande Blek. Il '48 è anche l'anno della repubblica romana (come di tante altre repubbliche in giro d'Italia) ovvero l’anno in cui Pio IX fuggì dalla città eterna e della sua eroica difesa fattane da Garibaldi l’anno successivo per difendere la neonata repubblica e che durò solo 5 mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio. Il '54 invece è l'anno del nostro secolo appena trascorso, quando l'esseGesse tentò senza successo (è storia nota) di proporre alla signora Tea Bonelli un nuovo personaggio scaturito dal quel piccolo gioiellino che era "il piccolo Trapper".


   In quella storia un piccolo trapper di nome Roddy, si cacciava ripetutamente nei guai e a soccorrerlo arrivava sempre un bestione dai capelli neri e con un volto di pietra alla Charles Bronson, che rispondeva al nome di Black Macigno.
Ma chi sono i trappeur, in italiano trapper? L’affascinante mondo dei trapper[1], è anzitutto quello dell’America del nord, in cui cacciatori professionisti catturano i piccoli abitanti dei boschi, non per la carne, ma per rivenderne la pelliccia. A Quebec, la parola è ancora in uso anche se il mestiere sta ormai scomparendo. L’etimologia deriverebbe, tra varie ipotesi, dall’antica parola francese trapper o traper usata nel 1530, che significa «prendere un animale, o qualcuno, con l’astuzia» e trappa significa appunto trappola ancora nel francese antico[2]. Non per niente in spagnolo trappola viene tradotto in Trampa, l’etimologia è quindi quasi sicuramente di origine latina.


Charles Deas The Trapper and his Family. 1845 del pittore Charles Deas (1818-1867)

    Il personaggio fu ringiovanito dai tre dell’esseGesse, portandolo sui diciotto anni, fatto biondo e, dopo la risposta negativa della signora Bonelli, fu ceduto al collerico Casarotti[3] (che già pubblicava dal '51 Capitan Miki), per quello che allora era definito un piatto di lenticchie. Un modo oltraggioso verso gli autori, da parte degli editori in generale che erano veri e propri padri-padroni, e abusavano di sceneggiatori e disegnatori come fossero miserabili schiavi, e facendo lavorare per il loro talento grafico solo i più meritevoli.
    Mai piatto di lenticchie fu più amaro. Blek sfondò letteralmente il mercato, arrivando a toccare punte sulle 400.000 copie, facendo incassare al detentore dei diritti un mare di lire, di cui ai padri del personaggio arrivarono solo delle briciole. Il brutto era che se il Tex di Gianluigi Bonelli, già all'epoca era realizzato con grande cura, le strisce di Blek & Miki erano stampante grossolanamente.

Da tuttoMiki n. 67 del Luglio '94

   Stanchi di tutto questo, i tre dell'esseGesse nel '65 traslocarono verso... Bonnel city, ( come fecero Salasso e Doppio Rhum ), non prima di aver provato da soli a pubblicare il loro Alan Mistero, chiamato in Francia da Marcell Navarro Ombrax. Una volta cessate le pubblicazioni in Italia Navarro proseguì le stampe su testi sempre della esseGesse ma con diversi disegnatori come Gianni Agnello l’autore di Polso di Ferro apparso su Tiramolla, di Sadik, e della prima avventura di Rintintin & Rusty apparsa in un album a figurine delle Collezioni Lampo del 1961. 




   E Blek? Blek, come del resto Miki, fu portato avanti da altri disegnatori, primo fra tutti Eugenio Benni del ( chiamiamolo cosi ) studio Del Principe[4], aiutato da Nestore Del Boccio. Nicola Del Principe realizzò sempre e solo i fumetti per bambini tipo Nonna Abelarda e Trottolino (creato da Giorgio Rebuffi). Si faceva mandare dall’Abruzzo le tavole già finite dei personaggi realistici;  sembra che alcune volte per evitare un  ritardo nelle consegne lo stesso Nicola prendesse l’aereo per andare a Pescara a ritirare le tavole.
Benni realizzò anche avventure di Alan Mistero, nuove avventure per la freccia nera, e una straordinaria serie di albi a grande formato di Zorro, modellata sugli amati volti di Guy Williams e Henry Calvin. 


   Ma quasi subito apparve il velletrano Carlo Cedroni, il grande erede grafico della esseGesse, che lavorava nell’atelier Barbato, con impressionanti visioni dall’alto mai realizzate dai tre piemontesi. All’inizio Cedroni divideva il suo lavoro con altri disegnatori e le tavole subivano un tragico calo di qualità, ma quando poté effettivamente realizzare matite e chine da solo, le tavole ripresero tutto il loro incanto.
Quante storie disegnò il maestro di Ciampino? Un'enormità! E la maggior parte per l'editore francese di Blek Macigno e Tex Willer, Marcell Navarro, che incominciò perfino a divertirsi scrivendolo.


   Navarro infatti aveva acquistato i diritti per l'edizione francese di Blek che usci nel '55, in una rivistina formato Tiramolla chiamata Kiwi. Il riferimento a Tïramolla non è casuale visto che l'editore della Lug di Lione pubblicò anche la creatura del Maestro Giorgio Rebuffi, tanto da realizzare con questo personaggio delle censure ad alcune scene violente del Tex di Galep.

Da Rodeo n. 43 ( Édition Fac-Similé Août 2001 ) del 5 mars del '55.

   Blek in Francia spopolò come del resto in tutto il bacino settentrionale del Mediterraneo. Spagna, Francia, (perfino tre numeri in Inghilterra), in tutti gli stati della ex Federazione Yugoslavia (Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Kosovo, Macedonia), in Grecia. E non solo, anche nei paesi del nord Europa, a parte i tre numeri dell'edizione in tedesco piuttosto tarda degli anni '90, e che strana curiosità aveva lo stesso nome dell’edizione britannica, ovvero Blake. Potete vedere molte di queste copertine alla mia pagina La lunga strada dell'avventura.  Con il nome di Davy Crockett, Blek veniva letto in quei paesi della penisola scandinava, dove oggi viene pubblicato solo L'Uomo Mascherato e le creature dello squalo Disney.
Con l'edizione in francese approdò nei paesi di lingua francese del continente africano come il Marocco e perfino in America del Nord, nella regione francofona del Québec in Canada.
Navarro si diverti a creare delle origini per questo personaggio, visto che l'esseGesse, preferì dirottare l'idea della fanciullesca di Blek in quel capolavoro che furono le origini di Mark.


   Navarro astutamente, parte da un fatto, per me più che certo, ovvero che Blek sia un francese, ma non gli crea origini nobiliari, ma più popolari un po' alla Jean Valjean dei Miserabili di Victor Hugo. È figlio però di una persona istruita, un cartografo di San Malò in Bretagna. Fin qui possiamo ben credergli ma poi inizia a far narrare a Blek una vera avventura di stampo Dumasiano – e senza volerlo fa chiamare Blek, il corsaro nero[5], echeggiando così il conte di Ventimiglia del capitano Salgari – narrando mirabolanti avventure tali da far sognare ad occhi aperti non solo il piccolo Roddy, e il suo secondo padre, il professor Occultis, ma anche gli stessi militari inglesi in giubba rossa che dovevano impiccarli.

  Navarro ripeto, gioca con noi in astuzia. Sappiamo che è Blek ad raccontare, ma si capisce benissimo che, da un certo punto in poi, bara apertamente. Così come farà il professor Occultis nella storia della sua vita.




   Infatti anche il professore ci narra la storia della sua esistenza e dei studi, fatti viaggiando fino ad lontani paesi in oriente. Del resto si comprende appieno che la sua straordinaria conoscenza deriva effettivamente da conoscenze orientali. Navarro da buon francese e conoscitore della storia della sua nazione ne ha forgiato le origini prendendo ad esempio la vita di Gerberto di Aurillac, Silvestro II (999-1003), il primo papa francese. Il fatto che questa storia viene demonizzata perché l’esseGesse introdusse nella loro opera la scenetta del “Satrapo” recitata in tivù da un (per me odiosissimo) Walter Chiari, non la sminuisce. Certo il professore doveva conoscere il significato del termine principe in persiano, ma a me poco importa. È stato un incidente di percorso, anche i grandi, a volte, smarriscono la memoria.
    L'autore grafico di tutte queste storie è stato Jean - Yves Mitton, che portò perfino Blek a Londra, nel cuore del Leopardo Britannico. Un autore, che è stato stupidamente rifiutato per disegnare Tex, dal tratto pulito e gradevole, a cui però non rimangono che solo due delle oltre 1800 tavole realizzate. Il diritto d'autore è inalienabile, ma non per gli avvocati. I contratti capestri devono essere rispettati, anche se il disegnatore si ritrova con un miserabile piatto di lenticchie.


Una particolare copertina di Jean - Yves Mitton, in cui Blek Macigno colpisce un marinaio a stelle e strisce. Che delizia!!!


Da “Il salto dei dannati”

In Navarro & Mitton, poi scaturisce quel grandioso spirito particolare di Blek, che gli ha fatto creare una universale legge di pace nella foresta, per cui ogni uomo di qualunque colore, o osservanza religiosa non deve prevalere sull’altra. Una visione utopistica che a Blek sta quasi per far afferrare e colpire il massone e razzista George Washington, una figura profondamente diversa da ben altro massone, colui che è stato definito schiavista, ladro di cavalli, ed anche peggio cioè Giuseppe Garibaldi. 

Una tavola di Tarzan di Plavsic & Kerac dall'episodio "Ninjia"!

In questa visione Blek si avvicina a Tarzan, signore della giungla, non re ovvero dominatore, ma signore ovvero protettore e guardiano che nessun’altra specie di animale prevalga sulle altre, in questo caso la bestia chiamata uomo.
   Giustamente a Novi Sad, nella regione della Vojvogina in Serbia, fecero i "furbetti" e non consegnarono mai le tavole dei 60, e forse più, episodi inediti di Blek. Infatti in quella città bagnata dal Danubio, vi è la casa editrice Dnevnik che fino agli anni '90, pubblicava fumetti. Tra questi oltre tutti i personaggi Bonelli (da Tex a Mister No), da Mandrake e l'Uomo Mascherato ed in più appunto Blek e Miki.


  Le nuove storie sono marcate dalla avventura più pura, in cui Blek supera come statura (se mai c'e ne fosse stato bisogno) lo Zagor di Nolitta. I testi molti dei quali estremamente ingenui (e quindi paragonabili a quelli insipidi e parecchio stupidi di André Amouricq), uno dei quali riprende addirittura una avventura a fumetti di Robin Hood degli anni ’60, sono realizzati per la maggior parte da Obradovic, e nei disegni spuntano fra tutti, lo statuario Blanko Plavsic e lo straordinario Branislav "Bane" Kerac, autori tral’altro di un centinaio di episodi stampati solo in Yugoslavia di Tarzan.


   Proprio Kerac, un mancato dentista rapito dal mondo delle nuvole parlanti, scrive e disegna nel '82, un'avventura molto particolare per l'erculeo cacciatore di pellicce. Da tempo nel campo dei trapper si è installata una graziosa ragazza Ann - Mary, (creata dal francese André Amouriq) che cucina deliziosi pranzetti, paragonabili ai manicaretti della piccola e tenera Soshima - Taka. 

Da Strip Zabavnik n. 78 dell'82, testi e disegni di Kerac
  Ma proprio in quel giorno fatidico, il suo pranzo è rovinato da un sacchetto di sale versato per errore da Blek nel calderone. Cosi il gigante biondo è costretto ad andare a caccia e abbattendo una preda si imbatte in una deliziosa guerriera, che verrà rapita dalle giubbe rosse.
Blek nella notte stessa la libera dalle grinfie dei militari e nascosti in un posto da sogno i due si abbandonano in un amore sfrenato. La conclusione della storia è tragica e questo è sottolineato proprio dal titolo che è "Cuore spezzato". Oggi Kerac è impegnato nella realizzazione dello Zagor diretto da Moreno Burattini.


   Si è tornati a realizzare nuove storie di Blek Macigno solo all'inizio degli anni '90 in Italia, gli artefici sono la signora Lina Buffolente, autrice che si era cimentata già nel fumetto popolare con il Piccolo Ranger e Miro Missaglia, autore del suo splendido Judas e di un episodio di Mister No.


Da allora è sceso il buio assoluto sul più grande eroe del fumetto italiano e (escluso il simpatico Blek realizzato di Corrado Civello) solo il sottoscritto ha realizzato nuove avventure.

Una mia personale immagine di Blek al memoriale di Cavallo Pazzo.
   Di Blek c'è da sottolineare che, vista la prevista chiusura di Navarro della Lug (poi venduta alla Semic), furono realizzate delle tavole in cui le giubbe rosse si arrendono definitivamente al capo dei trapper. La notizia - poi si è saputo - non era attendibile, comunque abbiamo visto la fine della guerra civile in America sul Comandante Mark, e proprio in quell'ultima avventura Mark si sposa con la sua fidanzata Betty. Al matrimonio, (un'idea di Mauro Boselli, autore dei testi) ospiti d'onore sono il generale Washington, ma soprattutto Blek Macigno con Roddy e il professore.

Il Matrimonio di Mark e Betty, presenti Washington e il Grande Blek, opera della Signora Buffolente. È il 1990 ed è la fine dell'era dei grandi Fumetti.
E perché no? Mark e Blek si erano già incontrati pochi albi prima, nel numero 264, dove si salvarono la vita a vicenda.

Lo straordinario incontro tra Mark e Blek, degni eredi "spirituali" di Mazzini e Garibaldi.
  Il mio continuo riferimento a Garibaldi non è certo casuale. Blek, ed anche Mark nascano da quel pensiero filosofico scaturito da quell’evento sanguinoso che è stata la rivoluzione francese, e da cui vennero fuori, più tardi le insurrezioni del 1799 e del 1848. Come sottolinearono i tre autori «Scegliemmo quel periodo anche perché nelle guerre d’Indipendenza ci sarebbero stati nemici sicuri, che potevano morire in tutta tranquillità, senza che nessuno protestasse, tutto avveniva, in fondo in nome della libertà! Anche le colorate e suggestive divise delle Giubbe Rosse erano divertenti e interessanti da disegnare![6]»
Ed è perciò che il più grande nemico di Blek oggi come allora (Blek veniva attaccato, guarda caso dalla stampa cattolica a cui era legato il Vittorioso), non è l’ormai emorragica perdita di lettori, ma l’estremismo cattolico che vede in Blek un portatore di concetti estremamente ostili al loro pensiero. E questo è troppo pesante da sopportare anche per le enormi spalle del gigantesco trapper. LASCIATELO MORIRE IN PACE!
Marco Pugacioff




[1] Sinchetto riferì in un’intervista « Guardi, mi ha colpito in special modo il libro di “Zane Grey”, una pubblicazione di avventure che mi ha introdotto in un periodo, quello del settecento, che non conoscevo e che mi è stato molto utile per la storia di Blek.» Vedi Domenico Denaro, La storia di Blek, pag. 13, Casa editrice La Siciliana, 1984.
[3] Guzzon ricordava in un’intervista: «La collaborazione esterna, con Tea Bonelli, irritò l’editore della Dardo, Casarotti, che ci disse che lui poteva benissimo pubblicare ogni nostro lavoro, non c’era bisogno di rivolgersi ad altri. Ci mettemmo allora all’opera per un nuovo personaggio.» Mi ritorna in mente…, pagg. 30-31, Tesauro editore, Salerno 2000.
[4] In realtà i Del Principe erano due fratelli, Nicola e Mario.
[5] La pellicola de Il Corsaro nero, in Francia Le Corsaire noir, girato interamente da Sergio Sollima a Cartagena, in Colombia è del ’76, così come quello della coppia Bud Spencer/Terence Hill di Lorenzo Gicca Palli è del ’71. Niente di più verosimile che Navarro abbia “rubato” questa suggestione dai due film ispirati ai romanzi salgariani, visto che Les origines de Blek è apparso in due parti su Kiwi n. 278/279 il 10 giugno e il 10 luglio del ’78.
[6] Blek Notes, pag.18, Dardo/Tesauro 1996.
 
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