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domenica 6 novembre 2016

Sor Pietro e la questione francescana.


Sor Pietro e la questione francescana.
Di Enzo Mancini


Mi sto interessando di san Francesco e dei Frati Minori perché sono convinto che una seria biografia del Poverello di Assisi non è stata ancora scritta e potrebbe servire a restituire alla nostra regione una bella fetta della sua storia scippata, perché la damnatio memoriae ebbe inizio proprio in quel periodo.
Perché se sono seri i medievisti non possono continuare a dire che messer Pietro di Bernardone dei Moriconi aveva fatto i soldi nei mercati transalpini, e grato di questo diede al figlio, battezzato Giovanni, il soprannome “Francesco”.

 Disegno di Giacinto Gaudenzi tratto dalla Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi


Nel commercio il tempo è denaro, è una regola incontestabile: avrebbe dovuto perdere troppo tempo in viaggio. E in viaggio non si guadagna: e dove il guadagno non c’è la perdita è sicura, altra regola incontestabile. Ma non è solo questione di tempo.
Dove le strade erano senza padroni erano piene di predoni. Solo i fraticelli potevano viaggiare tranquilli: avrebbero perso solo i poveri stracci che indossavano.
Sor Pietro invece aveva da perdere o il carico di merce o la borsa colma di denari.
Dove le strade avevano un padrone ecco gli armigeri e i gabellieri, che gongolavano all’arrivo di un commerciante ben fornito di merce o di monete sonanti.
Fra Assisi e la  Provenza di gabelle non ce ne erano solo due o tre.
Senza contare che in partenza la prima gabella era quella dei nemici perugini, che sarebbe stata l’ultima prima dell’arrivo in patria.


Quando li poteva fare i soldi sor Pietro?
Li fece perché i mercati che frequentava erano quelli della Francia Picena, in quel periodo soggetta al duca di Spoleto, lo stesso signore sotto il cui governo era anche Assisi. Le strade erano libere da predoni perché le forze dell’ordine  del duca controllavano il territorio e di gabelle non ne incontrava, al massimo ne incontrava una a viaggio, dopo di che, con l’attestato del pagamento in tasca, stava tranquillo di poter girare quasi tutte le Marche.
Che ne dice Monsieur Dalarun Jacques, lei che da poche parole riesce a tirar fuori sottilissime deduzioni nella sua” Vita ritrovata”, i miei ragionamenti sono proprio sballati?
Sono consapevole di strapparle il cuore nel dirle che “Saint François”, non deve il nome alla sua Francia ma alla mia, ma è arrivata l’ora di ristabilire la verità storica, di restituire il maltolto alla nostra regione.
Lei dovrebbe anche capire che la “questione Francescana” scaturisce da questa damnatio memoriae della Francia Picena: solo l’ammissione di questo potrà portare alla soluzione della Questione Francescana.


va agli

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