Cerca nel blog

sabato 12 novembre 2016

Lo Stretto di Benguela E la carta di Martin Waldseemuller del 1507


Lo Stretto di Benguela
E la carta di Martin Waldseemuller del 1507

Dagli studi di Galileo Ferraresi & Claudio Piani.


Martin Waldseemuller

«Non è possibile che prima del 1506 si conoscesse la separazione dell'Oceano in due parti a causa del Nuovo Mondo. Ciò significa sette anni prima della scoperta del Pacifico da parte di Balboa.» Questa è la dichiarazione di una delle massime autorità mondiali della cartografia A. E. Nordenskjold (Atlas, Stockholm, 1889) scritta 12 anni prima del ritrovamento della carta disegnata a Saint-Die da Martin Waldseemuller nel 1507. Niente di più sbagliato! Infatti nel 1507 I cartografi di Saint-Die' conoscevano benissimo l'esistenza di un oceano ad ovest del Nuovo Mondo: l'Oceano Pacifico, ufficialmente avvistato da Balboa sette anni dopo la carta e attraversato dalla Spedizione Magalhaes-Del Cano 15 anni dopo la pubblicazione della carta. L'America Centrale è raffigurata con la forma sottile e sinuosa, com'è nella realtà, e collega il nord e il sud  delle due Americhe. Nel 1507, da quel che si sa, nessuno poteva immaginare che queste nuove terre avessero un'estensione longitudinale così limitata.
Al centro del Centro America compare un passaggio che collega il mar dei Caraibi con l'Oceano Pacifico. Esattamente dov'è raffigurato questo nel 1534 Carlo V progetterà lo studio di un canale che avrebbe dovuto collegare i due oceani. Colombo, Vespucci e Caboto fin dal 1498 si intestardirono nel cercare un fantomatico passaggio, chiamato Stretto di Benguela, proprio dove è raffigurato sulla carta di Saint-Die. Nulla ci vieta di supporre che questi navigatori avessero avuto tra le mani una carta simile a quella realizzata da Martin Waldseemuller.
Da notare che secondo i geologi uno stretto passaggio tra i due oceani è esistito migliaia d'anni fa, ed esattamente nella zona raffigurata nella carta, dove ancora oggi esistono 24 vulcani con oltre 40 bocche eruttive.
Nelle carte dell’Ammiragliato britannico dei primi dell’ottocento il passaggio veniva chiamato “Istmo di Darien”. Anche Orazio Nelson, il grande nemico di Napoleone, cercò il passaggio col Pacifico, quand’era un giovane capitano, rischiando anche la vita.


La carta disegnata dal Waldseemuller nel 1507

Dagli studi fatti da Galileo e Claudio si viene a sapere che il 13 novembre 1504 re Emanuele I di Portogallo aveva vietato la produzione e la diffusione di tutte le carte nautiche, mappamondi e sfere raffiguranti l'emisfero sud del Nuovo Mondo oltre il 7° di Latitudine sud, pena la morte. Ma la cartina  fu realizzata dopo tale data. Ne seguì uno scandalo per cui nel 1516 lo stesso Martin Waldseemuller decise di tornare alle vecchie concezioni per placare le polemiche.
Ma comunque da dove venivano le informazioni che permisero ai componenti del Ginnasio di Saint-Diè di realizzare un’opera così anticipatrice, tale da non essere accettata e compresa dai cartografi del loro tempo?
Torniamo alla storia del Portogallo, che è inscindibilmente connessa alle vicende delle grandi esplorazioni che presero il via già dal 1337 per l'intraprendenza e la lungimiranza di Re Dionigi, ma è l'impulso dato dai principi Enrico il Navigatore e da suo fratello Pedro che permise al Portogallo di primeggiare sullo scenario marittimo commerciale di tutto quanto il XV secolo.
Fu proprio Pedro che spinto dalla necessità di acquisire nuovo materiale cartografico nel 1424 intraprende un viaggio in Europa, Asia, Venezia e infine a Firenze.


I viaggi in Oriente di Marco Polo

Pedro, giunto nella città veneta, ebbe in dono dal doge Francesco Porcari una copia, in volgare, dei Viaggi di Marco Polo. Il senato invece consegnò al principe Pedro una carta geografica ove erano segnati il Catai, il Cipango e, secondo Antonio Galvam, lo Estreito do Magalhaes se chamaua cola do Dragam (Lo stretto di Magellano che si chiamava “Coda del Dragone”-V. Uzielli, La vita di Paolo del Pozzo Toscanelli, Milano 1883). Tali doni, diedero un potente impulso ai viaggi di scoperta promossi da Enrico il Navigatore.
Perché questi due importanti centri attirarono l'attenzione del Principe Pedro?
Venezia fin dal 1204, data del saccheggio di Costantinopoli-Bisanzio da parte delle truppe cristiane guidate da Enrico Dandolo, divenne ricettacolo delle immense ricchezze depredate che dovevano comprendere, tra le altre cose, anche antichissime carte geografiche. Vuole il caso che gli storici facciano risalire agli anni immediatamente successivi al sacco di Costantinopoli la diffusione delle prime carte nautiche del bacino del Mediterraneo, precisissime, che come dal nulla compaiono sui tavoli dei cartografi delle terre controllate da Venezia.



Ed è a Venezia, la città più ricca, potente ed abitata del mondo cristiano, che nel 1394 Emanuele Crisolora, inviato dall'Imperatore di Costantinopoli a chiedere aiuto contro i Turchi, incontra i fiorentini Jacopo Angelo da Scarperia e Roberto Rossi. Nel febbraio 1397 Jacopo Angelo ed Emanuele Crisolora giungono a Firenze e aprono una scuola di greco. Firenze diventa così la capitale dello studio del greco e dell'Umanesimo (il greco era la lingua usata nella corte di Bisanzio. Fino all'arrivo del Crisolora a Firenze in Italia nessuno conosceva il greco. Unica lingua usata era, oltre al volgare, il latino).
Tra i vari testi greci portati a Firenze dal Crisolora figura il Cosmographia di Claudio Tolomeo (100-178 d.C), geografo della Biblioteca di Alessandria d'Egitto, che sarà tradotto in latino e da cui deriveranno le carte che daranno un nuovo impulso alle scoperte geografiche, le così dette carte di Tolomeo.

 
Nella Firenze dei primi anni del 1400 figurano altri grandi cervelli che si riuniscono nel Monastero degli Angeli: Palla Strozzi, l'uomo più ricco di Firenze, Poggio Bracciolini, segretario pontificio, Giorgio Antonio Vespucci, zio del poi noto Amerigo, Paolo dal Pozzo Toscanelli, conservatore della Biblioteca di San Marco di Firenze e cartografo di riferimento di Cristoforo Colombo.
Nel 1459 il gruppo dei Monastero degli Angeli si muterà nell'Accademia Platonica, fondata da Gemisio Pletone, di cui il maggiore esponente sarà Marsilio Ticino. All'Accademia parteciperanno anche: Pico della Mirandola, Giorgio Antonio Vespucci, Amerigo Vespucci, Paolo del Pozzo Toscanelli, il Ghirlandaio, il Poliziano, Zenobio Acciaiuoli, Luigi Guicciardini.
La fama di questo circolo, e soprattutto di Giorgio Antonio Vespucci, arrivò fino alla corte di Lorena dove dal 1473 regnava Renato II, mecenate e protettore degli eruditi di Saint-Dié. Giorgio Antonio Vespucci entrò in contatto con alcuni tra i più noti umanisti tedeschi, tra i quali Giovanni Reuchlin che visitò Firenze e il Cenacolo nel 1482 assieme al conte Ebherard. Entrambi provenivano dalla regione tedesca del Wurttemberg, dove si trova la cittadina di Wolfegg nel cui castello sarà trovata nel 1901 dal prof Joseph Fischer la carta di Martin Waldseemuller.
Furono i due studiosi tedeschi a fornire al monastero di Saint-Die le informazioni per disegnare la carta? O furono direttamente i monaci a chiedere le informazioni al Cenacolo fiorentino? Forse l'originale da cui attinsero per la carta di Martin Waldseemuller più che in Portogallo è da ricercarsi a Firenze.

 Amerigo Vespucci

In una lettera di Zenobio Acciaiuoli a Luigi Guicciardini, zio d'Amerigo Vespucci, datata 1509, Zenobio prega Guicciardini di prestargli nuovamente il planisfero ed il globo appartenuti ad Amerigo Vespucci per espressa richiesta dei tedeschi.
Forse il globo e il planisfero richiesti dal Guicciardini sono gli stessi che Amerigo Vespucci dichiara di inviare a Pier Francesco de Medici in una lettera autografa del 18 luglio 1500 (V. Cod. Valienti Riccardiano n. 1910, Roma). Se così fosse allora le conoscenze impossibili del Nuovo Mondo sarebbero da retrodatare a prima del 1500. Ma a chi attribuirle?
Non lo sappiamo ancora ma una cosa è certa: fin dal 1470 a Firenze si vaticinava l'esistenza di un quarto continente e colui che sosteneva questa tesi era niente meno che Antonino, arcivescovo di Firenze. Gli echi delle sue teorie erano così famosi che il Ghirlandaio nel 1472 lo ritraeva assieme a Giorgio Antonio Vespucci e al nipote Amerigo, ancora giovincello, in un suo dipinto, La Madonna della Misericordia, conservato nella chiesa della Madonna di Ognissanti a Firenze. Un arcivescovo assieme ai grandi che in quel momento stavano studiando l'Universo. Il ricercatore Diego Baratono (amico di Claudio, che tal’altro è impegnato nelle ricerche della doppia Sfinge del Cairo) ha osservato che il profilo del mantello sia identico alla cornice della carta di Waldseemuller.


La Madonna della Misericordia.

E non è finita qui, perché un’ulteriore misteriosa cartina (riproducente le Americhe) è affrescata sulla volta della Sala della Creazione di Palazzo Besta, a Teglio, nei pressi di Sondrio, riproduce sempre la cornice dello stesso affresco della Madonna della Misericordia.



Palazzo Besta, a Teglio (Sondrio)

Un significativo approfondimento
  Come abbiamo letto Firenze era il centro di un grande fervore. E' da notare che anche il popolare Dario Fo ha sottolineato questo fatto. Nel Settembre del 2008 Rai 3 ha mandato in onda il suo spettacolo "Tegno nelle mani occhi e orecchi: Michelagniolo" realizzato nell'ambito della rassegna estate fiesolana 2007, registrato al teatro romano di Fiesole. 


Per descrivere la vita di Michelangiolo Buonarroti, il popolare autore ha iniziato descrivendo la società della Toscana dell'epoca, e in particolare della Signoria prima e della Repubblica poi, di Firenze. Una città non solo composta da grandi artisti ma anche di grandi menti in tutti i campi, perfino da ammiragli di flotta, scopritori di nuove terre.
  Alla base di questa grandezza di Firenze, dice Fo, c'erano le banche che prestavano con un'apertura mentale che oggi non c'è più! E sottolineando, prima di tornare su Michelangiolo, che «non va dimenticato che i banchieri di Firenze, allora furono i sovvenzionatori principali della scoperta delle Americhe.
E non ha caso America prende il nome da Amerigo Vespucci, che era Toscano, anzi Fiorentino. E' sintomatico che sia stato proprio un banchiere a dare il proprio nome all'America!». 

Tutto questo e anche di più nel libro
L’Avventura di Rata e Maui


Dalle intuizioni di un coraggioso navigatore scaturisce una domanda: "gli antichi egizi sapevano navigare in mare aperto?"
Prefazione di Alessandro Bongioanni
Disegni di Marco Pugacioff
Stampalibri - Macerata 2004 (2° edizione)

Un libro metà a fumetti e metà di analisi storiche e alfabetiche. Le prove che gli egizi raggiunsero l’Australia, attraversarono il Pacifico e giunsero in Sud America usando strumenti in grado di calcolare la Longitudine. Dai Moai dell’isola di Pasqua allo stretto di Benguela nel centro America disegnato in una carta del 1507. La risposta al perché la terra, che si sapeva tonda, d’improvviso “divenne piatta”.



Marco Pugacioff
va agli

Nessun commento:

Posta un commento