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mercoledì 26 aprile 2017

Il «cammino di Carlomagno» nel Rossiglione. La Carrera de Carlos Magno.




Il «cammino di Carlomagno» nel Rossiglione. La Carrera de Carlos Magno.



    Durante le mie ricerche su Ramon de Perrelos[1], mi misi alla ricerca di un articolo su «Le scienze occulte a Perpignan nel XIV° secolo» di Pierre Vidal, apparso su una rivista culturale “Ruscino[2]” del Rossilone[3], nel ’22 o giù di lì.
   Nonostante tutti i miei sforzi, non approdai a nulla. La rivista non era mai stata scannerizzata, tranne l’anno 1913 dalla benemerita Biblioteca Nazionale di Francia; ma con mia grande sorpresa, venni a sapere che lo stesso erudito catalano aveva scritto un’altro articolo decisamente interessante: «Un faux "Chemin de Charlemagne" en Roussillon. La Carrera de Carlos Magno.»


    Ma purtroppo è anch’esso introvabile, perciò mi sono messo alla ricerca di qualcosa che potesse supplire alla ricerca. Ed è venuto fuori un libro del 1835, intitolato «Histoire de Roussillon, comprenant l'histoire du royaume de Majorque» di Dominique Marie Joseph Henry. Alla pagina XXVII e alla seguente dell’introduzione è scritto «Oltre alla via Domitia, che era la rotta militare, il Rossiglione era ancora attraversata, come ai nostri giorni, da dei percorsi mantenuti a spese della provincia, che i Romani chiamavano actus, e che erano come le nostre strade dipartimentali. Questi percorsi, che avevano una larghezza sufficiente al passaggio di un solo carro, comunicavano da una provincia all’altra. Noi classificheremo in quest’ordine, 1° i percorsi che percorrono la spiaggia tra il mare e gli stagni, attraversando le grau[4] de la Nouvelle e quello di Leucate, passando a Torelles e arrivando presso gli Indigetes dalla Massane e da Banyuls. Sia che questa strada divenne una grande via, oppure, come noi diremmo, strada reale, negli ultimi tempi dell’impero, e che più tardi Carlomagno aveva stanziato del capitale per la sua riparazione, sempre che lui fosse lì e trovasse quelle strutture chiamate Mutationes, una sorta di posta dove erano dei cavalli al servizio del governo per la celerità dei dispacci, e che i resti che susistono ancora in questo percorso portano nel paese il nome di carrera de Carlos-magno. La diramazione di questo percorso, che attraversa il passo della Massane, era difeso da un castello dove era di stanza un distaccamento della legione decumana di Narbona: questo castello si chiamava Caucoliberis, Collioure di cui il nome si trova per la prima volta nell’itinerario dell’anonimo di Ravenna. Da questo punto il percorso attraversava la fine del golfo di portus Veneris[5], e si dirigeva su Cervaria, limite delle Gallie. 2° Un altro percorso conduceva anche al paese degli Indigetes passando per le montagne di Vallespir: un posto militare difendeva ugualmente questo passo, così come ben indica con evidenza il nome di Custodia dato a un antico borgo dell’estrema frontiera, oggi chiamato Custojas: sappiamo che questo nome di Custodia come quello di Castellum e di Praesidium, indicavano dei luoghi fortificati sulle frontiere di uno stato e destinati ad avere una guarnigione.
   Non parleremo di altri percorsi meno grandi che gli actus, e che i Romani chiamavano iter. Mantenuti a spese dei proprietari utenti, e con le stesse caratteristiche, più o meno, che hanno oggi le strade locali.»


Chiesa di Nostra Dama degli Angeli [Notre Dame des Anges] (XVIIème siècle)

  Divertiamoci ora a vedere la storia delle varie località della carrera de Carlos-magno: Collioure, (in catalano Cotlliure) o Caucoliberis (port d’Illiberis: Elne) come fu chiamata dai Romani, fu un importante porto commerciale sul Mediterraneo. La sua situazione geografica ne faceva un vero nodo di comunicazione tra la Gallia e L’Iberia. Nel 218, dopo la sua traversata dei Pirenei, Annibale si accordò con delle tribù galliche, che l’aiutarono a combattere i Romani. Ma dopo che Roma sconfisse Cartagine, le truppe romane intrapresero la conquista di tutto il litorale. Dei tempi di Roma si è trovato a Collioure nel 1825, tra il colle di Mollò e Cosprons, una lapide iscritta che – tradotta nel 1832 dall’erudito di Perpignan Pierre Puiggari (1768-1854) -  menzionava il nome di Valerio Flacco [Valerius Flaccus], comandante della fortezza; pietra che secondo i racconti popolari indicava un tesoro nascosto e oggi scomparsa a causa della bramosia d’oro dell’uomo. 


Castello Reale [Château Royal] (XIIIème siècle – XVIIème siècle)

   Nel 673, il castrum di Collioure fu preso dal re visigoto Wamba. Nel 711, le truppe musulmane, a seguito della loro conquista spagnola, attaccano tutta la Settimania [Septimanie]. Narbona cade nel 759 – poi riconquistata da Pipino il breve nel 759 – mentre il Rossiglione è sottomesso nel 725.
   Poi ecco la riconquista carolingia, dopodiché la provincia resta frammentata, e Collioure cadrà sotto il dominio dei conti d’Empuries-Roussillon. Nel 981, Lotario re di Francia, ordinerà a Guifré, duca di Rossiglione, di fortificare la città. Ma tutta la costa subirà periodicamente delle incursioni saracene, e in seguito dei Normanni, sarà dominata dai re di Aragona o di Maiorca, dai francesi o dagli spagnoli, fino al trattato dei Pirenei del 1659, quando tutto il Rossiglione sarà definitivamente della Francia[6].


Il porto di Port-Vendres nel XVIII secolo.

   Vediamo ora portus Veneris, in catalano il suo nome è Portvendres. La più antica grafia attestata viene dal I secolo d. C. e indica o un porto di quarantena oppure più semplicente un «Porto di Venere». È infatto detto che su una delle sue scogliere vi era un tempio dedicato a Venere già dal VII secolo a. C. 


Nel medievo il piccolo porto vicino Collioure – che si era riempiuto – fu progressivamente abbandonato, anche se viene menzionato nel testamento di Giacomo I, il Conquistatore come la città di «Port-Vendre de Collioure», qui uniti in un solo comune, anche se separati geograficamente. Il porto fu nuovamente scavato nel 1780, i suoi lavori furono compiuti nel 1788, e durante la rivoluzione francese il suo nome fu Port-la-Victoire[7].


Una tipica barca catalana

   Infine Cervaria, in catalano Cervera de la Marenda: la valle di Cerbère era coperta di foreste e scrittori antichi come Strabone o Plinio il Giovane nelle loro descrizioni citavano spesso un luogo popolato di cervi, il locus cervaria, ai confini delle Gallie.
   Dal passato più remoto emergono ancora numerosi megaliti, non solo in questa valle, ma ve ne sono altri anche verso Colera e nel versante sud dei Pirenei ed erano chiamati con timore «Pietre del diavolo» ["pierres du diable"]. 


   E con Carlomagno e il suo discendente Carlo il calvo che avvengono le grandi costruzioni di chiese e monasteri. Elne ( in catalano Elna, città vicino Perpignan ) sarà la prima a ricevere un vescovo. È in questo periodo che una cappella chiamata Sant Salvador de Cervera è sotto l'autorità del monastero di Quirze.


 Il monastero di Sant Quirze de Culera

   La conquista del Rossiglione porterà al trattato dei Pirenei nel 1659; ed è grazie alle citazioni greche e latine della valle dei Cervi, ed anche del famoso detto Locus Cervaria Finis Galliae, ovvero che «Nel luogo detto Cervaria, finiscono le Gallie», che il Rossiglione e Cervaria diventano francesi[8]


   E qui prendono corpo le mie fantasie [per la scienza ufficiale non esiste altro modo di definirle… bà!], se Carlo Magno doveva tornare a casa, specialmodo dopo la sconfitta di Roncisvalle, doveva passare i Pirenei occidentali (dove appunto è Roncisvalle), costeggiare il massiccio centrale francese e poi arrivare ad Aachen… e qui casca l’asino! D’accordo lo scontro a Roncisvalle c’è stato, ma che ci andava a fare ad Aachen se nemmeno esisteva? Dite di no, cari signori storici? Eppure un certo Federico Barbarossa, la notte di natale del 1165, fece santificare dall’antipapa Pasquale III, «una mummia avvolta in un vecchio sudario rattoppato[9]» dicendo che era Carlomagno (creando così di fatto con San Carlo Magno, il sacro romano impero) e poi l’anno dopo la traslò, dove? Ad Aachen, creata per l’occasione. Perché archeologicamente parlando nemmeno la Cappella Palatina è di epoca carolingia. Aachen ai tempi di Carlomagno era una città che posso tranquillamente definire fantasma!
   Diciamo anche che re Carlo abbia sborsato dei soldi per far riparare questo percorso, ma sarebbe sufficiente per dargli il suo nome? No di certo!
   Perciò non resta che una conclusione che il sovrano era passato di lì con il suo esercito! E da dove veniva messer Carlo se non dall’Italia… quindi è anche ovvio che abbia attraversato il golfo di Genova e poi quello di Lione ed ecco il suo esercito sfilare nella valle dei cervi per entrare in Spagna, e passando con timore le «Pietre del diavolo». 


Guerrieri superstiziosi

Mi immagino come quei guerrieri superstiziosi si facessero  il segno della croce invocando tutti i santi del paradiso vedendo il menhir situato sul fondo del massiccio di Quer Roig, chiamato Pietra dritta [Pedra Dreta], unica vestigia del sito un tempo occupato da una casa colonica [in francese mas] e una cappella detta di Sant Salvador de Cervera, oggi scomparsa da alberi rimpianti e dai tracciati di strade carrozzabili, lì dove forse passava l’antica strada che passava attraverso i valichi di Les Balitres e di Banyuls.
Del resto, al disotto della strada forestale detta strada alta [route du haut], rimane per una decina di metri i resti di una possibile via pavimentata di un metro di larghezza, fiancheggiata da un muro di pietra abbastanza spesso[10].
   E al ritorno ecco che l’esercito carolingio sfilare a Roncisvalle, è strano però che abbia anche un altro nome, ovvero col de Cize, stranamente simile al passo della Cisa, quel passo in Toscana che l’esercito franco doveva attraversare per andare e tornare dalla “Douce France”, le Marche del tempo.  


L'Aquisgrana originale, nelle Marche

Ma sì, del resto sono solo bazzecole, quisquilie, pinzillacchere come direbbe Totò! Oh no, ma il principe della risata tra i vari titoli nobiliari aveva pure conte palatino e cavaliere del sacro Romano Impero[11]. Accidenti alle coincidenze…
Marco Pugacioff
 

[1] Ramon de Perellos, autore del viatgeal purgatori, opera della letteratura catalana del XV secolo. Perellos – come l’oramai famigerata Rennes de chateau – è un borgo fantasma che dista un’ora di auto da Paziols, presso Perpignan. Da quello che mi scrive il 10 dicembre 2014, il mio amico Bernard: «Perellos (a fianco di Opoul), già quando io ero ragazzo, non aveva che un solo abitante: il pastore, con il suo gregge. Vi è il suo castello in rovina, quello appunto di Perellos e dei bei fossili. La cappella è sempre là, con una bella pietra del XV° secolo che parla di un pellegrinaggio in Irlanda. Attualmente, in estate, viene aperto un caffè per i turisti.»


Il borgo di Perellos

[2] Il nome della testata deriva dall’antica città di Roscino, che diede il nome alla regione (Roussillon), e che fu distrutta dai Normanni nel 859. Vedi le pagg. XXII & XXIII del libro di Dominique Marie Joseph Henry.
[3] Riguardo al nome, in rete, nel sito antique map sarebbe in vendita una mappa intitolata: La Contea di Rossilone di Giovanni Giamcomo de Rossi pubblicata a Roma all’incirca nel 1690.  vedi: http://www.oldmaps.com/maps/Western-Europe/La-Contea-di-Rossilone-by-Giovanni-Giamcomo-de-Rossi-circa-1690-id199417.htm 
[4] Grau è un termine occitano che significa «estuario» o «canale», derivato dal latino «gradus» col significato «passo, posto, posizione» o dal gallo-romano d'origine gauloise «grauus» significante «riva sabbiosa, spiaggia». vedi: https://fr.wikipedia.org/wiki/Grau
[5] Da non confondersi con la nostra Porto Venere uno dei borghi marinari della Liguria. L'antica Portus Veneris, infatti, era un piccolo approdo romano tra Luni e Sestri Levante, all’estremità del Portus Lunae, in splendida posizione a controllo del passaggio tra l’isola Palmaria e la costa. Trae il nome da un antichissimo tempio dedicato a Venere Ericina che sembra fosse situato dove ora sorge la chiesa di San Pietro, su una punta che si protende nel mare e ben si confà ad una Dea protettrice dei naviganti. Vedi il sito: http://www.turismoprovincia.laspezia.it/it/localita/golfo-dei-poeti/portovenere/cenni-storici
[7] Vedi il sito: https://fr.wikipedia.org/wiki/Port-Vendres  ed anche la pag. 337 del libro: Nuova geografia universale, antica e moderna cosmografica, fisica ..., Volume 3: https://books.google.it/books?id=QVMPK5pemnIC&pg=PA336&lpg=PA336&dq=Caucoliberis&source=bl&ots=nm-Kq7fcG2&sig=lrGgMsuxyV70hNfKxk_h7FdD0YQ&hl=it&sa=X&ei=wkOhVLG5IJL1asqTgbAB&ved=0CDkQ6AEwBDgK#v=onepage&q=Caucoliberis&f=false
[9] Vedi pag. 202 del libro di Lucia Tancredi, Ildegarda: la potenza e la grazia, ed. Città Nuova, Roma 2009.
[10] Vedi nota precedente.

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Marco Pugacioff
va agli

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