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mercoledì 28 dicembre 2016

Ramón de Perellós


Ramón de Perellós
Dalla Gran Enciclopèdia Catalana


Diplomatico e scrittore.
Visconte di Roda e di Perellos (1350 circa – dopo il 1419)

   Primo visconte di Perellós e secondo di Roda. Figlio di Francesco de Perellós († 1369) e probabilmente della sua prima moglie Caterina († tra il 1345 e il 1353)[1]. Educato alla corte francese di Carlo V di cui era al servizio suo padre. Enrico de Trastàmara gli fece dono d’Igualada, a cui però rinunciò per ereditare il viscontado di Roda o Rueda nel 1370. Fece parte della lega nobiliare contro i visconti di Cardona e di Castellbò. Fu inviato in Inghilterra per formare un’alleanza con il duca di Lancaster e al ritorno, a Sant Jaume de Galícia, venne fatto prigioniero nel regno di Granada e venne riscattato da Pere III de Catalunya-Aragó nel 1374. Servì come ufficiale a bordo d’una galera del re de Cipro dal 1377 al 1378. Fu maggiordomo, camerlengo e consigliere dell’infante Giovanni [Joan[2]] di Aragona, per cui visitò le località del Voló, Tuïr e Montesquiu nel 1381, e che poi lo inviò alla corte di Avignone in Francia per risolvere i problemi con i duchi di Bar della dote della regina Violante[3] (1365 - Barcellona 1431). Nel 1384 fu nominato governatore e capitano generale del Rossiglione, nomina divenuta a vita nel 1389.


Linguadoca-Rossiglione [languedoc-roussillon]
   Fu signore di Ceret e nel 1387 il re gli concedete giurisdizione per perseguitare i malfattori nelle località di Millars, Sant Marçal, Perellós, e in altre ancora; nel 1390 comprò il castello di Estagell a Bernat de Senesterra e divenne anche uno dei tutori delle cugine Costanza e Elionor de Perellós[4]. Fu in questo stesso anno anche il comandante di tre galere che furono armate per il papa avignonese Benedetto XIII[5], (1329 Illueca, regno d'Aragona - 23 mai 1423 Peníscola, regno di Valenza).


Il paese di Perellos oggi
   Fu Giovanni I d’Aragona a farlo visconte de Perellós nel 1391, con la giurisdizione di Rueda, Perellós e Montner. Nel 1393, a seguito della tutela su Elionor, acquisì il castello de Rodés. Nel 1396 fu inviato in trattative sia presso il conte d’Armanyac e sia presso il re di Francia per cercare di evitare l’invasione della Catalogna.     


Juan I de Aragón, llamado el Cazador o el Amador de toda gentileza
[Giovanni, detto il Cacciatore o anche L'amante della gentilezza]

Il processo della Commissione di Giovanni I e
il Viatge al Purgatori

   Alla morte di Giovanni I, causata da una caduta da cavallo nel bosco di Orriols (Torroella de Montgrí, Gerona) nel 1396 durante una battuta di caccia, nel maggio di quello stesso anno era – come detto – ad Avignone e fu coinvolto nel  processo della Commissione di Giovanni I d’Aragona[6], in cui molti funzionari e cortigiani furono accusati di vari atti che avrebbero causato la morte del monarca avvenuta senza confessione e con la conseguente condanna della sua anima. Per liberarsi di tale accusa, concepì un progetto, ancor tutto medievale, di recarsi nel Purgatorio per cercarvi l’anima di Giovanni I e dimostrare così che era in via di salvezza.


Mappa medievale che indica posizione del purgatorio e l'isola del Brasile
Secondo la tradizione il purgatorio era in Irlanda, nel pozzo di San Patrizio[7] (da non confondersi con l’omonimo pozzo in Italia). Questa curiosa avventura nell’Oltretomba e delle visioni avute, fu poi da lui narrata nel libro Viatgeal Purgatori, – che scrisse basandosi sul Tractatus de Purgatorio Sancti Patricii[8] scritto all’incirca verso il 1189 dal monaco circestense Henricus Saltereiensis Enrico de Saltrey – e servì per far conoscere gli usi e i costumi del tempo del popolo irlandese.
Gli ultimi anni
   Assolto dalle accuse nel processo sopramenzionato, Ramon de Perellós andò in Sicilia con l'esercito di re Martino. Quando tra il 1398 e il 1401, Benedetto XIII si trovò in difficoltà ad Avignone, come suo luogotenente, si recò a Parigi e ottenne per il Papa la protezione delle truppe del duca d'Orleans (1398-1401). Passò alcuni anni al servizio pontificio. Secondo Pierre Ponsach[9], il 15 novembre del 1408 a Perpignan, all’apertura del concile de La Real portava il baldacchino su cui era Benedetto XIII, il «papa Luna» caro ai cuori rossignanesi.


Frontispizio, inciso su legno, del libro di Jaume II d'Urgel, el Dissortat [lo Sfortunato], secondo una allegoria moderna di Antoni Ollé i Pinell. Dalla Enciclopedia Catalana:
   Al ritorno in patria nel 1410, fu uno dei rappresentanti del parlamento catalano di Aragona e fu uno degli avvocati del Conte di Urgell, prima alla corte di Barcellona e in seguito a Lleida, dove nel 1412 giurò fedeltà al conte Ferran I. Lo stesso conte lo inviò alla guida delle compagnie guasconi che dovevano soccorrere il governatore di Valencia, però arrivarono tardi per partecipare alla battaglia di Morvedre, anche se a Castelló poté disperdere le truppe castigliane. Nel 1413 intervenne in favore del conte alla corte di Tortosa. Fu signore di Algerri, località che il conte gli aveva venduto. Tra il 1416 e il 1419 fu membro del governo della Catalogna, e morì poco tempo dopo. Perduta la moglie Sibilla, si risposò con Yolanda de Luna, che gli sopravisse.
   Suo figlio primogenito Ramon, suo successore alla viscontea di Roda e di Perellos fu, nel 1421, governatore a vita della contea del Rossiglione e di Cerdagna e, dieci anni più tardi, capitano-generale dei mari e maresciallo di Aragona e di Sicilia. Della Sicilia arrivò anche ad essere viceré dal 1441 al 1442.
 ωωω
La biblioteca alchemica di Ramon de Perellos
Sunto di un articolo di Pierre Ponsich

   Il documento inedito che è l’oggetto di  questo scritto, proviene da due fogli di carta molto scorticati, strappati con altri due da un registro del notaio perpignanese Guillem Bernard, dell’anno 1382, e scivolati in un registro dello stesso notaio dell’anno 1385, custoditi all’Archivio del Dipartimento dei Pyrénées Orientalis.
   È un atto con il quale Nicholau Gil, un canonico di Elne, riconosce di aver ricevuto dal «nobile signore Ramon de Perellos, per grazia di Dio, visconte di Roda» la somma di  «ventisei fiorini d’oro aragonesi, valenti quattordici lire e sei soli barcellonesi di Terno» a lui dati dal «frate Guillem Sedasser, dell’ordine di Santa Maria di Monte Carmelo» che in garanzia gli aveva dato una serie di libri di cui dà i titoli. Mediante la somma menzionata, il canonico Nicholau Gil consegna al visconte questo lotto di manoscritti e una lettera del frate Sedasser in cui, lui e il visconte, si dichiarano debitamente soddisfatti.
   La lista di queste opere comprende trentasei titoli di cui:
Cucina (1 titolo)
Diritto canonico (1 titolo)
Grammatica ( 1 titolo)
Geografia (1 titolo)
Scienze fisiche e naturali (titoli)
Filosofia (1 titolo)
Logica (2 titoli)
Teologia ( 2 titoli)
Altre opere religiose (2 titoli)
Medicina (6 titoli)
Astronomia e Astrologia (5 titoli)
Materie non identificate (3 titoli)
Alchimia  (ben 10 titoli dati da numerosi trattati)

   Al diritto cannonico appartiene «un libro scritto su pergamena, chiamato Casus super decreto». Per Ponsich si tratta senza dubbio di un lavoro di giurisprudenza, realizzato sulla base del Decretum del camaldolese Graziano di Chiusi (1080-1150), prima raccolta metodica dei decretali dei papi, in seguito oggetto di un opera importante di Gui de Terrena, priore dei Grandi Carmelitani di Perpignam e che morì vescovo di questa città dal 1333° al 1342.
   Passiamo avanti. «un libro scritto su pergamena chiamato Summa magisteri Raymundi de Penafforti». Si tratta di un opera – somma di casi di coscienza – del catalano Ramon de Penyfort, nato nel 1175, domenicano al convento di Barcellona nel 1222 e Generale del suo ordine nel 1238. Fu il compilatore dei Decretali di Gregorio IX e morì nel 1275.


Immagine di Raimondo di Peñafort in una pala d'altare gotica.
   Di seguito  «un libro scritto su pergamena, contenente questioni teologiche, che inizia con Ordo est in caritate» e «un libro scritto su pergamena intitolato Compedium Theologie che inizia con Veritate theologice»
    Su filosofia e letteratura, Ponsich raggruppa «dei fascicoli antichi, di filosofia, scritti su carta», «un libro scritto su carta, intitolato Questiones logicales, del frate Antonius Andree», e ancora «un libro scritto su carta, contenente le Synonimos Abreviatos, di Simon Januensis», e «un libro scritto su pergamena, intitolato Logice veteris». Il soggetto di questo ultimo libro si avvicina alla Logica nova, composta a Genova nel maggio del 1303 da Ramon Lull[10].


Statua di Lullo, nella chiesa di San Michele a Palma di Maiorca.
   Alla geografia appartiene «un mappamondo, dipinto su pergamena» e Ponsich si domanda se non sia quello posseduto dai giudei di Maiorca Abraham e Jafudà Cresques[11], composto nel 1375.


Frammento dell'Atlante Catalano realizzato dalla bottega dei Cresques
   Le scienze naturali chiamato Evax[12], che inizia così «In nomine domini». Si tratta dell’opera dell’omonimo naturalista latino, intitolato De nomibus et virtutions lapidum qui in artem medicinae recipiuntur, e ancora «un libro chiamato De proprietatibus, scritto su pergamena che inizia al XXXVIII foglio: Unus diei terminum
   Sulla cucina «un libro scritto su carta, nel quale vi sono numerosi trattati, di cui il primo è: De preparazione victualicum, con coperture in legno». Ponsich presume che questi trattati siano scritti in uno spirito che oggi diremo “dietetico”.


   La medicina è rappresentata da cinque opere: «un libro scritto su carta, chiamato Avicenam, che inizia così: «Creator ominium rerum» senza dubbio il famoso Canone dell’omonimo autore[13] che il catalano Arnau de Villanova (Arnaldo da Villanova 1240 - 1313) – Maestro dell’università di Montpellier (†1313) – aveva tradotto dall’arabo.


Ancora «un libro scritto su pergamena, chiamato Dioscorides» probabilmente sulla materia medica del famoso medico greco, più volte tradotto dal greco all’arabo e dall’arabo in latino, prima di essere stampato per la prima volta da Alde Manuce nel 1499. Di seguito «un libro di medicina scritto su pergamena, del Maestro Petrus Yspanus, con le questiones magistri Petry Juliani». E poi «un libro scritto su carta, chiamato (De) medicina sive comento» e «un libro di medicina scritto su pergamena, ove sono diversi trattati, e il primo inizia con le parole: Capite cute».
    Si notano poi cinque opere d’astronomia-astrologia: «un libro scritto su carta, chiamato De stellis fixis», che parrebbe essere il calendario astrale di Tolomeo, intitolato «apparizione degli astri fissi». Ancora «un libro scritto su carta, chiamato Electiones Astrologiae che inizia con Prosecutus tribus partibus», poi un «libro scritto su carta, intitolato Liber Althategni, che inizia con: Inter universa» secondo Ponsich dovuto evidentemente ad Albategnus (Al-Battânî) celebre astronomo arabo del IX – X secolo, considerato da Lalande un grande classico dell’astronomia. Di seguito «un libro scritto su pergamena chiamato Johannes de Sancto Paulo, alias de Sancto Boscho» altrimenti detto Jean de Holywood, monaco inglese (1190 – 1250), allievo di Oxford e contemporaneo di Rogen Bacon. Il trattato di Holywood De sphera, che fu una delle cause della morte sul rogo a Firenze di Cecco d’Ascoli (†1327), restò classico per tutto il periodo medievale e costituisce una sintesi delle conoscenze astronomiche arabe, ispirate da Al-Fargânî e da Al-Battânî.


Di seguito «un libro scritto su pergamena chiamato Quadripartitum Tholomei; con altri trattati» ovvero la versione latina del trattato di astrologia Tetrabiblon di Ptolémée. Per Ponsich probabilmente è la versione realizzata dall’italiano Platóne Tiburtino di Tivoli, che viveva in Spagna nel XII secolo, l’Opus Quadripartitum.
   Ed infine ecco l’alchimia, Ars magna che è riportata con un minimo di nove o dieci volumi, di cui gli ultimi quattro è scritto contenere ciascuno «numerosi trattati».
   Nota Ponsich che solo il primo sembra – di tutto il lotto – esser scritto in catalano: è un «un libro di arte alchemica, scritto su carta, il quale inizia con En nom de Dieu». Ed inizia così (In nomine Domini Amen) anche un trattato di alchimia, intitolato Potestas Divitiarum attribuito a Ramon Lull (Raimondo Lulli) e presume che sia la stessa versione (ormai perduta) dell’opera in catalano.
   Poi «un libro scritto su carta, dell’arte dell’alchimia, chiamato Rogerius Bacho, che inizia con Recipe Pondus». È un opera del famoso francescano inglese Roger Bacon (Ruggero Bacone 1214 - 1294), o lo Speculum alchimie oppure l’Opus majus, oppure tutte e due, senza contare – sottolinea Ponsich – che nessuno sa se esista un Opus minus e una Opus Tertius.


   Ancora un altro “libro” è descritto come «un libro su carta, della medesima scienza che inizia con Trinia» seguono di nuovo «un libro scritto su carta, della medesima scienza» e «un libro chiamato Geber» il quale contiene evidentemente dei trattati del più celebre degli alchimisti arabi, Abu Djafar al-Sufi, oppure Gabir Ben Hayyân, detto Geber, che Avicenna (Ibn-Sina) e Roger Bacon consideravano loro maestro e che quest’ultimo chiamava «il Maestro dei Maestri» e che, i cui discepoli all’apice del decimo secolo, diffusero la voce di un avvenuta reincarnazione in un’altra persona ma dal nome simile: Gerberto, il papa dell’anno Mille Silvestro II[14]. A Geber è attribuito l’aforisma In Sole et Sale naturæ sunt omnia.


Ritratto di Geber del XV secolo, Codici Ashburnhamiani 1166, Bibliothèque Laurentienne.
    Di seguito «un libro chiamato Magister Jacobus d[ella medesima scienza] con molti trattati», ed «un libro di medio formato, scritto su pergamena, della medesima scienza, nel quale è il Liber arcelli, con numerosi altri trattati», ancora «un libro scritto su pergamena della medesima scienza, nel quale è il libro chiamato Rosarius (o sono contenuti) degli altri trattati e che inizia con Desiderabile desiderium». Ponsich suppone che non si tratti d’altro che del celebre Rosarius Philosophorum di Arnau de Villanova, in cui questo maestro propugna la realtà dell’alchimia.
   Quando all’ultimo esposto di questi scritti alchemici è «un libro scritto su pergamena, con delle copertine di vitello peloso, dove sono diversi trattati, tanto d’alchimia che di altre scienze e che inizia con In nomine sanctæ et individuæ Trinitatis» il che suggerì a Ponsach che poteva essere il Liber juratus, composto dal filosofo Honorius e che inserito in un oscuro processo di maleficio del 1347 e di cui, forse, parlerò in un altro articolo. Ponsach nota che il libro suddetto inizia proprio con «per un invocazione alla santa Trinità».
    Ponsach non poté comunque identificare altre opere, come il «libro chiamato Sacramentale de Guillem de monte Leudemo, scritto su pergamena, contenente tre fascicoli, senza copertina», neppure «un libro scritto su carta, con delle copertine di colore verde che inizia al folio 63 con la parola Inutilis»
   Quanto ad un altro  «libro su pergamena, chiamato Lucidarius, che inizia con volumus frates», il titolo, come del resto l’incipit permette – dice Ponsach – di dire che non si tratta dell’Elucidarium (o Elucidarius), manuale di teologia di Honorius d’Autun. Dopo delle verifiche Ponsach desume che non sia altro che di uno dei tre trattati (di alchimia) così intitolati e attribuiti a Ramon Lull.
    L’autore conclude che detta biblioteca si segnala per la predominanza dei trattati scientifici e – se anche la prova non è proprio che la si tocchi – alle scienze occulte, o comunque tendente alle scienze ermetiche, in particolare l’alchimia.
  

Fonti :
- Ponsich, La bibliothèque de Ramon de Perellós, vicomte de Roda et de Perellós  (v. 1350- apr. 1408), auteur du "Viatge al Purgatori" (1398), a "106e Congrés National des societés savantes", Perpinyà, 1981. Philologie et Histoire, pp. 213-223, i Catalunya Romànica, vol. XIV. Rosselló, Barcelona, 1993, pp. 270-271.




[6] Processo aperto il 2 giugno 1396 dalla regina Maria I di Sicilia [Maria Lopes de Luna] (1363 - 1401), moglie di Martino I di Aragona detto el Humano [l’Umano] (Gerona, 1356 – Barcellona, 1410) nipote di Giovanni I, su iniziativa delle città reali, in particolare Barcellona, con i principali dirigenti e funzionari della corte del re Giovanni morto poco prima. I ben trentotto imputati, tra i quali vi erano amministratori, avvocati e altri alti funzionari della corte, furono accusati di aver formato una lega per governare secondo la loro convenienza, d’aver malconsigliato il re, di aver chiamato truppe di invasione straniere, di corruzione, di arricchimento a spese del patrimonio reale, e di immoralità nella loro vita privata. La maggior parte degli imputati furono assolti da re Martino tra il 1397 e il 1398. Gli altri accusati dovettero accettare una riduzione del loro servizio di cortigiani.
[7] il cosiddetto pozzo di san Patrizio era una caverna molto profonda che si trovava su un isolotto del Lough Derg, dove San Patrizio si ritirava in preghiera. Come narra anche Ramon de Perellos nella sua opera, Cristo aveva indicato al santo la caverna per vincere l’incredulità degli Irlandesi poco convinti sulle sofferenze nell’aldilà: chi fosse riuscito a raggiungerne il fondo, superando una serie infinita di prove, avrebbe ottenuto la remissione dei peccati.
La grotta fu chiusa nel 1457 per ordine di Papa Alessandro VI.


[8] Ecco la trama dell’opera di Enrico de Saltrey, che narra della visita al Purgatorio che «fece il cavaliere Owain, come egli entrasse, dopo riti preliminari e penitenze, nella caverna, come fosse stato avvisato da uomini vestiti di bianco circa i tormenti che avrebbe incontrato, quali pene egli avrebbe sofferto prima di giungere al Paradiso terrestre dal quale sarebbe rimasto fuori.» secondo uno scritto del Liceo Mascheroni di Bergamo. Vedi: http://www.enciclopedia.cat/EC-GEC-0053405.xml


Il cavaliere Owen (a sinistra) ascolta gli elenchi dei tormenti del purgatorio dal priore (al centro). Da Le voyage du puys sainct Patrix auquel lieu on voit les peines de Purgatoire et aussi les joyes de Paradis by Claude Noury, Lyon 1506.
[9] Studioso e ricercatore del Rossiglione (Perpignano 14 Febbraio 1912 - 23 dicembre 1999). Vedi:  http://www.mediterranees.net/biographies/ponsich.html


Statua di Jafudà Cresques, Il 2 di settembre del 2007, in coincidenza della VIII Giornata Europea della Cultura Giudea, si ebbe l’inaugurazione della statua in ricordo del cartografo Jafudà Cresques, opera della scultrice Maria Isabel Ballester, ubicata nella piazza del Tempio, molto vicino del Tempio e della Sapienza, dove era  la casa della famiglia Cresques.
[12] Evax è il nome di un medico arabo del tempo di Nerone, secondo Coste, di un medico naturalista contemporaneo di Tiberio secondo Fournier… Un particolare genere di piante porta il suo nome. vedi :
Su di lui è stato scritto un libro da Pazzini, Adalberto intitolata Evax, re degli Arabi e naturalista e la sua opera De virtutibus gemmarum.
[14] Vedi: Carlo Rendina, Papè Satàn, pag. 7, Rendina Editori, Roma 1999.

Marco Pugacioff


va agli

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