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giovedì 15 dicembre 2016

Vidocq (1967)




Vidocq (1967)



François Vidocq portò la scienza dell’evasione a livelli tali,
che, praticata da lui, diveniva un’Arte.[1]


   Dalla narrazione dello stesso Neveux, tutto inizia in un ascensore. Uno di quei ascensori che ti trasportano verso gli uffici dei potenti del mondo (parole dello sceneggiatore), situato al settimo piano di rue Cognacq-Jay. Neveux doveva trovare, e in fretta, un soggetto da adattare a una serie di telefilm. Senza troppo arrovellassi il cervello, cercò chi potesse venirgli in aiuto tra i personaggi della letteratura.
   Al quinto piano, pensò a Dumas, al sesto a Eugène Sue, ma all’ultimo ebbe la sua risposta scritta in lettere luminose sulla porta dell’ascensore: Vidocq!
   La propose subito nell’ufficio del direttore con voce decisa, e dopo un breve attimo di silenzio – Vidocq, allora non era così popolare come dopo il suo sceneggiato televisivo realizzato proprio da Neveux[2] – la proposta fu accolta e Georges Neveux se ne andò con già in tasca la promessa di un contratto.
   Ora vi era da trovare il testo. Neveux passò molte giornate alla biblioteca nazionale, ma le sue Memorie offrivano un affresco fin troppo vivace dei bassifondi di Parigi di quello che, fino a pochi anni fa, era il secolo scorso cioè l’800. Tanto che lo sceneggiatore stava per rinunciare al suo progetto, quando apprese che queste Memorie non erano di Vidocq, infatti il primo editore le aveva fatte scrivere da altra persona che il celebre avventuroso[3]. Vidocq infuriato tentò di cessarne le pubblicazioni in un grande processo, ma poi da quel simpatico “fanfarone” che era, finalmente autorizzò la pubblicazione.
   Con il cuore più leggero, Neveux si mise al lavoro su quello che ormai era divenuto un vecchio amico, riproducendo in ventisei appassionanti episodi divisi in due serie, ben vent’anni di storia francese, dalla fine della Rivoluzione alla Restaurazione; se avesse creduto nella metempsicosi avrebbe giurato di camminare al fianco di Vidocq, tra i bellimbusti senza quattrini della Courtille[4] e i ladri del “Pou volant”, una delle quattro piazze del vecchio Tempio[5]. Per una esatta descrizione storica lo sceneggiatore si fece aiutare da Marcel Bluwal.
    Neveux termina la sua introduzione da vero narratore: mentre lui e Bluwal discutevano tra loro, sorse d’improvviso una figura di fronte ad essi, come un fantasma. Era Vidocq e il celebre avventuroso disse loro queste parole
- Vi credete molto furbi, voi due. Ma tutte le avventure che mi attribuite, io le ho vissute. E ben altre ancora, che nessuno conoscerà mai!
   E poi sparì con una sonora risata[6].


la figura di Vidocq ha ispirato anche racconti illustrati e numerosi fumetti

Il vero Vidocq narrato da Carlo Lucarelli



Lo sceneggiato del 1967

 
   Vidocq  è una delle più prestigiose serie della televisione francese, l’Office de radiodiffusion-télévision française (ORTF). Qui il forzato – poliziotto, viene trasformato dell’immaginazione di Neveux in un Scaramouche, un po’ amorale, buffonesco, astuto, irriverente. In una parola, un comico.
   Del personaggio storico rimaneva la potenza, l’esuberanza della sua natura, una certa generosità di comportamento e una grande fantasia. Come anche il suo buon umore, la sua malizia che tradusse così bene sul piccolo schermo lo straordinario Bernard Noël.
     Attore teatrale, cinematografico e televisivo, Noël nasce a Saint Dizier il 05 ottobre 1924. Si laurea al conservatoire d'art dramatique di Parigi nel 1949.


Noël insieme a Caroline Cellier (Bianca) in La Mégère apprivoisée (ispirato a La bisbetica domata di Shakespeare) del 1964, in cui interpreta Petruccio.

   Uscito dal conservatorio, di bell’aspetto e pieno di talento, lo si fa subito recitare nella parte del giovane innamorato perché adatto a quel ruolo. Poi un giorno del ‘62, mentre recitava in Victor ou les Enfants au pouvoir di Roger Vitrac con la regia di Jean Anouilh (in cui recitava insieme a Alain Mottet, futuro Flambart) esplode letteralmente in una parte sia comica che tragica insieme. Si capisce così che è adatto per recitare i grandi personaggi barocchi come Capitan Fracassa, che sono potenti, comici e penosi tutti in una volta.
   Noël accetta subito di interpretare Vidocq in un feuilleton di così ampio respiro, e che sarà uno dei suoi migliori ruoli televisivi insieme a Gaspard des Montagnes di Jean-Pierre Decourt del 1965. Accanto a lui Marcel Bluwal gli affianca Geneviève Fontanel nella parte di Annette ovvero della signora Vidocq, il pelato Jacques Seiler (visto di frequente insieme a Louis De Funes)  in quella di Henri Desfossés, e Alain Mottet in quella del tenace ispettore Flambart, il quale aveva già lavorato insieme alla Fontanel ne Les Indes Noires, tratto da Verne e realizzato da Bluwal nel ‘64.
Per la regia c’era di tempo una settimana per filmare un episodio di 26 minuti.
  Il successo che ne derivò lasciò di stucco lo stesso Marcel Bluwal[7]. Addirittura nei grandi magazzini si arrivò a vendere gli abiti di Vidocq.

Gli episodi
Qui ne s'est jamais laissé enchainer/Ne saura jamais c'qu'est la liberté
Moi oui, je le sais/Je suis un évadé
Chi non si è mai lasciato incatenare/non saprai mai cos'è la libertà
io sì, io lo so/io sono un evaso

da La chanson du forçat
cantata e scritta da Serge Gainsbourg

 
L'Éternel Évadé (o Le Mort Vivant)

   Una “catena volante”, un gruppo di forzati incatenati tra di loro, è in viaggio da Parigi a Tolone. 


La catena viene raggiunta con il suo calessino dall’ispettore Flambard, che aveva catturato François Vidocq, l’éterno evaso. Della catena doveva far parte anche lo stesso Vidocq, ma per qualche difficoltà amministrativa dell’ultima ora, lui, l’acrobata Fil-de-Fer, e il pelato assalitore di carrozze Louis Desfosses, sono ormai in procinto di raggiungere gli altri compagni di sventura. I tre, al comando di Vidocq riescono a sfuggire alle due guardie e ha togliersi le catene che li legano tra di loro, in una forgia di campagna. Vestiti con abiti nuovi si separano e si danno alla fuga. Vidocq si rifugia da una giovane e graziosa vedova chiamata Lisette, ma questa lo vende ai gendarmi e l’eterno evaso si ritrova in una cella con una amara sorpresa: il giovane acrobata Fil-de-Fer è stato catturato, e – con una palla al ventre – è ormai in fin di vita. Mentre Fil-de-Fer sta per morire chiede all’eterno evaso di approfittare delle sue spoglie per cercare di fuggire. 

 
Poi mentre s’indebolisce, l’acrobata inizia a delirare dolcemente e Vidocq gli dice che il Paradiso rassomiglia a un circo, facendolo spirare con un sorriso sulle labbra.
   Naturalmente per cattiveria le guardie gli fanno passare la notte con il compagno morto e allora Vidocq mette in atto il suo nuovo piano di fuga! Inizia a scavare una buca sotto al letto dove riposa Fil-de-Fer, con la ciotola di metallo destinata alla sgobba della prigione. Vi sotterra pietosamente l’acrobata e poi si nasconde sotto il lenzuolo che era stato steso su Fil-de-Fer.
   Alla mattina aprendo la cella, si scopre l’evasione di Vidocq e mentre le guardie vanno di qua e di là, il presunto corpo dell’acrobata viene messo in un povero feretro e portato in chiesa. Da lì, il morto vivente risorge dalla bara e Vidocq si dà di nuovo alla macchia, raggiungendo ancora Lisette. La ragazza è felice di rivedere l’evaso, infatti Vidocq non ha nessun rancore contro di lei. Ma l’ispettore Flambart è sulle sue tracce, e arriva da Lisette per interrogarla. E qui avviene il colpo di scena finale che è rimasto intatto nella mia mente fin da quand’ero ragazzino: Vidocq scivola dietro le spalle di Flambart e sale – come farà altre volte in seguito – sul suo calessino e salutando beffardamente il suo avversario, si allontana correndo verso Parigi. È nato un nuovo eroe, come Robin Hood e Arsenio Lupin!

La Bijouterie Jacquelin (ou L'Éternel Évadé)


   Vidocq raggiunge direttamente Parigi. A quest’epoca, la capitale francese, era in un certo senso, la pentola del diavolo e ancora non si guariva da quella febbre che l’aveva attaccata nel 1789. Nonostante Napoleone aspirava alla rispettabilità, fuggitivi di tutti i tipi e disertori dell’esercito si annidavano nella città come topi in un gigantesco formaggio. Qua, Vidocq poteva tenere la polizia in scacco[8]. Ma la caccia forsennata di Flambart si accanisce su di lui e l’episodio parte proprio mentre l’eterno evaso è stretto d’assedio in un quartiere parigino. Dalla strada passa ai tetti, dai tetti passa alla strada, ma vi sono sbirri da tutte le parti e Vidocq si rifugia in una bigiotteria che, sorpresa!


È di Jacquelin, un suo vecchio camerata dell’esercito. Nonostante Vidocq sia ricercato, il buon vecchio amico lo aiuta e, a dispetto della malavoglia dell’eterno evaso, lo fa passare per suo commesso. Messo alle strette Vidocq accetta, ed è la sua fortuna, perché qui conosce una ragazza, Annette. Una fanciulla che dapprima per lui non è nulla, ma poi come confessa a Jacquelin, «Quel nulla è già tutto!».

    Ma due ladri  della pègre, la malavita di Parigi, hanno preso di mira la bigiotteria e Vidocq, che conosce i mille trucchi dei ladri, li disperde uno dopo l’altro. Costoro, Coco Lafleur (il fiore) e Requin (lo squalo) vogliono vendicarsi e si rivolgono a Le dictionnaire (il Dizionario), un delinquente che conosce a menadito tutti i ladri della città e oltre, che sovente spiffera anche con la polizia. E una sera in cui Vidocq porta fuori Annette, si vede chiedere l’elemosina in una via poco frequentata. Ambedue si riconoscono, visto che l’eterno evaso aveva conosciuto il Dizionario tre anni prima a Bicêtre. Sa che ha i giorni contati e mentre Vidocq confessa ad Annette chi sia in realtà, la polizia si ripresenta e invade la strada. Bisogna giocare d’astuzia e i tre inscenano una commedia.
    Gli sbirri, guidati da Flambart, invadono il negozio e trovano Jacquelin legato e Annette svenuta. Ma dalla porta di un ripostiglio viene un gran bussare, due uomini la aprono ed ecco sbucare un Vidocq trasformato con una gran barba e spacciandosi nientemeno che per il prefetto di polizia! Ancora una volta Vidocq gabba Flambart e gli chiede addirittura in prestito il suo calessino per raggiungere la Prefettura. Ma prima di uscire, tira fuori un biglietto che asserisce aver trovato nel ripostiglio. Vi sono dei versi mediocri che dovranno essere inseriti nel dossier “Vidocq”, ed lui stesso che li legge guardando negli occhi Annette… «Per provarvi il mio amore/ritornerò fra quattro giorni».

Vidocq et les faux témoins

   Vidocq aveva promesso ad Annette che entro quattro giorni sarebbe tornato e alla sera del quarto giorno torna da lei al nuovo domicilio che la fanciulla aveva saggiamente trovato. Adesso sono Monsieur e Madame Gobert. Annette è la donna come desidera il cuore di Vidocq e come la sua situazione richiede. Ma se voleva portarla all’altare, doveva ripulire la sua fedina penale. Perciò si mette alla ricerca dei testimoni che l’avevano fatto sbattere in galera.
    E l’episodio inizia con i coniugi Gobert che cercano l’antiquario Grouard in una borgata parigina. Non rispondendo nessuno, Vidocq sfonda un vetro della porta ed entra dentro la bottega con Annette e poi gli racconta come finì forzato.
   Quando era soldato nel 14° ussari, si era innamorato di una donna di nome Francine che – nonostante le giurasse eterna fedeltà – in realtà lo tradiva. Venne allora condannato a tre mesi di carcere per aver picchiato uno dei suoi amanti, una pena non pesante ma due ex sergenti maggiori, Grouard e Herbaux gli chiesero in prestito la sua cella per redigere alcuni documenti. Documenti che permisero a un certo Boitel di evadere dal carcere[9]. Herbaux e Grouard accusano Vidocq di essere loro complice e lui venne condannato. Grouard, nascosto in una stanza vicina sente tutto e si riempie di paura e attraverso un ragazzino che gioca per strada chiama i gendarmi.  


    Vidocq, avvertito da un rumore, scopre Grouard e lo costringe a redigere una confessione che lo possa scagionare ma in quel momento arrivano gli sbirri e giocando sul filo del rasoio, lui e Annette lo fanno arrestare facendolo passare per… Vidocq.
    Flambard, però vuole mettere le mani sul forzato e costringe Grouard a riferirgli dove poter trovare Herbaux – attraverso lui potrà acchiappare Vidocq – ovvero alla taverna Caveau des Pieds Humides, la cantinetta dei piedi bagnati. È una trappola e Flambart cade nelle mani di Le Surin, un assassino dal coltello facile che colpisce senza riflettere.


    L’ispettore viene catturato da Le Surin e due suoi complici ma proprio in quel brutto momento arriva il suo fedele avversario, Vidocq. La sua comparsa mette le ali ai piedi dei complici di Le Surin, che si ritrova solo di fronte al forzato, re della Savate[10].
    Flambart è salvo e Vidocq gli chiede di poter vedere Herbaux che è rinchiuso a Bicêtre, condannato a morte. Ed è proprio lì che lo sfortunato Vidocq vede per l’ultima volta Herbaux sulla carretta, mentre esce dal carcere diretto al patibolo. François si sente chiamare alle spalle. È Flambart che lo arresta, ma Vidocq lo avverte…
- Al vostro posto non mi rallegrerei troppo. Vi darò ancora molto lavoro da fare, ispettore…

Vidocq à Bicêtre


   A Bicêtre, dove Vidocq era stato imprigionato, si sta formando una nuova “catena” per il bagno di Tolone. Dalla mattina era in atto la “ferratura” dei condannati nel gran cortile della prigione. I forzati sono spinti dalle guardie ad avvicinarsi al fabbro, due a due, avendo cura che siano – più o meno – della stessa altezza. Una catena di sei piedi (poco meno di due metri) di lunghezza viene fissata alla caviglia sinistra di ciascun uomo e la detta catena è legata ad un “cordone” di ferro che riunisse ben ventisei condannati. In più ogni forzato è tenuto a questo “cordone” dalla “cravatta”, una specie di triangolo di ferro che si apre ad un lato, da un perno a cerniera[11]. Il fissaggio di questa “cravatta” è la parte più pericolosa dell’operazione, ma comunque passare sotto i ferri del fabbro è sempre pericoloso, poi la folla dei detenuti smette di mormorare e inizia a salutare Vidocq.
    Vidocq esce dall’infermeria appoggiato al suo amico Desfosses, ritrovato a Bicêtre (era stato catturato dopo un tentativo di furto a una bottega) e divenuto suo compagno di cella, dietro esborso di un po’ di luigi a qualche sbirro. L’eterno forzato saluta e scherza con tutti, perfino con gli sbirri, ma stringendo sovente di dolore i denti, infatti il martello del fabbro si era abbattuto invece che sulla catena, sul suo piede. Incidente concordato con il maligno fabbro che però invece di colpire il polpaccio aveva colpito la tibia rischiando di spezzargli la gamba.
    Non visto, Vidocq, mormora all’orecchio di uno dei suoi compagni di sventura…
- Questa sera alle otto, conto su di te.
    Riportati in cella, e calato il buio, i due amici, spostano uno dei letti, sotto al cui pavimento vi è un buco che porta ad una galleria che si apre sul cortile del vicino manicomio. Alle otto inizia il concerto dei forzati che permette a Vidocq e Desfosses di sbucare sulla strada. 


Ma dal manicomio, i folli li hanno visti, li catturano e improvvisano un processo ai due presunti demoni sbucati dagli inferi. Vidocq ingaggiando un disperato dialogo con il folle che si crede Robespierre, li convince che non possono essere dei diavoli sbucati dall’inferno, infatti non hanno i vestiti bruciati dalle fiamme dell’Averno. 


I folli di Bicêtre. Il primo a sinistra è Serge Gainsbourg
   Salvatasi per il rotto della cuffia, i due amici, vestiti uno da abate e l’altro da monaco raggiungono il fiacre dove Annette (che si era fatta assumere, nei giorni scorsi come sarta dall’architetto delle prigioni) li attende in una via tranquilla di fianco la prigione. Ma il conducente vuole altro denaro oltre a quello già datogli da Annette e Vidocq rischia ancora. Si presenta al capo guardiano notturno spacciandosi per… suo fratello abate e si fa ridare i soldi depositati al suo incarceramento. Tutto questo mentre arriva il suo miglior nemico – come diceva Totò di Fernandel nel film La legge è legge – Flambart, il quale scoperto l’inganno ha appena il tempo di vederlo fuggire a bordo del fiacre.

Le Crime de la Mule Noire

   Il fiacre, passata la barrière d’Italie[12], vola sulla via di Fontanablù [Fontainebleau], e i tre amici sono particolarmente euforici. Annette, dopo aver pianto d’angoscia, ora piange dal ridere. Ma dietro di loro, d’improvviso,  si profila il veloce calessino di Flambart, il quale infuriato, si era messo all’inseguimento senza altri uomini.
    Vidocq, non ha altra scelta, saluta veloce la sua fidanzata e si butta nella boscaglia. Flambart, non crede ai suoi occhi, ora potrà catturare ancora una volta il suo avversario e si mette all’inseguimento nella boscaglia… per ritrovarsi poi prigioniero dell’eterno evaso!
    François lega l’ispettore ad un albero, gli prende i documenti e il calessino e si avvia, come convenuto con Annette e Desfosses, verso Parigi. Ma dopo un quarto d’ora di corsa si ritrova in un paesino, rallenta, e di fronte all’albergo de La Mule noire viene fermato dallo sputafuco di una guardia campestre. Fornendo i documenti di Flambart viene, con sua enorme sorpresa, portato al cospetto di un crimine avvenuto all’interno dell’albergo. Justine, una povera servetta le cui belle forme spuntano dalla sua camicia di notte è accusata di aver pugnalato il suo amante, il barone di Flocheron, da due miserabili individui: Charvaux, vecchio banchiere e Barboux, un notaio.


Vidocq fa il lavoro di Flambard…
    Mentre Vidocq cerca di risolvere il caso per salvare la povera Justine, il terreno gli brucia sotto i piedi, perché Flambart potrebbe sempre arrivare… e infatti se lo vede piombare nel cortile dell’albergo e lo fa rinchiudere nella stalla, facendolo passare per un povero folle.


… che finisce in stalla.
Infine dimostra che Justine è innocente e i colpevoli sono il notaio e il banchiere che avevano ucciso il gentiluomo perché costui aveva scoperto che lo avevano truffato. Tutto questo proprio mentre il vero ispettore, fuggito dalla stalla, si presenta nella camera del delitto. Vidocq già salito sulla finestra lo saluta con un sorriso e dicendogli…
- Non infuriatevi, mio caro Flambart, ho già fatto io il vostro lavoro, ecco i due colpevoli. Non vi resta che arrestarli!

L'Armée roulante


Splendida foto di scena
   La piccola diligenza correva veloce verso l’est. Al suo interno Desfosseux è letteralmente spaperato su un cuscino, mentre Annette e François nell’angolo opposto tubano tra di loro. I documenti falsi procurati alla cantinetta dei piedi bagnati li avrebbero potuti far arrivare all’estero. Ma passando in un villaggio in zona di guerra, la diligenza viene fermata da delle guardie della gendarmeria e i documenti controllati: Duval e Chaumont, ovvero Vidoc e Desfosseux sono invitati senza tante cerimonie a scendere. Annette resta sola con le istruzioni ricevute lì per lì da François. Poi la sorpresa, sono stati fermati come disertori della 4° compagnia d’artiglieria! Un’astuzia di Flambart, il quale coi sui contatti nella pègre, aveva saputo i loro nomi falsi. 


    Vidocq e Desfosseux rivestiti con abiti militari e a piedi, con un capitano e un aiutante di campo a cavallo, lasciano il villaggio e condotti a nord nella campagna. Dopo tre ore di viaggio arrivano a una fattoria isolata in mezzo al bosco e lasciati a dei componenti del 4° compagnia d’artiglieria, ma a Vidocq ci vuol poco per smascherarli. Questi militari, infatti, non sono altro che farabutti dell’«armée roulante», che in italiano è chiamata coll’altrettanto nome sinistro di Legione Germanica. Un centinaio di individui muniti di falsi brevetti d’ufficiali e di false tabelle di marcia che vivevano in mezzo all’esercito vero e alle sue dipendenze. Nella confusione di varie campagne successive e della amministrazione militare negligente, costoro vivevano nelle retrovie, derubando impunemente i civili con falsi ordini di requisizione.
   La situazione sembra tornata a favore dei due evasi, ma proprio in quel momento ecco comparire Flambart, che bruciando le tappe è arrivato da Parigi per catturarli. E invece viene catturato lui e se non fosse per Vidocq, il capo dei malfattori lo farebbe fuori. 


I componenti dell’«armée roulante» sono ora sotto il tiro delle armi di Vidocq e Desfosseux, ma dall’esterno arriva un nuovo pericolo! Gli avvoltoi austriaci stanno attaccando la fattoria, scatenando un fuggi-fuggi generale che viene interrotto da Vidocq. In lui risorge il colonnello napoleonico e costringe tutti a prendere le armi per lottare contro il nemico. Perfino Flambart, su richiesta dello stesso Vidocq, si mette al suo fianco; su una collina vicina le rovine di una vecchia torre di guardia sono occupate dai nemici. Vidocq e Flambart, riescono a snidarli e ha metterli in fuga con delle granate, ma Vidocq è stato ferito da una “pallottola perduta” entrata – guarda caso – da dietro e viene curato da Flambart, poi con un pugno tramortisce il capo dell’«armée roulante» che aveva tentato di ucciderlo.
    Infine arrivano i Francesi e tutti se la danno a gambe levate, ma Vidocq viene fermato da una catena al suo polso dal suo caro nemico. Lui e Desfosseux sono di nuovo prigionieri di Flambart.

La Baraque aux 36 étoiles

   La cella dove sono rinchiusi Vidocq e Desfosseux, nell’infermeria della prigione di Mézières, è un vero paradiso. Certo, enormi sbarre ostruiscono l’unica, alta e stretta finestra che rischiara il piccolo locale e le catene impediscono grossi movimenti… però rispetto agli altri carceri è tutta un’altra musica. Un regime di favore dovuto a Flambart, che non poteva dimenticare di aver avuto salva la vita per due volte da Vidocq. L’ispettore è molto inquieto, ormai conosce bene Vidocq e a ben ragione. Invece il guardiano capo Flornichon è troppo ottimista. Ma Vidocq aspetta. Aspetta la sua compagna, Annette, la quale installata a Mézières, si presentava come una giovane vedova di un ufficiale ucciso nell’ultima campagna. Annette, viene a sapere così le esatte condizioni del fidanzato e del suo compagno di sventure, rinchiusi in infermeria ed in attesa di partire per Parigi. Finché arriva nel villaggio Christian, un amico girovago – sul modello di Mangiafoco di Pinocchio – di Vidocq che conduce la sua baracca a quattro ruote per tutta la Francia. Il baraccone a trentasei stelle [La Baraque aux 36 étoiles] si installa all’ombra dei platani della piazza del mercato prospiciente la prigione, proprio a un passo dalla porta di pietra dell’infermeria.


    Ora, c’è il problema delle catene. Serve una lima anche piccola. E Annette usa il suo cervello fino per vedere François. Spacciandosi adesso per una artista, Annette convince il povero imbecille di Flornichon che a Parigi, un mese prima era stata derubata da un malfattore e l’ignobile individuo poteva essere Vidocq. L’ispettore Flambart è l’unico, oltre il guardiano capo e a Suor Opportune, a poter vedere l’eterno evaso. Ma volendo fare il cascamorto, Flornichon, porta François dalla sua Annette, la quale cerca in tutti i modi, mentre fa finta di osservalo, di fornirgli una piccola lima. Alla fine Vidocq gli fa capire di farla scivolare nelle tasche del guardiano capo. La sera stessa François ha nelle sue mani la lima! E mentre il baraccone inizia lo spettacolo, i due amici iniziano a limare le catene e due ore dopo sono liberi. A piedi nudi per non farsi sentire avanzano verso il corridoio dove è la corda della campana dell’allarme, e facendo in modo di non far sbattere il batacchio si tirano su fino al tetto. Da lì, arrivano alla stanza dove russa sonoramente la monaca. Vestito come una suora Vidocq scende alla scuderia, attacca l’asinello al calessino della religiosa, facendovi scivolare dietro Desfosseux. Poi si fa aprire dal portiere della prigione i cancelli.


   Flambart, appena scoperta la fuga si infuria con Flornichon, il quale gli riferisce della visita di una giovane artista a Vidocq. L’ispettore vuole vedere a tutti i costi questa ragazza e si dirige al baraccone dove si dà spettacolo.

Quando vede un falso orso ballare sul palcoscenico è convinto che al di sotto della maschera vi sia il più caro nemico ed invece vi è Annette, e Vidocq che si era truccato da domatore è già in viaggio con Desfosseux sul calessino di Flambart.   
   
Les Olympiens


   Una settimana più tardi, gli evasi arrivano a Boulogne-sur-mer. Qui trovano all’ancora nel porto, la corvetta Batavia del capitano Paulet, una conoscenza di Vidocq, che fa la guerra di corsa contro gli inglesi e i due evasi si imbarcano, mentre Annette ritorna a Parigi, con un po’ d’angoscia nel cuore pensando al suo fidanzato che è esposto alle tempeste e agli spari degli Inglesi.
    Sei mesi dopo, la Batavia incrocia un brick da guerra inglese e dà battaglia. Nella stiva si trovano prigionieri dei militari francesi, imbarcati due mesi prima a Haiti. Tra questi sventurati vi è un certo Lebel, brigadiere della 24° di artiglieria, che spira tra le braccia di Vidocq, prima di rivedere il suo paese natale. Lebel – orfano e senza nessuno – in un ultimo momento di lucidità, gli affida tutto il suo magro avere e i suoi documenti e l’indomani viene immerso nelle fredde acque del mare.
    Ma ancora una volta un morto torna in vita. È Vidocq che, con la sua nuova identità, saluta desfosseux e si presenta allo stato maggiore di Boulogne. Il brigadiere Lebel viene dunque incorporato al forte de l’Eure.


     Ma una sera in cui ha smontato dal servizio, bussano alla sua porta e trova per terra un biglietto. Lebel faceva parte della setta degli olimpionici, una setta realista che congiura contro Napoleone. Gli olimpionici era una società segreta nata alcuni prima nella Marina e poi passata anche all’esercito e si mormorava che bastava essere contro l’Impero per esserne ammessi[13]. Vidocq va all’appuntamento in un sotterraneo di un cadente palazzo e si trova davanti a un gruppo di personaggi incappucciati e nerovestiti che gli danno un compito: eliminare il sergente Vandermot che si è rifiutato di far esplodere una bomba nella caserma.


L’attore Claude Joseph è il sergente Vandermot. Eccellente doppiatore francese,
è lui a aver dato la voce in Francia a Gian Maria Volonté su “Per un pugno di dollari”.
Ma Vidocq non è certo un assassino e salva il sergente, anche se questo lo fa mettere sotto mira del capitano Fossard, un vecchio “compagno di sventura” di Vidocq, il quale lo fa sbattere in cella per quattro giorni, così che potrà ucciderlo. Però, ecco intervenire Flambart che ferma il capitano. L’ispettore è  arrivato a Boulogne, dopo aver intercettato una lettera di François alla sua fidanzata, lettera appositamente scritta per far venire Flambart, a cui l’eterno evaso chiede aiuto per sgominare i nemici di Napoleone. Ventiquattr’ore di tempo e il suo elogio nel rapporto di Flambart, ecco chiede in cambio.
   La sera dopo gli olimpionici si riuniscono nel sotterraneo del palazzo in disuso, per consegnare una bomba esplosiva a un giovane che deve far saltare la caserma, ma Vidocq e Flambart piombano loro addosso con parecchi poliziotti. Infine Vidocq agitando la bomba, ora nelle sue mani, riesce a fuggire e ritornato in strada, si allontana in cerca di Annette – manco a dirlo – con il calessino del suo più caro nemico.   

L'auberge de la Mère Tranquille

   Il calessino fila nella campagna, mentre i due fidanzati tubano tra di loro mentre percorrono strade secondarie. Poi Vidocq si sbarazza della bomba in un fossato. Annette vuole sbarazzarsi anche della divisa da ufficiale di François, tuttavia Vidocq la recupera subito, ma quando sta per rimontare sul calessino, da lontano gli giunge l’eco di un canto che lo lascia di ghiaccio.
Nos habits sont écarlates
Nous portons au lieu de chapeaux
Des Bonnets et pas de cravates
C’est pour ça qu’on est si beaux.
I nostri abiti sono scarlatti
Portiamo al posto dei cappelli
Dei berretti e niente cravatte
È per questo che siamo così belli.
È il canto dei forzati! Una “catena” è in viaggio per il bagno penale. Vidocq gira il calessino e cerca di allontanarsi finché, un’ora dopo, si trovano davanti all’albergo della madre silenziosa. Questa “madre silenziosa” [Mère Tranquille] è una quarantenne che, appena vede due persone così ben vestite, li ospita nella sua camera migliore. 


Purtroppo per i due fidanzati, la catena staziona proprio al di fuori di quell’albergo e chi la guida è il capitano Thiery, l’elegante Thiery. Sudando freddo, Vidocq osserva i suoi ex “compagni di sventura”, ma qualcuno di loro crede di riconoscerlo alla finestra e i forzati iniziano ad urlare il suo nome.


Annette e la locandiera
   Non c’è altro da fare che salvare Annette che deve partire in diligenza per Lilla [Lille] e da là arrivare a Parigi. Vidocq intanto con la sua divisa da ufficiale e con dei vistosi baffi che truccano la sua faccia, tenta di superare il blocco dei forzati, ma qualcosa lo tradisce e i suoi ex compagni di catena urlano ancora il suo nome. Intanto, mentre Annette si allontana all’inglese passando in mezzo alle dame dei dintorni venute per ammirare i forzati, viene osservata dall’uomo dell’albergatrice. Questo intuisce che la camera di sopra è occupata da Vidocq e ordina a Berta [Berthe], di correre a Boulogne ad avvertire Flambart, mentre lui avrebbe tenuto d’occhio l’eterno evaso.


François lo riconosce subito mentre entra nella sua stanza. Questo è Matifou, detto il Marchese, che Vidocq aveva conosciuto a Tolone. È lì perché acquista dai forzati l’oro o i gioielli che i galeotti riescono a nascondere nei vestiti. In pratica uno sciacallo che si arricchisse spogliando dei miserabili. Vidocq riesce a tramortirlo e a legarlo strettamente sul letto. Frugando le sue tasche trova un sacchetto di diamanti, provenienti da un furto. François è contento; saranno per il Marchese il biglietto d’andata per il bagno.
   Uscito dalla camera, François elude con gran sangue freddo Thiery che crede di riconoscerlo per un habitué – come lui – delle sale da gioco, scende al pianterreno e si infila in un’anticamera deserta. Lì, senza volerlo, Vidocq ascolta il dialogo di due individui che fanno parte degli olimpici e viene a sapere l’indirizzo del loro rifugio a Parigi.
   Intanto Berta è tornata indietro con Flambart e il suo aiutante Bornichon, nel loro calesse che porta un gran baule pieno dei documenti degli Olimpici.
   Flambart arresta Matifou per furto di diamanti e se ne ritorna a Parigi senza aver scovato Vidocq. Si fa portare il baule a casa sua e dopo essersi tolto i vestiti si vede dietro di sé spuntare il suo caro nemico Vidocq, il quale era uscito dal baule, dove era entrato togliendo un bel po’ di documenti sistemandoli nella paglia dell’albergo. Informa l’ispettore del rifugio parigino degli Olimpici, gli chiede ancora di menzionare il suo aiuto contro i settari realisti al prefetto di polizia e dopodiché, salutando, l’eterno evaso esce dalla porta.

Le Mariage de Vidocq


   L’episodio che ritengo il più simpatico della serie, inizia con un vistoso avviso nella bacheca degli annunci del municipio, in cui si informa la popolazione che la taglia su Vidocq è aumentata da 200 a ben 1000 franchi. Annette osserva il foglio e l’impulso di strapparlo viene fermato dalla voce di vecchio mendicante, che non è altro che il suo fidanzato. 


    Vidocq ha deciso di donare una fedina al dito sinistro della sua fidanzata e si ritrovano così dall’amico Jacquelin nella sua bigiotteria, ma nella strada risuona il fischio dei poliziotti che chiedono i documenti a chi passa. Vidocq non può che fuggire per trovarsi di fronte a Flambart. Non restano che i tetti, sul copertura di quella che sembra una chiesa, con un panorama che svetta fino a Nostra Dama [Notre Dame], François si fuma un sigaro aspettando la fine della caccia.


    Quattro giorni dopo, Annette riceve la visita di una ragazza bella ma altezzosa che gli porta notizie di François, il quale alloggia da questa sconosciuta che si proclama essere la signora Louise Vidocq! Sospettando che possa essere un’inviata della polizia Annette chiede le prove di ciò che afferma e Louise gli fa leggere un biglietto di François in cui è scritto “Mi è impossibile venire. Louise ti spiegherà. François”. In pratica – secondo Louise – voleva dire “non aspettarmi mai più”! Annette furiosa la caccia via.
   In realtà Vidocq aveva divorziato dalla sua precedente moglie – la rivoluzione aveva istituito il divorzio – dopo averla colta in delitto d’adulterio, ma la malignità di questa donna aveva fatto il danno. Nonostante la corsa, l’eterno evaso trova l’appartamento di Annette vuoto. Allora piomba da padre Schomolz, che lo aveva nascosto nei giorni addietro, e gli fa sguinzagliare tutta la Pègre di Parigi sulle tracce della fidanzata ma senza risultato. Finché da Albert Jacquelin viene a sapere che da Annette ha ricevuto un pacchettino con all’interno la sua fedina.


Vidocq – in mezzo ai forzati - con grande sangue freddo attende il ritorno di Annette
     Allora Vidocq nella sua follia concepisce un pazzo straordinario, farsi arrestare per potersi sposare con Annette come Monsieur et Madame Vidocq. Si autodenuncia alla prefettura di polizia nell’ufficio delle denuncie [bureau des dénonciations] presentandosi come Jacques Blondel, commerciante e viene poi arrestato da Flambart, nella bigiotteria di Jacquelin.


    La nuova catena deve partire per Tolone fra quattro giorni, ma Vidocq si fa riceve dal direttore della prigione e chiede – secondo regolamento – di potersi sposare appena arrivata la fidanzata. E, miracolo! Annette si presenta al mattino del terzo giorno e il nuovo matrimonio è in vista. Flambart è agitato ma gli consegna le fedi che François aveva ordinato a Jacquelin. Il caro ispettore (tutto sommato, in cuor suo, contento di questo lieto evento) non immagina di certo, che nascosto in una fede vi è un sottile filo d’acciaio con cui Vidocq inizia a tagliare le catene. Annette in abito da sposa è veramente bella e al di fuori dell’ufficio del direttore gli altri forzati cantano festosi disturbando l’impiegato del comune che sta celebrando il matrimonio.


Poi Vidocq approfittando della scarsa vista dell’impiegato del comune e che Flambart e il direttore parlottano tra di loro, si libera delle catene e raggiunge col abito da sposo Annette e tutte e due filano via, manco a dirlo… con il calessino di Flambart. Ma i soldi per il viaggio di nozze? E che problema c’è? Monsieur Blondel si presenta all’ufficio delle denunzie e ritira la taglia di 1000 franchi sulla testa di Vidocq e così i due sposini partono per la luna di miele. Come ho scritto uno degli episodi più simpatici della serie.

Le Système du docteur Terrier


   Il viaggio di nozze ha luogo a le Havre. Qui Annette ha un padrino, che è tutto ciò che gli resta della sua famiglia, Monsieur Morin. E Annette presenta al padrino, suo marito come François Grouchard, come prudenza richiede, presentandolo inoltre come un – pensate un po’ – cospiratore contro l’Impero. Morin è un vecchietto di sessantasette anni, fervente realista e vive agiatamente con la rendita che gli versa l’Impero francese dopo avergli confiscato i suoi capitali.


   Il padrino di Annette vive con una governante in una casa confortevole situata in una via tranquilla di Havre, vicino al porto e proprio ai moli Vidocq vede una nave, che seppur mascherata, riconosce per il Batavia. Allora François manda a casa sua moglie e va nelle taverne in cerca del suo amico Desfosseux – a cui vuole bene come a un fratello – e che trova in compagnia di una ragazza.


    Ma al ritorno a casa trova sua moglie preoccupata. Due individui che si sono presentati come suoi vecchi compagni del “collegio” di Tolone vogliono parlargli. Sono Bouhin e Terrier[14], malviventi legalmente liberi – Terriere esclama addirittura “il mio passaporto è bianco come la neve” – che vogliono la complicità di Vidocq. Costoro hanno impiantato una stampa di banconote false inglesi, abbastanza ben fatte; questo perché il codice penale punisce i fabbricatori di biglietti di banca francesi, ma non di quelli stranieri. In Gran Bretagna ci sono altri loro “colleghi” che fanno lo stesso con i biglietti francesi che vengono poi scambiati, con agenti sempre diversi, proprio a le Havre. Appunto il sistema del dottor Terrier. Ma ora Terrier vuole la morte del complice inglese e Vidocq dovrà essere l’esecutore di questo delitto.
    Noi sappiamo bene che Vidocq, anche se fuorilegge ed evaso, non è delinquente, perciò fa finta di assecondarli. Avverte la moglie di aspettarlo, chiede a Morin di dar ospitalità per una notte ai due delinquenti dicendo lui che sono agenti realisti e poi esce di casa.
    Due ore più tardi, si presenta un uomo, con barba, occhiali, grossa valigia e accento inglese ai due delinquenti, dicendo loro che monsieur Grohuchard lo ha inviato a casa sua. Questo presunto inglese di nome Walzmeyer non è altro che Vidocq, il quale una volta chiuso nella camera degli ospiti entra nella camera che occupa con Annette. Gli chiede di fabbricare un manichino e poi esce dalla finestra e rientra dalla porta presentandosi a Bouhin e Terrier ed infine entra nella camera degli ospiti per “far fuori” Walzmeyer, cosa che fa con dei gran rumori. Infine ritorna al piano di sotto con il manichino in spalla e informa i due banditi che la valigia è nella camera di sopra. I due salgano le scale mentre Vidocq scende in cantina e si cambia di vestito.


    Bouhin e Terrier cercano di aprire la valigia e ci riescono solo dopo molti tentativi, usando un coltello. Con loro amara sorpresa vi scoprono solo dei mattoni avvolti in vecchi panni e impauriti fuggono alle scale, passando davanti a uno stupito Morin, e buttandosi sulla porta ma una barriera umana li ferma. Sono Vidocq – con una vistosa benda sull’occhio destro – e Desfosseux che con altri marinai della Batavia, fanno la parte di poliziotti, spaventando anche monsieur Morin. Ma Vidocq lo tranquillizza subito presentandosi come l’ispettore Pasdeloup, un amico di Grouchard ed avverte immediatamente Annette che devono filare alla svelta. Dopo che i due furfanti vengono imbarcati sulla Batavia per una bella crociera con i corsari, Vidocq si avvia all’albergo del Delfino Bianco [l’auberge du Dauphin Blanc] dove lo attende Flambart e a cui consegna i biglietti di banca francesi e lo stesso Walzmeyer. Solo che Flambart, a un certo punto, sente dalla strada il passo del suo cavallo Bayard, si sporge e vede Vidocq ormai smascherato dai suoi panni dell’ispettore Pasdeloup che si allontana con il suo calessino.

À vous de jouer, Monsieur Vidocq !

   I coniugi Vidocq arrivano da le Havre a Parigi, di prima mattina. La vita che l’evaso eterno conduceva a le Havre, non era per niente spiacevole, ma ora voleva riprendere i contatti con il signor prefetto, perciò arriva con Annette a casa dell’amico Gibassier che aveva conosciuto al bagno di Tolone. Ma, appena arrivati, un urlo terrificante esce dal domicilio di Gibassier. Vidocq fa allontanare la moglie e poi entra in casa ma solo per trovare il suo amico morto. Subito compare l’ispettore Moucharel, che lo accusa dell’assassinio del suo amico. Una vera e propria trappola, visto che Moucharel ha intercettato la lettera che François aveva scritto a Gibassier, informandolo del suo arrivo.


Ma Vidocq fugge ai due gendarmi e va al 114 di rue du Temple, dove dimora M.lle Rose Lumière e dove Monsieur Henry – il direttore della polizia – è a pranzo.

In loro compagnia vi sono anche due giovani (e graziose) commedianti, Yvette, una civetta [coquette] e Agnès, un’ingenua [ingénue]. L’arrivo di Vidocq procura un po’ di emozioni ma un veloce mazzolino di fiori (quello che Vidocq ha potuto procurarsi in così poco tempo) donato a Rose, fa nascere una cordiale atmosfera. L’eterno forzato chiede a M. Henry di affidargli l’inchiesta per scoprire il vero colpevole e il direttore accetta. Sa che Vidocq non è un delinquente perciò, con Flambart, che è venuto in rue du Temple per informarlo delle novità, arrivano a casa di Gibassier.
    Qui vi trovano Vidocq che già sta facendo il suo lavoro. M. Henry calma Flambart che vuole arrestarlo e poi deve fare lo stesso con Moucharel, il quale dovrà sorvegliare l’eterno evaso per le prossime ore. Ancora una volta Vidocq dimostra il suo trasformismo e, ancora una volta, un morto torna in vita. Se Gibassier è ancora in vita si potrà trovare il suo assassino, ecco il piano di François… La sera stessa si presenta al falso Gibassier uno strano individuo che vuol vendere delle lettere compromettenti. Vidocq lo paga con dei gioielli scovati in un nascondiglio e lo congeda. Subito si presenta Moucharel, ma l’eterno evaso congeda anche lui, si dirige in cucina e prova ciò che resta di un caffè bevuto da Gibassier, ma lo butta subito via nel lavandino.
    È ormai notte, mentre un ombra con un coltello in mano, si avvicina al divano dove Vidocq dorme di schiena. Ma qualcuno lo ferma, è il nuovo poliziotto, ex – forzato che arresta nientemeno che Moucharel! Il povero corpo di Gibassier è servito da contro trappola contro il disonesto ispettore, infatti le lettere riguardavano proprio la prova della complicità dell’ispettore con Gibassier, a cui comunicava i nomi dei sospettati e costui li faceva fuggire dietro esborso di denaro che i due dividevano. Moucharel però, era anche peggio; era un assassino che uccideva chi non poteva difendersi, infatti aveva drogato il caffè per cercare di far fuori Vidocq.


    Alla prefettura M. Henry, conduce il prefetto nell’ex ufficio di Moucharel, dove Vidocq leggeva i vari dossier. E subito l’eterno evaso dimostra al prefetto come molti casi si possono risolvere in poco tempo. Il prefetto capitola. Ora Vidocq fa parte della polizia e una stretta di mano con M. Henry fa sentire distintamente a François, cadere le sue catene dalle mani. Di un’ultima cosa ora ha bisogno l’ex forzato… ma naturalmente di un calessino e Flambart vede Vidocq allontanarsi con il suo Bayard.    

Le Chapeau de l'empereur

   Vidocq è a colloquio con M. Henry. Il suo lavoro è eccezionale ma la gelosia arma i suoi “colleghi” che fanno girare brutte voci su di lui, fino ad arrivare ad accusarlo di far compiere dei furti per poi poterne arrestare comodamente i ladri. Insomma non basta il ritornello “Prima faceva il ladro e poi la spia / Adesso è delegato di polizia” che gira per Parigi[15].
    Gli si impone l’unica soluzione: espatriare! E M. Henry gli parla quasi come ad un amico, ma Vidocq – anche pensando ad Annette – non ci vuol sentire da quest’orecchio. D’improvviso Flambart si presenta nell’ufficio del Direttore della polizia, portando una brutta notizia: dal museo della polizia è stato rubato il cappello dell’Imperatore.
    Il museo della polizia è di fondazione recente ed è stato installato al decimo piano della prefettura, inoltre è la prova della benevole attenzione con la quale Napoleone segue i lavori di un servizio che ammirava tra tutti. Qui i visitatori potevano ammirare delle tavole dove erano illustrate gli exploit delle forze incaricate di mantenere l’ordine attraverso i secoli. Si poteva vedere degli oggetti interessanti come il pugnale di Ravaillac[16] o il cappello che portava il Primo Console, futuro Imperatore durante l’attentato detto de la machine infernale[17]. Bè, questo illustre copricapo è scomparso e Napoleone deve inaugurare il museo la settima prossima. E non solo, ma Vidocq, dopo aver seguito Flambart e M. Henry al decimo piano vede che anche il diamante nero [Diamant Noir] è scomparso; il diamante è il regalo che la Prefettura di polizia vuole fare all’Imperatrice al momento dell’inaugurazione. Al che, M. Henry si infuria e fa sloggiare prima Vidocq, promettendogli un bel viaggio a Tolone, e poi Flambart, dicendogli senza perifrasi, che lui – seppur ispettore – gli avrebbe fatto compagnia.
   Ma Vidocq ha già capito a che ora è avvenuto il furto e a quell’ora vi era stata una visita al piano sotto al museo. La visita era stata fatta da Talardon, un vecchio sergente della campagna d’Italia e Flambart lo convoca per interrogarlo. Vidocq sente tutto l’interrogatorio e capisce come l’ex sergente a qualcosa da nascondere… alla sua caviglia sinistra vi è rimasta l’impronta della palla dei galeotti, perciò lo segue e alla Cantinetta dei Piedi umidi, Vidocq lo vede non dare il bonjour a un certo Chourasse. E il giorno dopo questo Chourasse passa al confessionale, ovvero l’ufficio di Flambart. Nel suo portafoglio ha una ingente somma di denaro, in cui Vidocq trova una piuma di piccione. Flambart non capisce e François gli spiega che i piccioni viaggiatori servono per esportare merce rubata all’estero, in Belgio. La traccia porta a un negozio di volatili del Ponte Nuovo [Pont-Neuf] di un certo Monsieur Jonas.


    Vidocq, facendosi passare per un ladro inseguito dalla polizia entra nelle simpatie di Jonas e scopre che in Belgio, ad Boerken, Anversa, arrivano i piccioni con la merce rubata, ma quello che tiene la piccionaia, Boerken, lo cattura e lo rinchiude in una torre dove dimorano i piccioni, in attesa di farlo fuori buttandolo a mare.


    Ancora una volta Vidocq dimostra il suo acume. Prende un piccione destinato a Jonas e gli fa portare un biglietto. Jonas, si presenta così in prefettura col biglietto in cui è scritto:
-        Sono nelle mani del vostro complice, ma la polizia parigina vi conosce già come ricettatore; domani sarete complice di un omicidio. Se volete scampare alla ghigliottina, avvertite l’ispettore Flambart. Egli ne terrà conto. Vidocq.


    Flambart non può ufficialmente passare la frontiera, ma Annette, presente nell’ufficio, gli fa cambiare idea e l’ispettore arriva appena in tempo per salvare la vita di Vidocq e tornando a Parigi, in mezzo la refurtiva, trovano il diamante nero.
    Rimane da scovare l’illustre cappello e Vidocq ha capito che è finito nelle mani di Bébert, il figliolo – di circa sette anni – del cerbero (nomignolo del portiere) che l’aveva preso per giocarci. Ma l’Imperatore sta arrivando e già sale le scale. Vidocq – che non puo passare per tutti i soldati schierati sulle scale – deve lanciare il cappello a Flambart, il quale lo lancia ad Annette. Quando Napoleone arriva al decimo piano il cappello è al suo posto. Monsieur Henry gli presenta Flambart e l’Imperatore ritiene che l’ispettore debba divenire ispettore capo e poi  gli presenta Vidocq.


Napoleone (William Sabatier a sinistra), Flambart, M. Henrì (Louis Arbessier) e Vidocq
    Napoleone, un po’ seccato, lo apostrofa come l’eterno evaso, ma poi continua dicendo che ora il celebre Vidocq vorrebbe difendere l’onesta gente. M. Henry interviene e ricorda all’Imperatore che è lui che ha sventato il complotta realista degli Olimpici. Napoleone incassa e con tono più gentile ammette che in fondo gli deve la vita; a questo punto monsieur Henry chiede all’Imperatore dei francesi (i cui antenati sembra venissero da Ascoli Piceno[18]) di creare una brigata di sicurezza [Brigade de Sûreté] con a capo Monsieur Vidocq.
     Napoleone accetta e Vidocq sarà d’ora in poi un poliziotto d’élite.
  
§§§

   Dopo il grande successo della prima serie fu deciso di girarne una seconda, in cui però Neveux impose una condizione alla produzione. Per continuare Vidocq, reclama non i soliti 20 minuti, ma un’ora di girato ad episodio. La nuova serie divisa in due parti sarà intitolata Le nuove avventure di Vidocq (Les nouvelles aventures de Vidocq) e sarà a colori.


    Ma un mese prima delle riprese, Bernard Noël, non può ritornare nei panni di François Vidocq. Ha un cancro che gli toglie la vita a 45 anni il 2 settembre del 1970. Noël è inumato nel cimitero di Chavanges nella regione dell’Aube, dove era nato.


    Nella nuova serie Alain Mottet, per solidarietà e amicizia con Noël, preferisce non rivestire più i panni dell’ispettore Flambart.

Le nuove avventure di Vidocq (1971)

 
   Fu chiesto a Claude Brasseur (che ricordo in un episodio della Squadra dei sortilegi) di raccogliere la pesante eredità di Noël. Egli in una notte lesse il copione e raccolse la “sfida”. La nuova versione sarebbe stata perciò differente rispetto alla prima. Prima di tutto non c’è più il personaggio di Annette e Flambart ebbe il volto di Marc Dudicourt.
   Ma già dal primo episodio vi è il collegamento con la prima serie, infatti ricompare Henri Desfossés e sempre impersonato da Jacques Seiler. Infatti Desfossés in fuga da un reato non commesso, finisce tra le braccia del suo vecchio amico Vidocq, ormai capo della Sûreté, che naturalmente farà di tutto per salvarlo.


   Ma al contempo compare un nuovo avversario all’orizzonte, una donna, detta la Baronessa di Saint-Gély; velenosa e pericolosa quanto le vamps dei romanzi neri.
   La seconda serie si girò in due fasi successive e mentre iniziano le riprese della seconda parte ovvero del settimo episodio, il padre di Claude Brausser, Pierre Brausser scompare improvvisamente e il personaggio interpretato da Claude diventa più cupo.


Claude Brausser insieme al padre Pierre che interpreta il diavolo Diablegris dal quarto episodio “La Créature”, della Squadra dei sortilegi.
   Anche questa serie a colori ebbe un gran successo come quella in bianco e nero, nonostante le sostanziali differenze.
   Un successo che passò anche in Italia, infatti come dice Lucarelli in molti ricordano Vidocq, soprattutto l’allucinante marcia dei forzati che faceva da sigla iniziale della prima serie con colonna sonora la canzone Chanson Du Forçat di Serge Gainsbourg che ebbe anche una piccola parte nel quarto episodio.
   Della seconda serie la Yamato video realizzò anni fa, una serie di videocassette 
oramai introvabile, con il doppiaggio di Renzo Palmer, che diede la voce a Vidocq, 
in tutti i 26 episodi. Purtroppo questa serie non la rivedremo più, perché la Yamato 
video – rispondendo ad una mia domanda - dopo molti tentativi non è riuscita a 
recuperare i diritti video della serie Vidocq.

  
Gli episodi

La caisse de fer
Les trois crimes de Vidocq
Les chevaliers de la nuit
Les chauffeurs du nord
Échec à Vidocq
Les banquiers du crime

La bande à Vidocq
Les assassins de l'empereur
Les bijoux du roi
Vidocq et l'archange
Les deux colonels
L'épingle noire
Vidocq et compagnie
§§§


Un ringraziamento particolare al mio amico François Hue, che mi ha passato gran parte delle informazioni sui due sceneggiati.

Siti interessanti sulla prima serie [in francese]
- http://indianagilles.blogspot.it/2012/06/vhsrip-vidocq-serie-1967-integrale.html  da dove ho preso per gentile concessione di Indiana Gilles molte delle foto qui presenti.

Marco Pugacioff


[1] Dal libro Vidocq, d’après le scénario original de Georges Neveux. Adaptation de Pierre Castex, SOLAR Éditeur, 1967, pagg. 14-15. Inedito in Italia.
[2] Secondo il libro di Jean-Marc Doniak, Les fictions françaises a la television, tome I 1945 – 1990, Dixit, 1998. Vidocq era già stato oggetto di un primo adattamento televisivo; vedi alla pag. 537.
Forse il primo adattamento potrebbe essere l’episodio Monsieur Vidocq, della serie americana Suspence (durata dal 1949 al ’53), in cui Vidocq – ormai in pensione – viene interpretato dall’attore Luis Van Rooten, ma non posso certo esserne sicuro. Vedi: http://www.imdb.com/title/tt0713957/  
Per le pellicole realizzate per il grande schermo, di cui la prima è del 1909, vedi: https://fr.wikipedia.org/wiki/Eug%C3%A8ne-Fran%C3%A7ois_Vidocq    
[3] Vidocq nella prefazione all’edizione del 1828, riferisce che la rottura del suo braccio [destro n.d.c.] in cinque punti diversi e la successiva amputazione, non gli permise di seguire la revisione dei suoi scritti e deve per forza di cose affidarla a un preteso uomo di lettere che non aveva altra vocazione che il bisogno di denaro. Vedi pagg. I-II dell’introduzione “Vidocq, ai lettori” del libro Mémoires, Parigi 1828.
[4] Les mirliflores de la Courtille, per mirliflores si intende appunto gente altezzosa, ma anche senza denaro, infatti l’espressione être de la courtille significa «manquer d'argent» en argot. Vedi:  https://fr.wikipedia.org/wiki/Courtille.
La Courtille era stato invece un celebre luogo di piacere parigino, situato verso l'imbocco dell’intersezione di Belleville, in fondo alla strada dell'attuale rue de Belleville e al di sopra della rue du Faubourg-du-Temple. Era il punto di partenza della famosa discesa detta descente de la Courtille.
La Courtille, è una denominazione che si trova sempre utilizzato altrove in Francia per indicare altri luoghi, come per esempio il quartiere de la Courtille a Gennevilliers, ma designava anche un giardino adiacente a una fattoria.
Attualmente questa denominazione è assente dai toponimi parigini. Vedi:
[5] Le quattro piazze del vecchio Tempio [vieux Temple] erano chiamate o il mercato [le marché] oppure la sala del vecchio bucato [halle au vieux linge], ed ognuna di esse erano sopranominate il Palazzo Reale [le Palais-Royal], il padiglione della Flora [le pavillon de Flore], il pidocchio volante [le Pou-Volant] o la bandiera [le Drapeau], e in ultimo la Foresta Nera [Forêt Noire]. Delle descrizioni suggestive del Tempio si trovano in Eugène Sue I misteri di Parigi [Mystères de Paris] e Paul Féval ne Il figlio del diavolo [le Fils du Diable].
[6] Dall’introduzione de Les nouvelles aventures de Vidocq, roman-feuilleton, in collabora-zione con Marcel Bluwal, Èditions Gallimard, 1973, anch’esso inedito in Italia. 
[7] Vedi Jacques Baudou/Jean-Jacques Schleret, Meurtres en séies, les series policières de la télévision française, Huitième art 1990, pag. 126
[8] Dal libro Vidocq, d’après le scénario original de Georges Neveux. Adaptation de Pierre Castex, SOLAR Éditeur, 1967, pagg. 35-36
[9] La vicenda è realmente narrata ne Le memorie di Vidocq, François Eugène Vidocq, Mondadori 1984 pagg. 48-53.
[10] Nel 1797, prigioniero a Bicetre, Vidocq – secondo le sue memorie – prese lezioni di Savate. « In quattro giorni tutti i prigionieri mi conobbero; ma non avendo un’alta opinione del mio coraggio, Beaumont, voleva battersi con me e cerca una lite alla tedesca. Ci battemmo, e siccome avevo a che fare con allievo di quell’esercizio ginnico chiamato Savatte fui completamente sconfitto. Tuttavia, presi la mia rivincita in un capannone, dove a Beaumont mancava lo spazio per utilizzare le risorse della sua arte e venne il suo turno di prenderle. Questa mia prima disavventura però mi ha diede l'idea di farmi iniziare ai segreti di questa arte, e il famoso Jean Goupil, il San Giorgio della Savatte, che era con noi a Bicêtre, presto mi ha annoverò tra gli allievi che gli fecero più onore.» Questo passo non si trova nell’edizione italiana della Mondadori del 1984. Vedi Vidocq, Mémoires, p.206 [archive].
 Mi piace qui ricordare altri personaggi televisivi che praticano la savate, cioè i poliziotti de le Brigate del Tigre. Les Brigades du Tigre era una serie televisiva degli anni ’70 e ambientata negli anni precedenti la prima guerra mondiale, dove il  sovrintendente capo Faivre crea una brigata di polizia motorizzata su ispirazione dell’allora ministro degli interni Georges Clemenceau. Vedi: 
https://fr.wikipedia.org/wiki/Les_Brigades_du_Tigre_(s%C3%A9rie_t%C3%A9l%C3%A9vis%C3%A9e)
[11] Dal libro Vidocq, d’après le scénario original de Georges Neveux. Adaptation de Pierre Castex, SOLAR Éditeur, 1967, pag. 88.
[12] La barriera d’Italia era inizialmente chiamata La barrière de Fontainebleau, perché la strada che da qui lascia Parigi si dirige a Fontainebleau, ma era chiamata  barrière d'Italie perché particolari e veloci calessini a cavallo condotte da un solo postiglione chiamate chaise e destinate alla posta [chaises de poste] usavano sovente questa strada per venire nel nostro paese.


Altro nome era barrière Mouffetard perché serviva da limite ad una delle più antiche vie di Parigi che sembra risalga ai tempi dei Romani. È da questa barriera che il 20 marzo 1815 Napoleone rientra a Parigi mentre Luigi XVIII, fugge dalla barrière de Clichy.
[13] Dal libro Vidocq, d’après le scénario original de Georges Neveux. Adaptation de Pierre Castex, SOLAR Éditeur, 1967, pag. 172. Su questa setta segreta vi è una pagina in francese in: http://www.1789-1815.com/philadelphes.htm  
[14] Personaggi simili chiamati Blondy e Duluc incastrano di nuovo Vidocq a Parigi prima del suo ultimo periodo di prigionia fatto prima Bicêtre e poi alla Force e che durò ventuno mesi. Vedi Le memorie di Vidocq, François Eugène Vidocq, Mondadori 1984 pagg. 86-87.
[15] Vedi Le memorie di Vidocq, François Eugène Vidocq, Mondadori 1984. Alla voce “Presentazione, pag. 7.
[16] François Ravaillac, nato a Touvre, presso Angoulême, nel 1578 ebbe una vita miserabile, e per il suo misticismo esaltato arrivò a pugnalare il re di Francia Enrico IV, il 14 maggio del 1610, che i predicatori religiosi indicavano come nemico del Papa. Se il monarca ebbe una morte quasi pietosa, tanto che non lanciò nemmeno un grido, questo disgraziato venne squartato vivo, bruciato con lo zolfo e le sue ceneri sparse al vento. Non solo, la sua casa venne distrutta con l’esilio perpetuo dei suoi genitori e i suoi ulteriori parenti furono costretti a cambiar cognome. Vedi: http://www.cosmovisions.com/Ravaillac.htm 


[17] Il 3 nevoso, anno IX, ovvero il 24 dicembre dell’anno 1800, Napoleone e suoi parenti diretti all’Opéra, furono fatti bersagli di un attentato in cui si ebbero grandi distruzioni e numerose vittime. L’ordigno – detto macchina infernale – era un barile di polvere riempito con proiettili e mitraglia, collegato ad uno stoppino e posto su una carrettino trainato a cavallo. Vedi: https://rh19.revues.org/3991 Nel telefilm viene detto però, che è il cappello che Napoleone portava durante il trattato di Bologna del 1796 redatto dopo aver sconfitto i papalini di Pio VI, e poi ampliato a Tolentino l’anno seguente.
 

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Marco Pugacioff
va agli



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