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mercoledì 29 marzo 2017

Apollo Granno, dove sei ?



Apollo Granno, dove sei ?



Albecht Dürer - Apollo e Diana 1502 c.


  
  
   Qualunque risultato possano portare le ricerche sull’edificio di San Claudio, sia esso del XII secolo oppure del VII secolo come ipotizzava Rossi Giuseppe Rossi[1] si arriverebbe a demolirebbe la straordinaria intuizione del professor Giovanni Carnevale, un insegnante di storia dell’Arte che avrebbe creato un sogno meraviglioso per questo Piceno, popolato solo da lupi, mucche e terremoti.
Di conseguenza, avrei personalmente perso tanti anni ad inseguire questo sogno facendo tante piccole ricerche… era meglio se disegnavo Blek o Cucciolo.


Un gran bel disegno di San Claudio

   Ma personalmente non volendo far svanire questo sogno all’alba, come avviene per tutti i bei sogni e non potendo rinnegare l’imperatore Romano Guido, mi sono detto: ma Apollo Granno (da cui deriva le acque di Granno, Aquisgrana) dov’è. È davvero in Germania?   
    Dovete sapere che qui nel Piceno è stata localizzata una “planu de Ara Grani”. Può essere solo una «piana (che è) detta dell'Aia di grano[2]»? Per di più sarebbe strano battere il grano in mezzo ad una selva, un luogo pericoloso dove potevano girare animali feroci. Del resto come si fa ha costruire una chiesa, Santa Maria al bosco ovvero Santa Maria in Selva, semplicemente dove vi è una delle tante aie dove si batteva il grano.
Da quando la Chiesa ha conquistato il suo potere, ha in genere costruito sopra antichi centri religiosi pagani, e la traduzione dal latino di Ara, va bene sia con aia, sia con ara o altare.


Intaglio in ametista raffigurante Caracalla, arte romana, verso 212. Provenienza: tesoro della Sainte-Chapelle.

   Se l’imperatore Caracalla andò da Serapide, da Esculapio e da Apollo Granno, perché dire che andò a Pergamo per sacrificare a Esculapio e presumere che per sacrificare a Serapide l’Imperatore arrivò fino ad Alessandria in Egitto[3]… ma scusate, non stava male? Non sarebbe stato meglio per lui arrivare in una terra non lontana da Roma, in cui vi erano culti dedicati ai tre Dei? A Treia vi era un culto di Dei egiziani[4], Esculapio era nella zona della recente città di Macerata, non per niente la sua statua (che subì un tentativo di furto) si trova all’interno del comune, di cui parlò molto brevemente anche Giuseppe Tucci[5]; e Granno? 
   Era da cercare qualche notizia su questo Granno.
   Prima di tutto chi è Granno e perché è stato associato dai nostri antichi padri, i Romani, ad Apollo? Grannos (in variante Granos) sta per «Sole», è quindi una divinità solare. Granno era anche un dio guaritore e lo si consultava in genere nel suo santuario di Grand nei Vosgi, attraverso i sogni.


Inscrizione dedicata al culto di Apollo-Granno, da Grand in Francia.

Per ciò fu associato ad Apollo, dio delle arti, ma anche delle purificazioni e della guarigioni, usato sovente – già dai Greci – per indicare il Sole. Granno era altresì associato (o meglio associati, apollo e Granno) a Sironia (Hygie a Faimingen), che un’iscrizione trovata ad Augsbourg in Germania l’assimila a Diana, la bella dea selvaggia, dal volto sempre giovane, accomunata alla Luna. Come sottolinea il ricercatore Patrice Lajoye[6] i due, Sirona (Diana) e Apollo-Granno formavano una coppia, sia sulle iscrizioni che sul piano astronomico: erano il sole e la luna.
Del resto nella mitologia latina Apollo e Diana erano gemelli e dopo il medioevo fu concepita l’idea che i due ebbero una figlia chiamata Aradia.


Sirona e Apollo
    Iniziando la mia ricerca ciò che venne fuori è un libricino di appena 25 pagine scritto da Johann Georg von Eckhart nel 1720 [Dissertatio De Apolline Granno Mogovno In Alsatia ...]. Qui si riferisce che gli scrittori Greci e Romani attribuivano le acque calde e salutari al Sole o ad Apollo, rendendole per questo sacre. E il soldato Romano che doveva servire la Patria in giro per il mondo, dovunque andasse, dedicava un luogo alle sue divinità favorite, come per esempio a Dianam Arduinnam (sembra nella Arduenna Sylva che l’autore pone tra il Mosa e la Mosella) per esercitarvi cacce proficue. E tra le altre cose era che Granno fosse il fratello di Nerone, a cui dedicò delle terme mirabili in Roma, una cosa a cui sembra aver creduto perfino Federico Barbarossa. Non solo ma vi era anche uno spettro chiamato Granno, molto famoso in Inghilterra, la cui apparizione nelle strade calde delle città faceva presagire un incendio e per cui in Germania si pensò che fosse un demone dell’acqua, quello di Aquisgrana.
    Ma la certezza che i bagni di aachen-Aquisgrana fossero davvero carolingi e quindi di origine Romana, dov’è? Finalmente una traccia me la dà un libro del 1824, il Giornale arcadico di Scienze, Lettere, ed Arti Tomo XXI, stampato a Roma nel Gennaio 1824. Qui al paragrafo intitolato “Due belle iscrizioni provenienti dalla Germania” alle pagg. 59-60-61 vi è scritto « Potrebbe darsi che l’epiteto di Granno dato ad Apolline fosse conosciuto a’ veri eruditi fin dal secolo XVI, almeno pe’ marmi allora comparsi di sotterra, fra’ quali uno rinvenuto in Roma.» e più oltre «Il più delle lapidi col nome di Apolline Granno essendo venuto in luce nelle contrade germaniche, dove diede occasione a dispute.» Dispute? E quali sono queste dispute intercorse tra Schoepflino e Eckhart? Che tra’altro controbatte proprio la scritta APOLLINI GRANNO MOGOVNO? Andiamo a vedere L’Alsatia illustrata, tomo I, l’edizione del 1751 e guarda un po’! Johann Daniel Schoepflin analizzando l’ara dedicata al dio, scrive a pag. 462: «[…] si Aquisgranensis urbis vestigia tam certa, ac Maguntiaci, reperiremus in Antiquitate Romana».
   A dire la verità le reliquie romane ci sono in quelle zone della Germania, c’è perfino un tempio di Apollo-Granno che gli storici assicurano essere quello visitato da Caracalla[7].


Il tempio di Apollo-Granno a Faimingen-Lauingen in Germania, che i tedeschi dicono addirittura costruito da Caracalla nel 212 a. E.V.

   Ma sorpresa, la lapide conservata in quel sito è diversa da quella delle dispute. Eccola qua sotto.



    Inutile, qualcosa non torna in tutto questo. Faimingen si trova al centro della Germania, ed anche la lapide di Apollo-Granno Mogouno si trova ben lontana da Aachen o Aquisgrana che dir si voglia. La scheda dice: Apollin(i) Gran/no Mogouno / aram / Q(uintus) Licini(us) Trio / d(e) s(uo) d(edit). Il Luogo: Horbourg-Wihr / Horburg  presso la città di Colmar, in Francia.



  Altre stele si trovano a Branges / Haedui presso la città di Branges in Francia e la dicitura recita: Deo Apol/lini Gran/no Amarcolitan(o) / Veranus / Verci f(ilius) Tilander / v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito)



    Ancora: Trier / Augusta Treverorum presso la città di Treviri in Germania, la dedica recita: In h(onorem) d(omus) d(ivinae) [d]eo Apolli/n[i G]ra[n]no Phoeb(o) / L(ucius) I[n]genuvius Pri/manu[s] ex voto p(osuit)



    A: Augsburg / Augusta Vindelicorum presso la città di Augusta in Germania. La scritta recita: Apollini / Granno / Dianae / [S]anct(a)e Siron(a)e / [p]ro sal(ute) sua / suorumq(ue) / omn(ium) / Iulia Matrona



    A casa nostra: Roma (sembra trovata sul monte Quirinale[8]) e la scritta recita: Apollini / Granno et / Sanctae / Sironae / sacrum



    A: Bitburg / Beda presso la città di Bitburg in Germania e la scritta recita: In h(onorem) d(omus) d(ivinae) Apollin[i Granno] / et Siro[nae]


    A: Baumburg / Bedaium presso la città di Altenmark an der Alz in Germania e la scritta recita: Apollini / Granno [e]/[t S]ironae / AI[3] N[3] / In[2]io[2] / v(otum) s(olverunt?) l(ibentes?) l(aeti?) m(erito)



    A: Lauingen presso la città di Lauingen in Germania e la scritta recita: [In h(onorem)] d(omus) [d(ivinae)] / [deo Sancto Apollini Granno et de]ae Sanctae Si[ronae] / [3] item valuas O[3] / [3] Tr(ebius?) Victori[nus(?)] / [omnibus honoribus in civita]te sua functu[s] / t(estamento) [f(ieri) i(ussit)]  dove sarebbe la stele soprariprodotta con il tempio relativo.



     A: Sarmizegetusa / Burgort / Varhely presso la città di Sarmizegetusa in Romania e la scritta recita: Apollini / Granno et / Sironae / C(aius) Sempronius / Urbanus / proc(urator) Aug(usti)


© Krešimir Matijević (Trier)

     A: Ennetach presso la città di Mengen in Germania e la scritta recita: Apollini / Granno / et Nymph/is C(aius) Vidius / Iulius pro / se et suis / v(otum) s(olvit) l(ibens) l(aetus) m(erito)


    A: Faimingen presso la città di Lauingen in Germania e la scritta recita: Apollini Granno et Sanctae Hygiae [3] / Mat(ri) deum ipsorum pro salute Luci[…  


    A: Astorga / Asturica Augusta presso la città di Astorga in Spagna nella provincia di León. Il dedicante è Giulio Melanio [Julius Melanius], un governatore imperiale. La scritta recita: Serapidi / Sancto / Isidi Myr(i)onym<a=O>(e) / Cor(a)e Invictae / Apollini Granno / Marti Sagato / Iul(ius) Melanio / proc(urator) Augg(ustorum) / v(otum) s(olvit)



    Molto interessante è questa lapide spagnola perché compare anche Serapide. Se ci fosse stato indicato anche Esclulapio, t’avrei salutato Aachen. 
(Il presente elenco è ripreso da https://en.wikipedia.org/wiki/Grannus)
    E in ultimo, un vaso dedicato ad Apollo-Granno fu ritrovato nel 1818 a Fycklinge in Svezia[9].





    E Mogounus? Mogons o Moguns era un dio adorato nella Britannia romana e nella Gallia. La prova principale sono dei altari dedicati al dio dai soldati romani, ma la divinità non è di natività italica. Sembra essere celtica. Gli altari di pietra innalzati a Mogons sono stati trovati nel Regno Unito. Anche se la moderna Mainz in Germania deriverebbe il suo nome da Castrum Moguntiacum, l’accampamento militare romano. Qualcuno ha collegato l’antico Magonsaete (l’odierna Kenchester, in Inghilterra) con Magons, ma quel nome più probabile deriva dall'antica locale città di Magnis.
Magons può aver avuto altri epiteti, come Grannus o Veteros, come succede per la maggior parte degli dei adorati dai Romani.


Un altare del dio Mogons e del genio del posto. (deo mogunti et genio loci)


Altare dedicato alla dea Mogontia, da Giulio Paterno [Julius Pa[t]ernus] all’epoca di Antonino Pio e scoperto nel 1880 nell’area di Le Sablon (Metz).
Oggi nel Museo di Metz. CAG, 57.2, Metz, 2005, p. 311, fig. 288.

   La parola Magonus, sarebbe anche un epiteto di San Patrizio, il santo che convertì l'Irlanda al cristianesimo. Lo studioso Koch afferma che il nome alternativo di Patrick Magonus ... Mauonius, Maun, ecc, (come si trova nella Muirchiu’s Life e in altre agiografie), potrebbe essere derivato dal celtico * mogu -, * Magu -, schiavo, servo. San Patrizio non era irlandese. Poteva essere arrivato come schiavo dalla Gran Bretagna,  una volta fuggito, si sarebbe convertito al cristianesimo, e, seguendo i dettami di un sogno, tornò in Irlanda per convertire i suoi ex aguzzini. Forse apparteneva ad una famiglia che discendeva da un ufficiale romano lasciata in Inghilterra quando l'esercito romano dovette evacuare la Gran Bretagna. Da qui l'epiteto Magonus[10].
    Insomma, qua non abbiamo più nessuna ara su Granno, ma abbiamo molte antichità Romane e altomedievali, lassù hanno alcune are, ma non hanno antichità altomedievali. E non tutte (anche se localizzate in Germania) possono ricondursi direttamente alla moderna Aquisgrana. Ma sarà mica che invece di un Imperatore Romano fasullo, come dicono tutti gli storici di grido su Guido, ci sia stato un certo Barbarossa che si è creato una Aquisgrana tutta per sé, e senza alcuna attinenza con le vere Acque di Granno? Ah già, qua abbiamo solo un’aia dove battere il grano…
    Ma bando a questa astrusa considerazione. Ciò che resta è che quando io disegno Blek Macigno prendo per modello il Tarzan serbo di Branislav Kerac. Che centra questo? Solo una cosa molto semplice: se Teodulfo ha preso un modello, bè, quel modello rimane San Claudio seppur bizantina e non franca. Qui non si tratta di piedi, cubiti, analisi di malte, o quant’altro ma di un disegno e il modello è quello, non si scappa.
E questa è una cosa a cui, tutti i ricercatori che collaborano con Camerino o i tedeschi, dovranno – mi dispiace per loro – prima o poi fare i conti.

Marco Pugacioff

Ringrazio gli amici
 Giovanni Scoccianti
 e Enzo Mancini
 per le discussioni avute intorno a questa ricerca.


[1] Giuseppe ROSSI, San Claudio al Chienti, in «Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le province delle Marche», II, Ancona 1896.
[2] Prima di Dante: tra l'Italia mediana e quella settentrionale, Michele Melillo – 1978, pag. 32
[3] Istorie romane di Dione Cassio Coccejano tradotte da Giovanni Viviani, Volume 5, Milano 1823, pag. 304, nota 1.
[4] L’esistenza di un Serapæum a Trea, (l’odierna Treia), ovvero di un santuario di divinità egizio-orientali era sospetta da tempo; finché negli scavi archeologici del ’85-’88 nell’area dell’orto del convento francescano vennero fuori motivi figurativi quali l’ibis e ambienti e arredi particolari tipicamente egizi, utili a ricreare un’atmosfera esotica con vasche collegate ad un uso abbondante di acqua proprio della pratica del culto di Iside e Serapide. Vedi pagg. 71 e seguenti del libro Beni archeologici della provincia di Macerata, AA. VV., CARSA Edizioni 2004. 
[5] Nel suo scritto Illustri città romane del Piceno poco conosciute, ELVIA RICINA,  a cura di Carlo Babini, EDIZIONI del GRUPPO 83, 2007. pag. 41. Qui scrive che le diverse lapidi, bassorilievi che ornano l’atrio del palazzo municipale di Macerata, provengono dal teatro Ricinese, «ma fra tutto primeggia una statua di Esculapio simile in tutto a quella che si conserva nel Museo Borbonico di Napoli.».
Riguardo Esculapio e Macerata, non si può dimenticare il giuramento fatto nel XVII secolo dal medico chirurgo Tarduccio Salvi di Macerata «Io chiamo in testimonio Apollo Medico, Esculapio, Igia, e Panace figliuoli di Esculapio, tutti Dij, e Dee, che io in quanto per me si potrà, e quanto si potranno stendere le mie forze, sarò per osservare tutto quello, che con giuramento hò detto d’osservare, e che si contiene in questa scrittura.». Lo scritto è Il chirurgo, trattato breve, diviso in dieci parti del 1642.
[6] Patrice Lajoye, « Le soleil a rendez-vous avec la lune... Grannos et Sirona » [archive], Histoire Antique n° 67, 2005, p. 66-69. V. https://fr.wikipedia.org/wiki/Grannos
[7] Ma anche qui ci sono dei dubbi. Ecco è scritto nella nota alla voce su Granno nella wikipedia francese: «Jeanne-Marie Demarolle, « Caracalla consulte Apollon Grannus en 213 : À Grand ou à Faimingen (Rhétie) ? », La mosaïque de Grand : actes de la table ronde de Grand, 29-31 octobre 2004, p. 63-82»
[8] Dizionario storico mitologico di tutti i popoli del mondo ..., Livorno 1829 Volume 7, pag. 3055.
[9] V. http://www.bygdeband.se/?post_type=attachment&p=2378006
[10] V. https://en.wikipedia.org/wiki/Mogons

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