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sabato 18 febbraio 2017

Hannibal ad portas


Hannibal ad portas

Dove furono attraversate le Alpi da Annibale con il suo esercito al cui seguito c’erano 15.000  animali fra cavalli, muli ed elefanti?
Sappiamo quando avvenne il passaggio, a fine ottobre del 218 a.C. , ma non sapevamo dove.
Già dopo 200 anni gli storici romani erano già in disaccordo. Tito Livio sembra indicare il Monginevro; Polibio era per il Moncenisio.
La “querelle “ sul passaggio di Annibale è durata più di duemila anni ma infine il mistero è stato risolto. Dagli escrementi.
Un fatto è incontestabile: tutti quegli animali, seguiti da un numero doppio di uomini, defecavano.
In duemila anni quasi tutti i passi alpini fra Italia e Francia , dal col di Tenda al Gottardo, ( questo veramente porta in Svizzera), hanno avuto fautori, ma Annibale ha scollinato sul colle delle Traversette, vicino al Monviso, a circa 3.000 metri sul livello del mare.

 
    Da dove viene questa sicurezza: da una frana a doppio strato che è presente solo per questa via, che rallentò di tre giorni la marcia dei Cartaginesi, e da residui fecali rinvenuti presso due laghetti, (Porcieroles e Lestio), che si trovano sul versante francese a mezzo chilometro dal versante italiano.
Sul versante francese nasce il Guil, affluente della Durance, sul versante italiano nasce il Po.
La notizia è comparsa in vari giornali, fra cui il mensile “Le Scienze” di Aprile 2016.
Questi residui fecali, rinvenuti a due palmi di profondità, contengono spore di Clostridi caratteristici dei cavalli, che grazie al carbonio 14 hanno fornito una data di circa il 200 a.C.
Considerando che il metodo non può essere più preciso di dieci o venti anni in più o in meno, la data del 218 a.C. ci rientra.
Fra quelli che avevano visto giusto nell’indicare il colle delle Traversette si possono ricordare il generale Guillaume e il biologo alpinista Gavin de Beer.
C’è voluto del tempo. Ma il mistero è stato risolto.
Dei 37 elefanti nord africani sopravvisse alla traversata delle Alpi un solo esemplare, di cui sappiamo anche il nome: Surus.
Tutti gli altri non ce la fecero a superare l’inverno italiano; e pensare che si era già nel periodo caldo definito optimum romano.
Bisognerà aspettare mille anni per vedere in Europa un altro elefante: Abul Abbas.
Dicono che sia arrivato sul suolo italiano nel 799, più sicuro il suo arrivo ad Aquisgrana nell’802, scortato da un ebreo, Isacco, dono del califfo Harun al Rashid a Carlo Magno.
Ma se Surus è passato alla storia quale simbolo di forza, duro a morire, il pachiderma di Carlo Magno doveva essere di un altro pianeta per resistere 10 anni agli inverni della Westfalia, quando non era ancora terminato il periodo freddo alto medioevale.
E non morì di freddo, ma per una indigestione.
Nei paraggi di San Claudio al Chienti, quando la teoria di Giovanni Carnevale sarà presa sul serio, dovrebbe venir fuori lo scheletro di un elefante.
Sarà Surus o Abul Abbas?
La datazione al radiocarbonio non può sbagliare di mille anni!

Enzo Mancini
Macerata 18 febbraio 2017
 
va agli

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