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mercoledì 9 gennaio 2019

RISCALDAMENTO GLOBALE O BUFALA MONDIALE? di Galileo Ferraresi



RISCALDAMENTO GLOBALE O BUFALA MONDIALE?

Quando ero un bimbo abitavo nella pianura padana, a 45 metri sul livello del mare, non in montagna, ma ricordo che gli inverni erano lunghi e freddi: la neve durava a terra per settimane, mesi. Un inverno avevo costruito una slitta e portavo in giro mia sorella per le strade della cittadina bianche e gelate dove non si muovevano auto per il gelo. Ora gli inverni sono decisamente più caldi e le strade restano imbiancate per periodi brevissimi, alcuni anni non si imbiancano neppure. Come mai non c’è più la neve di un tempo? Questa domanda non me la sono posta solo io, sono in buona e nutrita compagnia.
All’inizio del 2011 la Pontificia Accademia delle Scienze ha incaricato alcuni scienziati di fama mondiale, tra i quali il premio Nobel C. Rubbia e S. Fuzzi del Cnr, di esaminare la causa del riscaldamento globale. Il gruppo di scienziati ha elaborato un documento pubblicato nel aprile 2011 dal titolo “Fate of mountain glaciers in the Antropocene” nel quale si denuncia come i ghiacciai abbiano perduto la metà della loro estensione negli ultimi trenta anni e rivolge un appello a tutta l’umanità perchè venga rispettato il creato che Dio ci ha dato riducendo le emissioni di CO2.
Premesso che a me, come a parecchie persone, non piace respirare i gas di scarico delle auto e sarei ben felice di vivere in un mondo con energie e trasporti non inquinanti, mi resta comunque un dubbio: siamo proprio sicuri che sia l’uomo la causa del riscaldamento globale? E soprattutto: siamo sicuri questo fenomeno sia in atto in tutto il mondo?

Per sommi capi la teoria del riscaldamento globale si basa su un’idea semplice e comprensibile a tutti: l’attività umana, soprattutto quella industriale per produrre energia elettrica con idrocarburi e carbone, produce anidride carbonica (CO2) che non essendo trasformata in ossigeno per penuria d’alberi, si trasferisce nell’atmosfera e provoca una specie di coperta trasparente che permette alle radiazioni caloriche del sole di entrare e raggiungere il suolo terrestre ma non permette poi la loro uscita: in facilese é come quando si lascia un’automobile al sole, il calore entra dai vetri ma non può più uscire e l’abitacolo si riscalda. Questa teoria è stata approvata e sottoscritta da un centinaio scienziati riuniti nel potentissimo IPCC (Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), istituzione intergovernativa sotto l’egida dell’ONU che nel 2007 ha vinto anche un Premio Nobel. Gli effetti catastrofici del riscaldamento globale ci sono stati profetizzati da oltre un decennio: scioglimento dei ghiaccia montani, scioglimento dei ghiacciai polari, aumento di vari metri del livello delle acque della terra con distruzione delle città costiere, morte degli orsi polari … Fin qui è storia quotidiana raccontata dalle TV e dai giornali, dove ad una voce narrante situazioni catastrofiche si associano immagini di orsi polari senza ghiacci ed emissioni di fumi dalle ciminiere industriali. Il messaggio che passa é “la terra si sta riscaldando e l’uomo ne é la causa”. Quello che pochi sanno é che non tutti gli scienziati concordano con questa tesi, anzi, parecchi sono decisamente contrari a questa teoria, ma perché?

Nonostante i protocolli di Kyoto, gli incontri di Rio e il supervertice di Copenhagen, quella del Riscaldamento Globale non é una verità ma solo una “teoria”, ovvero é solamente un’idea, e come tale é tutta da dimostrare. Sul fronte opposto del IPCC ci sono oltre 31.000 scienziati, tra i quali 3.800 geologi e scienziati dell’atmosfera, che hanno firmato un documento di 700 pagine pubblicato nel 2009 (“Climate Change Reconsidered”, Il cambiamento climatico riconsiderato)  nel quale confutano le analisi dell’Onu e del IPCC.

Per cercare di chiarire qualcosa in questa confusione, dove spesso l’ideologia e grossi poteri economici e militari la fanno da padroni, ecco alcuni semplici dati.
A quanto pare nell’Eocene, ovvero 20 milioni di anni fa, quando l’uomo non esisteva ancora, i livelli di CO2 erano identici a quelli odierni. Come mai la terra non si è riscaldata di più? Come ha fatto a svilupparsi il mondo come lo conosciamo oggi? Come hanno fatto a svilupparsi gli orsi polari e l’uomo?         
In pieno medioevo, nei secoli che vanno dal novecento al millequattrocentocinquanta circa la temperatura era più calda di oggi, e all’epoca non esistevano certo automobili o industrie.
E i ghiacci alpini che si sciolgono? Nel marzo 2011 l’Istituto Svizzero per la Tecnologia di Zurigo ha confermato che la riduzione dei ghiacci alpini non é un fenomeno nuovo, nel 1940 i ghiacciai svizzeri si erano ridotti più di oggi e ad una velocità superiore a quella odierna, colpa della maggiore quantità di radiazioni solari che all’epoca era 8% superiore ad oggi. Per l’esattezza l’Istituto Svizzero ci informa che, rispetto al 1940, i ghiacciai alpini oggi sono più estesi del 4%.
E l’Antartide? Nel 1893-94 un baleniere norvegese, Carl Anton Larsen, raggiunse con le sue navi a vela la costa dell’Antartide che ancor oggi porta il suo nome in fondo al Mare di Weddel a 68° 10’ Sud. Alcuni anni dopo, nel 1901-04 tornò in quelle lande  e il ghiaccio lo fermò a centinaia di miglia della “sua” costa. Cercò di raggiungere l’isola di Seymour, molto più a nord, ma la nave fu stritolata dai ghiacci e l’equipaggio si salvò sull’isola Paulette. Nel 2000 cercammo di raggiungere anche noi con la nostra barca a vela, Fragola, l’isola di Seymur, ma il ghiaccio si estendeva quasi cento miglia ancora più a nord di Seymour. Se nel giro di centodieci anni l’estensione del ghiaccio nel Mare di Weddell è aumentato di centinaia di miglia, e l’ho verificato personalmente, faccio fatica a credere che si stia sciogliendo e che “tutta” la terra si stia riscaldando.

Per quanto riguarda i ghiacci del polo nord e la catastrofe che deriverebbe dal loro scioglimento tengo a ricordare una legge fisica, detta principio di Archimede grazie alla quale galleggiano le barche: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume del liquido spostato. Considerato che la calotta del polo nord é formata quasi totalmente di ghiaccio che galleggia sul mare si deduce che se anche si sciogliesse tutta la banchisa polare il livello dei mari non cambierebbe di un millimetro. Per provare questa teoria si possono mettere alcuni cubetti di ghiaccio in un bicchiere e poi riempire il bicchiere d’acqua fino all’orlo. Il ghiaccio dopo un poco di tempo si scioglierà ma, siccome lui conosce la legge di Archimede, non farà uscire neppure una goccia d’acqua dal bicchiere. L’esperimento si può fare con maggior soddisfazione se, al posto dell’acqua, si mettono gin e acqua tonica.
Tranquillizzati sul pericolo di finire con le città costiere sott’acqua, resta comunque l’evidenza che i ghiacci della banchisa polare (dove ci sono gli orsi che invece non esistono in Antartide) si stanno sciogliendo, ma perché?
In più congressi e documenti si é posto l’accento sul fatto che, a causa dell’attività umana, la temperatura media dell’aria al polo nord si é alzata di alcuni decimi di grado, forse anche di un grado, e questo avrebbe provocato l’aumento della temperatura dell’acqua ai poli di vari gradi e lo scioglimento dei ghiacci. Che l’uomo provochi il riscaldamento di un grado dell’atmosfera polare é un dato tutto da dimostrare. Che l’aria più calda di un grado riscaldi l’acqua sottostante di vari gradi é una teoria che non sta in piedi: sarebbe come dire che é l’aria calda sopra all’acqua della pasta che fa bollire l’acqua. Il mistero é stato risolto studiando il NAO, ovvero l’Oscillazione del Nord Atlantico. Con questo nome si indica la variazione di pressione atmosferica tra le Azzorre e l’Islanda alla quale si possono imputare, e anche prevedere con mesi di anticipo, inverni in Europa freddi e secchi o caldi e umidi.
La NAO è ovviamente influenzata dalla corrente calda del Golfo e dalla corrente fredda del Labrador e qui, nella zona nord occidentale dell’Atlantico, le analisi hanno evidenziato un aumento della temperatura dell’acqua a partire dal 1970. I sostenitori del Global Warming hanno incolpato di ciò l’uomo, attribuendogli la possibilità di mutare non solo l’ambiente e l’atmosfera ma anche le correnti oceaniche (?!).
Dopo alcune spedizioni ai primi anni duemila alcuni enti, tra i quali la Nasa, hanno inviato nel 2009 un sottomarino a raccogliere dati sotto alla calotta polare e così sono state trovate, ad oltre 4.000 metri di profondità, decine di vulcani che sparano materiali caldissimi a oltre 500 metri al secondo. Ecco il motivo dello scioglimento della calotta polare: l’acqua si scalda e il ghiaccio si scioglie perché hanno acceso la fiamma sotto, l’acqua calda riscalda le correnti oceaniche che scaldano l’aria soprastante e così cambiano anche le temperature e le differenze di pressione in Islanda e alle Azzorre. Dunque lo scioglimento dei ghiacci della banchisa artica non é da attribuire all’attività umana ma ad una serie di vulcani che sono entrati in attività negli ultimi anni!

Povero Al Gore, l’ex vicepresidente di Clinton vinse un Oscar come autore del documentario ecologista Un Inconvenient Truth sul riscaldamento globale, film basato sulle tesi del Panel delle Nazioni Unite; ora che le tesi del film sono state scoperte come false Hollywood sta pensando di togliergli l’Oscar.

Che errare sia umano non ci sono dubbi, che le tesi vadano dimostrate, pure; che durante la raccolta dei dati si arrivi a confutare le tesi per le quali si raccoglievano i dati fa parte della storia della ricerca e delle scienze, ma in questa del Riscaldamento Globale appaiono anche aspetti decisamente non scientifici. A metà novembre 2010 un Hacker ha rubato dal sito della East Anglia University un migliaio di e-mail scritte tra il 1996 e il 2009 nelle quali vari esponenti di picco del Panel per il Global Warming e della rivista Nature esprimono tra di loro dubbi sulla teoria del Riscaldamento Globale, che loro stessi stanno portando avanti, e si raccontano i vari trucchi utilizzati per falsificare i dati per arrivare a dimostrare il pericolo del Riscaldamento Globale.

A questo punto qualcuno si potrebbe porre la domanda: perché tutto questo? Perché un centinaio di scienziati si é esposto, ha mentito, ha falsificato dati, raccontato balle per sostenere una teoria insostenibile? Chi li ha spinti a fare ciò? Che interessi aveva? E le Nazioni Unite per chi giocano? Per l’umanità o per alcuni potenti? A queste e ad altre domande conseguenti ognuno darà la propria risposta. Per aiutare l’analisi inserisco un dato: a Copenhaghen si é deciso che i governi di tutto il mondo dovranno spendere ogni anno l’un per cento del PIL per interventi contro il riscaldamento globale, che come abbiamo visto non esiste o comunque non dipende dall’attività umana. Una bella montagna di soldi, di nostri soldi.

Contemporaneamente alla teoria del riscaldamento globale sta avanzando sempre più la pubblicità di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica; già perché le centrali nucleari non emettono la pericolosissima anidride carbonica!! Già, peccato che anche se non succede sempre come a Cernobil, le centrali rilascino scorie radioattive capaci di mutare il DNA di generazioni per centinaia di migliaia di anni. Ma il mondo nucleare ha un gran pregio per i militari: produce il prezioso plutonio, altro articolo che non serve per stare meglio ma per ammazzare.

Come diceva Renzo Arbore: “meditate gente, meditate”.

© febbraio 2017, Galileo Ferraresi



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Blek è tornato in edicola



Blek è tornato in edicola

   Blek Macigno, al secolo Yannick Le Roc, è tornato davvero in edicola? No, non parlo della pessima edizione della Gazzetta che sta ristampando l’edizione a colori già fatta dalla Dardo alla fine degli anni ’90, no.
    La mia è una amara constatazione, visto che per anni è stato ristampato sull’ultima edizione della If (dove comparvero per un po’ di numeri le mie traduzini dal serbo delle storie di Novi Sad), in una edizione davvero travagliata e mal gestita dove Cedroni veniva ristampato in maniera ripugnante. Sapete, se altro non c’era, si pubblicava quello che c’era; così mi disse il curatore della collana, e io mi incavolavo perché cercavano l’edizione italiana degli episodi, senza cercare l’edizione originale della Lug e ritradurla. Ma lasciamo andare questi pensieri.
    Sì Blek è tornato in edicola, ma in maniera furtiva grazie al “suo” disegnatore serbo Branislav Kerac.


    Lo ha citato in una vignetta e quando mi son accorto è stato davvero un gran bel regalo; Kerac non è nuovo a simili citazioni in Tarzan si era letteralmente scatenato, e qui non ha resistito a inserirlo e pensate un po’ ci ha pure inserito due tavole dopo pure un buon cugino di Cico, il sergente Garcia.
    Sono stato davvero contento.
    Grazie Branislav   
Marco Pugacioff

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Uno strano barometro di Galileo ferraresi


Uno strano barometro

Era la fine d’ottobre del 1836 e il trentunenne Robert FitzRoy, quarto erede al trono d’Inghilterra e comandante del brigantino di Sua Maestà Britanica Beagle, teneva la sua relazione all’Ammiragliato Britannico sul giro del mondo appena terminato.
Fervente anglicano e accanito sostenitore dei dettami biblici FitzRoy durante il viaggio si era più volte scontrato con uno dei giovani naturalisti imbarcati, un certo Charles Darwin, che si chiedeva come mai esistessero specie così differenti e se queste specie animali fossero sempre state così o fossero il frutto di una mutazione dovuta a differenti situazioni ambientali. Le discussioni solitamente terminavano con un urlo del comandante che brandendo la Bibbia sopra alla testa di Darwin come fosse stata una spada pronta a tagliargli la testa, urlava che ogni cosa era già scritta in quel libro e ogni ricerca che andasse contro la sacra scrittura era sacrilega e inutile. Erano scontri di bordo, parole che si dicevano in alto mare e che ora non era il caso di ricordare all’Ammiragliato. Ora per FitzRoy era il momento della gloria. Come James Cook con i suoi viaggi aveva dimostrato l’importanza e l’affidabilità del cronometro meccanico per la navigazione astronomica ora FitzRoy stava dimostrando l’importanza e l’affidabilità dello Storm Glass per le previsioni meteorologiche in mare e concludeva la sua relazione con le parole .. finché avremo a bordo uno Storm Glass sapremo in ogni momento se il tempo si manterrà stabilmente bello, piovoso o burrascoso, se il vento aumenterà o se nevicherà. Ma cos’era lo Storm Glass?
Una delle descrizioni più vicine a noi ci viene da uno dei primi numeri della rivista italiana Sistema Pratico[1] dove, tra insegnamenti su come costruire un’asse per stirare o una radio a galena, troviamo che per costruirsi uno Storm Glass si devono prendere tre piccoli recipienti, nel primo si sciolgono due grammi di salnitro in tre cucchiaini di acquavite, nel secondo due grammi di canfora in tre cucchiaini di acquavite e nell’ultimo due grammi di sale ammoniaco sempre in tre cucchiaini d’acquavite. Quando le tre soluzioni sono completamente sciolte si mescolano tra di loro e si mettono in una provetta. Si agita il tutto fino ad ottenere un liquido omogeneo e poi si tappa la provetta con un sughero e si sigilla il tutto con la ceralacca. A questo punto si espone la provetta verso nord e quando si vuole una previsione meteo si osserva il contenuto della provetta.
Come si legge lo Storm Glass:
·       se il liquido è limpido il tempo permane bello
·       se il liquido è torbido si prevede nuvolo e forse pioggia
·       Piccoli puntini nel liquido sono segno di umidità o nebbia
·       Piccoli cristalli in estate preludono a temporali
·       Cristalli sul fondo indicano gelo
·       In zone temperate la presenza di grandi cristalli indica nuvolosità in arrivo
·       In inverno a latitudini medie dei punti bianchi indicano freddo e neve
·       Parti filamentose bianche in alto indicano vento forte in arrivo.
FitzRoy è considerato il fondatore della meteorologia sinottica. A lui si deve la nascita dell’Ufficio Meteorologico inglese di cui fu nel 1854 il primo direttore. A lui dobbiamo l’emissione dei bollettini meteo realizzati utilizzando lo Storm Glass, la pubblicazione delle previsioni meteo sui quotidiani e l’invio di decine di Storm Glass ai villaggi costieri delle isole britanniche in modo che i pescatori potessero consultare lo strumento prima di lasciare il porto.

Come funziona lo Storm Glass
Chiamato impropriamente anche Barometro di FitzRoy lo Storm Glass non è un vero barometro perché essendo tappato ermeticamente il contenuto della provetta non può risentire delle variazioni di pressione, e quindi le sue variazioni sono dovute ad altri fattori, e qui inizia il problema. Le variazioni di temperatura possono provocare variazioni nella cristallizzazione del contenuto ma non sono sufficienti a spiegare la formazione di cristalli differenti filamenti o punti in zone diverse della provetta. Alcuni ipotizzano che il liquido risenta di variazioni magnetiche e, o,  elettromagnetiche, che risenta di variazioni del campo terrestre, che le variazioni siano dovute all’effetto Tunnel della meccanica quantistica e c’è chi si appella al Principio d’indeterminazione di Heisenberg. In pratica al momento non si sa quale sia il suo principio di funzionamento, l’unico dato certo è che non tutti gli Storm Glass hanno la stessa composizione e che alcuni, costruiti oltre un secolo fa, erano in grado di prevedere anche i terremoti[2].

© Galileo Ferraresi, Maggio 2018




Bibliografia sullo Storm Glass:

Charles Darwin
Journal and Remarks
1839
È il diario di Darwin durante la navigazione sul Beagle. Esistono anche traduzioni italiane con vari titoli

Tanaka, Yasuko et al.
Pattern formation of crystals in storm glass
Journal of Crystal Growth 310 (2008): 2668–2672




[1]  Sistema Pratico, Anno 1, n°2, Ottobre 1953, pag 3
[2] In proposito si veda: Galileo Ferraresi, Considerazioni sui terremoti, in Nexus New Times, Nr. 125, Vol.6, dicembre 2016-gennaio 2017, edizione italiana pag 76-80. 

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Articoli

mercoledì 19 dicembre 2018

Thierry la Fronde

Thierry la Fronde

  Thierry la Fronde è una serie televisiva d'avventure francese in 52 episodi di 25 minuti, diffusa dal 3 novembre 1963 al 27 marzo 1966 sul canale RTF Télévision, poi sul primo canale dell'ORTF, ogni venerdì alle sette di sera.


Céline Léger e Jean-Claude Deret nel terzo episodio


la loro figlia Zabou Breitman a 4 anni nel secondo episodio della terza serie

   Fu creata da Jean-Claude Deret, uno scrittore, drammaturgo, attore e scrittore francese scomparso nel 2016 a 95 anni. Nel 1944, Jean-Claude Deret si arruolò volontario per la 2ª Divisione corazzata e prese parte alla campagna in Alsazia come infermiera di ambulanza. Dagli anni '50, Jean-Claude Deret emigrò in Canada e trascorse nove anni a Montreal, condividendo le sue attività tra televisione, teatro e cabaret.
Tornato in Francia nel 1960, Deret concepì e scrisse i 52 episodi di Thierry la Fronde. Il feuilleton, dove  interpreta il ruolo di Messer Florent, verrà diffuso in più di trenta paesi.
   Jean-Claude Deret era il marito dell’attrice Céline Léger (nata a Montreal,  ed interprete di Isabelle in Thierry la Fronde); scomparsa nel 2017 a 79 anni dopo poco più di cinque settimane dall’ex marito[1].
  Jean-Claude Drouot[2] nasce il 17 dicembre 1938 è un attore belga la cui carriera dura da oltre mezzo secolo. All'età di venticinque anni, ha acquisito una vasta fama nel mondo francofono come risultato proprio del ruolo di Thierry la Fronde.

L’arrivo in Italia

La bella Tv di quegli anni

  Tra un Ellis Duckworth (interpretato da Glauco Onorato[3]) ne la Freccia Nera, un Signor Fernandel con Fernando Fernadel, un bravo Maresciallo dei carabinieri con Turi Ferro, un Cavalier Tempesta con Robert Etcheverry, e un commissario Maigret con Gino Cervi tutti in seconda serata sia sul primo canale (il nazionale) che sul secondo, debutta nella Tv dei ragazzi alle 17,45 del pomeriggio del 1 gennaio del 1968 il telefilm francese Thierry la Fronde.
Si tratta della seconda puntata, la prima puntata “fuorilegge” (Hors-la-loi) deve essere stata trasmessa qualche giorno prima del 1967, oppure per il titolo parecchio pesante per una tv nazionale estremamente cattolica è stata “ignorata”, del resto i solerti dirigenti della rai – gli stessi che indubbiamente fecero sparire lo sceneggiato “I Giacobini”[4] perché piaceva  a Togliatti – preferivano puntare sicuramente più sul mediocre “Ragazzi di Padre Tobia”, serie creata dagli stessi autori del Tenente Ezechiele Sheridan.


    Per me non importa! Quando fu trasmessa avevo appena un mese e ha vederla è stato mio fratello che era di otto anni più grande di me, del resto Thierry non dovrebbe essere stato mai più replicato, come del resto lo splendido Vidocq che era stato appena trasmesso in Francia e sarebbe stato doppiato più avanti. 
  Passando un pò di tempo, mi sono ritornate in mente immagini che, da bambino, mi avevano colpito. Sì, vidi la serie di Tierry ha 5 o 6 anni di età. Perciò ebbe una replica e credo che in questa replica furrono trasmesse tutte le puntate.
  Scrivevano nella rubrica “Per voi ragazzi” di RadiocorriereTv «Per la serie Thierry La Fronde, verrà trasmesso il telefilm dal titolo I compagni della foresta. La storia del cavaliere Thierry de Janville, suddito fedele di Re Giovanni I di Francia, il quale è stato fatto prigioniero da Edoardo III d’Inghilterra, detto il Principe Nero, si svolge al tempo della guerra dei Cent’anni (1439-1559). Thierry si batte strenuamente per portare aiuto al suo sovrano e, con la collaborazione di un gruppo di prodi compagni, si dà alla macchia iniziando una guerriglia accompagnata da azioni di disturbo contro gli invasori inglesi. La sua audacia è tale che Thierry arriva al punto d’aggirarsi tra i banchi di una fiera sotto gli occhi degli armigeri nemici che gli stanno dando la caccia e non lo conoscono. Thierry si ferma ad ascoltare un banditore che annuncia la confisca delle terre e dei beni del ”traditore” Thierry de Janville sul cui capo è stata messa una grossa taglia. Chiunque sia in grado di indicare il luogo dove si nasconde il ribaldo signore di Janville è tenuto a darne immediata comunicazione a sir Laurent, inviato del Principe di Galles a Nantes, che lo ricompenserà lautamente. Chiunque osi dare asilo al traditore verrà immediatamente imprigionato. Ma Thierry ha già costituito il gruppo dei “compagni della foresta” ed è ormai per tutti “Thierry La Fronde”, il vendicatore.» 


Thierry imprigionato ha di fronte Florent. Dal primo episodio
   L’anno è il 1359.  Thierry ha un uomo che crede fedele, messer Florent, che gli ha suggerito un piano per combattere gli Inglesi, ma è solo un abile mezzo per rubargli il castello e sbatterlo là, dove Florent era stato rinchiuso dal padre di Thierry, ovvero in galera.
Ma un buon angelo viene in aiuto di Thierry, Jehan, detto Le Larron[Il ladro], il miglior escamoteur[un prestigiatore] di Parigi. Con una fuga rocambolesca, si ritrovano in paese e mentre degli armigeri inglesi stanno per impiccare il buon Bertrand, una sorta di Little-John fedele a Thierry, lo liberano e tutti e tre fuggono nella foresta.
  Nel secondo episodio, i tre, vestiti con delle tonache, girano per il mercato del paese, sotto gli occhi appunto degli armigeri inglesi e fanno la conoscenza di un uomo senza memoria, abilissimo nel lanciare coltelli, che aveva percorso a lungo le contrade in cerca della sua identità. Sarà Martin, lo zio di Isabelle, a dargli per nome quello di Boucicault, un cugino della bella e manesca moglie. Trovano altresì Pierre de Villehervier, un giovane poeta che declama poesie ad Apollo (per fortuna che non è Apollo–Granno perché invece della Sologne sarebbe stato il Piceno) e contro gli usurpatori per cui dovrà essere impiccato e infine un commediante chiamato Giuda, perché con quella faccia (come dice Bertrand), ha il fisico del ruolo.
   Tutti questi tre ulteriori personaggi vengono liberati dalla prigione grazie all’aiuto del priore del paese, una sorta di frate Tuck, un frate che riconobbe subito Thierry sotto il saio. Con questi nuovi compagni Thierry può agire contro gli armigeri. Ora sono nati i compagni della foresta.



Thierry e i sui sette compagni dal quinto episodio che mi ricordano…

Messer Filippone e i suoi compagni nemici di Re di Picche di Luciano Bottaro
Da Tiramolla n.16 del 1990

  I restanti titoli dovrebbero essere quelli dei primi episodi della prima serie. Iniziarono dopo ben 22 settimane dalla trasmissione del secondo episodio, la domenica 2 giugno, sempre alle cinque e mezza del pomeriggio, quando poi la sera trasmisero l’ultima puntata di Maigret e i diamanti, e da lì proseguì per le restanti domeniche fino al 28 luglio.

L’anello del delfino
Il regno dei fanciulli
Un carico d’oro
Sfida al Re di Navarra
Un messaggio indecifrabile
Una storia mai scritta
Il figlio di Re Edoardo
Il complotto
Giorno di pace

  Non tenterò nemmeno di capire a quali episodi si riferiscono questi titoli, anche se per esempio L’anello del delfino dovrebbe essere Le Sabot d’Isabelle e Un carico d’oro dovrebbe essere Le trésor du Prince
In realtà i titoli corrispondono ad altri episodi e chissà se nelle repliche (trasmesse anni dopo) che vidi sui 5 o 6 anni vi erano i titoli sul Radiocorriere Tv o nei quotidiani. Mà!



  
   E' interessante notare che quando Thierry fa l'ultimo scontro con Florent, dopo che il protagonista a disarmato l'avversario gli dona la sua spada e lo affronta con il suo pugnale. Florent - alla stregua di un Cavour o un Andreotti - più abituato ad creare trame che a duellare, muore cadendo dalla finestra; muore? Le erbe cattive non muoiono mai. Ci penserà Boucicault con un tiro preciso nel penultimo episodio a fargli lasciare questa valle di lacrime. 
     Secondo voi, per questa seconda, veloce fase del duello, da dove avrà preso spunto il bravo Jean-Claude Deret? Chissà forse aveva letto un fumetto d'origine italiana, ben famoso nel mondo francofono, uscito in Francia nel '55.


 Kiwi n. 1 - 1955



Aggiornamento dicembre 2019
   Se pensate  che il mio sospetto sia – diciamo così – ingiusto, allora vi parlo del settimo ed ultimo episodio della prima serie “Il tradimento di Giuda”.
In questo episodio un certo Rufin le Gallois – che calza un berretto di pelle simile a Robin Hood – un soldato di ventura [chevalier de fortune]  stava per essere appeso per il collo dal Principe Nero, ma a causa della sua straordinaria rassomiglianza con Thierry, lo aveva graziato ed ora Rufin si serve delle sue fattezze  per arricchirsi, depredando i villaggi della Sologne e gettando l’astio dei paesani contro Thierry e i suoi compagni.
Sarà Giuda che chiarirà la vicenda facendo scontrare Thierry con Rufin, davanti a Isabelle e a molti villeggianti.

 
   Vabbè, di storie di personaggi che devono lottare con il loro doppio, con i loro sosia nel mondo dell’avventura, televisiva o fumettistica, c’è ne sono tanti; personalmente ricordo Kit Teller, il piccolo ranger, che in una storia di Pezzin e Gamba deve affrontare il suo sosia le cui fattezze sono state alterate chirurgicamente.
Ma perché qui mi ha ricordato ancora Blek? Nel numero 8 dell’edizione Dardo degli anni ’90, Blek deve affrontare un suo sosia scozzese con una ferita alla fronte causata da suo figlio Roddy [Si è saputo solo recentemente che Roddy Lassiter è in realtà suo figlio: vedi le origini di Roddy di Jean-Yves Mitton]. E Thierry come lo affronta Rufin? Ma dopo una ferita alla fronte causata da Bertand!
Scusate se è poco, ma il sospetto resta.



 

   La rubrica Per Voi Ragazzi del RadioCorriere Tv n. 31 scriveva «Avrete certamente notato che tra i compagni della foresta appare, di tanto in tanto, una fanciulla bionda, graziosa, piena di coraggio. Ne ricordate il nome? Isabelle. Bene, poiché oggi va in onda l’ultimo episodio di Thierry La Fronde, possiamo anche dirvi che Isabelle lascerà la foresta di Sologne per divenire castellana di Janville e, naturalmente, sposa di Thierry. A questo punto vi chiederete: e le avventure del forte e audace giovanotto sono definitivamente concluse? Non temete. I personaggi come Thierry o Ivanhoe, D’Artagnan o Robin Hood durano quanto dura l’ammirazione e l’entusiasmo dei loro piccoli amici, cioè sempre. I nostri eroi si allontanano galoppando su una lunga strada, piena di sole; ma, una volta o l’altra, li vedremo tornare per compiere nuove imprese, nuovi atti di coraggio e di giustizia».




Jean-Claude Drouot nel 2015 tiene in mano la “sua” spada


I soldatini di Thierry della Mac Caiffa per il café Mokarex. Una cortesia di Bernard Pericon
  Un così bel personaggio non poteva non entrare nel mondo del fumetto popolare. Nel 1964 (e sicuramente anche prima) esce il n. 1 di Thierry la Fronde della O.D.E.G.E. presse di Parigi con splendidi disegni, sicuramente spagnoli. Le immagini le potete trovare in: http://cdbd-disparues.over-blog.com/article-thierry-la-fronde-n-1-mai-1964-1-2-59893867.html





Il frontespizio del n. 30
   Un sospetto mi viene in mente, proprio in quelli anni Zagor, creato nel ’61, cambiò pettinatura con una frangia in mezzo alla fronte e contemporaneamente sia da Franco Donatelli,  e sia che da Ferri. Da chi avranno preso spunto? Forse da Thierry?




Lo sguardo intenso dello Zagor di Franco Donatelli. Nemmeno il suo creatore
Ferri è mai riuscito a dargli una così viva impressione di semidio.
  Che dire altro? Per fortuna che esistono i sottotitoli, sennò non avrei potuto apprezzare questa bella serie, infatti il da me sempre citato Vidocq l'ho potuto rivedere perché comprai il libro in francese sullo sceneggiato; (grazie Blek Le Roc, mi hai imparato a capire un po’ di francese).
  Volessimo imporre alla signora Rai di creare un canale che ci ritrasmetta questi gioiellini con sottotitoli in italiano ? Inutile ! Se non l’hanno fatto sinora, non lo farà più. 
Tanto è roba vecchia, di un secolo fa. Perché spenderci dei soldi?










[3] Futuro interprete di Gioacchino Murat ne I Camaleonti, dove veniva sottolineato che il futuro Re di Napoli salvò ripetutamente Napoleone (Giancarlo Sbragia), prima di divenirne cognato.


[4] Sceneggiato del 11 marzo del ’62, in sei puntate tratto dall’omonimo dramma storico di Federico Zardi. Scrive Aldo Grasso sull’enciclopedia della Televisione 2003: “Come ricorda De Fornari «I Giacobini e I Grandi Camaleonti [del 1964 e suo ideale seguito] fanno epoca… soprattutto per motivi di contenuto, perché non demonizzano la rivoluzione»”.

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