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lunedì 27 aprile 2020

Colonnello Mikoyan: una nuova vita maledetta


Colonnello Mikoyan:
una nuova vita maledetta


I contenuti del racconto de Il Colonnello Mikoyan: Una nuova vita maledetta  di Marco Graziosi, in arte Marco Pugacioff pubblicato su questo blog non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all'autore, che ne detiene tutti i diritti.
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   l’ufficio è quasi al buio, dietro una scrivania siede un personaggio indossate una divisa, e che un certo chiarore alle sue spalle fa indovinare essere blu come quelle delle forze americane. Parla irritato al giovane davanti a lui in giacca e cravatta nera.
-        In tutti questi anni non siete riusciti ad attivare la sua copia?
-        No signore! Ci abbiamo provato numerose volte da quando lo catturammo e gli innestammo i meccanismi di controllo nel suo cranio. Ma quella volta riuscì solo con la forza di volontà ha distruggerli e fuggì.
-        Ma non è possibile che non si riesca ad attivarla. Abbiamo bisogno di quella copia.
-        Ogni volta la copia sembra rigurgitare l’anima ospite. Crediamo che le proprietà di quel metallo vivo riescano…
-        Non mi importa ! Dovete raddoppiare i vostri sforzi.

  Gli occhi si riaprono quasi a fatica. Gli sembra di vedere una scritta davanti a sé. È al contrario, in caratteri latini, ma indica un nome. E questo nome lo riconosce; Sa che è il suo!
Poi si avvede che respira attraverso un respiratore come quello del suo Mig. Il suo mig? Ma è stato sabotato e si trova abbattuto in Ucraina e… un momento si trova… sembra in una sorta di doccia.. No, è una capsula, immerso in liquido verde. E davanti a sé vede altri uomini e donne terrestri in altre capsule.
Ora sa dov’è! Era già stato in questi luoghi infernali, ma… da vivo! Lui è morto! Ricorda all’improvviso… e la respirazione si fa più agitata, incomincia a muoversi pazzescamente e con i suoi pugni prende a tempestare la struttura trasparente, e con la forza delle sue braccia di metallo vivo la capsula si fracassa. Il liquido verde fuoriesce con forza dalla capsula e lui si proietta al di fuori per trovarsi in ginocchio. E mentre si strappa il respiratore ricorda; gli avevano strappato i suoi bracci e l’ultima cosa che ricorda che la vita se ne andava veloce mentre una gran quantità di sangue, il suo sangue bagnava il pavimento.
E allora urla! Un lungo urlo angosciato, mentre un lamento inizia a percorrere quel magazzino di capsule. Sempre respirando a fatica, inizia a comprendere che è in pericolo! Presto qualcuno o qualcosa verrà ! In alto, deve fuggire in alto.

Nello stesso istante nell’ufficio al buio un telefono squilla. Il giovane risponde subito e quel sente gli fa scendere un lungo brivido freddo lungo la schiena.
-        Signore! La… copia, la copia ha preso vita e sta cercando di scappare dalla base !
-        Che cosa? – mentre lancia l’urlo l’uomo in uniforme fa uscire la sua lingua è spaventosamente simile a quelle dei rettili – Dovete fermarla ad ogni costo !

   La salita è lenta, sfibrante, per arrivare a quel condotto e in seguito quel pozzo enorme, ha dovuto farsi largo tra militari umani e creature aliene. Ha dovuto colpire con forza con i suoi arti di metallo vivo; quegli stessi arti, le cui facoltà rendevano inerti le armi degli avversari.
Ha orrore di ciò che ha fatto, di ciò che ha spezzato, arti, teste, armi finché ecco il condotto che fornisce aria a quella base da incubo. Ora la salita è faticosa; non è nemmeno a metà strada ed è già sfinito, ma la fatica lo aiuta a non pensare a ciò che si è lasciato dietro.
Su ! Su ! Senza fermarsi mai ! E davanti a sé finalmente fa capolino una leggera luminescenza, quella stessa che si ha quando le tenebre sono illuminate dalla luna.
    La luna, sì, la luna è lassù. Un ultimo sforzo…
    L’aria fresca della notte colpisce le sue narici mentre esce dal gigantesco pozzo. Un pozzo da cui il popolo apache si tiene ben lontano. A quattro zampe respira affannoso il profumo del deserto e davanti a lui avverte una presenza non ostile che gli avvicina.
-        Ben tornato alla vita, figlio !
  Il vecchio uomo della medicina avvolge Leonid in una coperta, poi lo aiuta a rialzarsi e lo accompagna nei primi passi della sua libertà.

    Il fuoristrada proveniente dall’Arizona, avanza veloce nella riserva apache in Nuovo Messico. Al suo interno ci sono un uomo, un nativo navajo, sua moglie, una splendida donna di razza bianca e dietro due bambine fissate sui dei seggiolini; una ha circa sette anni e l’altra nemmeno due.
Sono passati più di due anni da quando il colonnello Mikoyan li aveva liberati in Ucraina.
-        Non posso credere a quello che tuo cognato Miguel mi ha detto al telefono. – da quando erano partiti dall’Arizona, la donna era rimasta in silenzio. – Tuo padre ci aspetta presso un vecchio stregone apache chiamato Nube Roja. Ma da quando è tornato dall’India ?
-        Non lo so di preciso. Ma so che vi si era recato per delle indagini su una nuova arma chimica che era stata realizzata da medici sauditi nel 2012. I campioni di questa arma furono in seguito portati a Winnipeg in Canada per essere studiati e attivati. A maggio le Giubbe Rosse hanno condotto un’indagine sulla sparizione di alcuni campioni di quest’arma da Winnipeg e i sospetti si sono concentrati su due ricercatori cinesi.
-        Ricercatori… cinesi. – La donna inizia ad aver paura…
-        Amici di mio padre della polizia a cavallo lo hanno avvertito e questo lo ha condotto a sua volta ad una sua indagine che lo portato nel nord est dell’India, nello stato del Nagaland e ha scoperto che quest’arma chimica è stata sperimentata sulla popolazione locale e… è tornato con i primi segni del male !
-        Per questo non si è fatto più vedere !
-        Purtroppo è così ! Si è ritirato nel luogo dove è morta mia madre durante la loro ultima indagine più di vent’anni fa.
-        Ma chi è vorrebbe scatenare una simile mostruosità ?
-        I soliti noti del potere mondiale. Hanno scatenato questa arma chimica per colpire la fascia più debole della popolazione umana: anziani e persone con problemi fisici. La mortalità è tra i 10 e il 30% delle persone. Questa genia malefica è la stessa contro cui ha lottato per anni il colonnello Mikoyan.
-        Mikoyan. L’uomo che è morto per salvarci. H-ho paura di quello che ci aspetta e contro questa crudeltà nemmeno un angelo come lui ci potrebbe salvare.
-        Né un angelo, né un demone…
-        Miguel, tua sorella e i loro ragazzi sono già in quel villaggio. Ci vuole isolare ?
-         Non è solo per questo ! C’è qualcosa di cui non mi ha parlato; qualcuno che dobbiamo vedere.
  Il fuoristrada entra nel piccolo villaggio, e i due vedono Miguel con sua moglie ad attenderli al di fuori della loro casa, un piccolo rancho.
Le bambine vengono affidate alla sorella dell’uomo liberato dal colonnello Mikoyan; d’ora in poi e per parecchio tempo, quella sarebbe stata la loro casa.
   Miguel accompagna suo cognato insieme alla moglie in un boschetto lì vicino. In una radura vi è una capanna per i ritiri spirituali e al di fuori vi sono l’anziano stregone apache e suo padre ancora duro come una roccia, ma con una mascherina che gli copre bocca e naso.
-        Bene arrivati ragazzi ! – Il vecchio poliziotto federale parla visibilmente con fatica. – D’ora in poi, per parecchi mesi vivremo isolati qui… ma non è solo per questo che vi ho chiamati.
-        Che vuoi dire, padre ?
-        Non è nemmeno una settimana che da un pozzo senza fondo… è uscito un uomo !... Vorrei che mi diceste chi è… perché ho un brutta notizia per lui… se mi confermate la sua identità !
  In quel momento si apre la tenda della piccola capanna usata per ritiro spirituale e da essa sbuca un uomo avvolto da un asciugamano alla vita. Ha agli occhi degli occhiali da sole e – cosa che spaventa al solo sguardo – delle braccia che sembrano metalliche. Il metallo sembra vivo e cambia colore ininterrottamente dal rosso al blu, in maniera raggelante.
-        Colonnello ! Ma lei… lei era morto !
-        Sono felice di vedervi liberi e… vivi !
Il vecchio poliziotto federale si rivolge al figlio.
-        Andate dalle bambine… Devo parlare di una cosa… molto grave con il colonnello !
Allontanati i due, Leonid viene accompagnato a vestirsi dal poliziotto.
-        Colonnello, deve sapere… – inizia con lentezza l’uomo – che il suo amico Popesco è diventato generale e oggi… è un uomo chiave della difesa del suo paese !... Ma è successo un fatto grave… sono riusciti a rapire la sua figlia più piccola… per avere l’accesso alla sicurezza nazionale ! – Leonid si blocca raggelato, nel sentire la cosa – Il presidente del suo paese ha momentaneamente sospeso l’incarico del generale… ma il KGB non riesce a ritrovare la bambina! … Da quel poco che ho saputo ci sono dietro… la stessa genia contro cui lei lottava !
-        Signor T. devo tornare al più presto a Mosca !
-        Sapevo che mi avrebbe risposto così… È già tutto pronto per la sua partenza… con canali non usuali !          

     Il giardino della vecchia villa zarista alla periferia di Mosca non è ben tenuto. Tutti se ne tengono ben lontani. Di notte si vedono girare strane e alte creature… di quella stessa razza della creatura apparsa in alta Italia nel 2012. Una volta tre poliziotti che indagavano su di una sparizione provarono ad entrare. Solo uno riuscì ad uscire e quel che raccontò ai suoi superiori – delle strane creature che vigilavano il luogo, degli alti balzi che facevano per superarli – li convinse a tenersi lontani da quel luogo.
   Nadezda si trova proprio in quel luogo, del tutto stordita. Vestita di un lungo abito bianco, viene fatta entrare in un vasto locale illuminato da molte candele, dove delle colonne reggono una cupola. Al centro vi è un altare e davanti ad esso persone con cappucci a punta e un lungo abito sacerdotale.
Alcuni di questi abiti sono neri, altri bianchi, se Nadezzka riuscisse a ragionare capirebbe che sotto agli abiti scuri ci sono degli uomini e sotto quelli bianchi delle donne.
Fatta passare attraverso gli incappucciati, nella semicoscienza Nadezka si vede avvicinarsi all’altare. Poi dall’alto, dalla cupola una gran luce bianca inizia a illuminare l’ara. E al centro della luce compare lo stesso personaggio che all’interno della base in America voleva far attivare – senza esito – la copia di Leonid.
   La bambina è stordita dalla droghe che gli hanno fatto ingerire, ma dentro di sé ancora reagisce. E parla!
-        Voglio tornare a casa, dal babbo; da Ilenia!
  Una risata sinistra gli risponde… Ma all’improvviso una voce conosciuta, a lei cara, gli risponde:
-        Nadezda! Chiudi gli occhi tesoro, Presto!
-        Zio Leonid ! Sei qui! Portami via, ti prego! – e contemporaneamente, con lentezza, si serra gli occhi con i suoi braccini.
   L’essere venuto dalle stelle, prova a impartire degli ordini, ma nel buio una mano d’acciaio gli serra la gola da dietro, costringendolo ad aprire la bocca e a tirar fuori la sua lingua spaventosa da rettile e una voce gli sussurra:
-        E’ venuto il tuo turno di morire, ma tu non tornerai in vita!
   Questa volta è l’essere a cadere preda del terrore! La sua lingua è afferrata da Leonid è strappata con violenza.
   I servi dell’essere lo vedono cadere a terra soffocando nel suo stesso sangue.     È il loro turno di piombare nel terrore. Nella sala buia illuminata solo al centro dalle candele, come marionette impazzite a cui sono stati tagliati i fili, i servi corrono scontrandosi tra di loro mentre sinistri rumori di ossa rotte si alzano nell’aria.
Spietatamente Mikoyan non risparmia nessuno. Né uomini, né donne e senza versar sangue, lentamente mette fine alle loro esistenze.
    Infine un silenzio sinistro cala sulla sala. Leonid si avvicina alla bambina e gli fa:
-        Non aprire ancora gli occhi, tesoro. Ora andiamo via!
-        Sì zio!
   Mikoyan, alza la bambina in alto, la serra a sé e si avvia verso l’uscita. Questa volta le porte si apriranno.

   La sala d’entrata dell’ospedale è buia. La donna esce dal suo ufficio con delle carte in mano. È stressata, sfibrata dai continui turni imposti dalla nuova, malefica emergenza che incombe sul mondo e… trattiene a stento un grido, ma non riesce a tenere in mano le carte.
Leonid è davanti a sé con tutta la sua stazza, ma la donna si calma quasi subito quando scorge tra le sue braccia la bambina addormentata.
-        Questa è la figlia del generale Popesco. È stata drogata; curatela e avvertite la sua famiglia!
   Con una delicatezza inaspettata l’ex colonnello colloca Nadezda nelle braccia dell’infermiera. Da quel momento la donna ha occhi solo per la bambina che colloca in una barella che dirige verso l’infermeria.
   - Ci occuperemo subito di lei, non si preoccu…! – la donna gira un attimo la testa verso l’uomo, ma Leonid è già scomparso come un fantasma.   

    Ivan e sua figlia accompagnati dagli uomini di scorta sono all’ospedale e mentre una infermiera guida Ilenia dalla sorella, Popesco interroga l’infermiera che per prima ebbe fra le braccia Nadezka.
-        Mi sono ritrovata davanti a me quell’uomo all’improvviso. È un miracolo che non abbia gridato dalla paura, ma mi sono calmata appena mi ha messo fra le braccia, con tenerezza, la bambina.
-        Mi descriva quell’uomo, signora !
-        Non ho potuto notarlo bene. Era buio, ma aveva la sua stessa altezza, cappelli neri, brizzolati; vestiva con giacca e cravatta… non so perché ma mi dava l’impressione che era un militare, credo addirittura un ufficiale… ho almeno è la sensazione, sì, la sensazione che ho avuto.
-        Ma non ricorda altro ?
-        Solo una cosa strana: portava dei guanti alle mani e degli occhiali neri !
  Un lungo brivido percorse la schiena del generale. L’immagine data dalla precaria descrizione dell’infermiera era quella di Leonid.
Ivan ringrazia l’infermiera e si dirige verso la camera dove erano le figlie con l’anima ancora sconvolta.
Leonid, non può essere. Leonid è morto si diceva fra sé… Ma, appena supera la porta dove i suoi uomini di scorta sono di guardia, la scossa ai suoi nervi è allucinante.
-        Lo zio Leonid, Ilenia ! È stato lo zio a portarmi via  ! – diceva la bambina alla sorella sconvolta da quelle parole.
  Ivan si ritrova da solo fuori dall’ospedale, da solo, a respirare l’aria viziata di Mosca. Il buio è appena rischiarato dai lampioni stradali… e sotto uno di essi lo vede. Vede Leonid ! E gli corre incontro. Sì. È lui !
-        Leonid ! Sei tu, veramente tu ?
-        No Ivan. Io sono… morto !
-        Non è vero ! Sei qui davanti a me, in carne e ossa !
-        No, Ivan ! Io sono… una copia ! – e la paura esplode in Popesco. Alla sua mente ritornano gli allucinanti racconti di Leonid sulle attività mostruose degli alieni.
-        Nonostante tutto volevo… salutarti, prima di andarmene.
-        Ma cosa dirò alla tua famiglia, a... a Grigori ?
-        Non devi dire niente ! Alle tue bambine potrai dire che… uno spirito benefico si è occupato di Nadezka. È meglio così.
-        Ma dove andrai, ora ?
-        Ancora non lo so ! Addio Ivan !
-        Leonid !
  Ma Ivan non riceve nessuna risposta… vede solo, con gli occhi accecati dalle lacrime, un’ombra che si immerge nel buio.

Fine.


Genesi iniziale del racconto.



   Quanto terminai il romanzetto, sempre Erik mi disse che gli sarebbe piaciuto leggere altre avventure del colonnello. Ma ormai Mikoyan aveva cessato la sua vita terrena. Era riuscito ad avere la pace che aveva sempre cercato anche se in maniera tragica.
Ma la mia mente non riesce a star ferma e come per le mia seconda avventura di Chiodino di notte mi sono sognato il seguito (e ancora adesso non sto scherzando).
   Vi era un’unica maniera per far ritornare il colonnello. Dalle allucinanti ricerche del dottor Corrado Malanga ho trovato la maniera per la spaventosa resurrezione di Leonid. E spaventosa lo è davvero: una sua copia come in uno specchio, che si attiva perché una creaturina è in pericolo. Già proprio come uno spirito benigno, come un angelo sterminatore che combatte i demoni malefici nel nostro mondo.  


Una creatura vivente di metallo da Mandrake
    


Marco Pugacioff
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