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sabato 11 maggio 2019

È tornato Bombarda!


È tornato Bombarda!


Bombarda è, al suo solito davanti ai Carabinieri, in Francia era la Gendarmeria.

Ragazzi, non scherzo !  Ha lasciato la casa di Salciccia a Cucciolandia (che ho sempre identificato con l’antica repubblica di San Marino) e ora fa il pescatore, ma se pensate che abbia messo “la testa a posto” sbagliate di grosso. Si trova infatti in una cittadina dell’adriatico.


Bombarda viene menato dalla bella e energica Gina, che purtroppo morirà, dopo aver ritrovato l’uomo che amava.


Bombarda e la “pettoruta” Carmen, moglie di un pericoloso ex maggiore dell’esercito.
Agli ordini della bella moglie (almeno per i documenti) di un ex maggiore dell’esercito italiano che commise gravi reati nel passato. Ma il maggiore è praticamente “morto”più che probabilmente per la lotta con la sua coscienza; ormai senza memoria, né dimora, l’ex maggiore, vaga in cerca della sua identità.


Bombarda minaccia i cari cuginetti Cucciolo & Beppe in una storia di Rebuffi
“Corvo Nero” del 1951


Il Morto, quando colpisce, è come lo Yankee Batman, colpisce per punire e fa parecchio male

   E Bombarda, purtroppo per lui, non si trova davanti i suoi amici-nemici Tiramolla o il famelico Pugacioff, ma proprio l’ex-maggiore in una veste da “Krimininal” (il personaggio creato da Magnus) buono, che prima gli ustiona la gamba e in seguito gliela rompe. Sarà meglio che torni da Salciccia…


L’ex maggiore Piergiorgio Stella (da Giuliano a Giorgio – anzi Piergiorgio – e da Gemma a Stella il passo è breve) è potenzialmente pericoloso, vero Bombarda?

    Come a dire, sfigato eri e sfigato resti. De toute façon bentornato Bombarda!


La prima apparizione di Bombarda, opera di Adry, e qua sotto della Lina Buffolente, che ricordo, fece il Piccolo Ranger e Capitan Miki.



  Bombarda fu creato graficamente dal misterioso Adry, e poi disegnato da tanti altri autori, Buffolente, Manfrin, Seccia – per citarne qualcuno – ma il più rappresentante è sembra ombra di dubbio Giorgio Rebuffi; anche per le continue cacce a Bombarda da parte del luposki delle steppe sovietiche.



Bombarda è finito all’Inferno da “Natale all’inferno” di Giorgio Rebuffi

  Oggi è tornato per “colpa” del “correttore di bozze” Paolo Forni e della complicità del creatore del  Morto Ruvo Giovacca, i disegnatori Piero Conforti & Ivano Codina, e l’editore Paolo Telloli delle edizioni Menhir.



Marco Pugacioff
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martedì 30 aprile 2019

Antonio Pérez


Antonio Pérez


Splendido autore, padre del “polverone” Rocky Joe

    Conosco da molti anni questo autore, grazie a una sua firma in mezzo alle tavole di Rochy Joe [quando vedevo bene, sic! Valla a trovare oggi], e non ho mai realizzato una scheda su di lui perché pensavo che gente più accreditata (senza far nomi) ne avrebbero parlato, invece… fino a oggi buio completo.
Un personaggio su testi di Roger Lecurex, le cui avventure erano tagliate  in due e apparse dal numero 109 al 196 della Nuova Collana Araldo, la serie creata appositamente per il Comandante Mark; di Rochy vi sarebbero ancora delle avventure inedite in francese.

Rochy e suo nonno. La prima tavola

   Rochy Mac Rimmon ha un pugno d’acciaio e ha per compagnia un vecchio cercatore d’oro, Sim, che prende il posto di suo nonno morto nel primo episodio. Subito Rochy incontra un bambino indiano Wa-Wa e una splendida fanciulla bionda Barbara, anzi Barbie che diverrà la sua sposa e gli donerà un bambino, infine Rochy sarà un corriere della posta.




A dir La verità, Wa-WA mi ricorda un po’ Piccolo Castoro, il bambino indiano amico di Red Rayer che non ho mai letto. Da Hop di Louis Cance n.104

Tra Rochy e Barbara è amore a prima vista

   A volte essendo troppo lunghe, le tavole vennero ridisegnate o da Luigi Corteggi oppure da Ivo Pavone; Pavone realizzò anche (mi pare) due avventure complete di Giddap Joe, da noi conosciuto con il nome più incisivo di Rochy Joe… peccato che anche una serie di disegni animati giapponesi abbia lo stesso nome.


La prima tavola è di Corteggi, copertinista di Kriminal, Satanik e del Piccolo ranger tratta dal n. 119 e la seconda di Ivo Pavone, illustratore di Lupo Bianco, Judas, Rakar (doppione western dell’Uomo Mascherato) e tanti altri; dal n.139



   Due altre avventure western di Pérez sono (da quello che so) apparse in Italia, sul fumetto Rio Indio. Si tratta de “Il sentiero perduto”, su testi R. Ortega, insieme ad altre due storie “Carovana senza meta” che Pérez ha illustrato su testi di M. Lagresa, e “Un vero uomo” realizzato però da J. Garcia Prarro (se ho ben decifrato la sua firma); il fumetto – come negli maggior parte degli albi Dardo – era notevolmente sfuocato, ma i disegni erano indubbiamente i suoi. L’albo che possiedo è ”Albo gigante Rio Indio”, ed è un supplemento del numero 3 di Rio Indio, dell’ Ediz. Casati; vedo bene che l’albo in questione è una raccolta di due albi di Rio Indio.





La copertina di Rio Indio opera di Lopez Espí

    La scheda in spagnolo su di Antonio Pérez della Tebeosfera [vedi:  https://www.tebeosfera.com/autores/perez_antonio.html] recita così:
«Disegnatore spagnolo di fumetti d’avventura, principalmente di guerra e western, negli anni '60 e '70 in case editrici come Manhattan, Marco o Toray. Il suo secondo cognome è sconosciuto, un fatto che ha creato qualche confusione sulla sua identità: alcune fonti (Cuadrado, Lambiek) suggeriscono che potrebbe essere una firma di Antonio Pérez Barrera, mentre altri (GCD) indicano l'artista Antonio Pérez Martínez, autore di il fumetto "Treasure Train" nella rivista IPC Battle Picture Library n. 1607. Grazie al suo blog (ora inattivo), è noto che ha lavorato per il mercato europeo, almeno nella serie francese Giddap Joe e in Gespenster Geschichten (Germania).»



   Nel suo blog [http://comicstony.blogspot.com/2011/03/western-series-pistes-sauvages-gidap.html] si descriveva così «A causa del mio lavoro mi sono convertito con il pasar degli anni, in un cinefilo appassionato, principalmente dei grandi classici del cinema di sempre... »









La scritta sotto questa piccola foto recita:
Un antiguo Estudio de mi padre

    Infatti il suo blog è fermo dal 2011, e questo mi fa temere che non sia più in questa valle di lacrime. Sergio Bonelli, poteva anche fargli fare il granitico Tex; Pérez amava disegnar cavalli come Roberto Mister No Diso. Sarebbe stato un disegnatore ideale per il personaggio di Gianluigi Bonelli & Galep, notevolmente meglio degli attuali disegnatori.



Marco Pugacioff
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mercoledì 24 aprile 2019

Sui Tempestari


Sui Tempestari

   Ho voluto tradurre questo libro, in quanto ne ho trovato la traduzione in francese, tagliando ampiamente tutte le citazioni bibliche.
   Ciò che rimane è il succo di tutta la vicenda, ma mi è parso anche di vedere – secondo la mia lettura – che il fatto citato nel capitolo XVI, non sia accaduto davanti all’arcivescovo, che ha visto realmente i quattro incatenati nella sua Lione.  
   Inutile dire che un fatto del genere è accaduto in un altro luogo rispetto a Lione, un luogo che – torno a ripetere – è quella Francia della tradizione orale locale (ormai spazzata via dalla ignoranza tecnologia e non certo citata dai documenti) del Piceno e confinante all’Italia di allora sotto dominio Longobardo.
    La traduzione e relativo adattamento sono quelli di un libero ricercatore che legge il francese grazie a dei fumetti popolari come le grand Blek che veniva stampato – guarda un po’ – proprio a Lione.

§§§

Della grandine
e
del tuono

Del vescovo Agobardo

Dall’edizione di Lione del 1841


  I. Tutti gli abitanti delle città e delle campagne di questa contrada, nobili e ignobili, urbani e rustici, giovani e vecchi, credono che grandine e tuoni possano precipitare per volontà degli uomini. Dicono, infatti, che quando odono i tuoni e ne scorgono i lampi:
   «È un vento levatico» [mio totale adattamento dal francese C’est un vent levatice; in Latino Aura levatitia est], ovvero un vento comandato. E se si domanda cos’è un vento levatico,  viene affermato, gli uni con una sorta di repressione e la coscienza un po’ agitata, gli altri con la fiducia che mostrano sovente gli ignoranti, che questo vento si è levato dietro agli incantesimi di uomini chiamati tempestari [in francese Tempestaires; in latino tempestarii] da cui è venuto il nome di vento levatico.
  È dunque necessario assicurare, attraverso l’autorità delle divine scritture, se questa opinione sia fondata sulla verità, come il volgo crede. Ma se, al contrario, essa è falsa come ne sono profondamente convinto, dimostrerò con un un’invincibile cumulo di prove, di quale menzogna si rende colpevole colui che attribuisce all’uomo l’opera di Dio.
   Perché si trovano due menzogne gravissime e condannabili, allorché si afferma che l’uomo può fare ciò che è in potere di Dio solo, e che Dio non fa ciò realmente. […] Coloro che levano a Dio la sua opera per attribuirla all’uomo, è un falso testimone contro Dio stesso.
     II. Abbiamo visto e udito molta gente folle e cieca, poter credere e affermare che esiste un particolare regione chiamata Magonia [in francese Magonie, in latino Magonia], da cui partono, vogando sulle nuvole, delle navi che trasportano in questa stessa contrada frutti abbattuti dalla grandine e distrutti dalla tempesta, dopo tuttavia che il valore del grano e di altri frutti è stato pagato dai navigatori aerei ai tempestari, da cui essi lo hanno ricevuto.
    Abbiamo visto molti di questi insensati credere alla realtà di cose così assurde, mostrare alla folla riunita quattro persone incatenate – tre uomini e una donna – che asserivano, esser caduti da queste navi. Dopo qualche giorno costoro messi ai ferri, mi furono portati – seguiti dalla folla – per poterli lapidare; ma dopo lunga discussione, la verità è infine trionfata e quelli che li avevano mostrati al popolo, fecero la figura (come dice il profeta) di un ladro sorpreso con le mani nel sacco.

[…]

   VII. […] I tempestari possono far cadere su di essi [i loro nemici] una immensa quantità di grandine, opprimendoli. È in effetti ciò che sembra si conosca dei tempestari  che, allorché la grandine si forma prende a coprire, disperdendosi, una grande estensione di terre, e viene sparsa in massa – perché questo è quel che dicono – su di un parte di un fiume oppure su di una foresta sterile  da una tinozza [in francese cuvier, tinozza, conca; in latino cupam botte, barile] sulla quale si nascondono dei malvagi geni. (Il passo in latino recita così: [...] nosse se tales tempestarios, qui dispersam grandinem, et late per regionem decidentem, faciant unum in locum fluminis aut sylvæ infructuosæ, aut super unam, ut aiunt, cupam, sub qua ipse lateat, defluere.)

[…]

 XV. Questa follia ha molto di paganesimo, e già l’errore è accresciuto al punto che si trova gente abbastanza stupida da dire che non sanno, in verità, scatenar tempeste, ma che possono garantire di difendere gli abitanti di un determinato luogo; hanno anche una tariffa che regola l’estensione dei loro servigi sulla quantità di frutti che hanno in dono, che essi chiamano il canonico [in francese canonique; in latino Canonicum], senza che nessuno glielo dica si paga molto volentieri per la mediazione che si creda possa preservare dalla tempesta. Insomma si confida troppo sul soccorso di questi uomini tanto da riporvi le speranze. […]

XVI. Alcuni anni fa, in occasione della mortalità dei buoi, corse la voce assurda che Grimoaldo, duca di Benevento [in latino Grimaldun ducem Beneventorum] – in quanto nemico del cristianissimo imperatore Carlo – aveva inviato degli uomini incaricati di spargere su pianure e montagne, in prati e fontane, una polvere malefica che, così diffusa, dava la morte ai buoi.
    Abbiamo udito che molte delle persone accusate di questo delitto furono arrestate e qualcuno di loro anche massacrate, altre attaccate a delle tavole e gettate in acqua; e ciò che è più strano, è che questi uomini, dopo esser stati presi, rendevano testimonianza contro essi stessi, affermando che possedevano una polvere simile e che l’avevano sparsa di qua e di là.
    Questo avveniva perché il diavolo per un giuramento simile a quello di Dio, usa così tanto del potere che ha ricevuto contro questi disgraziati, che se ne è servito contro loro stessi per trasformali in falsi testimoni per farli condannare, e che né la pena né le torture, né la morte stessa potrebbero scoraggiarli dall'opporsi a questo potere.
   Questa era l'opinione pubblica e c’erano pochissime persone che lo pensava assurdo.
    Non potevamo ragionevolmente immaginare come fosse composta una polvere che dava la morte hai buoi, risparmiando altri animali, né come
poteva essere sparsa su regioni così estese, che sarebbe stato impossibile a degli uomini di coprirle con questa polvere, anche se tutti i Beneventani,
uomini, donne, vecchi e giovani, sarebbero usciti dal paese, ognuno con tre carri colmi.
    Una tale grande demenza ha preso il nostro secolo infelice, che i cristiani credono oggi a delle cose assurde che non sarebbero mai credute se non ai pagani che non conoscevano al creatore dell'universo.
    Ho voluto citare questo fatto, perché è simile a quello su ciò è incentrato questo trattato, e perché possa servire come prova, un esempio delle vane seduzioni e alterazioni del senso comune.
(Hanc itaque rem propterea ad medium deduximus, quia huic unde loquimur similis est, et vel exemplum poterat tribuere de inani seductione et vera sensus diminuzione.)

Marco Pugacioff
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mercoledì 17 aprile 2019

La pattuglia fantasma

Il collo di pelliccia di un ballerino. Se non ha nessun partner umano, salta in cima alla lavatrice mentre la centrifuga è in azione e scuote tutto, tanto da far sembrare che il pavimento non sia uniforme.
La pattuglia fantasma

   Col fatto che scarico sempre dalla rete, all’americana il web, ha volte vedo cose che mi strabiliano. Tirando giù la serie Smash! del ’66, stampato nella Gran Bretagna, pur non conoscendo l’ostrogoto [leggi l’inglese] mi accorgo della bella serie The legend testers;



ma poi di un’altra serie in cui ci sono legionari romani insieme a militi britannici intitolata The ghost patrol.


Una legione romana che sarà trasformata maleficamente dal
dio dei cristiani in monoliti – dalla storia Carnac del bravo Michele Pepe

Mi affascina subito, e immagino che siano le scorribande nella Storia, della IX Legione Spagnola di quattromila soldati inviata nel 117 dell’Era Volgare in Scozia per schiacciare una rivolta locale. Alcuni di loro frustarono la regina Boadicea della tribù degli Iceni e violentarono le sue figlie. Boadicea aveva maledetto in eterno quegli uomini (anche chi non centrava) e guidò una nuova rivolta contro la legione; ancora negli anni ’70 (quindi recentemente) si sentiva la legione maledetta in marcia che terrorizzava persone, cani e gattini a Dunblane, nel Pershire, appunto in Scozia.


Invece, proprio come nelle storie del dottor Who (che ricordo con il simpatico viso di Tom Baker) la pattuglia fantasma è una pattuglia britannica del 1941 (nella versione italiana il funesto ‘43) che vagabonda avanti e indietro nel tempo grazie al ritrovamento dentro un O.V.N.I. a Creta, di un macchina del tempo. Pensavo che il macchinario abbia incorporato un dispositivo che permetta a uomini di differenti epoche di poter parlare tra di loro; invece il capopattuglia Timm (che ha il viso di Clark Kent senza occhiali) conosce Greco antico e Latino, è quindi un buon studioso, e ha anche dei buoni principi: «Cerchiamo di non fare del male a nessuno, capito? Dobbiamo spaventarli e basta…» e aggiunge con spirito intelligente «Non voglio ammazzare qualche mio antenato, io!». In effetti, quando alla fine della storia Timm stringe la mano al centurione, bè, c’è una certa aria di famiglia.
Però un dispositivo del genere viene poi comunque trovato all’interno di un tempio Egizio; un elmetto che anche la capacità di annullare la forza di gravità. 
   Cerco lumi in rete e vengo a sapere che venne pubblicato per la prima volta in Swift, una rivista britannica che iniziò nel 1954 e poi venne fusa con The Eagle nel 1961.
Venne ristampato per la prima volta sotto il titolo Ghost Patrol in Smash dal numero 1 al 26 tra il 3 febbraio 1962 e il 28 maggio 1966, prima di essere ristampato nel Summer Special 1977AD del 1977 e poi di nuovo nel 1979 del 2000AD Annual.



La storia completa è stata raccolta in The Phantom Patrol di Bear Alley Books dal 1° agosto 2009, con una copertina di Chris Weston. Vedi il sito: https://2000ad.fandom.com/wiki/The_Phantom_Patrol
   L’autore dei testi è Willie Paterson, mentre l’autore dei – a dir poco straordinari disegni – è Gerry Embleton. Sapessi disegnare così… vabbè.


Una tavola Di Olac di Gerry Embleton
 
   Subito scopro che venne pubblicata anche in Italia sul Corriere dei piccoli, che potete trovare sul bel sito:
   Nella serie di Smash! che ho tirato giù, invece, dopo aver aiutato i legionari Romani, se ho capito bene a Ostia, contro i Cartaginesi, i militari britannici si imbarcano per la Bretagna dove attiveranno il macchinario del tempo per tornare nel ’41.
 Infatti l’ultima vignetta il capo della pattuglia fa:
«navighiamo verso la Bretagna, ragazzi, e quando arriveremo, useremo la macchina del tempo per riportarci finalmente a casa al 1941.»
E l’ultima didascalia recita «Attraverso l'orizzonte del mare e del tempo navigano verso la Gran Bretagna e la sicurezza. I rapporti dell'esercito dimostrano che la pattuglia fantasma ha sicuramente continuato la lotta contro i nazisti, come i tedeschi hanno scoperto a loro spese. Ma quella parte della storia è ancora un segreto militare strettamente sorvegliato. Un giorno verrà reso pubblico. E, quando lo sarà, voi sarete i primi a leggerlo in Smash!»  
   Insomma, una conclusione esisterebbe, ma scommetto che costerebbe parecchio oggi ristampare e poi tradurre l’intera storia, [sperando senza l'oltraggio del colore] anche perché bisognerebbe lasciare la splendida fumettatura a mano del Corriere e reintegrare le vignette mancanti. Sarebbe come voler ritrovare le edizioni in italiano delle serie televisive che vedevo da ragazzino: Paladin, Matt Dillon, Vidocq. Hai detto niente!
   
   Qua sotto presento due delle tavole censurate in Italia (ne fu censurate anche altre, ma in questa un milite britannico scompare) e – anche se mancano alcuni numeri di Smash! dal 16 al 18 (forse un totale di 6 tavole) – le tavole inedite con la conclusione.


alcune tavole con vignette censurate
e l'ultima tavola tradotta in Italia, ripresa dal bel blog sul Corrierino





da qui mi mancano circa sei tavole
e la tavola - anzi striscia, finale !



 Marco Pugacioff
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