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martedì 15 novembre 2016

Alcune cose sulla guerra in Siria


Alcune cose sulla guerra in Siria
Consideriamo per un attimo la popolazione mondiale: come fanno pochi milioni di persone a tenere soggiogati oltre sette miliardi di persone? Con l’imbroglio e l’ignoranza!
Il mondo ci è mostrato ed interpretato secondo quanto vogliono i proprietari dei mezzi di comunicazione, in questo modo la nostra conoscenza della realtà è viziata, è falsata, spesso è inventata. Il nostro pensiero, le nostre convinzioni ed azioni, derivano da queste informazioni distorte che ci propinano i tirafili della comunicazione.
Quanto accaduto alla Siria ne è un esempio.
Nata nel 1919 dallo sfaldamento dell’Impero Ottomano, la Siria fu subito occupata dalle truppe francesi che se ne sbatterono dei patti sottoscritti con le popolazioni locali. Nel 1946 nasceva la Repubblica Araba di Siria, una terra prevalentemente desertica abitata da 22 milioni di persone concentrate nelle tre città di Damasco, Aleppo e Homs.
Il sottosuolo siriano ha dei giacimenti di petrolio che hanno notevolmente contribuito alla ricchezza del paese ma alcuni sono convinti che quei giacimenti debbano, con le buone o con le cattive, diventare loro.
Non parlerò in astratto di paesi che vorrebbero eliminare la Siria, parlerò delle persone che vorrebbero distruggere lo stato siriano per appropriarsi dei beni statali e che si sono impegnate per conseguire questo obiettivo.
Il primo che mi viene in mente è Gorge W. Bush che dichiarò la sua volontà di far fuori sette stati: Siria, Libano, Iraq, Iran, Libia, Somalia e Sudan [Intervista del generale Usa W. Clark a Amy Goodman, 2 marzo 2007]. Di certo non li voleva eliminare perché gli Usa correvano il rischio di essere invasi da uno di questi stati. Casualmente di questi sette stati ben tre, Libia, Iran e Siria, avevano all’epoca una moneta propria emessa dallo stato, non da una banca centrale privata come la BCE, e sempre casualmente cinque di questi stati canaglia danno fastidio all’espansione di Israele. Qui si potrebbe aprire un seminario dal tema: gli Usa controllano Israele o è Israele che controlla gli Usa? Ma non andiamo fuori tema.
Nell’ottobre 2012 usciva per Arianna Editrice il libro di T. Cartalucci e N. Bowie Obiettivo Siria col quale gli autori si proponevano di “svelare le bugie per fermare in tempo la guerra contro la Siria”. I fatti hanno dimostrato che non ci sono riusciti, ma sempre i fatti hanno dimostrato come la storia abbia seguito il copione che già dai primi mesi del 2012 gli autori avevano previsto. Roba da assumerli subito alla Farnesina!
In seguito alla dichiarazione di Putin ad Ankara “L’Isis si finanzia trafficando petrolio e anche private persone presenti in questa sala sono coinvolte”, il 5 dicembre 2015 il Times scriveva degli interessi del premier turco Erdogan nel petrolio Isis ma non accennava minimamente agli interessi dell’editore del Times stesso in quel petrolio e nella guerra in corso.
Il magnate dell’informazione mondiale, proprietario di oltre 180 network nel mondo dei media, Rupert Murdoch, è implicato nella guerra in Siria più di quanto le sue TV o i suoi giornali abbiano mai detto. Di origine australiana, di religione ebraica, sionista e sostenitore dell’estrema destra israeliana, Rupert comprò il primo giornale a 25 anni d’età e da allora non ha fatto altro che estendere il proprio controllo sull’informazione. Ormai avanti negli anni forse si era cominciato ad annoiare e così lo troviamo nel 2001 in società con un altro sostenitore dell’estrema destra israeliana, Lerry Silverstain, l’uomo che a fine luglio 2001 comprò il World Trade Centre di New York e che subito lo assicurò contro atti terroristici. La vendita prevedeva che la prima tranche di pagamento fosse al primo ottobre ma, come tutti sanno, l’undici settembre al WTC successe qualcosa, tre torri crollarono e Silverstain e Murdoch divennero proprietari del pezzo di terreno più famoso al mondo senza sborsare un centesimo ma incassando fantastilioni di dollari dalle assicurazioni.
Con l’immobiliare gli era andata bene e allora Mudoch diversificò gli investimenti ed entrò nella Genie Energy, una società petrolifera con sede a Newark, New Jersey (Usa) e una sede strategica in Israele, alla quale lo stato sionista ebraico ha concesso lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas sulle alture del Golan in Siria. [The Jerusalem Post, 2011-10-06]
Non sto scherzando, Israele si è arrogata il diritto di giurisdizione sui beni di un altro stato, la Siria. Qui i casi sono due: o nel governo israeliano ci sono dei deficienti che agiscono senza conoscere la geografia o ci sono persone tanto convinte della disfatta di Assad e di uno stravolgimento della Siria a favore di Israele da permettersi di legiferare su un territorio non ancora loro. In questo caso il gesto di Israele potrebbe far pensare che le rivolte in Siria, e le così dette “primavere arabe”, in effetti fossero telecomandate da qualcuno che, senza farsi vedere e sentire, come in un grande Risiko, aspettava che qualcun altro eliminasse i suoi nemici per allargarsi senza far fatica.
Soci e nel Consiglio d’Amministrazione Strategico di Genie Energy oltre a Murdoch abbiamo,:
l’ex vicepresidente Usa e presidente dell’industria petrolifera Hulliburton, Dick Cheney;
il lord inglese, ma anche lui sionista di razza, il quarto barone Jacob Rothschild;
il direttore della CIA James Woolsey;
il capo del tesoro Usa Larry Summers;
l’ex ambasciatore Usa all’Onu e segretario all’energia Bill Richardson.
[dal sito www.genie.com]
Le perforazioni già effettuate dai nostri eroi hanno identificato a sud di Katzrin un giacimento di petrolio e gas tanto grande da rendere Israele energeticamente autosufficiente. [The Economist, 7 novembre 2015]
Ovviamente nessun giornalista della catene Murdoch ha mai accennato agli interessi del “padrone” nella crisi siriana: testate come Sky News, Fox News, Times o Sun hanno ben altro da seguire, ad esempio i crimini contro l’umanità commessi dal presidente democraticamente eletto senza brogli e riconfermato con un referendum a capo della Siria, Bashar Al-Assad. Già perché da quelle parti i presidenti li eleggono e poi li riconfermano coi referendum, non come negli Usa dove G. W. Bush divenne presidente senza avere avuto i voti o come in Italia dove Monti, Letta e Renzi sono diventati presidenti del consiglio senza che il loro nome finisse mai su una scheda elettorale, ma torniamo alla Siria.
Indipendentemente dal coinvolgimento di agenti dell’intelligence inglese e Usa, nel creare disordini, far scoppiare sommosse, uccidere innocenti ecc.. è innegabile che Assad abbia commesso ogni tipo di nefandezze, lo assicura l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Ma cos’è questo Osservatorio Siriano? Chi lo paga? Chi ne fa parte? Da dove raccoglie le informazioni che poi vengono inviate alle testate di tutto il mondo per essere amplificate dal fronte anti-Assad?
La sede dell’Osservatorio nemico di Assad è a Coventry, in Inghilterra, e vi lavora una persona: Rami Abdul Rahman, un siriano che, dopo essere finito tre volte nelle galere siriane per reati comuni e per, come dice lui, “eccesso di attivismo democratico”, nel 2000 è sfuggito ad una quarta visita alle patrie galere e si è rifugiato nella campagna inglese. [Coventry, residenza improbabile di un noto attivista siriano; Reuters, dicembre 2011]
Dal suo profondo isolamento Rahaman, finanziato dalla Comunità Europea e da uno stato che si rifiuta di identificare, fornisce a tutto il mondo i dati che servono sia per le TV e i giornali che per i politici e i militari. Non si sa in che modo ma un uomo solo raccoglie le informazioni, elabora i dati e “fornisce i numeri delle vittime della guerra siriana” [New York Times, 9 aprile 2013]. Gli analisti di Washington e delle Nazioni Unite usano poi i suoi dati per la conta delle vittime nell’esercito siriano e tra i ribelli. Sempre lui conta i civili uccisi e passa il totale all’Onu per intentare una condanna per Crimini di guerra a carico di Assad. Veramente un gran lavoro!
Qualcuno potrebbe sospettare che Rahaman filtri la realtà con i suoi occhiali e con quelli dei suoi finanziatori per far apparire la guerra, i fatti e le vittime in maniera funzionale ad esempio ai magnati dell’economia, del petrolio e ai loro adepti dell’informazione, ma cosa ci possiamo fare, la prima vittima di una guerra è sempre la verità.
© 25 marzo 2016 Galileo Ferraresi
Pubblicato sul n° 121 (Aprile-maggio 2016) della rivista Nexus.

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