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martedì 27 luglio 2021

Cronaca dell’Insolito 16 - Vila o le fate della Serbia

 

Cronaca dell’Insolito 16

 

  L’altro giorno sono uscito sotto casa per salutare un mio amico vaccinato. Non potevo far altrimenti: aveva perso la madre. Ma poi sono andato in una libreria a Tolentino e il libraio non è vaccinato come me.

Inutile dire, davvero inutile, che sento una forte cospirazione contro i non vaccinati, in coloro che per usar le parole di Jena Plissken non vogliono quella m… nelle vene. Oggi nei quotidiani era scritto che tutti professori devono essere vaccinati e altre porcherie. È lo stesso clima del ventennio, quando i socialisti e i comunisti non potevano riunirsi davanti a un piatto di pasta perché arrivavano i carabinieri per accusarli di festeggiare il primo maggio o di organizzare una riunione clandestina.

E dire che

«Il divieto di "vaccinazione obbligatoria" è stato adottato dalla Corte Europea!

La Corte Europea si è finalmente pronunciata sul divieto di vaccinazione obbligatoria. Il collegamento in francese è alla fine con gli articoli di diritto della Corte europea.

Qualsiasi vaccinazione obbligatoria è ora illegale per impostazione predefinita

Il Consiglio d'Europa (da non confondere con l'UE), a cui appartengono tutti gli Stati europei tranne Bielorussia, Kosovo e il Vaticano che è il padrino della Corte europea dei diritti dell’uomo,

ha deciso

il 27.01.2021

nella sua risoluzione 2361/2021,

tra gli altri, che nessuno può essere vaccinato contro la propria volontà, sotto pressione.

I 47 Stati membri sono invitati a segnalare prima della vaccinazione che la vaccinazione non è obbligatoria e che le persone non vaccinate non dovrebbero essere discriminate

I politici italiani se ne fregano, la gente se frega con la scusa della salute, della vita! … e delle vacanze.

   Anche nella tragedia gli italiani si riconoscono fin troppo bene…

Meglio la mia gattina Luna. Povero piccolo amore, lei sì che è un vaccino.



 

Vila

o le fate della Serbia


Splendida illustrazione da facebook

   La vila [Вила] – non villa o casa di campagna in italiano e ville in francese città – è il nome della fata in serbo.

   Nella mitologia slava meridionale la vila è un essere sopranaturale femminile che ama le persone. È idealizzata come una fanciulla assai assai attraente con capelli e le ali dorate, vestita con abiti lunghi e armata di frecce. Si crede che la fonte del suo potere sia nei suoi capelli; perennemente giovane, vive lontano dagli umani (e fa mooolto bene) in genere in collina o in montagna vicino all’acqua oppure fra le nuvole.

Si crede che nasca dalla rugiada di un fiore quando piove, oppure quando nel cielo appare un arcobaleno. I suoi castelli dove abita sono di una eccezionale bellezza e splendore, e sono costruiti sulle nuvole.

Può trasformarsi in cigno, falco o qualsiasi altro animale. Spesso si vede in sella a un cavallo o a un cervo, per andare a caccia.

La vila è affascinata dagli eroi, che aiuta con i suoi consigli, e talvolta ne diventa la loro sorella come nel caso di  Marko Kraljevic e della vila Raviojla.


Miloš, Marko i vila di Paja Jovanović (1859–1957).

È a favore delle ragazze, che possono ottenere da lei, bellezza e protezione. Una Vila è particolarmente abile nel guarire le ferite subite in battaglia, grazie alla sua conoscenza delle erbe.

Ha anche il potere della divinazione. Una Vila non perdonare gli insulti ricevuti e uccide chi le fa del male con le sue frecce o con uno sguardo... ma anche quando è applicata al male è ancora attraente e seducente.

Si raccoglie con altre sue simili sulle sorgenti dei fiumi e dei laghi, infatti è molto affine ad una sirena, che incanta con i suoi canti.

   Si dice in alcune regioni che le vile siano le anime sfortunate di ragazze morte annegate o bambine morte non battezzate.

Mentre nel nord russo sono particolarmente brutte e che siano pronte a trascinare sott’acqua chiunque si avvicina loro.

Esse sono particolarmente pericolose nella settimana Rusalka [rusalki] (la Domenica che segue la Trinità), quando vengono fuori dall’acqua che scende nei campi, per arrampicarsi sugli alberi e giocare nei prati.

 

Nella toponomastica di Serbia e Montenegro ci sono molti luoghi con il nome dedicate alle fate. come Vilin izvor sul monte Komu, oppure...

Viline Vode (Acque della fata) è un quartiere industriale di Belgrado, (meta obbligata dei bombardamenti nazisti degli anni ’40 e ’90 del novecento).

L'insediamento prende il nome da numerose sorgenti termali situate sulle rive del Danubio. Vale a dire, a causa delle acque sotterranee, che sono apparse improvvisamente durante l’alto livello dell'acqua, fu stata creata una leggenda secondo cui le fate vivono in quelle acque sotterranee, punendo coloro che le disturbano. Grazie a questa leggenda, l’intera area prese il nome di Acque della fata o delle fate.

https://sr.m.wikipedia.org/wiki/Вилине_воде

 

   La vila solitamente non esce dal territorio in cui vive.

Si crede che la sua vita eterna derivi dai semi dell’aglio [caspita!]. Sembra un essere fragile, ma è pronta a difendere la sua residenza.

 


La vila e le sue compagne si riuniscono in luoghi speciali vietati alle persone. Nessuno è autorizzato ad avvicinarsi ai luoghi dove le fate cantano e suonano (è il classico cerchio delle fate); Scott ne ha parlato nelle sue Lettere sulla Negromanzia, gli Spiriti Elementari e le fate, come di «campicello del galantuomo» [Gudeman’s croft, ma li attribuisce a qualche essere maligno non identificato. V. Lettera III, pag, 118, edizione del 1839].

La natura demoniaca della fata si rivela in alcuni dettagli disumani. A volte si dice che le fate tolgano i bambini alle persone. Il lato malvagio è mostrato in numerose storie e canzoni in cui tutto ciò che le persone hanno costruito fino a quel momento, non venga demolito, e che sia ricostruito con un sacrificio umano nelle fondamenta. La canzone più famosa della poesia popolare epica serba con questo motivo è Zidanje Skadra.

   Nella poesia originale da cui è venuta la canzone, si descrive come tre fratelli Mrnjavčević (Vukašin, Uglješa e Gojko) costruirono la città di Scutari sul fiume Bojana. Gojko è costretto a murare viva la sua giovane moglie nelle mura della fortezza come vittima voluta da una fata. Secondo il ricercatore Vuk Stefanović Karadžić, a quel tempo si credeva che fosse impossibile costruire un grande edificio senza sacrifici umani. Vuk afferma che le persone evitavano i cantieri perché temevano che la loro ombra potesse essere murata e che sarebbero poi morte senza di essa.

https://sr.m.wikipedia.org/wiki/Зидање_Скадра

 

Le fate obbediscono solo a chi riesce a rubargli i vestiti mentre fa il bagno o gioca. Se viene tolto il velo che copre i capelli e le ali, perdono immediatamente ogni potere. La debolezza delle fate si riflette nella tendenza ad innamorarsi dei mortali.


György Vastagh, 1898. Donna con ombrello, olio su tela

Non centra molto, ma c’è lo metto lo stesso.

 

Ci sono diversi tipologie di fate, sia in Slovenia, sia nella Macedonia settentrionale che nella Bulgaria. In Serbia dove la tradizione è molto svillupata si dice che chi beve l’acqua della loro sorgente diventa forte come questi esseri fatati.

Quando una vila ha dei figli, questi sono alati e hanno i capelli bianchi e gli occhi di fuoco (mi ricordano gli essseri di La Roya in spagna).

Le Samovilu [Самовилу] della Bulgaria appaiono a cavallo di cervi e con in mano un serpente velenoso da usare come una frusta. Hanno anche il potere di pietrificare, ma pure quella di liberare da questa pietrificazione con un loro bacio.

Questo tipo di fate, la cui specialità è la pietrificazione, vengono indicate come Madre della montagna [Планинска мајка].

Ci sono poi le fate prepotenti [Виле биљарице] che hanno un grande conoscenza di piante ed erbe e a cui piacciono molto intervenire nelle faccende delle fanciulle umane. Sono molto legate ai loro luogo di nascita e in genere non è consentito a queste fate interferire negli affari dei mortali, se non in occasioni eccezionali.

Infine vi è la Madre della foresta [Шумска мајка], molto simile alle fate prepotenti. Questa vila è conosciuta in diverse parti dei Balcani. La madre della foresta è una fata il cui potere è molto al di sopra del potere delle fate ordinarie. La madre della foresta è ritratta completamente nuda, con grandi seni e lunghe unghie (da mandar fori de capoccia!!!). I Valacchi la chiamano Muma Paduri [Мума Падури]. Hanno il compito di immagazzinare l’acqua.



 

   Nella regione di Timok, nella Serbia orientale sembra che ancor oggi le donne hanno l’usanza, più volte all’anno di riunirsi lungo i fiumi in onore della Grande Madre e per tramandare la leggenda di Muma Padra.

  Muma [Мума], è una parola serba che si avvicina a màjka o màma ovvero madre.

    Muma Padra [Мума Падури] vien descritta come una regina della notte. La signora della foresta orientale viene immaginata come una gran bella donna florida dai seni generosi, con lunghi capelli neri lisci, con le unghie lunghe a volte vestita di bianco, ma più spesso è nuda.

Certo può apparire anche in altre forme, a volte appare come una anziana brutta e incartapecorita con denti grandi e pronunciati come fosse una vampira e con una bacchetta magica in mano. Si dice che nel Danubio superiore può apparire come un maialino, un cavallo, una capretta e in altre località (?... Speriamo che la traduzione sia affidabile, in ogni modo le informazioni russe e serbe combaciano) come una mucca, un tacchino o addirittura – secondo la wiki russa – come un cuneo di legno. Comunque sia essa appare solo di notte, di solito come si dice appunto dei vampiri, verso la mezzanotte.

Ma non ama andar nei villaggi degli umani in quanto è infastidita dal fumo e dalla moltitudine. Perciò si aggira solo nella foresta e quando cammina nella foresta gli alberi si piegano a terra. Questo mi ricorda un caso ufologioco degli anni '50 avvenuto in Francia... ma torniamo alla fata.

Ama cantare e lo fa in maniera meravigliosa. È bella e lussuriosa e spesso seduce le persone giovane e belle che percorrono la foresta o che vivono nei mulini. Anzi a questo proposito vi sarebbe un racconto in cui proprio in un mulino la bella fata trovò una fanciulla nuda con i capelli sciolti e con dei grossi seni. La fanciulla fu sedotta dalle sue lusinghe e capitolò alla sua bellezza. La fanciulla scomparve; solo in seguito fu vista tra gli alberi. Insomma bella e pericolosa.

Per questo la leggenda narra che adora le donne e ascolta i richiami delle fanciulle (ma anche, e non poteva essere altrimenti, degli stregoni) ed è pronta per loro a far del male agli uomini.

Muma Paduri è la personificazione del bene eccezionale, ma altresì del male incommensurabile allo stesso tempo.  Il concetto della femminilità, molto caro ai Valacchi, sarebbe basato sulla leggenda stessa di Muma Padura, che perseguita gli uomini malvagi e protegge le donne che la invocano. In più si prende cura delle partorienti, accudendo i loro bambini. Cerca anche di prevenire le malattie e frena il pianto dei bambini e la loro insonnia.

Ma se la donna incinta le è antipatica o le ha fatto uno sgarbo, avviene il contrario. Una fata molto umana – speriamo non si offenda nel scrivere questo – nel suo concetto di voler bene o voler male.

   Una delle invocazioni per Muma Paduri recita così “O grande madre della foresta, fino ad ora mio figlio ha pianto per il tuo, ora lascia che sia tuo figlio a piangere per il mio.” A Bracevac, villaggio al confine con la Bulgaria, veniva recitato se un bambino piangeva, allora veniva portato sotto un albero dove avrebbe avuto paura, e lì si eseguiva. La forma più dura recita [mio completo adattamento] “Madre della montagna, strega della montagna, hai sgridato molto ai miei figli. Ho dei coltelli d’oro con cui posso strapparti i tuoi occhi e spaccarti i denti. Ora hai paura di me e dei miei figli, quindi fuggi verso le montagne e non tornare all’acqua.”

Secondo la wiki russa  l’esecuzione delle invocazioni [dette Заговор e tradotte come cospirazione. Un’espressione verbale che indica, secondo credenze superstiziose, chi ha poteri magici, di stregoneria o di guarigione.] «è di natura puramente individuale. Le invocazioni si distinguono per una vivida originalità della semantica, della struttura e del linguaggio; per genere e per funzione sono più vicine agli incantesimi e alla preghiera popolare.»


La “maghetta” o guaritrice "guarisce" il bambino con l’incantesimo dell’acqua.


E qui “cura” una epilettica. Siamo nella provincia di Ryazan, nel 1914.

Foto straordinarie dalla wiki russa

 

   Nella letteratura rumena Muma Paduri è una creatura mitologia delle foreste, una donna brutta che ha paura delle persone, e che dovrebbe essere citata in racconti e nelle credenze popolari.

Un suo sinonimo è Baba (vecchia) Kloanata [Баба Клоаната], la cui controparte si troverebbe nella mitologia slava col nome di Baba Jaga [Баба Јаге] che deve aver ispirato Crepax per la sua Valentina e si ci fece pure una pellicola nel ‘73.

 



Vila (Eco nei Carpazi, 1888) del pittore unghrese György Vastagh (1834 - 1922) custodita nel Museo Blaskovich a Tápiószele,

 

Altre fonti utilizzate

-https://www.magazin.novosti.rs/scc/vest/vila-koje-su-se-muskarci-plasili-a-zene-u-istocnoj-srbiji-jos-veruju-u-nju-legenda-o-muma-paduri/1391913  

- https://ru.m.wikipedia.org/wiki/Шумска_майка

- https://ru.m.wikipedia.org/wiki/Заговор_(обряд)

- https://hu.m.wikipedia.org/wiki/Vastagh_György_(festő) 

- https://it.wikipedia.org/wiki/Baba_Yaga_(film) 

 

 

Marco Pugacioff

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

27/07/'21

 

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martedì 20 luglio 2021

Cucciolo: Ma neppure a pagamento!

 

Cucciolo: Ma neppure a pagamento !

Godetevi questa storia di Cucciolo & Beppe. Vorrei ancora disegnare ma per chi? Perché ?

Facciamo una bella cosa: finchè posso, resterò a letto a legger fumetti e libri, con la mia piccola Luna accanto. Come è bello!

Ciao


 


























Marco Pugacioff

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

20/07/'21

 

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mercoledì 30 giugno 2021

Nikolai Bukharin Il pupazzettista comunista fatto uccidere da Stalin

 


Nikolai Bukharin

Il pupazzettista comunista fatto uccidere da Stalin

 

Gorki, Nadezda e Ilic

 

   A volte leggendo qua e là mi trovo davanti a strani personaggi. Nadezda Krupskaia, moglie di Lenin, era una giovane intellettuale dal bel viso che per le malattie dell’epoca non poteva aver figli e che deformarono il suo viso in vecchiaia. Scrisse un libro La mia vita con Lenin, oggi più di nessuna importanza, ma da cui ho avuto delle piccole sorprese.

   Ho saputo che Lenin, su insistenze di Gorki, venne pure in Italia nel maggio del 1908. Per la precisione a Capri dove «v’era molta gente, molto rumore, molta agitazione.» e ne ho preso spunto per una avventura del mio Blek contro Cthulu. Una idea, nient’altro. [Vedi pag. 164 dell’edizione Editori Riuniti del ‘56]

   Ma a pag. 224, la signora Nadezka mi ha fatto scoprire un pupazzettista russo; scrive infatti…

«Nell’autunno del 1912 conoscemmo Nikolai Ivanovic Bukharin. Nei primi tempi oltre a Bugucki che incontravamo spesso, veniva a casa nostra il polacco Casimir Ciapinski, redattore del giornale di Cracovia Napsciud [Avanti !]. Ci parlava sempre della famosa stazione di cura di Zakopane, nei dintorni di Cracovia, circondata da alte montagne di una bellezza indescrivibile; ci raccontava tra l’altro che lassù viveva il socialdemocratico Orlov, buon pittore di montagne. Ben presto abitammo nuovamente in città. Ed un giorno che guardavamo dalla finestra, vedemmo arrivare un giovanotto con un enorme pacco di tela sulle spalle. Era Bukharin che si faceva chiamare Orlov. Converso a lungo con Ilic [così chiamava sua moglie Lenin]. Abitava allora a Vienna e da quel momento avemmo continui rapporti con Vienna. Anche i troianovski vi abitavano. Quando gli chiedemmo notizie dei suoi quadri, Bukharin tirò fuori dal sacco alcune magnifiche riproduzioni di quadri di artisti tedeschi che ci mettemmo ad esaminare con molto interesse. C’erano dei Boeklin, ecc. A Vladimir Ilic piacevano i quadri. Ricordo la mia meraviglia quando una volta in casa di Vorovski prese tutto un mucchio di monografie illustrate su vari pittori e passò diverse serate a leggerle ed a guardare le riproduzioni.»

 

Le tasse del 1895

   All’inizio cercai notizie sul pittore Orlov e venne fuori lo straordinario Nikolay Orlov 1863-1924 di cui Lev Nikolaevich Tolstoy (1828-1910) scrisse «Un uomo che pensa con il cuore» perché il soggetto di Orlov era il misero popolo contadino russo e che lo avvicina in questo al nostro Teofilo Patini (1840-1906).

 

Serata d’inverno

 

Un bel disegno di Ilic

Stalin

Dzerzhinsky come la spada della rivoluzione.

trotta somaro finaziere, 1918
 

   Bukharin, che in italiano potremo chiamare Nicola, divenne un amico di Lenin e dopo la rivoluzione del ’17 divenne uno dei dirigenti della Pravda. Secondo la solita wiki, nel cosiddetto “testamento di Lenin”, il rivoluzionario vicino alla morte indicava con affetto Nicola come “il figlio prediletto del partito”.

L’abc del comunismo

Kalinin

… e infine la sua caricatura

  Ma durante le spietate “purghe” di Giuseppe Stalin, l’ex campanaro di Venezia e portiere notturno anconetano, fece uccidere pure Nicola nel 1938. Venne riabilitato solo da Gorbaciov, prima della caduta dell’Unione Sovietica.

Che il perché dell’odio di Stalin si debba trovare nelle caricature di cui Nikolaj Ivanovič Bucharin era un simpatico autore?

   Tre mogli, due figli, e una bella arte in mano questo ci ha lasciato Nicola.



Marco Pugacioff

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

30/06/'21

 

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sabato 19 giugno 2021

Roberto il lotaringio

 

Roberto il lotaringio

 

    Dopo aver concluso la storia a fumetti sulla nascita della Francia picena – il Romano della libertà – non pensavo di certo di tornare sull’argomento.

    Tanto i miei voli di fantasia, sono tali sia per coloro che credono che Aquisgrana sia italiana e non germanica, sia per i dotti ignoranti delle università.

    Però la ricerchina che feci per Hereford, mi fece conoscere un altro personaggio: Robert le Lotharingien, vescovo di quella città. Purtroppo per me, la mia mente cerca sempre di elaborare ciò che si trova davanti. La Lorena o Lotaringia venne divisa in due nel 959 dall’arcivescovo di colonia Bruno, fratello de Ottone I. Il bello è che la divise in Alta e Bassa; nominando poi vicario per la Bassa Lorena, il conte Federico.

Come mi fece notare il professore Carnevale, quella Bassa non poteva che essere la Francia delle origini.

    Allora se era così, se Roberto fosse non venuto da Liegi, ma dalla Bassa Lorena si spiegherebbe perché ricostruì la cattedrale a lui assegnata, sul modello di Aquisgrana, in una cappella a due livelli come è l’odierna San Claudio.

   Nella mia sfrenata fantasia identifico l’antica università di Camerino come l’Universitate Parisius, un università i cui professori erano dei monaci Parisii. Non è qui il caso di spiegare questa mia convizione, che coinvolge anche un distrutto monastero a San Ginesio; ripeto, tanto...

   Un uomo dotto come Roberto, competente in tutte le scienze, particolarmente nell’uso dell’abaco e padrone nello scrutare il corso delle stelle (un vero emulo di Gerberto, una sua reincarnazione?), non poteva che essere un professore di quella università, chiamato poi a Liegi.

   Bà, non è certo così, ma può bastare per imbastire una storia a fumetti. Perciò sono partito da Camerino, da quel foro tipicamente romano che ancora si conserva in parte sotto il Teatro Filippo Marchetti e prosegue nella piazza davanti ad esso. Delle colonne troncate che ebbi la fortuna di vedere con i miei occhi alcuni anni fa, grazie alla gentilezza di un impiegato del comune.

Ma come raffigurare la città? Sempre al centro di Camerino si vedeva al di sotto del pavimento stradale ancora la strada romana… forse l’antica città fondata sulla roccia era ancora romana quando vissero i primi anni del loro matrimonio Guido e Ageltrude, lo era quando Ottone provò inutilmente ad assediarla… Perché no? Allora ho disegnato la città come romana.

   E per ultimo ho inserito la triste vicenda della nipote di Roberto, per parlare della fine dell’Urbe dorata in comitato Camerino, la nuova Roma.

   Una semplice opera di fantasia, su un ipotesi storica che non è stata accettata da nessuno e che è, ormai, solo argomento di facezie, magari ai caffè dell’università; e che, per mia disgrazia ho dedicato più di dieci anni della mia vita. 

   Vabbé, dedichiamoci a Cucciolo & Beppe, è meglio, no?

 




















Marco Pugacioff

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

19/06/'21

 

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