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lunedì 17 aprile 2017

La potenza dimenticata del sacro nome "America"


La potenza dimenticata del sacro nome "America"



   E’ da almeno cinquecento anni, ossia da quando si è scoperto il “Nuovo Mondo”, che si cerca di capire perché a queste terre “nuove” sia stato affibbiato proprio il nome America. Le soluzioni avanzate da quei numerosi studiosi che si sono cimentati nell’impresa, sono molte, tutte interessanti, tutte discordanti, nessuna in grado però di dirimere chiaramente l’annosa questione. Ultimamente due studiosi italiani, Diego Baratono e Claudio Piani, ricercatori indipendenti, liberi pensatori, sono riusciti a fornire una decifrazione razionalmente credibile al mistero.

   Americu, Americo, Amerigen, Americam, Americi, America: queste sono le incerte declinazioni utilizzate nell’anno 1507, dai “savants” del cenacolo di Saint Dié des Vosges, località della Francia nord - orientale (Alsazia, Lorena) dove si è stampata una tra le carte geografiche più importanti che la Storia ricordi, per cercare di denominare, anzi, proprio per “battezzare” liturgicamente, per la prima volta il “Nuovo Mondo”, forse appena scoperto. La questione di fondo è che per essere coerenti con il resto della toponomastica, con le denominazioni geografiche accettate, i sapienti di Saint Dié dovevano individuare per prima cosa un nome femminile che “legasse” in qualche modo con gli altri toponimi già esistenti di derivazione ellenica, ossia Asia, Africa ed Europa. Sono questi i tre nomi a tutti noti, che il “Vecchio Mondo” adotta per i suoi tre continenti, prestando fede al testo più autorevole conosciuto, ossia la Bibbia. Si deve ricordare, infatti, che la tripartizione terrestre, viene indicata proprio nel Testo Sacro: Sem, Cam e Jafet sono i rispettivi destinatari di quelle poche terre emerse dopo la terrificante esperienza del Diluvio Universale. Insieme all’Arcobaleno, sono questi i tre territori concessi da Dio a suggello della sua prima alleanza con l’uomo. Semiti, Camiti e Giapeti saranno così le popolazioni discendenti a loro volta dai tre figli di Noè e saranno inoltre coloro che colonizzeranno rispettivamente i continenti d’Asia, Africa ed Europa. Per le credenze correnti all’epoca era quanto bastava sapere. Era tutto ciò a cui si doveva prestar fede. Era il “Vecchio Mondo”.

   Per la Bibbia, per i teologi, per gli uomini comuni, non potevano esistere pertanto altri territori all’infuori di questi tre. E’ chiaro, quindi, che per gli eruditi di Saint Dié, a questo punto si prospettava un ulteriore arduo compito: far accettare ideologicamente, teologicamente e quindi fideisticamente la scoperta “controcorrente” di un “Nuovo Mondo”. Le terre emerse di questo nuovo spazio appena trovato, esistevano “fisicamente”, su questo nessun dubbio. Ora, di conseguenza, non c’erano più soltanto tre parti di terraferma a stendersi sopra il Globo terrestre. Ora ne esisteva una quarta parte che la Bibbia sembrava non aver indicato. Era un bel problema, soprattutto per la Chiesa, o meglio, per gli uomini che nel periodo formavano la Chiesa. Anzi. Era proprio un enorme problema di fede, che poteva essere dirompente se mal interpretato, soprattutto se mal comunicato. Si correva il rischio di mettere in discussione l’autorevolezza della Bibbia, con tutto il portato che ne conseguiva. Non dimentichiamoci che si è nel 1507, il Medio Evo è appena terminato. In Europa, in Italia, nella Firenze neoplatonica dei Medici era il Rinascimento. E’ periodo storico ricchissimo di straordinari fermenti culturali questo, che porterà gli splendidi frutti che si conoscono, ma era anche epoca dominata da ossessive visioni non ancora propriamente scientifiche. Il clima intellettuale particolarmente vivace era nondimeno coartato dal potere di una Chiesa decisa a mantenere l’antico “status quo”. Sono del 1492, ossia proprio l’anno della scoperta del “Nuovo Mondo”, gli editti emanati dai “re cattolici” spagnoli Ferdinando II d’Aragona e Isabella I di Castiglia, finalizzati all’espulsione di ebrei e musulmani dai loro territori. Di qui in poi sarà conclusa la “reconquista”, e per tutti la Spagna filopapale, diventerà la “cattolicissima” Spagna.

   Non soffermiamoci su quanto storicamente la Spagna regalò al resto del Mondo in nome di questa sua presunta cattolicità. La “Conquista” proprio del “Nuovo Mondo” appena scoperto avvenuta con mano estremamente pesante, e la “Santa Inquisizione” di un certo Torquemada, istituita in Spagna nel 1478 dai domenicani, mettono i brividi ancora oggi. Ad ogni modo, discostarsi dalle “informazioni” fornite dalle Sacre Scritture in questo periodo poteva voler dire essere “calorosamente” spronati a ripensarci. Non è possibile dimenticare Giordano Bruno, arso vivo nel 1600 a causa della sua libertà di pensiero. Non si può dimenticare la paura di un Niccolò Copernico, che per non incorrere in “problemi” vorrà pubblicare la sua teoria eliocentrica soltanto nel 1543, a tredici anni dalla sua formulazione, ricevendone una copia solamente sul letto di morte. Non si può certo dimenticare l’umiliante esilio ideologico cui fu costretto Galileo Galilei ancora nel 1633, quando dovette abiurare le sue teorie per non finire nell’“anti – Atanor” dell’Inquisizione, ossia più prosaicamente, sul rogo.

   Si può ben intendere, dunque, quanto sia “infuocato” il clima intellettuale agli inizi del secolo XVI. Non basta. Si deve anche pensare all’ulteriore, enorme difficoltà incontrata dai savants vosgensi, la stessa che ancora oggi attanaglia gli studiosi: benché contemporanei degli eventi per i savants era già allora difficile capire chi scoprì che cosa e quando. Fu il genovese Cristoforo Colombo il primo a scoprire il Nuovo Mondo oppure è stato il fiorentino Amerigo Vespucci, o sono stati entrambi in una staffetta straordinaria? Difficile stabilire con certezza la paternità dello scoprimento. Certo è che Vespucci, contrariamente a quanto si crede, ha più voce in capitolo che non Colombo. E’ proprio dal testo compilato dai predetti savants francesi, in effetti, che si può evincere, essere Amerigo colui che per primo ha svelato ed ha “compreso” trovarsi davanti non a territori asiatici, non ad isole, bensì al cospetto di un continente intero. Nuovo di zecca. E’ pertanto Amerigo ad avere il diritto di denominare questi nuovi territori con il suo nome. In effetti, America può benissimo essere intesa quale “Terra d’Amerigo”. Stranamente, però, non sembra esistere nessun “Amerigo’s day”: chissà perché, invece esiste un “Columbus’ day”. Mistero. E’ vero che Colombo sbarca nel Nuovo Mondo nel 1492, approdando però sulle isole e non sulla terraferma. E’ allora Vespucci a metter piede per primo, in qualche maniera, sulla terra continentale? Può essere.


   Per completare il quadro mancano però ancora alcuni tasselli. Sono fondamentali. In primo luogo si deve dire che il Cenacolo di Saint Dié des Vosges è comunità monastica totalmente votata a Maria. Del resto Maria è la “Stella maris” per eccellenza. I marinai aprono e chiudono le loro giornate in mare con l’“Ave Maria”. Del resto, la radice del nome Maria è la stessa di “mare”. La famiglia Vespucci, dinastia marinara, è notoriamente devota a Maria. Non è certo un caso, quindi, che proprio nella cappella di famiglia eretta nella chiesa fiorentina di “Ognissanti”, l’intero casato, fiorentino anch’esso, venga rappresentato in un celebre quadro ai piedi di una splendida Madonna che a braccia spiegate accoglie protettiva i membri dei Vespucci sotto il suo manto. Si tratta della “Madonna della Misericordia” celebre quadro del 1472 del Ghirlandaio. Il manto protettivo di Maria, protegge la nobile famiglia toscana. Curiosamente, sarà proprio il contorno policircolare di questo mantello misericordioso a far da cornice alla carta del mondo tracciata da Martin Waldseemüller nel 1507 a Saint Dié des Vosges. Già questo è indicativo. Amerigo poi nasce il 10 Marzo dell’anno 1454. Verrà battezzato però, soltanto otto giorni dopo. Il numero otto. Si ricorda che il numero otto è cifra mariana per eccellenza. Si può leggere qui un messaggio dedicatorio dei Vespucci chiaro e forte: viene dedicato, A - merigo a Maria.

   Cosa c’entra tutto ciò con la scoperta ed il battesimo dell’America? Partendo da una notevole serie coerente d’indicazioni, tra cui quelle che si sono segnalate, Diego Baratono e Claudio Piani sono riusciti a ricostruire le motivazioni che stanno dietro al nome scelto dagli eruditi vosgensi per battezzare il Nuovo Mondo. Di cosa si tratta? Per superare tutta la serie di problemi che si sono elencati, per essere coerenti con quanto le Sacre Scritture indicavano, per far sì che non esistessero primati di paternità i savants francesi, per inciso la Francia è terra mariana praticamente da sempre, decisero di formulare un nome che contenesse un’informazione particolare. Doveva essere un messaggio potente. Sacro. Un messaggio che andasse al di là delle semplici questioni, per dir così, umane. Un comunicato che fosse “super partes”. Doveva essere un messaggio teologicamente in grado di giustificare la scoperta di una nuova parte del Mondo. Un messaggio che doveva “far capire” a tutti che queste terre non erano state scoperte dell’uomo, bensì erano state “donate” dalla “misericordia” di Dio all’uomo. Per essere giustificate e rese fruibili, queste terre dovevano quindi passare attraverso la “Porta del Cielo” per eccellenza, attraverso la “Madre di Misericordia”, attraverso Maria. E’ a questo punto, allora, che si profilò qualche cosa d’eccezionale nella mente dei sapienti di Saint Dié: creare un acronimo, una sigla, per rendere eterno il concetto misericordioso sotteso alla “scoperta” del Nuovo Mondo. Ci riuscirono, appunto, creando il nome AMERICA. Sì perché il nome AMERICA è un acronimo, è una sigla. E’ un nome di per sé intraducibile, che non ha niente a che vedere quindi con Colombo o con Amerigo, anche se per quest’ultimo rimane il vago “fumus” di cui si è detto sopra. Vediamo allora che cos’è quest’acronimo. Secondo i due ricercatori italiani, in maniera estremamente coerente con la loro quindicennale ricerca, AMERICA è l’acronimo di:
A … ve        M … aria        E … den        R ... egina        I ... anua        C ... aeli        A ... ve.
E’ un saluto beneaugurante. Si tratta quasi di una preghiera. Bellissima. Le varie giustificazioni teologiche dell’acronimo, non proprio comuni, sono nondimeno facili da intendere. Sorprendente e bellissimo è quell’“Eden Regina”: Maria quale “Regina dell’Eden”. Concetto devozionale inaspettato. Ricco di significati profondi ed antichi. Per la mariologia più “accreditata”, Maria è proprio l’“Eden piantato da Dio”. E’ la “Nuova Eva nel Nuovo Paradiso Terrestre”. Il “Nuovo Mondo” è un “Paradiso Terrestre”. Anzi. E’ la nuova “Terra Promessa”. E’ straordinaria la profondità concettuale raggiunta. E’ notevole del resto il “ianua caeli”, ossia la “porta che consente l’accesso al Cielo”. Sottile è la distinzione da una semplice “porta”, normale passaggio, banale varco in un muro. Maria è invece accesso misericordioso, è “la” mediatrice di Misericordia. Maria è l’unico tramite possibile tra Divino ed umano e viceversa. Soltanto attraverso la mediazione di Maria, i doni della Misericordia infinita di Dio diventano fruibili all’uomo. Il nome AMERICA, è in sostanza una litania dedicatoria a Maria di straordinaria bellezza euritmica. E’ musicabile secondo i ferrei canoni del canto gregoriano. E’ armonia allo stato puro. In sostanza, dunque, il “Nuovo Mondo”, l’“AMERICA” è un regalo di Dio agli uomini del “Vecchio Mondo”. Con questa profonda convinzione, distorta dai “Conquistadores” e da chissà quanti altri, le popolazioni indigene di quelle terre paradisiache sono state quasi sterminate … ma questa è già un’altra Storia.

   “Ave Maria Eden Regina Ianua Caeli Ave”: è questa invece la soluzione che s’aspettava da quasi cinquecento anni. Diego Baratono e Claudio Piani pensano che da oggi in avanti il nome AMERICA, il continente AMERICA, si dovrà guardare con un occhio un po’ diverso … 
      
Copyright © 2011 Diego Baratono Claudio Piani 

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