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mercoledì 17 maggio 2017

L’Atlantide è realmente esistita di Luigi Motta


L’Atlantide è realmente esistita

Articolo apparso su Turok – Albi Spada, nuova serie n. 9 del 1 febbraio 1975
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Un mondo si inabissa tra ceneri e fuoco - Una grande spedizione
per rintracciare i resti - La scomparsa di una civiltà



   Agerton Sykes ex segretario dell'Ambasciata britannica a Varsavia a capo di un gruppo di ventisei studiosi, partirà dall’Inghilterra munito di macchine fotografiche al RADAR e del più completo armamentario scientifico per tentare di provare che l'Atlantide è veramente esistita. Sykes è sicuro che con i nuovissimi strumenti scientifici riuscirà a trovare tracce di antichi edifici che mostreranno un chiaro legame con le costruzioni dell'antico Egitto e della civiltà Atzeca in America. Vedremo solo dei cumuli di fango — disse — ma la loro forma ci aiuterà a sviluppare ulteriormente  le nostre  teorie.
   Cosi il mondo attende la soluzione del mistero per quanto questo Regno, vasto come l’Asia minore e la Libia messe insieme, che collegava l’Europa all’America, via maestra di civiltà superba, non sia da ritenersi sogno di poeta o fantasia di creatori  di  fiabe  e  di leggende.
   Poseidon, la città dalle sette porte ne era la superba capitale. Possedeva templi d'oro e giardini reali con gli alberi e le frutta di aureo metallo. È noto che questo continente, scomparso come Lemuria e altri, chiamato Atlantide perché si stendeva nel famoso Oceano, si trovava al di là delle Colonne d'Ercole lungo la così detta "cresta del delfino" sepolto oggi a due miglia di profondità nell'Oceano. Le sue vette più alte sarebbero costituite dalle Azzorre. Violenti maremoti lo squassarono inabissandolo sotto una pioggia di fango e di fuoco eruttati da cento vulcani.
   Enorme influenza ebbe questa terra nel mondo, tanto che la sua scomparsa isolò l’Europa dall’America, frapponendo fra l’una e l’altra l’oceano. Il 17 novembre 1912, il MAGAZINE SECTION OF THE LONDON BUDGET, rese note le scoperte archeologiche fatte da Enrico Schliemann, scopritore di Troja, Micene ed altro, riguardanti    appunto l'Atlantide.
   I documenti venuti in luce ed esistenti a Londra ed Atene, provano la veridicità del racconto di Paul Schliemann continuatore dell’opera del nonno. Gennaro D’Amato illustratore di gran nome, volle tradurre l’interessante narrazione dello Schliemann collegandola a un suo studio che vuole provare la  possibilità che l'Atlantide avesse potuto essere il naturale legame fra il vecchio e il nuovo mondo  nell'epoca preistorica e quindi il naturale punto di partenza del sapere e della civiltà mondiale.


   Quando D’Amato scriveva ciò ignorava che già fossero stati trovati e tenuti segreti dallo Schliemann i documenti archeologici che si dichiarano "provenienti dall’Atlantide", il maraviglioso Continente di cui parlò Platone nel TIMEO come di un isola posta al di là delle Colonne d’Ercole, inabissata circa cento secoli prima dell’era volgare e di cui la notizia era giunta al filosofo Solone dai sacerdoti Egiziani di Sais. Alla morte di E. Schliemann, avvenuta a Napoli nel 1890, il nipote Paul accettava la vistosa eredità dal nonno, lasciata a patto di proseguire le ricerche a Sais, nel Marocco e nella Valle Chacuna (America) ov’erano le tombe degli aborigeni Chimus. Gli scavi lunghi e pazienti offrirono un materiale cospicuo di documenti storici ed iscrizioni da far fremere il  mondo.
  L'Atlantide cessa dunque d’essere un mito o una leggenda come si era generalmente creduto per mancanza di documenti e diviene una realtà storica, cioè un Continente sprofondato nei flutti dell'Oceano in un periodo preistorico. I documenti ottenuti erano già leggendari per gli antichi Greci e Fenici. I vasi di un’argilla sconosciuta, le medaglie di un metallo composto da un amalgama sconosciuta agli antichi e a noi, le sculture, le cifre che si corrispondono dalle coste Europee a quelle d'America precolombiana, allargano i ristretti limiti del nostro orizzonte storico originario nel tempo e nello spazio, per lasciarci vedere il vero punto di partenza del sapere e della civiltà mondiale.
   Ben 64 milioni d’abitanti scomparvero nel più formidabile cataclisma, che abbia funestato il mondo.



   Se Picard nel suo audace tentativo di esplorare gli abissi marini riuscirà vincitore, può darsi ch’egli pure in un non lontano domani si cimenti ad esplorare i luoghi ove un cataclisma ineguagliabile sommerse in una notte la culla della civiltà nostra.
Luigi Motta


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Marco Pugacioff
va agli

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