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domenica 13 novembre 2016

L'imperatore Giuliano


L'imperatore Giuliano
  

Il Convito di Giuliano di Edward Armitage [pittore vittoriano 1817-1896], quadro del 1875.

  L’IMPERATORE GIULIANO (Flavio-Claudio), detto l’apostata dai cristiani, nacque a Costantinopoli il 6 novembre del 331. Solo lui e il suo fratello Gallo (l’uno di 6, l’altro di 12 anni) scamparono nel 337 alla carneficina della loro famiglia, i cui mandanti restarono ignoti, ma che fu ordinata quasi sicuramente dai figli di Costantino. Furono giudicati  troppo gracili dai giustizieri e li lasciarono in vita perché, secondo loro sarebbero morti da lì a poco. Giuliano fu allevato nel cristianesimo da Eusebio vescovo di Nicomedia; ma le crudeltà commesse contro di lui dai cristiani, gli fecero prendere in odio la nuova religione. L’imperator Costanzo lo mandò in esilio prima a Cesarea in Cappadocia, poi a Nicomedia. Giuliano ottenne però il permesso d'andare a studiare ad Atene; colà strinse amicizia con alcuni sofisti, si volse all'astrologia, alla magia, ed a tutto ciò che riguardava il neoplatonismo e il paganesimo. Giuliano, a vent'anni, (dice Ammiano Marcellino) era «di media statura, con i capelli lisci, un'ispida barba a punta, con begli occhi lampeggianti, segno di viva intelligenza, le sopracciglia ben marcate, il naso diritto e la bocca piuttosto grande, con il labbro inferiore pendulo, il collo grosso e curvo, le spalle larghe, ben fatto dalla testa ai piedi, così da essere eccellente nella corsa». Rientrato in grazia dell’Imperatore, fu nominato nel giorno del suo compleanno dell’anno 355 governatore delle Gallie e creato cesare.

   Quasi fosse una reincarnazione di Caio Giulio Cesare, riportò parecchi vantaggi sui germani, e li disfece in una grande battaglia ad Argentorato (l’odierna Strasburgo). Giuliano in questo periodo era ormai solo. Suo fratello Gallo, dopo un governatorato infausto e insanguinato in Oriente fu giustiziato nel 354, sua moglie Elena (sorella di Costanzo), una cristiana devota, e da cui ebbe due figli nati morti, era scomparsa a Vienne, in Gallia nel 360[1]. Costanzo, che lo temeva, avendo voluto togliergli una parte delle sue milizie, ma i soldati irritati si ribellarono e dichiararono Giuliano Imperatore l’anno 361. Egli era allora a Lutezia (Parigi), dove ordinariamente risiedeva. Costanzo, che aveva firmato un armistizio cogli odiati Persiani, si mosse contro Giuliano, ma, alla vigilia della guerra civile, una febbre violentissima assalì Costanzo e morì a Mposucrene il 5 ottobre, nominando il cognato suo successore a guida dell’Impero. Giuliano fu riconosciuto senza contrasto da tutto l'Impero.
   Allora rinunziò apertamente al cristianesimo, e istituì una tolleranza universale; riedificò i templi dei pagani, ed adempì egli stesso alle cerimonie di Pontefice Massimo. Dopo aver dato ordine alle faccende dell’impero, abbandonò Costantinopoli per muovere ad Oriente contro i Persiani, tolse ad essi la città di Ctesifone e fece rapide conquiste; Ma i Persiani, vista la supremazia dell’imperatore Giuliano preferirono darsi ad azioni di guerriglia, dando assalti improvvisi per poi fuggire. Fu presso Samara, di mattina che l’ultimo grande imperatore romano, sempre al fianco dei suoi uomini, rimase ferito dall’alto da un soldato a cavallo, dato che Giuliano stava combattendo in piedi[2]. Il sospetto che sia stato colpito da un suo soldato, mi fa pensare che possa esser stato un cristiano[3]. Accusa del resto già mossa pochi anni dopo la sua morte. La battaglia dove l’Imperatore riportava la sua ultima vittoria avvenne il 26 giugno 365 e nella notte, nonostante le cure del medico Oribasio di Lidia, il trentaduenne Imperatore, moriva dopo due anni non compiuti di regno.  

   Era l’anno 1116 dalla fondazione di Roma.

 
San Mercurio uccide l'imperatore Giuliano - frammento d'affresco della seconda metà del XIV secolo.


   Il suo successore Gioviano passando per Tarso, dov’era il suo sepolcro, fece incidere un'iscrizione sulla pietra sepolcrale:

Dalle rive dell'impetuoso Tigri, Giuliano è giunto a riposare qui,
al tempo stesso buon re e guerriero coraggioso
.

   Giuliano coltivava le lettere con gran profitto; ci restano di lui parecchi Discorsi o Arringhe;— varie Lettere; — una Satira dei cesari; — la Favola  allegorica, il Misopogone o nemico della barba, satira con la quale rispondeva agli abitanti di Antiochia che avevano messo in ridicolo la sua vita austera e la sua lunga barba.

   Ebbe uno zio materno dal suo stesso nome, che governò ad Antiochia e che perseguitò i cristiani in quella città tanto da profanare il loro santuario. Poco tempo prima aveva dato martirio al sacerdote Teodoreto (363), e secondo gli storici cattolici il loro Dio, gli fece patire in punizione una morte non meno tremenda di quella di Antioco.

   Giuliano fu anche un entusiastico sostenitore della Tergia. I teurgi sostenevano di poter portare alla vita le statue degli dei e degli spiriti. Ciò avveniva mediante incantesimi contenenti nomi segreti di potere, e attraverso animali, erbe, gemme, profumi, lettere e simboli corrispondenti a ciascun dio, che venivano posti all’interno della sua statua. Questa allora rispondeva alle domande del teurgo muovendosi o mutando espressione, oppure istillando delle idee nella sua mente mentre era addormentato, confutando in tal modo le ironiche accuse rivolte dai cristiani (sempre loro!) ai pagani di essere adoratori di immagini di legno e di pietra prive di vita. Altro metodo del teurgo per comunicare con il divino consisteva nel fare cadere in trance un medium, evocando un dio o uno spirito affinché si impossessasse di lui, infatti il dio parlava attraverso la bocca del medium[4].

   Giuliano é il principe del quale i pagani hanno detto il maggior bene, ed i cristiani il maggior male possibile[5]. Egli mostrò infatti molta avversione per il cristianesimo e considerevole predilezione per il paganesimo, in quanto almeno si conformava alle dottrine dei neoplatonici. Grande amante della filosofia, seguì quella degli stoici e non volle mai deporre il mantello usato da essi: portava lunga barba, ed aveva tale austerità di costumi che sentiva quasi del cinico[6].

Marco Pugacioff



Consiglio la lettura dei seguenti siti, oltre a quelli già indicati in nota, a chi vuol approfondire la vita dell’Imperatore:



[1] Leggo in wikipedia: ella passò come un'ombra nella vita del marito, che di lei non parla praticamente mai. Eppure il Tartarotti [Del congresso notturno delle Lammie, 1749, pag. 406] riferisce di un epistola, indicata come la 37°, dell’Imperatore sul filosofo Democrito (che non avendo paura delle ombre studiava nei sepolcri) in cui rispondeva a Dario che voleva gli avesse risuscitato la moglie: che ben volentieri l’avrebbe fatto, purché se gli fossero ritrovate tre persone, che in vita loro non si fossero giammai dolute della morte de’ loro più prossimi, dovendo egli servirsi de’ nomi di que’ tali, per porgli sopra la sepoltura della defunta Reina, e in cotal guisa ritornarla in vita. Chi ci dice che in quel momento Giuliano, colpito da questa storia, si fosse sentito come Dario, e pensasse alla sua compagna?
[2] Vedi il bell’articolo La ferita mortale dell’imperatore bizantino Giuliano l’Apostata (361–363 a.d.): un approccio al contributo della chirurgia dell’antichità di Emanuela Iolis http://www.imperobizantino.it/node/2275
[3] Da http://www.maat.it/livello2/giuliano-1.htm leggo che L'assassino di Giuliano: Non è mai stato identificato il nome dell'assassino di Giuliano. I Persiani non diedero alcuna ricompensa a qualcuno dei loro soldati per l'uccisione dell'imperatore nemico. Lo storico ecclesiastico Filostorgio afferma che fu un saraceno che combatteva a fianco dei Persiani. Il vescovo Gregorio di Nazianzo non esclude la possibilità che si sia trattato di un soldato romano. Il filosofo Libanio si domanda se non sia stata una lancia cristiana. 
[4] Richard Cavendish, Storia della magia, Mondadori 1985, pag. 33.
[5] Da Diz. Biografico Universale – tomo II – Firenze 1842, pag. 1136.
[6] Il cinico era colui che viveva la propria vita in maniera assolutamente autonoma, sfrondando i propri bisogni fino a tornare ad un essenziale stato di natura, sempre in linea con la propria rigorosissima morale e di intelletto cosmopolita. Così i cinici prestavano attenzione unicamente alla concretezza più pura, ripulita da sentimenti e desideri: da qui la testa di ponte per il significato attuale. Si racconta che Alessandro Magno, sensibile alla filosofia, giunto a Corinto volesse incontrare il saggio Diogene per onorarlo. Lo trovò che stava prendendo il sole, e gli si parò davanti dicendo: "Chiedimi tutto quello che vuoi." Diogene alzò lo sguardo e gli rispose "Questo ti chiedo: spostati, che mi levi il sole". E questo è lo spirito del vecchio cinismo. – Ripreso da http://unaparolaalgiorno.it/significato/C/cinico.htm


Marco Pugacioff
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