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sabato 17 giugno 2017

Carlo Magno e il monastero dell’île Barbe a Lione




Carlo Magno e
il monastero dell’ île Barbe
a Lione

L’Ile Barbe - Baron Balthazard-Jean (1788-1869) Collection Bibliothèque municipale

Recita una ode[1] dedicata all'isola:

« On dit qu’un jour le Rosne impétueux
Fut de la Sosne ardemment amoureux
Il chérissoit la Nymphe vagabonde
Brûlant d’amour au milieu de son onde ;
Pour se parer et se faire plus beau,
Il se pignoit avec un grand rateau
Et vint couper en cette île sa barbe
Qui tient depuis le nom de l’ île Barbe. »

Si dice che un giorno l’impetuoso Rodano
Era da Sosne [Saona] amato ardentemente
Egli accarezzava la Ninfa vagabonda
Bruciando dall’ardore nel mezzo della sua onda;
Nel prepararsi per farsi più bello,
Esso usava un grande rastrello
E arrivò a tagliar in quest'isola la sua barba
Che da allora prese il nome dell’île Barbe.
[mia traduzione]

   L'origine del nome di quest'isola lunga 560 metri e larga 125 [2], gemmellina della nostra Isola Tiberina, verrebbe da Insula Barbara, l’Isola Barbara, e da qui la contrazione in île Barbe. Secondo la tradizione, nell’isola avvenivano le sanguinose cerimonie dei Druidi, che vi si svolgevano prima che vi fosse fondato il monastero. Anche se sull’isola e nei dintorni vi sono testimonianze di siti gallo-romani e paleocristiani – e la scoperta nel 1937 di una dea madre, sulla punta settentrionale della isola – l’origine di questo nome poco lusinghiero verrebbe più dal suo aspetto di isola «selvaggia, desolata, e piena di arbusti».
I primi secoli del monastero dell’île Barbe sono poco conosciuti. Si dice che le sue origini risalgano all'anno 208 quando due cristiani Etienne e Peregrine [Stefano e Peregrino], in fuga dalla persecuzione dell’imperatore Settimio  Severo, si rifugiarono sull'isola. Nel 1665, Claude Le Laboureur [Claudio l’Aratore], prevosto dell’antica Badia evoca proprio questo Peregrine nel suo libro Les masures de l’île Barbe letteralmente Le casupole dell'isola Barba, dedicato alla storia dell'abbazia dalle origini alla fine del XV secolo. Era consuetudine tipica nel Medioevo far risalire ai primi giorni del cristianesimo, l’origine di un monastero, con i primi martiri e i vescovi del luogo, in questo caso di Lione.
Sempre secondo Le Laboureur, sembra che verso il 240, un buon numero di eremiti si fosse ritirato sull'isola, così da far decidere ad un signore del paese, chiamato Longimus, di edificare un monastero sulla punta settentrionale dell'isola. Saint Dorothée [Santa Dorotea] diresse detto monastero per alcuni anni, fino alla sua morte quando venne sepolta nella chiesa del monastero, allora dedicata a Saint-André [Sant'Andrea]. 


Longino nell'affresco di Fra Angelico nella chiesa di San Marco a Firenze.

Ma a questo Longino, si lega una ancor più singolare tradizione. Poiché questo Longino portava il nome del soldato che, ai piedi della croce, trafisse con la lancia il costato di Cristo, si credete che il fondatore dell'Abbazia e il soldato romano fosse lo stesso personaggio. Longino consumato dal rimorso, si ritirò poi all’île Barbe per fare penitenza, portando con sé nel suo esilio,  la sacra coppa che aveva raccolto il sangue di Cristo, e il corpo di S. Anna. Non per niente tra i tesori dell'abbazia vi era il Graal, trafugato nel saccheggio dei protestanti nel 1562.


Vista del castello dell’Ile Barbe - Baron Balthazard-Jean, 1788-1869 (incisione)

Il viaggiatore che discendeva la Saona nel Medioevo scopriva a nord dell'isola, eretta su un promontorio roccioso, una possente torre quadrata sormontata da merli, nota come la tour du prieur - Torre del Priore. Una torre nei cui pressi vi sono ancor oggi i resti di una cappella dedicata a S. Anna.


La torre del priore in una suggestiva foto tratta da: http://www.lyondecale.com/Byday/?p=1721
La prima testimonianza scritta dell'esistenza di detto monastero sull'isola ci verrebbe da Gregorio di Tours[3], che menziona il soggiorno di  Maxime, un discepolo di San Martino di Tours[4], sull'isola; un soggiorno confermato in una [dubbia] lettera del 440 da Eucher [Eucherio], vescovo di Lione. Grazie alla suddetta lettera, il soggiorno di Maxime suggerisce che la regola era quella dei monasteri martiniensi. Ma vi sono altre fonti che parlerebbero di anacoreti soggiornanti sull’isola. Infatti Loup[5] [Lupo], vescovo di Lione nel 538 – anacoreta in gioventù – sarebbe stato inumato sull’isola dopo esservi ritirato nei suoi ultimi giorni di vita. Infatti «La Vie de Saint-Loup [la vita di San Lupo]» evoca il luogo del suo ritiro in questi termini: «près des murailles de Lyon, là où le cours de la Saône se divise en plusieurs bras. [presso le mura di Lione, laddove il corso del Saone si divide in numerosi rami.».


La regina Brunilde, fa assassinare San Didier.

L’isola fu sempre una destinazione ideale per esuli e anacoreti: Lubin[6], futuro vescovo di Chartres, passò cinque difficili anni come anacoreta sull’isola, in un epoca in cui era praticamente deserta dai monaci  e al tempo in cui i Franchi tentavano di impadronirsi del regno burgundo, non solo ma dei ladri lo lasciarono per morto, dopo averlo torturato per fargli rivelare il luogo dov’era nascosto il tesoro dell’abbazia; inoltre, vi si esiliò, prima di diventar vescovo di Vienne, Saint Didier[7], per sfuggire alle persecuzioni della regina Brunilde, di cui aveva denunciato la vita dissoluta.



Ricostruzione dell’île Barbe au XIe siècle, di Amédée Cateland (1901-1902). Fonds Cateland, Musée Gadagne, Inv. 70-11-3.

L’abbazia prosperò sempre nonostante gli oltraggi subiti tra il VI e il VII secolo come quello subito nel 676, da Ebroïn[8], Maestro di Palazzo sotto Clotairo III. È difficile però fare affidamento ai documenti per provare l’estensione dei suoi possessi, come la Carta con cui Clodoveo II confermava le donazioni di suo padre Dagoberto all’abbazia nel 639, fu probabilmente creata di sana pianta nel X secolo per appoggiare una richiesta al Re di Borgogna. Per stimare l’importanza e la localizzazione del suo patrimonio rimane solo una conferma dei beni e privilegi fatta nel 971 dall’allora Re di Borgogna, Conrado, e poi il rapporto di Leidrade[9] del 810.


Annotazione contemporanea in minuscola carolina in cui è scritto che il libro dato da Leidrade alla chiesa di Saint Etienne, era stato rubato e poi ritrovato. vedi: http://numelyo.bm-lyon.fr/BML:BML_06PRV01000Ms610778
 
Dopo i saccheggi saraceni del 725, cui l’île Barbe – come tutta la regione lionese – ha subito, l’abbazia passa dalla regola di San Martino a quella di San Benedetto. Leidrade, vescovo di Lione, inizia all’incirca nel 807, un ambizioso programma di restaurazione delle diverse strutture religiose dei dintorni.



Indirizza a Carlo Magno [qui sopra col volto di Ettore Manni] una lettera in cui dà testimonianza della sua attività a Lione e sottolinea della sorte dell’abbazia: vi sono stati raddrizzati dei muri e rifatti dei tetti ed ora può ospitare almeno 90 monaci. Il vescovo per di più vuole iniziare una restaurazione spirituale del suo dominio e chiede al suo amico Benedetto d’Aniane l’invio di una ventina di suoi monaci da Aquisgrana a Lione. I monaci dovevano sicuramente venire da Aquisgrana, dove era la Schola Palatina, la Schola di corte dove vi era una fitta schiera di amanuensi e miniaturisti e dove era lo Scriptorium da cui erano uscite numerose trascrizioni di codici classici vergati con la minuscola carolina[10], visto che l’abbazia dell’île Barbe si arricchì di qualcuno dei suoi più bei manoscritti, come è scritto nell’articolo del 2008, opera de Documentation Lyon et Rhône-Alpes.


Carlo Magno presiede alla Schola Palatina, incisione realizzata da Alphonse-Marie-Adolphe de Neuville per l'Histoire de France di François Guizot nel 1883

Anzi si attribuisce allo stesso Carlo Magno la formazione della biblioteca che fu riempita con un gran numero di preziosi manoscritti. La tradizione afferma che lo stesso sovrano soggiornò entro le mura dell’abbazia e che avrebbe voluto finire i suoi giorni in questo luogo[11].
L’influenza intellettuale della sua biblioteca inizia da qui e a ben ragione, visto che possedette tra gli altri un manoscritto di San Agostino, La Città di Dio, conservato oggi alla Biblioteca Municipale di Lione.
Secondo il rapporto di Leidrade, in questo periodo i possessi dell’abbazia erano formati da un centinaio di terreni coltivati e un’altra cinquantina incolti. Campio, uno dei monaci inviati da Benedetto, diventa abate. Nel 816, otterrà un diploma da Ludovico il Pio in cui gli aumenta i possessi dell’abbazia e in cui viene accordata l’esenzione dal tonlieu – un pedaggio a cui sono sottoposte le navigazioni fluviali – per tre imbarcazioni che veleggiano sulla Saona, il Rodano e il Doubs. Sicuramente l’abbazia possedeva dei terreni sulle rive dei tre corsi d’acqua. Ma soprattutto l’abbazia beneficerà di un diploma d’immunità su tutto il suo territorio. 


La grande indipendenza di cui beneficia l’abbazia è data dal fatto che quando nel IX secolo, la chiesa di Lione, cercò di farsi accordare dai sovrani la sua autorità sui monasteri, l’île Barbe rimase assente da ogni diploma reale inerenti questa autorità.
All’inizio del X secolo l’abbazia iniziò ad avere delle difficoltà, probabilmente per le invasioni ungare. Ma nel 971 l’abate Edelberto riuscì a farsi riconfermare i suoi privilegi dal re Conrado, allora in auge grazie alla sua vittoria contro gli Ungari. Dal XI al XIII secolo, l’abbazia conobbe la sua età d’oro. La sua immensa ricchezza, l’estensione dei suoi possessi – che si estendevano perfino nel Delfinato e in Provenza – la trasformò in una vera signoria di grande importanza.
Sempre secondo Le Laboureur, nel 1070 l’abbate Ogier fa erigere, sul bordo del monastero nella riva orientale della Saona, una cappella consacrata à Notre-Dame - alla Madonna - sperando di canalizzarvi i pellegrini lionesi. Questa cappella è stata a lungo oggetto di devozione dei Lionesi, quando i barcaioli costeggiavano l'isola, dicono che alla vista della Cappella della Madonna delle Grazie, uno di loro gridava a poppa «île, ciao!». Nel XVI secolo, i parrocchiani di Lione vi andavano in pellegrinaggio in caso di calamità, o in occasione delle quattro grandi feste della Vergine Maria: l'Annunciazione, l'Assunzione, la Concezione e la Natività.
Fino al 1562, ogni anno, nel giorno dell'Ascensione, i signori di Mont-d'Or esponevano tra le reliquie dell'abbazia (che aveva, come abbiamo detto, il Santo Graal o la testa di Saint Florent), anche il corno di Rolando, il famoso paladino nipote di Carlo Magno, di cui i suddetti signori affermarono essere dei discendenti.


Rolando ferito suona il suo corno vicino al cavallo. Da: http://lachansonderoland.d-t-x.com/pages/illustration80.html
 
Nei secoli successivi inizia il declino per l’abbazia, finché, nel 1562 l’isola viene devastata dalle truppe protestanti del barone des Adrets. E, nonostante gli sforzi – un secolo dopo – del prevosto Claude Le Laboureur, non si riprenderà più. Nel XVIII secolo quel che rimane degli archivi e dei tesori dell’abbazia vennero trasferiti alla cattedrale di Lione. 
Marco Pugacioff


L’île Barbe nel  XVI secolo. Questa illustrazione a pennino dell'anonimo Fabriczy è la rappresentazione più antica dell'isola. Collection Staats Galerie.


 

[1] Opera di Amadis Jamyn, discepolo del poeta Ronsard, in cui propose un'interpretazione fantastica sull'origine del nome dell’isola.
[3] Scrittore e cronista (Clermont 538 circa - Tours 594). Di origine romana, ebbe dallo zio, vescovo di Alvernia, una buona educazione. Recatosi a Tours per esservi guarito da s. Martino, vi divenne vescovo (573). compose l'Historia Francorum in 10 libri, cui è soprattutto legata la sua fama. Da: http://www.treccani.it/enciclopedia/gregorio-di-tours/  
[4] Padre del monachesimo in Occidente (Savaria, Pannonia, 315 circa - Candes, Turenna, 397). Figlio di un ufficiale romano, fu arruolato a 15 anni nella guardia imperiale a cavallo; ad Amiens, intorno al 337, ricevette il battesimo e poco dopo abbandonò la milizia. Da allora si inizia il suo apostolato in Italia, poi in Francia. Nel 371 fu a voce di popolo eletto vescovo di Tours. Da: http://www.treccani.it/enciclopedia/martino-di-tours-santo/
[5] Saint Loup de Lyon, era forse originario di un’importante famiglia lionese vicina al Re Sigismondo. Presiedete al terzo concilio di Orléans nel 538. Morì nel 542. Vedi: http://nominis.cef.fr/contenus/saint/8328/Saint-Loup-de-Lyon.html
[6] Originario di Poitiers, questo contadino divenne monaco all’abbazia di Ligugé. Partecipa nel 551, al secondo concilio di Parigi, e salva la città da un terribile incendio con le sue preghiere. Vedi: http://nominis.cef.fr/contenus/saint/8224/Saint-Lubin-de-Chartres.html
[7] Vescovo di Vienne dal 595, viene sostenuto da Gregorio Magno nella lotta contro la corte corrotta. Per farlo tacere la regina Brunilde convoca un concilio a Châlon-en-Bourgogne, accusandolo di violenza verso una certa Justa. Non riuscendo nei suoi intrighi, tre anni più tardi, nel 607, la Regina invia tre soldati a Vienne che lo trascinano fuori dalla sua cattedrale, e lo portano in piazza per ucciderlo. Vedi: http://nominis.cef.fr/contenus/saint/1204/Saint-Didier-de-Vienne.html   
[8]  Ebroïn fu Maestro di Palazzo per ben più di vent’anni dal 657 al 680 o forse il 683. Vedi: http://www.universalis.fr/encyclopedie/ebroin/  
[9] Nominato vescovo di Lione da Carlo Magno tra il 797 e il 798, Leidrade indirizza al suo sovrano tra l’810 e l’811 un bilancio della sua opera, nel quale illustra l’aspetto disastroso in cui versa le strutture religiose di Lione e dei suoi dintorni. Vedi: http://books.google.it/books?id=r_D98mkgg4sC&pg=PA148&lpg=PA148&dq=rapport+de+Leidrade+vers+810&source=bl&ots=Ebazjdi-23&sig=gEkJWJDnriQqylkgjVB5SBluzXg&hl=fr&sa=X&ei=uIh_UpHEHoKJ4ASbtIDIDw&redir_esc=y#v=onepage&q=rapport%20de%20Leidrade%20vers%20810&f=false  
[10] Vedi AA. VV. La Schola Palatina e la Rinascenza Carolingia in Val di Chienti, pagg. 55-61, Novembre 2011

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