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mercoledì 12 agosto 2020

O.V.N.I. nello scontro di Kulikovo del 1380


O.V.N.I. nello scontro di Kulikovo del 1380


    Una grande battaglia dei principi russi si svolge nel 1242 presso il lago di Peipus – in quei giorni ghiacciato, era il 5 di aprile – contro le forze crociate provenienti dall’est.
  I cavalieri teutonici e i loro alleati costringevano le sottomesse popolazioni ortodosse a ribattezzarsi nel nome della Chiesa di Roma.


Battaglia sul ghiaccio. V.M. Nazaruk. 1982. Museo storico, Mosca

Il principe Nevskj, nonostante le forze inferiori diede battaglia presso il lago nella località detta il Sasso dei Corvi. I teutonici si fecero avanti contro i russi sfondando la loro linea e facendosi strada come un maiale tra le formazioni, ma il principe attaccò la retroguardia crociata. Sembra che l’effetto sorpresa fu decisivo e i crociati batterono in ritirata verso i ghiacci ormai sottili del lago finendo annegati nelle acque. La Cronaca di Novgorod riferisce che «li inseguì per 7 miglia lungo i ghiacci».
    Secondo l’ignoto autore de Il racconto della vita di Alexander Nevsky, un’opera letteraria di genere agiografico del 13° secolo, i militi russi videro il “reggimento di Dio” venire in aiuto ai russi come già fece nel 1111.


Adolphe Yvon. "Battaglia di Kulikovo". 1859

   Un altro secolo trascorre e arriviamo al 1380; un altro scontro avvenne a Kulikovo, dove il fiume Nepryadva ha la sua bocca che nel russo antico indica l’estuario. La testimonianza più completa viene da La leggenda del massacro di Mamay, conosciuta da più di cento copie sopravvissute. L’originale risalirebbe alla fine dei secoli XV-XVI e narra le visioni celesti che prefiguravano la vittoria del popolo russo.
  Ho trovato in rete un lungo scritto di questa leggenda, tradotta automaticamente e ne ho ricavato gli spezzoni più interessanti, adattandoli alla meglio:
«La stessa notte, un certo uomo, un ladro di nome Foma Kabertsyev, venne messo di guardia dal Granduca sul fiume; era un uomo semplice, ma fu messo in un distaccamento di guardia sui tartari. E quest’uomo ebbe un miracolo dell’Arcangelo Michele, infatti Dio gli aprì una visione quella notte. Egli vide un’enorme nuvola in alto, che si muoveva da est, da cui uscirono due giovani brillanti, tenendo in mano delle spade affilate, e ai comandanti tartari dissero “Chi vi ha detto di distruggere la nostra patria, che il Signore ci ha dato?” E iniziarono a tagliarli, e nessuno di loro si salvò. Dal quel momento in poi quell’uomo iniziò a credere fermamente, diventando casto e amante di Cristo. La mattina dopo ne parlò solo al Granduca. E lui gli ordinò “Non parlarne a nessuno!”
[…]
Giunse il momento – l’ottavo giorno del mese di settembre – la grande festa della salvezza cristiana, la Natività della santissima Theotokos. All’alba di venerdì, quando il sole sorge e la mattina era nebbiosa.
[…]
E così entrambe le grandi forze si unirono per lo scontro. E ci fu una grande battaglia e un malvagio massacro, il sangue fu versato come acqua e innumerevoli soldati da entrambe le parti, dai tartari e dai russi  caddero morti, e il corpo tartaro cadde sul cristiano e il cristiano sul tartaro, e il sangue tartaro e cristiano si mescolò.
[…]
Abbiamo ascoltato il resoconto di un fedele testimone oculare che era nel reggimento del principe Vladimir Andreevich: egli narrò al Granduca la seguente visione: “Alle sei di questo giorno, ho visto che il cielo si è aperto sopra di me e un’alba cremisi è spuntata e si è tenuta bassa su  di me. E questa nuvola era piena di mani umane, e ciascuna mano conteneva corone o calici o rotoli di detti profetici e altri doni sconosciuti. Quando venne la sesta ora, molte corone di questa nuvola caddero sulle file russe.
[…]
E quando passò l’ottava ora e venne la nona, i tartari prevalsero ovunque.
[…]
I giusti videro come alla nona ora durante la battaglia gli angeli e i santi martiri, con la loro armata; il guerriero Giorgio e il glorioso Dmitry e i grandi duchi con lo stesso nome Boris e Gleb, videro come tra loro ci fosse il voiode del più grande reggimento di guerrieri celesti, l’Arcangelo Michele. Due governatori videro queste armate, il reggimento di tre soli e le loro frecce infuocate, che volavano contro i nemici. Gli empi tartari caddero per paura di Dio e dalle armi cristiane. E Dio ha concesso al nostro principe la vittoria sugli stranieri.»

Fonti:

Marco Pugacioff
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