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sabato 25 marzo 2017

Piccolo campionario dell’insolito 3



Piccolo campionario dell’insolito 3

Lo strano e gigantesco uccello sopra Barcellona

prologo
l’òliba

  «Quando avevo dieci anni – già allora vivevo a San Juan Despí[1] – eravamo soliti cenare nelle notti d’estate sotto ad una vite nel giardino della mia casamasía [casa rurale]. Quando già il sole se ne andava, udimmo un rumore di sbatter d’ali insieme a delle strida. Mio padre ci disse «sta passando l’'óliba[2]!» e vedemmo nel cielo un grande uccello che volava lentamente, così come affermava mio padre, in direzione del cimitero. A tutti noi venne la pelle d’oca.
    In questo ultimo mese ho visto passare al tramonto, due volte, per il cielo di San Juan Despí, in direzione Barcellona-ovest, un uccello di un metro e 50 centimetri da punta di ala a punta di ala, che emetteva le stesse strida e che volava uguale a quella óliba di quarant’anni fa.»
  Antoni Insa Arbós
Geometra municipale di San Juan Despí 
lettera del 27/06/1990 al quotidiano La Vanguardia.[3]

La cronaca

   Nel museo di Storia Naturale di Los Angeles è esposto un’impressionante volatile impagliato con un’apertura alare di quasi otto metri. Qualcuno ritiene trattarsi dell’Uccello del tuono di cui si parla nelle leggende di popoli rossi come gli Ojibwa o gli Ilinois. Si dice anche che molte di queste creature furono abbattute durante la guerra di secessione americana.



    Nell’odierna Spagna, il volatile di maggior grandezza è l’avvoltoio nero, che ha un’apertura alare di circa due metri e mezzo, eppure un essere alato di maggiori dimensioni volò a Barcellona nel 1990 e su cui il ricercatore spagnolo Javier Resines ha indagato.


Il bel libro inchiesta del signor Resines, scaricabile dal suo sito:

    Sembra che una strana creatura alata veniva avvistata nel ’90 in Spagna del nord (in particolare a Barcellona), Francia e Italia. Di qualcosa di spaventosamente enorme e che non aveva la forma di un aquila si avvistò in quello stesso periodo di notte anche nella piccola cittadina dove abito, posta in centro Italia. Comunque da una lettera al quotidiano barcellonese La Vanguardia del 28 di giugno, si dava notizia che un uccello di dimensioni esagerate aveva sorvolato a gennaio il piccolo centro di La Morra, vicino Cuneo.
   Tutto ebbe inizio con una lettera a un quotidiano di Barcellona in cui un lettore, il signor Pere Carbó del quartiere Les Corts, dichiarava che la notte del 28 di maggio fu svegliato (e con lui, altri vicini) dalle terribili strida di un uccello che videro poi al balcone. Un essere volante di più di tre metri di apertura alare. All’epoca – scrive Resines – per essere pubblicata una lettera doveva essere correlata dai dati personali in modo da poter poi eventualmente rintracciare l’autore.
    Seguirono altre lettere in cui veniva confermato l’avvistamento. In maniera inquietante (specialmodo per il sottoscritto che vive con una gattina) in alcuni quartieri i gattini di casa sparivano dai balconi, e alcuni testimoni affermarono che l’uccello gigante aveva qualcosa di bianco nella sua parte inferiore… c’è bisogno di scrivere cosa immagino?  
    La notizia passò poi nell’arco di tre mesi, ad essere derisa. Non per niente in una lettera del 6 di luglio ironicamente si diceva che l’uccello aveva un colore nero, colore tipico degli uccelli malvagi delle favole di streghe.

ωωω

Incubi nella chiesa profanata

   Il ricercatore Jacques Collin De Plancy narra, nel suo Dizionario infernale, che durante le guerre della Repubblica francese in Italia, un reggimento francese venne fatto albergare in una chiesa profanata.
   I contadini cercarono di avvisare i militari di evitare quel luogo sinistro. Se i soldati vi avrebbero passato la notte si sarebbero svegliati con la sgradevole sensazione di soffocare, e in più avrebbero avuto un grosso cane sul loro petto. Ovviamente i militari risero di quei avvertimenti, ma al momento in cui venne la mezzanotte accade ciò che fu loro previsto dai contadini italiani. Infatti i soldati si sentirono oppressi, non riuscivano a respirare e ognuno di loro vide un cane nero sopra il loro petto, cane che poi scomparve facendoli tornare a respirare.
    Il fatto fu riferito ai loro ufficiali che la notte seguente dormirono anche loro nella chiesa violata. Ebbene anche i graduati soffrirono come i loro soldati. 


   È da notare che il cane nero è uno spettro canino tipico della tradizione britannica e la sua apparizione viene considerata come un presagio di morte, tanto che Conan Doyle ne fece una creatura malefica di uno dei suoi romanzi di Sherlock Holmes. L’idea di questo cane è diffusa un po’ in tutto il Regno unito (Sir Walter Scott cita quello dell’isola di Man), in Normandia, e nelle due Americhe[4].   

ωωω

La maledizione della valle dei sette morti in India

    Alla fine degli anni ’60, Peter Kolosimo narrò di questo spaventoso episodio nel suo libro Non è terrestre. In alcune delle successive edizioni questo episodio fu censurato, de toute façon, da dove aveva saputo di questo terrificante evento? Bè, Kolosimo leggeva e parlava numerose lingue, e riceveva libri e riviste da tutto il mondo.
Ma un altro giornalista, un americano che si firmava George Cunningham-tee, narrò di questa vicenda in un articolo che pubblicò sul quotidiano The Pittsburgh Press il 5 novembre del ’78. Questa è una mio barbaro adattamento:


   Una maledizione, secondo il dizionario, è una preghiera o invocazione recitata per poter causare danni, lesioni o tormenti. È una pratica molto malevola che vive fino alla sua reputazione; una potente maledizione può portare fino alla morte.
Probabilmente la più familiare delle maledizione è quella collegata con la scoperta della tomba del giovane faraone Tutankhamon. Molte delle persone coinvolte con l'apertura e la profanazione della tomba e dei suoi tesori in essa contenuti, sono morti nel giro di pochissimo tempo dell’apertura, infatti accecate dalla eccitazione della scoperta, non hanno osservato i sinistri presagi che avrebbero portato la maledizione del faraone sopra le loro teste.
In una giornata assolutamente calma e senza vento, sorse una piccola tempesta di sabbia, che venne attraverso il deserto e arrivò fino alla bocca della tomba.
Quasi subito un falco, l'antico emblema della regalità, volò da est e poi si allontanò maestosamente.
E il giorno in cui Howard Carter finalmente aprì la camera sacra, il suo canarino fu inghiottito da un serpente... che era anch’esso l'emblema del giovane faraone.
L'ispettore generale delle antichità in Egitto, un certo dottor Weigall, si allarmò per il modo spensierato con cui gli scopritori condussero l'apertura della tomba, soprattutto quando Lord Carnovan, finanziatore della spedizione, per dare una festa ai suoi ospiti, fece preparare dei tavoli carichi di vino e cibo.
  - Se questo è lo spirito con cui si vuol procedere, - commentò Weigall - non si vivrà più di sei settimane.
Weigall stesso sperimentò un evento spaventoso in relazione a una reliquia presa dalla tomba.
La reliquia era un gatto di porcellana che credeva contenesse la mummia di un animale vero, sacro a Bubastis, la dea dell’amore dalla testa di gatta.


Weigall portò a casa il reperto per l'esaminarlo, ma non trovò alcun giunto per separare le due metà di porcellana. Alla fine decise di andare a letto, ma non riuscì a dormire, perché fu assalito da strane fantasie in cui il gatto sembrava lo fissasse. Infine si addormentò, ma fu improvvisamente risvegliato da un forte rumore.
Saltò giù dal letto e si trovò attaccato da un enorme gatto grigio che gli graffiò le mani e il viso prima di fuggire da una finestra. WeiGall si precipitò a seguirlo e vide quel gatto nel giardino, teso ad arco e irto come quando fronteggia un nemico poi scomparve tra i cespugli.
Tornando nella sua stanza, Weigall trovò la reliquia del gatto di porcellana spalancato in due parti. Era in piedi perfettamente verticale, e il gatto mummificato contenuto nell’urnetta lo stava fissando!
   Vari luoghi, possono essere sotto l'influenza maligna di una maledizione forse dovuta a qualche terribile evento che vi avrebbe avuto luogo.
Un posto così è in India, ed è chiamato la Valle dei Sette morti.

 
Un gruppo di avventurieri di cui faceva parte Graham Dickford erano in India alla ricerca di un tesoro che alcune voci asserivano essere in una certa valle.
Le autorità britanniche in India sentirono parlare di Dickford solo quando, nel 1892, venne ritrovato in stato di collasso e venne portato in un ospedale di una piccola città. Ciò che riferì, prima di morire, fu un racconto terrificante.
Lui e i suoi compagni aveva scoperto una misteriosa valle nel mezzo di una fitta giungla dove gli indigeni gli avevano narrato di un tempio pieno di tesori fantastici. Invece di trovare cumuli di oro e gioielli, però, il suo gruppo inciampò in un luogo di orrore. Lui fu l'unico a  riuscire a fuggire vivo, ma tormentato dalla febbre, con ustioni su tutto il corpo, e completamente calvo.
Nel 1906 il governo indiano inviò una spedizione verso la valle e scoprì che era infestata dai serpenti più velenosi dell'India.
Il capo della spedizione riferì anche che ci fu un boato terrificante e delle fiamme volarono da un capo all'altro della valle.
Due membri di questa spedizione morirono e gli uomini che andarono a recuperare i corpi poi soffrirono di incubi spaventosi e un senso terribile di depressione.
Una seconda spedizione si effettuò cinque anni più tardi, composta da esperti esploratori della giungla. Eppure dei sette uomini, solo due ritornarono.
Per un  po’ non si effettuarono altre esplorazioni finché nel 1919 non si inviò un altro gruppo di esploratori. Trovarono abbastanza facilmente la valle ma vi rivennero gli scheletri di ben 17 uomini. Ma anche loro pagarono un alto prezzo.
Il secondo giorno nella zona, infatti tre membri del gruppo che stavano ridendo e scherzando con gli altri, improvvisamente e senza motivo apparente si voltarono e saltarono da una scogliera rocciosa.
Quella fu l'ultima spedizione ufficiale.
Se mai ci fosse stato un tesoro, la maledizione invocata per proteggerlo aveva fatto il suo lavoro; la posizione della Valle dei Sette morti è ormai un segreto di governo gelosamente custodito.
   Ah! Se questa macabra storia fosse arrivata a Salgari, e l’avesse trasformata per i suoi Sandokan & Yanez, che romanzo magnifico avrebbe potuto scrivere.




[1]  Municipio spagnolo in provincia di Barcellona, la sua storia inizia in epoca romana in cui riceveva il nome di Vicomiciano.  https://es.wikipedia.org/wiki/San_Juan_Desp%C3%AD
[2] L'òliba, òbila, olibassa, xuta, xupa, xura, babeca, xibeca, mifa o meuca (Tyto alba) è un uccello rapace notturno dell’ordine dei Strigiformi e della famiglia dei Titonidi.
[3] La extraña y gigantesca ave sobre Barcelona
  Por si sirve de algo y en relación con las cartas de los señores Carbó (10/6/90) y Ametller (16/6/90), que se refieren a un ave de grandes dimensiones, debo manifestar:
Cuando yo tenía diez años - ya entonces vivía en San Juan Despí - solíamos cenar en las noches de ve­rano debajo de una parra en el jar­dín de mi casamasía. Cuando ya se había puesto el sol, oíamos un ruido de palmear de alas y también graz­nidos. Mi padre nos decía: "Ja passa l'óliba". y veíamos en el cielo una gran ave que volaba pausadamente, tal y como afirmaba mi padre, en di­rección al cementerio. A nosotros se nos ponía la carne de gallina.
   En este último mes he visto pasar al anochecer, dos veces, por el cielo de Sant Joan Despí, en dirección Barcelona-oeste, un ave de unos 1,50 m de punta de ala a punta de ala, que emitía los mismos grazni­dos y volaba igual que aquellas "òli­bes" de hace 40 años.
ANTONI INSA ARBÓS
Aparejador Ayuntamiento
De Sant Joan Despi


piccola ricerca di Marco Pugacioff
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va agli

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