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mercoledì 3 luglio 2019

Anni ’50 – contatto con gli o.v.n.i. Sulle Montagne Rocciose


Anni ’50 – contatto con gli o.v.n.i.
sulle Montagne Rocciose



   Sul Giornale dei Misteri  n. 46 del gennaio del 1975, comparve un straordinario rapporto di un tenente del aviazione militare americana, che riletto oggi mi mette inquietudine.
   In origine era stato stampato sulla rivista usa Esotera nel settembre ’74 a firma dell’ingegnere tedesco Rho Sigma e venne tradotto nella nostra lingua da Paola Giovetti.
   Tra il ’53 e il’54, subito dopo la guerra di Corea, il tenente Mel Noel (Noël in francese è natale, singolare, no?) e altri piloti furono assegnati ad una squadriglia di stanza in una regione occidentale degli usa. Lui e altri due, senza sapere il perché, furono scelti per una missione in cui era in gioco la sicurezza dello stato, una missione riguardante gli o.v.n.i. o come dice – all’americana – gli ufo; con il divieto assoluto di parlarne a chicchessia: «Non parlatene neppure con voi stessi. Fate il vostro rapporto e poi cancellate ogni ricordo dalla mente e fate conto che nulla sia accaduto».
    Gli vennero propinati fotografie e filmati girati dentro aeroplani militari, anzi alcuni di questi documenti erano stati confiscati ai civili. Poi gli furono affidati dei veicoli F-86-A dove le armi di bordo erano state sostituite con apparecchi fotografici e cinematografici. Infine arrivò un colonnello da Washington e divenne il loro capo diretto con un atteggiamento tipicamente freddo e militaristico.
   E venne il giorno che si alzarono in volo, convinti che non avrebbero mai visto niente di eccezionale. I primi voli erano sulle Montagne Rocciose, tra Idaho e Utah e anche più a nord. Poi qualche giorno dopo un tenente comunicò «Bogeys, sono le [probabilmente disse sono a…] ore nove, nostra stessa altitudine». Bogey significa nel gergo dei piloti militari oggetto volante sconosciuto, che non si conosce; sedici ordigni in perfetta formazione a V, circondati da una sorta di aurea. Noel (Seppur turbato) e agli altri ebbero l’ordine di avvicinarsi, sempre però, tenendosi a distanza; sapevano bene cosa era successo a chi si era troppo avvicinato, come al capitano Mantell nel ’48.


Il capitano Mantell, che morì in seguito allo scoppio del suo aereo mentre inseguiva
un o.v.n.i. nei pressi di Fort Knox, il 7 gennaio 1948.

Gli ordigni ruppero la formazione e si divisero in quattro gruppi, di quattro unità ciascuno; gli o.v.n.i. dettero spettacolo mostrando manovre impossibili, fermandosi all’improvviso da una velocità non inferiore alle 3000 miglia, per poi ripartire alla stessa velocità senza alcun rumore. Accelerando il colore dell’aurea mutava come nello spettro [così è scritto nell’articolo]. Il loro diametro era di 150-180 piedi con una altezza al centro di 20-30 piedi (un piede = 0,305 m.) e dopo circa otto minuti gli o.v.n.i. sparirono all’improvviso. Una volta a terra gli fu di nuovo ordinato il silenzio assoluto e le riprese e le fotografie furono subito prelevate e non le videro più.
   Gli o.v.n.i. furono rivisti una seconda volta, ma è alla terza volta che fu dato un ordine particolare: cambiar frequenza alle loro radio, in una forma che loro definivano codice alfabetico rovesciato. Senza saperlo, intanto il colonnello – lo seppero a terra – aveva fatto mentalmente delle domande agli alieni. E trovata la frequenza giusta Noel sentì una voce che non era di nessuno dei suoi compagni della squadriglia. Una voce chiara con vocaboli eccellenti anche se sciorinati, detti lentamente. Gli alieni risposero solo a due domande del colonnello… una era naturalmente (e poteva essere altrimenti?) «Credete in Dio?» la risposta fu sbalorditiva «Noi crediamo alla forza onnipotente dell’universo. Voi dovete imparare a capire che ci sono più di 150 bilioni di questi universi»!
Mi sa tanto che Lenin aveva pienamente ragione nel citare che le religioni sono l’oppio dei popoli, ma vabbè, questa è solo cronaca fantastica.
L’altra domanda a cui risposero era «Chi siete? Da dove venite» ed essi risposero «Le nostre squadre sono composte da individui provenienti dai pianeti che voi chiamate Venere, Giove, Mercurio, Marte e Saturno».


    Gli aviatori erano solo dei ragazzi che nemmeno erano stati in guerra e quando atterrarono erano letteralmente sconvolti e non volevano più partecipare a nessun’altra missione. Li imbottirono di tranquillanti mentre il colonnello disse a quei ragazzi che se volevano, potevano dire di aver visto dei dischi  volanti, ma gli ordinò di non parlare del collegamento Radio.
Un fatto singolare questo del contatto radio ripetuto – ho saputo – in Spagna in quegli stessi anni, quando un capitano si alzò in volo per intercettare un o.v.n.i. e nella cuffia sentì dei bambini che lo salutavano gioiosi. Ritornò a terra sconvolto.  
     E sconvolti lo erano anche i tre della squadriglia, perché gli dissero di tornare al servizio regolare, e capirono poi cosa provano i reduci di guerra. Ma, dopo un fatto così impressionante, come si fa a tornare all’abituale ritmo della vita?
    Due mesi più tardi Noel fu contattato dal colonnello e andò da lui e ci trovò anche gli altri suoi compagni. L’alto ufficiale era nervoso e doveva parlare con qualcuno in grado di capire: «Io ho scoperto la verità! Sono però anche un ufficiale di questo paese, faccio parte delle Forze Aeree, e ho dei doveri, ho responsabilità. E la verità che ho scoperto non si concilia con tutto questo. Io devo prendere una decisione. Non cosa facciano, ma certamente “loro non fanno saper nulla di quanto avviene”» dopo un attimo di silenzio terminò «Ci vedremo ancora, presto».
   Due settimane dopo il colonnello richiamò i suoi uomini e li informò che quella comunicazione avuta non era stata la prima, ma era la prima volta che qualcun’altro era presente. Poi l’alto ufficiale raccontò delle sue esperienze e Noel è sicuro che disse solo un decimo di ciò che sapeva, ma era comunque tanto. Riferì che i dischi che videro provengono da diversi pianeti, anche esterni al nostro sistema solare, tuttavia non possono volare da un pianeta all’altro e che per trasportarli ci sono delle navi-madri.


Una scena tratta dalla serie televisiva “Gli invasori”

Durante un volo verso la base aerea di Luke a Phoenix in Arizona, il colonnello, aveva parlato con il pilota di uno di quei veicoli ed era stato organizzato un incontro. Incontro che era avvenuto a bordo di un disco «dal diametro di circa 150 piedi» appoggiato a terra con tre supporti in una valle appartata e solitaria sita 18 miglia oltre Phoenix. Sembra una scena tipica di una pellicola di fantascienza.
Il bello è che a questo punto l’ufficiale mostrò a Noel e ai suoi compagni (di sventura, mi viene da dire) un piccolo disco metallico. Era l’oggetto che gli era stato detto dagli alieni e che doveva tenerlo tra il palmo delle due mani davanti allo stomaco per non aver danni nell’entrare nel campo di forza intorno all’o.v.n.i.
La cosa mi fa ricordare ciò che J.J. Benitez ha riferito dell’episodio in cui Fidel Castro fu portato da Krusciov a vedere un o.v.n.i. e il leader cubano entrando a bordo, svenne. Ben strana coincidenza.
   Il colonnello a bordo del disco volante si trovò faccia a faccia con un “Maestro” a cui porse delle domande; sul perché erano lì, su cosa ci aspettava dal futuro. Come ogni altro contattato – bisogna dire – l’ufficiale si sentì dire che eravamo responsabili di questo pianeta e che in futuro non avrebbe avuto condizioni particolarmente favorevoli.
Il peggio, tra le cose che disse, era l’inizio di una era per la California (e quindi per il mondo). Il Maestro parlò di un influsso già avvertibile oggi (l’articolo è del 1974, non dimentichiamolo) ma che si sarebbe fatto sentire in tutta la sua pienezza verso il 2000. Ci si doveva attendere mutamenti politici, rivoluzioni religiose e sociali. Che bello, vero? In effetti ci fu poi l’avvento di Michael Gorbaciov, il smantellamento del patto di Varsavia e l’annientamento dell’Unione Sovietica e la funesta guerra civile negli stati della federazione Yugoslavia e per finire un unione europea non voluta dai popoli ma da pochi individui, ovvero un… Nuovo Ordine Mondiale.
Con il senno di poi, si capisce che se questo colloquio fu inventato, mi impressiona come poi si avverato, anzi per la rivoluzione religiosa forse non ci manca molto. 
   Il colonnello parlò ancora della reincarnazione e dei bambini nell’ottica del Maestro, e finì dicendo «Ecco, ora sapete. Potete fare quello che volete, accettare o riderci sopra».
   La vicenda si concluse nel ’57 quando tutti si separarono e Noel tornò nel Connecticut. Ma ci fu un ultimo strascico, un ultima coda, perché il colonnello ricontattò Noel due anni dopo e quando lo incontrò gli comunicò che l’ufficiale sarebbe andato con loro, gli alieni, senza paura ma felice di questa decisione.
Da quel giorno Noel chiamava per telefono il colonnello ogni giorno, se l’ufficiale era in volo lo richiamava sempre lui al suo ritorno. Il 27° giorno il colonnello era in missione nell’Atlantico, ma Noel non fu richiamato dal suo amico colonnello. Due ore dopo venne a sapere che era dispero e che lo stavano cercando, ma alla mattina dopo gli fu risposto «Nessuna traccia di lui né dell’aeroplano. rinunciamo».
   L’articolo terminava constatano che ben 800 persone spariscono in volo  e non si sa quante ne spariscono in terra… già quante cose non si sanno, tante.


Marco Pugacioff
  
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domenica 30 giugno 2019

Dante a Camerino


Dante a Camerino


Una scena da Vita di Dante del 1965

   Camerino mi ha sempre attratto. Colpa forse delle piccole vacanze che ci facevano – quand’ero regazzino – nella casa al di sotto della “rocca Borgia”, alle “Conce”; colpa forse della suggestione che ne aveva mio fratello, che era nato in quella antica città, antica quanto Roma e altrettanto suggestiva; della leggenda – ormai solo una voce – che mi narrò, molti anni fa, di alcuni studenti che negli anni ’50 entrarono nei sotterranei di quel enorme castello (ha l’ampiezza di un campo di calcio) chiamato Rocca Borgia e ne uscì solo uno, dopo molto tempo e coi capelli bianchi, tanto che dovettero murarne l’ingresso (e nella mia mente fantasticavo che fosse stato mio zio muratore). Del film in bianco e nero, che fu girato all’interno delle sue mura e che mio fratello – sempre lui – aveva visto in televisione, in cui la scena clou era la tortura del cavo degli occhi di un malcapitato e poi si scoprì poi essere solo dei piccoli frutti.
    Suggestioni che continuarono passeggiando tra le sue vie di sera, mentre magari mio cugino girava in ronda coi suoi colleghi. Erano strade che in autunno con la nebbia – bisogna ammetterlo – sembravano quasi tenebrose, degne della mitica Londra dove girava Holmes, tanto che ridendo dicevano cogli amici, di girarci un film sui vampiri. Passeggiate che oggi non si possono fare più se non si vuole che un pezzo di tetto ci finisca in testa.


Ammiro di spalle una via di Camerino nel 2014

    Eppure questa suggestione non finisce qui. Della storia che mi raccontò il tabaccaio qua a Macerata, di quello studente che prese in affitto un appartamento a poco prezzo perché nessuno voleva andarci; l’appartamento era stato abitato da un professore che teneva nel suo studio organi e animaletti vari sotto spirito e lo studente in seguito scoprì a sue spese la ragione del fitto così basso. Nello studio vi era un campanello che il professore suonava per chiamare i familiari o i domestici e che suonava ancora di notte. Lo studente fece staccare il campanello, ma il fenomeno continuò. Sembra una vicenda legata al televisivo Segno del Comando…


    Storielline buone per esser narrate intorno al focolare (come dovevano fare i miei nonni) direte voi e come direbbe mio cugino, eppure – non me ne vogliano i camerti – qualcosa c’è.
Un centro di studi metapsichici che settimanalmente si riunivano – prima del terremoto che del 2016 – per ascoltare il medium che dava messaggi dall’aldilà.
Questa associazione era nata, non molti decenni fa, dalla scoperta dello spirito inquieto di un legionario romano del III secolo, che in vita massacrò dei cristiani, e che infestava una casa a Camerino e che attraverso il medium ebbe poi la pace. Dopo di lui si fecero sentire altre persone, ma cosa particolare, in una trance ad incorporazione si manifestò Dante Alighieri e il medium assumeva un atteggiamento austero. Il busto si irrigidiva e nello stesso tempo, le mani si incrociavano lentamente sovrapponendosi per infilarsi (nel limite del possibile) nelle maniche della giacca. Il medium prendeva poi ad esprimersi con una voce leggermente nasale, pacata e virile – scriveva Claudio Pretolati[1] – e parlava nel linguaggio trecentesco fiorentino. In ventitre sedute medianiche tra il ’48 e il ’49 dettò l’opera Dalla Terra al Cielo composta da undici canti.  

Dante in una splendida illustrazone di Michele Arcangiolo Iocca per
l'album Girtondo intorno al tempo allegato a Lupettino Tascabile
    
   Ma come mai Dante non si è manifestato a Firenze? Eppure non mancano i medium a Firenze, mi basta ricordare le numerose cronache sul Giornale dei Misteri del gruppo “Cerchio Firenze 77” che ha svolto le sue inchieste per più di 40 anni; non solo, ma dopo di Dante si è manifesto il professore ottocentesco Giambattista Giuliani (Asti 1818 – Firenze 1860), con voce, accento e espressioni totalmente differenti che nel sentire i nuovi versi di Dante si commuoveva e ne dava una corretta analisi.


Il duomo e l’università negli anni ’50.

    La risposta potrebbe essere una sola: Dante è stato a Fonte Avellana, ha visto le rovine di Urbisaglia (probabilmente proprio quelle a Pian di Pieca) e quindi non può che esser stato anche a Camerino, e presumibilmente proprio nell’antica Università che di sicuro esisteva prima dell’atterramento del 1259… un’università indicata da Guido Piovene nel suo libro Viaggio in Italia, come «…quel centro dell'occultismo che è l’università di Camerino» e ancora «un università seria, con il vantaggio dell’intimità dell’ambiente e della conoscenza stretta tra i professor e gli studenti, quale si può ottenere in un piccolo centro tra la collina e la montagna[…] tranquilla, adatta all’isolamento studioso, sembra rientrare all’idea degli studi come la si coltiva più in Inghilterra che in Italia.[2]»

 A meno che, con i piedi per terra, non consideriate queste storie solo adatte ad essere narrate intorno al focolare.  
Marco Pugacioff
 


  






[1] Vedi il quarto capitolo di L’altra realtà, a cura di Paola Giovetti, ed. Meditteranee 1990.


[2] Un libro Giunti del Luglio 2017. 

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lunedì 24 giugno 2019

Yannick le roc (BLEK): Tutto ha fine !


Yannick le roc (BLEK): 
Tutto ha fine !































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sabato 1 giugno 2019

RITRATTO DI CARLO MAGNO Del sassone Eginardo

RITRATTO DI CARLO MAGNO
Del sassone Eginardo

Ettore Manni impersona uno splendido Carlo Magno nell'Orlando furioso televisivo

Era re Carlo di corporatura massiccia e robusta, di statura alta che pur tuttavia non eccedeva una giusta misura, dato che misurava sette volte la lunghezza del suo piede. Aveva testa tonda, occhi grandissimi e vivaci, il naso un po' più lungo del normale, bei capelli bianchi, volto sereno e gioviale che gli conferiva, seduto che fosse, o diritto in piedi, una grandissima autorità e pari dignità d'aspetto. Quantunque avesse un collo grasso e troppo corto, ed il ventre un po' sporgente, purtuttavia l'armoniosità delle altre membra celava questi difetti. Sicuro nell'incedere, emanava da tutto il corpo un fascino virile: aveva una voce chiara che non aderiva, pur tuttavia, al suo corpo. La salute era eccellente ma, negli ultimi quattro anni di vita, andò frequentemente soggetto alle febbri, ed infine finì con lo zoppicare da un piede. Ma faceva a testa sua e non si curava del parere dei medici, che aveva preso in grande uggia, perché gli consigliavano di abbandonare, per le carni lesse, gli arrosti ai quali era, invece, abituato. Si esercitava di frequente alla equitazione e alla caccia, ed era questa una passione che aveva sin dalla nascita, perché non è possibile trovare al mondo chi possa paragonarsi ai Franchi in tali esercizi fisici. Amava anche molto i bagni minerali e spesso si esercitava al nuoto. Eccelleva talmente in questo esercizio, che nessuno riusciva a sorpassarlo. Per tale ragione costruì una reggia in Aquisgrana; ivi trascorse gli ultimi anni della sua vita, abitandovi in permanenza. Invitava al bagno con lui, non soltanto i figli, ma anche i grandi del regno e gli amici e talora persino tutte le proprie guardie del corpo. Avveniva così che, qualche
volta, scendessero in acqua con lui oltre cento uomini.
Vestiva sempre nel costume nazionale dei Franchi: sul corpo indossava una camicia ed un paio di mutande di lino; su di esse poneva una tunica orlata di seta e i pantaloni : portava fascie alle gambe e calzari ai piedi.... Rifuggiva dai costumi d'altri paesi, ancorché bellissimi, e non amò mai indossarli, meno che a Roma, una prima volta su richiesta di papa Adriano e una seconda per preghiera del successore di lui, Leone. Allora acconsentì a portare una lunga tunica e la clamide ed i sandali alla moda dei Romani....
Era assai sobrio nel mangiare e nel bere; nel bere sopratutto. Detestava l'ubriachezza in qualsiasi uomo e massimamente in sé e nei suoi. Del cibo però faceva poco volentieri a meno e spesso si lagnava, dicendo che il suo corpo sopportava male i digiuni. Banchettava molto di rado.... : il suo pranzo quotidiano si componeva di sole quattro portate, non contando l'arrosto, che i cacciatori solevano presentargli sugli spiedi e che egli mangiava più volentieri di qualsiasi altro cibo. Mentre cenava gli piaceva udire qualche musica o qualche lettore. Gli leggevano le storie degli antichi, ma amava ascoltare anche le opere di S. Agostino, e specialmente quella intitolata «De civitate Dei»...
Aveva facile e copioso l'eloquio e sapeva esprimere con molta chiarezza il proprio pensiero. Non contento di conoscere la sola lingua patria, si dette ad apprendere anche le straniere, e tra queste imparò tanto bene il latino, che era solito esprimersi in quell'idioma con la stessa facilità che nel proprio; il greco lo comprendeva meglio di quanto non lo parlasse...
Tentò anche di scrivere, e, a questo scopo, aveva l'abitudine di tenere sotto i cuscini del letto alcune tavolette ed alcuni fogli di pergamena, per esercitarsi, quando ne aveva tempo, a tracciare di propria mano, varie lettere. Ma poco gli fruttò questo lavoro disordinato e iniziato troppo tardi.


EGINARDO, Vita Karoli (trad. A. CUTOLO), cap. 22-25


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martedì 28 maggio 2019

Modi, banche e capponi di Galileo Ferraresi


Modi, banche e capponi


La settimana scorsa sono infine terminate le elezioni nella più grande democrazia del mondo che, nonostante quanto pensino i vari presidenti Usa, non sono gli Stati Uniti d’America ma l’India. Per la prima volta dalla nascita della nazione un partito differente dal Partito del Congresso è stato rieletto dopo aver retto il governo dello stato nella passata legislatura. Per la prima volta la dinastia Gandhi/Nehru non è riuscita a riprendere il potere dopo averlo perso, il Bharatiya Janata Party ha vinto ed è tornato al potere il vecchio governo retto da Modi. E a noi cosa interessa tutto ciò? A prescindere dal fatto che tutte le persone del mondo sono interconnesse tra loro e che ci dovremmo interessare anche a quanto accade in India, da questa elezione abbiamo da imparare qualcosa.
Nel novembre 2017 Modi iniziò una ferrea guerra al contante: ogni indiano doveva avere un conto corrente bancario ed ogni transazione economica doveva avvenire non più tramite il contante ma tramite i bit di una transazione elettronica. In una nazione dove decine di milioni di persone nascono, vivono e muoiono sui marciapiedi senza entrare mai tra le mura di un’abitazione non parrebbe che sia questo il problema principale del paese, e invece per Modi è proprio così. A causa di questa scelta governativa milioni di persone che vivevano di elemosine, di pochi centesimi di rupia all’angolo della strada, si sono trovate che senza un costosissimo Pos erano senza forma di sostentamento; a migliaia si sono ammazzate o sono morte di inedia e fame, ma la lotta alla sicurezza dello stato e all’evasione fiscale non permette debolezze e così Modi, forte dell’appoggio e degli aiuti economici della finanza indiana e mondiale, è stato rieletto: se lavori bene per chi ti paga non perdi il posto di lavoro.
Anche in Europa ci sono state le elezioni e i politici europei si sono sgolati per ricevere un voto in quello che ormai pare essere lo sport europeo, la caccia all’immigrato, e in questa confusione elettorale nessun mezzo d’informazione pare essersi accorto di un fatto a dir poco preoccupante: due aziende, una in Irlanda e l’altra in Lussemburgo, hanno ricevuto il permesso di aprire due nuove banche. Parrebbe una non notizia ma se consideriamo che le norme europee permettono ad una banca con sede all’interno dell’UE di aprire banche in tutti gli altri stati membri, e che le due società cui è stato riconosciuto questo diritto si chiamano Google e Amazon, ecco che dovrebbero drizzarsi i capelli in testa sia ai cittadini che ai banchieri.
Con queste autorizzazioni irlandesi e lussemburghesi i due colossi dell’informatica e del commercio elettronico potranno operare in tutta Europa e grazie alle loro strutture informatiche già esistenti, ad un controllo capillare della comunicazione, del mercato elettronico e della rete, potranno in pochi mesi spazzare via dal mercato bancario ogni concorrente oggi esistente assumendo una posizione di controllo del mercato bancario e sulla circolazione monetaria totale e che ottimisticamente possiamo chiamare duopolio.
Modi e i mendicanti indiani ci fanno vedere cosa succede a dirigersi verso un mondo nel quale le banche hanno il controllo totale dei nostri soldi e noi, perdendo i contanti, perderemo anche le nostre libertà basilari, a cominciare da quella di vivere. La guerra per l’uso del contante è una guerra per la libertà. Il controllo dei soldi e delle idee realizzabile in poco tempo dai giganti dell’informatica sta già scavano la fossa sotto i nostri piedi mentre centinaia di milioni di europei, sapientemente distratti dal teatrino elettorale, continuano a sbraitare l’uno contro l’altro senza accorgersi di quanto sta accadendo.
Non so perché ma mi è venuto in mente un passo di quel gran libro di politica intitolato I Promessi Sposi. Ad un certo punto Renzo se ne va per strada con due capponi legati per le zampe. Nonostante le due bestie siano con le zampe legate, a testa in basso e castrati, i due capponi continuano a beccarsi senza curarsi di nulla, tanto meno della pignatta nella quale dopo poco saranno messi a cuocere. Non so perché ma mi è venuto in mente questo passaggio di quel rivoluzionario di Alessandro Manzoni, non so proprio perché.

© Galileo Ferraresi, Bologna, 27 maggio 2019

Come distruggere il potere finaziario ? c'è lo dicono i fumetti ! Giorgio Pezzin da Il piccolo Ranger in puro stile Gianluigi Bonelli ! M.P.
 


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lunedì 27 maggio 2019

Blek e il festival del fumetto francese


Blek e il festival del fumetto francese


Il castello ripreso da :
consiglio agli organizzatori del festival di stare all’erta. Data l’atmosfera potrebbe aggirarsi Arsenio Lupin col fido Grognard (magari con le facce di Georges Descrières e Yvon Bouchard) in cerca di un fumetto d’epoca!


In Alsazia (se ben ricordo dalle letture dei romanzi di Simenon, da lì veniva la Signora Maigret) si svolgerà nel castello Malbrouck, la terza edizione del festival (dell’Unità? No di certo) de La Bande Dessiné.
   Ma perché lo segnalo ai 4 gatti (anche di meno) che seguono er blog mio? Ma perché di fronte ai noiosi personaggi della Marvel (non dico Batman della Dc, ma almeno il grande Mandrake ce poteva sta’, no? No! Vabbè!) svetta in prima grandezza il personaggio rappresentante dopo Tex del vero e unico fumetto popolare: Blek Macigno.


    La colpa è del disegnatore che lo ha disegnato per anni e gli è rimasto nel cuore, Jean-Yves Mitton.
   Insomma Grazie Mitton, ci hai dimostrato che Blek conquistò la Francia come e meglio di Giulio Cesare che qui sotto vediamo come lo ha raffigurato Uderzo e come lo disegna oggi Conrad.


  E grazie anche al mio amico François Hue che me lo ha segnalato.

  Ciao a tutti

Marco Pugacioff
  
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