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mercoledì 11 aprile 2018

Il Debito Odioso di Galileo Ferraresi


Il Debito Odioso

Non c’è dubbio che la palla al piede dell’economia italiana sia la massa enorme del Debito Pubblico; da anni, decenni, luminari dell’economia ci raccontano come fare, i politici li seguono pedissequamente e… siamo messi sempre peggio. Come mai?
Il debito è composto da due parti: il capitale che si riceve in prestito e gli interessi che nel tempo maturano. Nel nostro caso oltre agli interessi si pagano anche gli interessi sugli interessi.

Questa dinamica non è nuova e se ne discute da millenni.
E così i romani decisero che i debiti non pagati dopo sette anni dovevano essere estinti automaticamente.

Il cristianesimo non si pone dubbi in merito, la preghiera più importante dice “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” ove, col verbo rimettere si intende proprio che i debiti non pagati vanno estinti.
In particolare il primo concilio cristiano, quello ordinato dall’Imperatore Costantino e che si tenne a Nicea nel 325, proibisce il prestito con interesse (secondo alcuni solo tra i chierici, secondo altri in toto).
Anche l’Islam non ha dubbi in proposito e le banche islamiche non prestano soldi ad interesse ma usano altri artifizi. Se si chiede un prestito per comprare un bene, la banca acquista il bene poi lo noleggia per un certo periodo dopo il quale il bene diventa del creditore. Se un’azienda chiede un prestito la banca non concede il capitale ma entra in società. Negli anni, se gli affari sono andati bene, il primitivo proprietario potrà riscattare le quote della banca.
Il mondo giudaico poi è inflessibile[1]: i debiti tra ebrei possono durare sei anni e il settimo anno devono essere estinti, sia negli interessi che nel capitale. Questo comportamento non vale nei rapporti con i gentili, ovvero i non ebrei, che per la gloria di Israele devono pagare il capitale, gli interessi e gli interessi sugli interessi ai prestatori ebrei.
Quindi fin dall’antichità il prestito con interesse è vietato, poi comparve l’usura.
Nei secoli bui erano in uso monete in oro. Quando si riceveva una moneta in oro era consuetudine strofinare la moneta su una pietra nera, detta pietra di paragone, e poi far cadere una goccia di acido sulla linea gialla che era rimasta sulla pietra. Dalla reazione del metallo con l’acido si deduceva la purezza dell’oro. Col tempo le monete perdevano così parte del loro peso perché si usuravano contro le pietre di paragone. Così quando una persona riceveva in prestito una moneta e dopo un certo periodo restituiva un’altra moneta al creditore, questi pretendeva una piccola parte in più di oro perché la moneta nel frattempo si era usurata, e quindi avendo meno oro, valeva anche meno. Da questa usanza deriva il prestito ad usura, che poi non sarebbe altro che un prestito con interesse.
Oggi non si usano più monete d’oro ma di carta o tessere magnetiche ed elettroniche, quindi non ha senso parlare di usura della moneta e ancor meno ha senso pretendere degli interessi.
Poniamoci ora una domanda: cosa accade se una persona contrae dei debiti di gioco e poi muore senza averli pagati?
1.    Il debito si estingue con la morte del creditore
2.    I creditori esigono il pagamento dagli eredi

La stessa domanda se la pose nel 1867 il governo repubblicano del Messico.

Dopo una serie di rivolte, repressioni, restaurazioni ed altre rivolte fu chiamato a governare il Messico il principe Massimiliano I d’Austria, fratello minore dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Massimiliano aveva avuto una breve esperienza di governo del Lombardo Veneto dove pensava di adottare delle politiche più liberali ma il fratello Imperatore gli aveva proibito di attuarle. Nel 1859 l’Austria perse quei territori e Massimiliano si rifugiò con la moglie a vivere nel castello di Miramare presso Trieste. Qui vari esponenti politici ed economici della Spagna e del Messico che al momento era presidiato da truppe francesi gli offrirono di governare il Messico.
L’avventura messicana di Massimiliano I non fu certo lunga e felice e terminò 5 anni dopo con la fucilazione del principe e di un paio di generali a lui fedeli.
Il nuovo governo repubblicano del Messico si trovò a dover fronteggiare una situazione economica disastrosa, appesantita oltremisura dal governo di Massimiliano I che per restare al potere aveva speso a piene mani per foraggiare i militari francesi che lo proteggevano e si accanivano contro la popolazione. All’epoca negli Stati Uniti d’America era di gran moda la politica di Monroe che si basava sullo slogan l’America agli americani, ove per americani non si intendeva i nativi pellerossa, aztechi, incas ecc.. ma i bianchi anglosassoni, protestanti e ricchi, che abitavano prevalentemente la costa est, il New England. Un vicino di confine che ammazzava l’odioso austriaco e cacciava l’esercito francese erano quindi visti di buon occhio, erano “quasi americani” che cacciavano i prepotenti europei, e così gli Usa appoggiarono le idee “americane” dei messicani. Queste idee erano molto semplici: siccome il debito era stato contratto da un governo che non aveva speso quei soldi per il bene del popolo ma anzi, li aveva usati per opprimerlo, quel debito aveva la caratteristica di non essere positivo per il popolo ma odioso, e quindi non andava pagato. E i messicani non pagarono il debito contratto con le banche straniere e messicane che avevano prestato soldi a Massimiliano I.

Il XIX secolo stava finendo e fu la volta di Cuba. Anche in questo caso il nuovo governo che aveva “liberato” Cuba dalla Spagna si rifiutò di pagare i debiti contratti precedentemente perché non li riconobbe utili al popolo e, anche in questo caso con l’appoggio degli Usa, Cuba non pagò il debito odioso.

Finita la II guerra mondiale l’Etiopia si trovò a dover affrontare il debito che l’Impero italiano le aveva lasciato in eredità; in pratica le banche chiedevano che gli etiopi pagassero le spese sostenute dall’Italia per conquistare l’Etiopia. Anche in questo caso nessuno pagò il debito odioso precedente, sia negli interessi che nel capitale.

Quando dopo aver raccontato al mondo la frottola delle armi di distruzioni di massa presenti in Iraq gli Usa occuparono militarmente quello stato si trovarono a loro volta a dover fronteggiare il problema dei debiti contratti dal regime di Saddam e, appellandosi al principio del debito odioso, gli Usa non pagarono.

Passarono una manciata d’anni e il nuovo governo dell’Equador si trovò con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che pretendevano il rientro dei debiti e una politica economica scelta da loro. Gli equadoregni non si scomposero e si appellarono ai tribunali americani presso i quali la BM e il FMI avevano aperto una causa nei loro confronti: l’Equador non avrebbe pagato nessun debito odioso alla BM e al FMI perché neppure Bush aveva pagato il debito odioso di Saddam. La questione fu chiusa seduta stante.

Ora a me sorge spontanea una domanda:
dopo decenni di sacrifici, di decreti salva Italia che non hanno prodotto nessun beneficio alla popolazione, dopo che migliaia di imprenditori si sono suicidati per dimostrare che con queste politiche economiche di strozzinaggio non solo non si spianava il debito pubblico ma si distruggeva l’economia del paese, davanti alla rovina del benessere della popolazione, possiamo ancora pensare che il debito pubblico sia accettabile o possiamo definirlo un DEBITO ODIOSO?
Nel primo caso non ci resta che accettare qualsiasi governo presente e futuro che con nuovi decreti ci spremerà lacrime e sangue.
Nel secondo caso, riconoscendo che questo debito è odioso, si da un calcio al debito pubblico, capitale e interessi, e a tutta la feccia che ce lo ha imposto estorcendoci la voglia di vivere.

Mi auguro che l’Italia, paese famoso per il gioco del calcio, opti per la seconda scelta.

© settembre 2017 Galileo Ferraresi


[1] Libro dei Salmi, 14, 5 Non ha dato il suo denaro ad interesse..

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va agli

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