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sabato 29 aprile 2017

Il Monte dedicato a Diana, a Bagnères, in Francia


Il Monte dedicato a Diana, a Bagnères, in Francia


Bagnères-de-Bigorre, sugli Alti Pirenei Hautes-Pyrénées

La storia di Bagnères è strettamente legata alla presenza di sorgenti calde e alla loro utilizzazione. Si pensa che al tempo dei Romani, o Gallo-Romani Bagnères s'appelait Aquae Convenarum (o anche come credono altri studiosi, Vicus Aquensis). 


questo ex-voto romano, situato nella scalinata delle terme, è chiamato l’altare di Sembedo [Autel de Sembedo]. È grazie a lui che si crede che Bagnères si chiamava Vicus Aquensis.
Bagnères era una città ricca, per questo fu distrutta dai barbari. Quando nel 1824 si effettuarono i lavori per la costruzione delle grandi terme, si ritrovarono le rovine. Per un lungo tempo, mille anni secondo Michelet, l'attività delle Terme fu interrotta e riprende nel corso del medioevo. Per ricostruire le terme furono utilizzate una gran quantità di pietre provenienti dal castello di Mauvezin ormai in disfacimento. Si venne a curare in queste terme, oltre a molti nobili e regnati, anche Rossini.


Altare Votivo al musée du marbre di Bagnères, rende omaggio alle divinità delle acque, le Ninfe.

L’epigrafe recita «Severo Serano ha assolto volentieri, al voto fatto alle Ninfe per la sua guarigione». L’ara venne trovata sul posto delle terme attuali nel 1825. 


Le Terme come si presentavano nel XIX secolo, con a destra la Torre Mauhourat usata come prigione, distrutta poi nel 1865.

Il monte


Diana cacciatrice e le sue ninfes, opera di Pierre Paul Rubens, collezione privata, Madrid.

Bedat viene dal latino "vetare" interdetto, vietato. L’autore del sito apprende dal favoloso (e pressoché introvabile) libro di René Escoula Glanes bagnéraises che al tempo dei Romani, il Bedat era un luogo in cui il bosco sacro e le grotte erano consacrati alla " bionda sorella di Apollo il Dorato", la sorella di Apollo non può che essere Diana (curioso. Già nell’antichità si tingevano i capelli, infatti Diana è mora). Era interdetto ai profani di frequentare questo luogo da cui il nome «Bédat».


Litografia di Bagnères del XIX secolo. A destra, il Bédat.

Il tempo passa e la foresta scompare dal Bédat come si può vedere da vecchie foto e litografie del XIX secolo. Gli abitanti di Bagnères avevano distrutto la foresta essenzialmente per farne legna da ardere, ma anche per le costruzioni e per far loro pascolare le loro greggi sulle colline brulle.
Il Bedat non era più che una terra desolata, devastato dalle acque in deflusso. La stessa Bagneres subiva smottamenti sempre più frequenti.
Nel 1866, allorché fu lanciata l’idea di fare una statua della Vergine sul Bedat, Alphonse Cazes mise all'ordine del giorno la questione della riforestazione del monte:
«Considerate anche che i pellegrini e i curiosi non mancheranno di andare a vedere il monte. Ma non troveranno niente sulla strada. Non lasciamo perciò la vecchia montagna con questa mancanza; la tradizione vuole che essa abbia gli alberi».



Fu proibito di farvi passare le greggi e di tagliare gli alberi. Il monte fu perciò di nuovo interdetto, e questo perfino dai nazisti nella seconda guerra mondiale per evitare le fughe in Spagna.
È perciò che il monte è oggi magnificamente alberato e per di più con qualche specie rara, ma purtroppo niente più bella sorellina, Diana, di Apollo.



Tuttavia quando fu posta la prima statua della Vergine nel 1867, Diana si deve essere infuriata parecchio, infatti l’anno successivo un uragano di inaudita violenza abbatte la statua. Per non correr più rischi, con notevole difficoltà, si porta una nuova statua pesante ben due tonnellate, che è la copia di quella sul piedistallo a Piazza di Spagna a Roma. 


L’entrata superiore della grotta

Sul Bédat si trovano ben tre aperture di grotte che nel neolitico fu casa per uomini primitivi. Le grotte formano una rete lunga più di mille metri e profonde sessantacinque. In più sarebbe esistita una quarta apertura nell’antichità.



Però ci sono le fate, con una fonte e con una grotta. Ecco la fontaine des fées. Una sorgente lascia colare un piccolo filo d’acqua.



E poi la grotta. Per trovare le fate bisogna andare un po’ più in basso di dove è la fonte.


Al trou des fées! L'acqua della fonte si perde al fondo di questa cavità. Il mormorio di questa acqua, è il canto delle fate! La legenda racconta che ad ogni tramonto del sole, si possono osservare le impronte dei piedini delle fatine.


 

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Marco Pugacioff
va agli

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