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mercoledì 17 maggio 2017

Le leggende su Carlo Magno


Le leggende
su
Carlo Magno



    Il nonno di Carlo Magno era Carlo Martello, famoso per aver sconfitto i Saraceni a Poiters nel 732. Fu dopo quella battaglia che ebbe il sopranome di martello.


CHARLES MARTEL  
Si attribuisce a San Eucherio, vescovo di Orleans, una visione in cui l’alto prelato viene trasportato da un angelo nel Purgatorio e qua trova Carlo Martello che espia le ruberie che aveva fatto ai possessi della Chiesa. A questa visione si aggiunge un racconto in cui viene narrata l’apertura della sua tomba. All’interno, invece del suo corpo, vi fu trovato un serpente, che altro non era che un demone. E sopra di essa i filosofi, pressati dal Clero, si incaricarono di accusarlo di frode, anche se la tomba di Carlo Martello al Saint Denis di Parigi, fu aperta da dei profanatori nel 1793.


profanazione delle tombe dela basilica s. Denis nell'agosto 1793

   Suo figlio Pipino detto il Breve, voleva sposare Berta dal gran piede, figlia del conte di Laon, che lui non aveva mai visto. Ma coloro che la dovevano condurre da lui, la sostituirono con un’altra donna che Pipino sposò. Questi intriganti avevano incaricato degli assassini di uccidere la principessa nella foresta delle Ardenne. Ma gli esecutori avendo avuto pietà della fanciulla, la lasciarono in vita, a condizione di lasciarsi passare per morta. Berta allora si rifugiò da un mugnaio, da cui visse molti anni. 


Un giorno Pipino, durante una battuta di caccia, arrivò da questo mugnaio. Il suo astrologo gli aveva annunciato che lì avrebbe trovato una fanciulla destinata a qualcosa di grande. Berta fu riconosciuta e ristabilita nei suoi diritti; essa divenne la madre di Carlo Magno.
La leggenda aggiunge che la prima sposa di Pipino aveva avuto un figlio, il quale, in seguito, eletto Papa nel 795 con il nome di Leone III, coronò Carlo Magno imperatore d’occidente.


A Leone III, gli venne attribuito l’Enchiridon Leonis Papæ, o Enchiridio una raccolta di preghiere magiche e fu da lui regalato come un dono prezioso al fratello Carlo Magno, dopo averlo incoronato. Il testo del 1670, editto a Roma, successivamente ad un avviso ai cabalisti inizia con l’evangelario di San Giovanni, che dà delle orazioni per scongiurare il diavolo e da recitarsi al mattino di fronte al sole nascente. 


Secondo lo spagnolo Andrés Vázquez Mariscal, Leone lo realizzò con l’aiuto del sapiente giudeo Flegetanis, discendente diretto del mago Salomone. Il libro, alla morte di Carlo, fu preso da Eginardo che lo portò in un monastero della Bassa Sassonia sul lago Costanza, il monastero di Reichenau e dove il libro appare in un inventario del X secolo. Un libro che fu in possesso di Gerberto o papa Silvestro II e fu cercato aspramente da Carlo V e da Napoleone.


L'ammirazione di Harun Al-Rasched per Carlo Magno [e viceversa] era così grande, che gli faceva portare doni preziosi. Qui l'imperatore riceve gli ambasciatori orientali. Illustrazione olandese


Carlo Magno detta i suoi famosi Capitulari - Illustrazione di Jannin H.


ROGER Eugène - Carlo Magno attraversa le Alpi

   Numerosi prodigi si raccontano su Carlo Magno, il suo regno è l’epoca cara dei racconti cavallereschi, strapieni di incantatori, di giganti, di fate. Si è anche detto che durante la campagna contro i Mori in Spagna, gli sia apparso Santiago di Compostella per avvertilo di sottrarre il suo corpo dalle mani dei Saraceni. 


Le sue campagne contro i Sassoni non sono meno feconde in meraviglie, arrivando perfino a toccare la sua vita privata. Si narra che in vecchiaia si fosse perdutamente innamorato di una Sassone, tanto da non curarsi più, non solo dei problemi del regno, ma anche di quelli della propria persona. La morte di questa donna non spense la sua passione, tanto da non volersi separare dal suo cadavere.


   L’arcivescovo Turpino, avendo appresso di questa insana passione approfittando dell’assenza del monarca, entrò nella sua camera dov’era il cadavere, per cercare la causa di questo maleficio.
Nel corpo senza vita della donna, rinviene sotto la lingua un anello e lo estrasse dalla bocca. Tornato Carlo Magno alla sua residenza, si ritrovò davanti al povero corpo e subito si risvegliò come da un sonno profondo e la fece seppellire immediatamente.


Intanto Turpino spaventato dai poteri dell’anello e preoccupato che non cadesse in mani sbagliate, lo gettò in un lago, in modo che nessuno potesse più usarlo in futuro.


    Ma Carlo Magno si innamorò del lago e non volendosi allontanarsi da lì, vi fece sorgere un Palazzo e un monastero e fondò la città di Aix-La-Chapelle, cioè Aquisgrana.
    Un'altra singolare leggenda circola non su Carlo Magno ma su una sua guardia personale chiamata Giovanni d'Estampes, o Giovanni Dei Tempi. Questo Jean d'Estampes fu grande scudiero di re Carlo e uno dei dodici conti del suo impero. Vinse in singolar duello il Re di Cordova, ai tempi della campagna di Spagna e fu capostipite dei Conti Stampa di Cinisello Balsamo nel milanese fin dall'800. La leggenda dice che sia vissuto più 300 anni, senza svelare il segreto della sua longevità, nutrendosi solo di olio e miele.

 
 LECOMTE Hippolyte Carlo Magno attraversa le Alpi

 Marco Pugacioff da uno scritto di Collin De Plance


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