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sabato 17 giugno 2017

NIZZA. Il suo Passato, il suo futuro.






   Durante le ricerche che effettuavo nel 2007, sulle strane relazioni di santi marchigiani-maceratesi e sulle loro straordinarie affinità con santi d’Oltralpe, mi ritrovai davanti a uno strano caso. Il ricercatore Civalli parlando nel 1598 del monastero di S. Basso sito in contrada Civita a Cupra, scriveva: «Vogliono alcuni, che qua fosse anticamente la città di Nizza, della quale era vescovo S. Basso».
Ma Nizza è, o meglio era, in Liguria, ed era la città che diede i natali a Giuseppe Garibaldi. Che strana, singolare coincidenza! Ma non era finita! Faustino Mostardi nel ’62 non si fermava lì e proseguiva dicendo che probabilmente si trattava di un agglomerato composto da profughi nizzardi. Profughi? Da che fuggivano? Dalle scorrerie dei saraceni? O dalle inverosimili piogge di sangue del 1608? Oppure da una realtà pesante e che coinvolse proprio Garibaldi, l'unico Eroe sano del nostro Risorgimento, tanto da fargli scrivere:
"Non riconosco a nessun potere sulla Terra il diritto di alienare la nazionalità di un popolo indipendente e protesto contro la violenza fatta a Nizza con la corruzione e la forza brutale e mi riservo per me e per i miei concittadini il diritto di rivendicare il mio paese natale, perché il diritto delle genti non sia una vana parola. - Je ne reconnais à aucun pouvoir sur terre le droit d'aliéner la nationalité d’un peuple indépendant et je proteste contre la violence faite à Nice avec la corruption et la force brutale en me réservant pour moi et mes concitoyens le droit de revendiquer mon pays natal, pour que le droit des gens ne soit pas une vaine parole." GARIBALDI - député de Nice -1860
   Grazie ad Alain Roullier, di antica famiglia nizzarda, storico, scrittore e giornalista, conferenziere dell’Unesco, e fondatore di diverse istituzioni nizzarde tra cui dell’Institut garibaldien de Nice; sono riuscito a sapere una nuova verità, un'altra vergognosa pagina del nostro risorgimento, da paragonare ai tragici fatti di Brento in Sicilia e ai lager dei Savoia: la perdita dell'identità di una città ligure costretta a diventare francese. Non posso ancora sapere se i profughi nizzardi arrivati nelle Marche, fossero quelli sfuggiti alla dominazione francese, ma immergetevi nella lettura di questa intervista tratta suo sito: http://liguenicoise.canalblog.com/archives/2009/01/02/13729247.html e che riproduco qui di seguito, e fatevi un'idea.
Marco Pugacioff natale 2011
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intervista ad Alan Roullier

Presidente della Lega per la Restaurazione delle Libertà Nizzarde
di Achille Ragazzoni

Introduzione
   Presentiamo al lettore italiano un'intervista su di un argomento che, stante l'attuale silenzio stampa sia in Francia che in Italia, ha il sapore di una vera novità. "Particolarismo nizzardo", cosi si è chiamato quell'atteggiamento mentale, prima ancora che politico, che ha portato i Nizzardi, sin dal 1860, a sentirsi comunque diversi dalle genti di Oltrevaro. Già in rapporti di polizia del 1861 si segnala, con una certa preoccupazione, che vecchi partigiani dell'annessione avevano cambiato idea e facevano comunella con gli "italianissimi" (cosi allora venivano definiti coloro che all'annessione erano stati contrari). Con il crollo del regime bonapartista, il particolarismo divenne indipendentismo vero e proprio e Nizza inviò in parlamento tre deputati separatisti, tra cui Garibaldi. Il particolarismo nizzardo ebbe modo di esprimersi anche in seguito, ma da qualche anno a questa parte è tornato ad essere indipendentismo. E' un fenomeno nato dal basso, che vede uniti il  giovane ed il vecchio, l'intellettuale e l'operaio. Ha trovato un organo di stampa, il mensile "Les Nouvelles Niçoises" (sito internet: http://lesnouvellesnicoises.over-blog.net/), ed un capo, Alain Roullier, colui che ha risposto alle nostre domande. Giornalista e scrittore, egli è anche l'autore di un grosso volume, "Nice, demain l'indépendance", che si trova in vendita in tutte le librerie di Nizza e che ha segnato l'inizio della nuova lotta indipendentista. La Lega per la Restaurazione delle Libertà Nizzarde (LRLN), cosi si chiama il movimento indipendentista, ha dato voce ad un disagio che è reale, risponde all'avanzata di una globalizzazione sempre più disumana e disumanizzante. I molti italiani che abitano sulla Costa Azzurra possono prendere contatto con la Lega e, se convinti della bontà delle scelte da essa intraprese, decidere di impegnarsi assieme ad essa per una Nizza indubbiamente migliore. 
   Signor Roullier, ma non è antistorico, oggi, chiedere l'indipendenza di Nizza?
  Al contrario, volere l'indipendenza di Nizza non è antistorico, bensì il logico prolungamento della storia: Nizza reclama i propri diritti. È una battaglia di attualità, poiché Nizza attraversa una grave crisi; l'identità nizzarda, già maltrattata dalla Francia e che, resiste per miracolo, affonda nelle stive delle galere francesi, ove è stata incatenata. La Francia impone a Nizza la sua deliquescenza, il suo fallimento economico e morale; essa vuole imporle un meticciato di culture che noi non vogliamo (e che, piuttosto è un meticciato di inculture) e che porterà ad un livellamento verso il basso e ad una totale perdita d'identità. Noi non lasceremo cancellare venticinque secoli di storia per trasformare Nizza in un semplice spazio geografico aperto a tutti i venti, dove vivranno solamente produttori e consumatori anonimi, senza passato e senza storia. Se la Francia vuole suicidarsi come nazione, è affar suo, ma noi non ci suicideremo assieme a lei. È urgente reagire. Questa lotta si inscrive bene nel quadro europeo, poiché tutti i Paesi d'Europa accordano una larga autonomia alle regioni, ad eccezione della Francia giacobina, che esercita con la forza un centralismo dittatoriale.
   Ma allora non sarebbe sufficiente un'autonomia speciale come quella goduta, in Italia, dall'Alto Adige o dalla Valle d'Aosta?
 Si, una larga autonomia sarebbe una prima tappa. Ma in termini più lunghi sarà necessario per Nizza accedere alla piena sovranità, perché Nizza ne ha diritto. Nel caso che Nizza ottenga l'autonomia, sarà comunque legata alla Francia, che le imporrà la sua politica e, soprattutto, la sua filosofia decadente. Bisogna tagliare i ponti. I Nizzardi hanno dato molto alla Francia, in sangue e in oro, ora vogliono ritrovare quella libertà che gli è stata confiscata. Un'autonomia sarebbe vitale solo nel caso in cui tra le due parti esistesse una comunanza di pensiero, di cultura, di interessi, ma non esiste nulla di tutto ciò; noi siamo Latini, loro Galli. Un vecchio proverbio nizzardo afferma: "I Nizzardi e i Francesi sono sempre andati d'accordo come il cane e il gatto".
   Ma non c'è stato un plebiscito, che ha sancito l'annessione di Nizza alla Francia?
   Il plebiscito è stato interamente truccato, io ho rilevato ben sedici importanti cause di nullità. Prima di tutto, Nizza è stata occupata militarmente dalla Francia il 10 aprile 1860, ossia 15 giorni prima del famoso plebiscito. Le due frodi maggiori sono le seguenti: venne soppresso l'obbligo della residenza a Nizza per votare ed il partito pro-Francia istituì dei comitati per compilare le liste elettorali. Questi comitati avevano tutti i poteri e cosi stabilirono "sommariamente e senza ricorso" chi iscrivere nelle liste elettorali per far votare chi volevano. Quando Nizza non aveva ancora cambiato nazionalità, intervenne illegalmente il prefetto imperiale del Dipartimento del Varo imponendo illegalmente alla municipalità di Nizza di iscrivere nelle liste delle persone residenti in Provenza aventi, così essi affermavano, antenati nizzardi. La faccenda è stata condotta bene ed io ho ritrovato negli archivi municipali alcune di quelle liste. Non parliamo poi dell'assenza di cabine elettorali, di schede con il voto NO che non vennero stampate, le urne rimaste una flotte nelle mari di Malaussena, il sindaco filofrancese, ecc. ecc.
 

Il giovane Garibaldi a Nizza - illustrazione di Luciano Bernasconi.
   Cosa pensano i Nizzardi di oggi riguardo a Garibaldi? E voi della Lega come lo vedete?
   Per tutti i veri Nizzardi Garibaldi, nato a Nizza, città che ha sempre amato e difeso, rimane un eroe senza paragoni. La sua purezza, il suo disinteresse per il denaro, sono esemplari. Per gli indipendentisti nizzardi (vale a dire per tutti i veri Nizzardi) Garibaldi rappresenta un modello assoluto ed una bandiera, una bandiera senza macchia. Per due volte egli ha tentato di salvare Nizza, nel 1860 e nel 1871. L'8 febbraio 1871 ha accettato di presentarsi alle elezioni della Camera dei Deputati come capo del partito indipendentista assieme a Piccon e Bergondi. Malgrado le frodi del prefetto francese essi ottennero il 73 % dei voti.... e ciò dieci anni dopo l'annessione, quando dodicimila Nizzardi avevano abbandonato la propria terra rifiutando l'annessione, quando vi era stata una massiccia immigrazione francese... nonostante tutto i Nizzardi diedero il 73 % dei suffragi ai tre candidati indipendentisti!!! L' elezione di Garibaldi venne invalidata dal parlamento di Bordeaux, Bergondi si suicidò perché sarebbe stato "melanconico" (oggi si direbbe: "depresso"), secondo la versione ufficiale, e la Francia inviò a Nizza 10.000 soldati: cavalleria, gendarmeria e fanteria di marina. Vennero piazzati dei cannoni nelle vie e si arrestarono e deportarono gli oppositori. Ecco come Nizza è rimasta francese nel 1871.
Nel 1860, Garibaldi voleva innanzitutto che Nizza restasse sotto lo scettro dei Savoia, ma correvano delle voci secondo le quali il re si stava apprestando a vendere Nizza e Savoia. Garibaldi telegrafò al suo amico colonnello Tuerr, che era in servizio presso la Corte di Torino domandandogli di trasmettere un messaggio molto preciso al re: "State per vendere Nizza? Rispondete sì o no immediatamente". Il re stava per andare a dormire quando gli venne trasmesso il messaggio. Si lamentò: "Sì o no! E così in fretta!!!". Tuttavia rispose di sì, poiché non voleva mentire a Garibaldi. Garibaldi si infuriò; visto che Nizza veniva staccata dal Piemonte — Regno di Sardegna, allora l'Eroe dei Due Mondi pretese e si batté per una Nizza neutrale ed indipendente, affinché non divenisse francese. Nel 2007 organizzeremo delle cerimonie popolari in onore di Garibaldi, poiché i politicanti francesi vogliono mettere le loro mani appiccicose sull'aureola dell'Eroe, vogliono falsificare la storia, cosa che sarebbe un insulto a Garibaldi; noi non glielo permetteremo. Otto mesi dopo si svolgeranno le elezioni municipali e noi diremo ai Nizzardi: per il bicentenario della sua nascita, fate a Garibaldi il più bel regalo, il solo che avrebbe sostenuto e accettato con gioia, continuate la sua lotta per la libertà di Nizza e votate la lista indipendentista che presenteremo alle elezioni... Dopo l'8 febbraio 1871, sarà la prima volta che una lista indipendentista sarà in lizza, un avvenimento storico!
Come è oggi la situazione dell'identità nizzarda?
   La Francia ha sempre tentato di ridicolizzare l'identità nizzarda, situandola tra il folclore di quart'ordine che diverte i turisti. I docenti universitari, artefici della francesizzazione ad oltranza, hanno "panbagnatizzato" l'identità nizzarda (il "Pan - Bagnat" è una specialità gastronomica nizzarda). Oggi i veri nizzardi vogliono gustarsi il loro Pan - Bagnat, ma liberi... I Nizzardi sono molto attaccati alla loro cultura, ma oggi si rendono conto che solo una precisa identità politica potrà salvare l' identità culturale.
   Ma si continua a dire che è grazie all'annessione alla Francia se Nizza è divenuta una grande città... 
   Nizza è sempre stata potente! Era la quarta città del Regno di Sardegna. Sarebbe troppo lungo raccontare tutta la sua storia, tanto essa è ricca di avvenimenti importanti. Già nel 1517 il cardinale d'Aragona diceva "Nizza è molto bella e molto grande...". Essa aveva tutto ciò che le sarebbe servito per poter divenire indipendente. A partire dal XVIII° secolo il turismo l'aveva già arricchita; tutte le Corti d'Europa vi risiedevano e contava una dozzina di consolati in attività; oggi non ci sono più che dei consoli onorari senza consolato... Ci sono anche barboni e ladri che provengono dall'Oltrevaro... Prima del 1860 avevamo come residenti gli imperatori, i re ed i principi di tutta Europa, ora abbiamo la feccia di tutta la Francia e tutta l'Europa.
   In Francia vi sono numerose minoranze etniche e linguistiche (Corsi, Alsaziani, Occitani ecc.). Avete rapporti organizzativi con loro? E con i Provenzali / Occitani in particolare ( Federico Mistral è uno dei miei autori prediletti...), non vi sentite legati a loro?
   Non abbiamo rapporti formali con le altre minoranze che vivono in Francia. I Corsi sono molto individualisti, gli Alsaziani poco organizzati, quanto agli Occitani (perlomeno una gran parte) e soprattutto ai Bretoni, essi sono a rimorchio dei partiti della sinistra francese. I soli con cui siamo alleati, per evidenti ragioni, sono i Savoiardi, poiché Nizza e la Savoia sono francesi solo per il trattato di Torino e tutte e due sono state occupate militarmente dalla Francia ed in questi due Paesi sono stati organizzati dei plebisciti truccati. Fortunatamente, ora sembra che certi Occitani, raggruppati nel "Partito della Nazione Occitana" vogliano avvicinarsi a noi riconoscendo a Nizza il diritto ad uno statuto particolare in seno all'Occitania. Gli altri Occitani pretendono che Nizza sia infeudata alla Provenza, cosa che rifiutiamo. Da sempre la Provenza (non certo il popolo, ma i suoi capi politici, che sono stati prima gli Aragonesi e poi gli Angiò) è stata la nemica giurata dei Nizzardi; sempre ha invaso Nizza e sempre Nizza si è rivoltata e liberata. È proprio per sfuggire a loro che Nizza ha firmato la dedizione ai Savoia. Nizza non è provenzale, è pizzarda. La "provenzalità" di Nizza è una menzogna inventata dai giacobini di Parigi e la ragione è semplice. I Re di Francia hanno ereditato la Contea di Provenza dagli Angiò; se Nizza fosse stata provenzale, essa sarebbe appartenuta di diritto alla Francia... Mistral è stato sponsorizzato e sostenuto dalla Francia per impiantare il suo "Félibrige", a Nizza, ma i Nizzardi hanno resistito.
   È vero che nel 1871 Nizza stava per ottenere l'indipendenza?
   Nel 1871, dopo le elezioni che avevano dato una schiacciante maggioranza agli indipendentisti nizzardi, la Francia ha confiscato con la forza il voto delle urne. 10000 uomini hanno occupato la città, sono stati arrestati e deportati all'Isola Santa Margherita, e altrove, molti Nizzardi. Questo fatto è sempre stato tenuto nascosto, lo si è cancellato dalla storia di Nizza, ma all'epoca la stampa italiana, sempre ben informata sulla questione di Nizza, e soprattutto non sottomessa a censura, aveva parlato di "Vespri Nizzardi". Io ho rinvenuto per caso presso un privato (un fortunato caso!) i giornali nizzardi dell'epoca, tra cui "Il Pensiero di Nizza", ed essi spiegano cosa realmente è accaduto. Fino ad oggi questi giornali d'epoca sono stati chiusi nella Prefettura di Nizza, sotto chiave, e nessuno li ha potuti vedere. 

   Come sono i rapporti tra i Nizzardi e gli Italiani che vivono sulla Costa Azzurra?
   A Nizza vivono molti italiani e ciò è tanto meglio. I Nizzardi s'intendono bene con loro. Per la maggior parte sono persone gradevoli, discreti, apprezzano l'arte ed amano Nizza. Si sentono un po’ come a casa ed in questo hanno ragione. Sono molto importanti per l'economia nizzarda; tra gli Italiani ed i veri Nizzardi esiste una connivenza, una sorta di complicità nascosta. Invece i Francesi installati a Nizza non amano i Nizzardi, sentendosi superiori. Criticano tutto, ad ogni riguardo, ed i Nizzardi gli rispondono: "Ma perché vivete qui, dove nulla vi garba? Tornatevene in Francia, allora...". Con stupore: "Ma noi siamo in Francia...". . ."No, voi siete a Nizza e Nizza non è Francia".
   Che libro potrebbe consigliare per conoscere la storia e la cultura nizzarda?
   È difficile consigliare un'opera per conoscere la storia e la cultura nizzarda. Sono stati scritti molti libri, ma tutti mentono o nascondono ciò che può dar fastidio alla Francia. Per studiare il folclore puro non sono male i vecchi numeri (attorno al 1900) della rivista "Nice Historique", ma per quanto riguarda la storia certi periodi sono occultati ed i fatti trasformati. Per ciò che riguarda l'annessione del 1860, conosco solo... quello che ho scritto io, "Nice demain l'indépendance" (pp.488, France Europe Edition 2003, sito internet www.france-europeeditions.com), quindi ce n'è uno solo per il momento, ma ora che ho iniziato a rompere la congiura del silenzio, s'inizia piano piano a dire le verità anche riguardo a questo scottante soggetto, sul quale presto uscirà un mio scritto anche in italiano.
  Ritiene possibile un'adesione degli Italiani residenti a Nizza al Vostro movimento?
   Per il momento raccogliamo i veri Nizzardi. E, credetemi, sono molti. Ogni giorno porta nuove adesioni a decine e la progressione è geometrica... La situazione catastrofica di Nizza ed il fallimento della Francia spingono i Nizzardi a raggrupparsi attorno ai valori nizzardi. Non ne vogliono più sapere dei partiti politici francesi. Io penso che se l'unione dei Nizzardi continuerà a questo ritmo sfrenato, noi conquisteremo il Municipio; penso che nel peggiore dei casi saremo comunque ben rappresentati nel Consiglio comunale. Se degli Italiani residenti a Nizza vorranno apparire sulla nostra lista, li accoglieremo con gran piacere.
 Vecchie polemiche antiannessioniste dicevano che, con l'arrivo della Francia "Nizza la casta" sarebbe divenuta "Nizza la guasta" ed, in effetti, la corruzione, gli intrecci tra criminalità e politica, da Lei coraggiosamente denunciati, fanno paura ai giorni nostri. Ci può dire qualcosa al riguardo?
    Con l'annessione è iniziato il gran saccheggio di Nizza. Spregiudicati banchieri filofrancesi installatisi a Nizza si sono adoperati per l'annessione, ed erano in relazione d'affari con i loro colleghi francesi, Pereire e Rothschild in particolare. Già prima dell'annessione Pietri, il rappresentante di Napoleone III inviato per truccare il plebiscito, aveva organizzato la liquidazione della Banca di Stato sarda e l'installazione della Banca di Francia a Nizza per saccheggiare il Paese. Da quando la Banca di Francia fu messa a posto, il direttore catalogò tutte le ricchezze non sfruttate o poco sfruttate dai Nizzardi, indicando i mezzi per ricavarne il massimo profitto. I Nizzardi vennero spogliati dei terreni, si spezzettarono le grandi proprietà ed un nugolo di uomini d'affari francesi si gettò Sulla Contea come degli avvoltoi. Costruirono dappertutto immobili, hotel, ecc. cosa che costituiva un doppio vantaggio, per loro e per la Francia. Loro ne ricavarono grandi profitti e la Francia, che desiderava distruggere l'identità nizzarda, trovava interesse a farci invadere da ricchi francesi che si stabilivano in misura massiccia nelle nuove costruzioni. Presto, e lo ammise lo stesso Lubonis (ultimo ed effimero Governatore di Nizza, messo in quel posto da Cavour per aiutare Pietri a truccare il plebiscito del 1860), il quale, amareggiato per non aver tratto dall'annessione i vantaggi che dava per scontati, scrisse che oramai i Nizzardi si erano ridotti ad essere i portinai di casa propria...
 Interessanti e sconvolgenti queste rivelazioni sui rapporti tra speculatori finanziari e partigiani dell'annessione alla Francia...
 E in Savoia fu lo stesso, il banchiere francese Pereira fece una fortuna trafficando sulla Banca di Savoia. Più tardi, con l'esplosione del turismo, la speculazione fu ancora più terribile. Gli affaristi distrussero castelli, palazzi e ville magnifiche per costruire ancora di più. Si può dire che la speculazione francese giunse a distruggere la quasi totalità del patrimonio architettonico Nizzardo. Per finire, e quasi fino ai giorni nostri, tutti gli scrocconi di Francia, fiutando i buoni affari, si sono precipitati a Nizza come degli avvoltoi. Ci si è attaccati agli sgabuzzini e ai granai e li si è trasformati in monolocali; si sono addirittura spezzettati i belli e vasti appartamenti antichi per trasformarli in mono o bilocali, distruggendo cosi delle meraviglie, gli affreschi ed i soffitti dipinti. Presto si arriverà a vendere le cantine come monolocali... Nizza è stata fatta a pezzi, venduta e prostituita al denaro. Ma i Nizzardi non hanno mai partecipato a questo saccheggio e non ne hanno tratto profitto, bensì il contrario, essi ne sono stati le vittime. Oggi non si può più abitare a Nizza e molti sono costretti a trasferirsi sull'altra sponda del Varo. La massa di denaro in gioco ha anche attirato qui tutte le mafie, l'ultima in ordine di arrivo è stata quella russa.
Prima dell'annessione i Nizzardi erano seduti su di un mucchio d'oro, ma non lo sapevano e si contentavano di una vita semplice e piacevole. L'annessione fu un colossale affare finanziario per i capitalisti francesi, ma essa si compì a detrimento dei Nizzardi, che persero innanzitutto la loro libertà, la loro terra, per diventare stranieri in patria e costretti ad andarsene. La Francia ha esportato a Nizza la sua corruzione. Essa accusa Monaco di riciclare i capitali sporchi, ma degli alti politicanti francesi tengono il proprio denaro a Monaco e la Francia è la campionessa della vendita di armi.
La mafia politica francese, che corrompe la giustizia e trucca gli appalti pubblici, è la peggiore di tutte, poiché si nasconde dietro i grandi principi. Si parla spesso dei recenti scandali finanziari al Municipio di Nizza, ma non c'è più un solo Nizzardo al Municipio... solamente degli uomini messi lì dai politicanti parigini, e sono loro quelli implicati in questi scandali. Uno, tra coloro recentemente arrestati, poiché voleva truccare gli appalti della nuova tramvia, aveva detto (era sotto intercettazione telefonica): "I Nizzardi pagheranno, loro sono ricchi...!".
Dopo è uscito di prigione e si sono imbrogliate le carte, perché si tratta di un amico del potere installato a Parigi. I Nizzardi non finiscono più di subire le conseguenze dell'annessione, vengono cacciati da qui non più con la forza militare, ma con la speculazione immobiliare e la corruzione francese.
Vorrei aggiungere due parole su Monaco ed il principe Ranieri III° che, a poco a poco, è riuscito a strappare alla Francia l'indipendenza per il proprio Paese. Monaco era sotto tutela francese, ma recentemente le due "convenzioni" che mantenevano il Paese sotto tutela sono state "depotenziate". Ora i posti al vertice non sono più riservati ai francesi e la Francia non ha più nulla da dire circa la successione dinastica...tutto ciò è stato liquidato in un paio di righe dai giornali francesi. La realtà è che la Francia è stata costretta a restituire la libertà a Monaco. Ecco un bell'esempio per Nizza.
Un messaggio per il lettore italiano...
   Se Nizza fosse rimasta italiana, oggi godrebbe certamente d'una larga autonomia come altre zone di confine (Valle d'Aosta, Trentino — Alto Adige, Friuli — Venezia Giulia). Io dico ai nostri amici italiani: venite a Nizza, qui siete i benvenuti. I francesi sono detestati sempre di più, poiché non provano che disprezzo verso i Nizzardi e si comportano da conquistatori, pur in piena decadenza morale ed economica. La cultura dei Nizzardi è latina, e noi abbiamo molta affinità con i popoli latini e ne abbiamo poca invece, con i popoli del Nord. La presenza italiana a Nizza è un fortunato contrappeso a quella francese ed è storicamente legittima. Gli italiani, il cui ruolo economico a Nizza è benefico, ora che le leggi europee gli permettono di votare, potrebbero avere anche un importante ruolo politico.


Il monumento a Garibaldi alla festa del Bicentenario della nascita dell'Eroe.

  La Gioventù Nizzarda si è liberata del giogo imposto dalla Francia e dalle sue menzogne, venera Garibaldi e spesso si reca in Piemonte, ove ritrova il gradevole profumo della Nizza che fu. Sulle tribune dello stadio di Nizza non sventola una sola bandiera francese, solamente bandiere nizzarde. Domani, ineluttabilmente, i Nizzardi strapperanno alla Francia la libertà loro confiscata e allora, come un tempo, Nizza si volterà verso l'Italia, la sua sorella latina...


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