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sabato 14 gennaio 2017

Martha Barnes


Martha Barnes

    La signora Martha Barnes, la mia amica Martha, amica di penna (bè, oggi si dovrebbe dire di tastiera) è una disegnatrice con una lunga storia come historietista [da noi fumettista].
    È nata nella città di Moreno in provincia di Buenos Aires e il suo nonno materno era un emigrante italiano.

 
    Studiò Belle Arti nella provincia di Mendoza e al ritorno a Buenos Aiers iniziò a lavorare professionalmente con la editorial Muchnik. Due anni più tardi iniziò a lavorare per la Columbia fino a quando l’editore chiuse i battenti. 


  Ha lavorato come fumettista per le Ediciones Record, per il quotidiano La Nación, l’Editorial Difusion – Esquiú e diverse case editrici straniere, tra le quali la famosa casa americana (o meglio nordamericana) DC Comics. 


   Inoltre ha collaborato come illustratrice per le case editrici Estrada, Codex, Acme, Sigmar, Kapelusz, e altre ancora.


  Tra le altre cose Martha si è esibita alla televisione nazionale argentina, sempre come disegnatrice, in programmi dedicati ai più piccoli. Qui la vediamo insieme a Maurice Jouvet e ai pagliacci Cotito y Pelusita, che intrattenevo i bambini, ne più ne meno come faceva Pinuccia Nava alla Rai con il costume di Scaramacai.


   Recentemente la sua carriera è stata festeggiata con la pubblicazione di un libro a lei dedicato dai suoi compagni di lavoro. Scrive Martha nel suo Blog:

   « I LIBRI DEL REBROTE [GERMOGLIO]-----Di Marcelo Bukavek y Felipe Ávila. Questi signori nel vero senso della parola, e tra essi anche Charlie Casares, sono i miei compagni di lavoro, amici, complici che hanno scritto un libro su di me e la mia lunghissima carriera nel mondo de la historieta [del fumetto].
    Quanto lavoro hanno fatto nel raccogliere informazioni, foto, disegni e belle chiacchierate che abbiamo avuto in tante occasioni! In verità, mi emoziona tanto impegno e affetto, cari ragazzi!

 
   Il 28 di dicembre mi invitarono a una riunione in un meraviglioso e luminoso caffé di Alberdi & Centenera nel mio caro quartiere, detto Caballito a Buenos Aires, per presentare la loro opera e, poi, per cantarmi il feliz cumpleaños, eh, eh,eh! Lì mi incontrai con molti dei cari colleghi, che ebbero la gentilezza di venire. Non mi sarei mai aspettata tale dimostrazione di affetto!!!! Chi come noi è al dentro di questa tipologia d’arte ci salutiamo e ci vediamo di tanto in tanto, perché il nostro lavoro è creativo e solitario, e abbiamo solo la compagnia del nostro tavolo da disegno e dei nostri utensili per disegnare e con il spremere il nostro cervello per portare alla luce qualcosa che vale la pena di esser letto o visto.

 uno dei disegni realizzati alla festa

     Restai ore a firmare gli esemplari e realizzando vari disegni. Abbiamo passato dei bellissimi momenti con i colleghi, con gli amici, con i famigliari. Vorrei nominare chi era presente, ma nel farlo, commetterei la ingiustizia imperdonabile delle omissioni, perciò: GRAZIE A TUTTI, DI CUORE! »

L'epilogo di una notte indimenticabile. Martha realizza un ritratto alla cameriera




   Scrive José Massaroli [L'uomo dei paperi]:  «Le vibrazioni buone di un essere affettuoso come Martha Barnes si espandono intorno a noi, ogni tavolo è un riflesso della gioia di vivere, creare, disegnare, e non solo lì, ma anche a pochi passi dall'altra parte della telecamera. »

 Ciao Martha
Marco Pugacioff


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venerdì 13 gennaio 2017

Giorgio Rebuffi, Antonio Canale e tanti altri


Giorgio Rebuffi, Antonio Canale e tanti altri
 Alle 5 di mattina del 13 gennaio ’17, Stefano Monetti mi invia questa foto di anni più felici. Nonostante i suoi problemi, ieri gli «[…] è venuta  a mano una delle cose che cercavo e secondo il mio diario di lavoro, dove segno solo gli spostamenti paesaggistici, questa foto dovrebbe essere del 28 settembre 1980, direi a Genova;  Luciano e Carlo quella sera avevano altri impegni.
     Da sinistra:  Antonio Canale, Rossella Giardina (madre del mio secondo figlio Nicola), forse Maria Luisa Uggetti, Giorgio Rebuffi, il sottoscritto,  con la barba non ricordo bene ma forse Luca lo conosce, Gloria ed Enzo Marciante (che rimasero a cena da me quando abitavo a Pianoro, in collina su per la Futa).  

      Arrivavano spesso in gruppo a Bologna per le mostre di fumetti e Luciano con Giorgio consultavano il mio piccolo archivio, che all’epoca era uno dei pochi di riferimento, non essendoci ancora chi raccoglieva ufficialmente le loro pubblicazioni. Giorgio si fermava a volte da me e lo accompagnavo dal distributore in via del Rondone;  sembra strano eppure non avevano che pochissimi fumetti a casa loro e stavano combattendo per riavere le tavole originali.

      Quanti ricordi e nostalgia per le numerose rimpatriate quando ci fermavamo dei giorni a Lavagna, dove alla mattina con Silvia andavamo al mercato a comprare le specialità liguri e a fare la spesa per Giorgio, poi andavamo avanti a suon di tortellini e altro che Silvia aveva portato anche  per Luca e per Armida e nipoti (sorella di Giorgio).»
   
  Non me ne volere Stefano, ma ricordi così belli, non devono sparire! E non ho potuto non farli condividere ad altre persone, con la profonda invidia di non averli potuto condividerli anche io.


   P.S. = Mi scrive Annabella Bottaro alle 8 della mattina seguente e precisa: «grazie per aver condiviso questa bella foto. Secondo me tra Stefano e Gloria é Bruno Caravaggio, un amico di Chiavari appassionato di fumetti. » Grazie a te Annabella.
 
Marco Pugacioff


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martedì 10 gennaio 2017

Piccolo campionario dell’insolito




Piccolo campionario dell’insolito

1584 - La Madonna dei Lumi a San Severino Marche
La località denominata “la Pescara”, secondo le cronache locali era convegno di malavitosi ed era poco lontana dalle mura dell’antica città di San Severino Marche.
Qui un muretto delimitava un orto e il pittore Gentile di Mastro Lorenzo, vi dipinse nel 1560, una Madonna col Bambino.


Fu verso le quattro di notte tra il 16 e 17 gennaio 1584 che una donna intenta ai primi lavori mattutini con suo marito, videro intensi fenomeni luminosi e svegliarono i vicini. Quei fenomeni durarono almeno per una ora e si videro una  quantità di lumi dirigersi verso la immagine della Vergine Maria e da questa salire verso il cielo. Le luci ritornarono ancora nei mesi di marzo, giugno e settembre dello stesso anno. Il prodigio dei Lumi fu visto anche dalle monache cistercensi del vicino monastero di S. Caterina.
I sanseverinati chiesero da subito la costruzione di un Santuario, per immortalare i segni della predilezione e protezione della Vergine sulla città.
La costruzione ebbe inizio nel giugno 1586.


La facciata attuale

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 1626 – O.V.N.I nella Marca


    Macerata anno 1626, secondo un certo Torsellino – storico della famigerata compagnia di Gesù – si vide «…una colonna di fuoco d’inusitato splendore starsene sul Tempio di Loreto; poi verso Macerata ( nobil città della Marca, da Loreto 14 miglia discosta ) pian piano procedere oltre; finalmente sopra il Tempio intitolato di Santa Maria delle Vergini, nel borgo di Macerata, fermarsi…». Non basta, a descrivere questo evento straordinario ci si mette pure un certo Riera, primo Rettore del collegio gesuitico del paesotto marchigiano:  «…folti lumi a guisa di fulgidissime stelle venire dal Cielo, e scorso Loreto, posarsi sopra l’immagine Santa con il più brillante spettacolo…». Secondo Pallocchini da cui ho ripreso queste note l’immagine era quella della Madonna custodita nella chiesa suddetta, quella stessa che ha appeso al suo interno un coccodrillo – o caimano va a sapere – impagliato.


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Apoteosi[1] di Anita Garibaldi



   Anita Garibaldi morì in una zona paludosa del ravennate alle 7, 45 del 4 agosto del 1849, e ancora negli anni ’30 si narrava che la sera del 4 agosto un grande bolide luminoso solcò le vie del cielo in direzione delle Mandriole, dove essa morì fra le braccia del marito.
   E così anche Anita ebbe la sua apoteosi al Cielo come Giulio Cesare[2]!
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L’accordo scellerato di Stalin con gli alieni


 La Pravda e il quotidiano indipendente inserbia.info, nel corso del 2014 hanno riportato la notizia riferita da alcuni ricercatori di un presunto “primo contatto” tra “alieni grigi” e il governo russo, (quindi con Stalin), che sembra abbia avuto luogo nel 1942. Questi incontri avrebbero avuto luogo in segreto. Un numero limitato di agenti speciali del KGB avrebbero accompagnato i visitatori e si sarebbero incontrati solo con gli ufficiali di alto rango. Molto strano che non ci si riferisca a Stalin, a cui nulla poteva sfuggire all’epoca. In quegli anni l’URSS era in lotta spietata contro la Germania.
Una notizia-truffa? Eppure dall’altra parte della barricata…

Hitler e gli alieni
Frammenti da il Mattino dei maghi. Pag. 292 – 293



"«L'uomo nuovo vive in mezzo a noi! È qui!» esclamò Hitler con tono trionfante. «Vi basta? Vi dirò in segre­to. Ho visto l'uomo nuovo. È intrepido e crudele. Ho avuto paura davanti a lui.»
"Pronunciando queste parole" aggiunge Rauschning "Hitler tremava di ardore estatico."
E Rauschning riferisce anche la seguente strana scena, su cui invano si pone domande il dottor Achille Delmas, specialista di psicologia applicata. La psicologia, infatti, non si applica in questo caso:
"Una persona del suo seguito mi ha detto che Hitler si sveglia la notte mandando grida convulse. Invoca aiuto, seduto sulla sponda del letto, ed è come paralizzato. È preso da un panico che lo fa tremare al punto da scuotere il letto. Grida cose confuse e incomprensibili. Ansima come se fosse sul punto di soffocare. Lo stesso personaggio mi ha descritto una di queste crisi con particolari che mi rifiuterei di credere se la mia fonte non fosse cosi sicura. Hitler era in piedi nella sua camera, barcollante, guardandosi attorno con aria smarrita. 


'È lui! È lui! È venuto qui!' gemeva. Le sue labbra erano livide. Il sudore gli grondava a grosse gocce. Improvvisamente, pronunciò cifre senza alcun senso, parole, frammenti di frasi. Era terribile. Adoperava termini bizzarramente raggruppati, del tutto strani. Poi era divenuto di nuovo silenzioso, ma continuava a muovere le labbra. Gli fu fatta allora una frizione e data una bevanda. Poi, improvvisamente, aveva ruggito: 'Li! li! nell'angolo! È li!'... Batteva il piede sul pavimento e urlava. Lo si era tranquillizzato dicendogli che non accadeva nulla di straordinario, e a poco a poco si era calmato. In seguito aveva dormito molte ore ed era ridiventato quasi normale e sopportabile...[3]".

Fidel Castro e gli alieni
Fidel Castro è stato una delle figure più importanti dell’ormai passato XX secolo. Fu un personaggio che represse i diritti umani nella sua Cuba, ma dall’altro fu il simbolo per tutti i paesi poveri della libertà dall’egemonia americana nel mondo.
Durante la rivoluzione di Cuba prima del ‘59, che consacrò anche il mito di Guevara, ebbe un’incontro ravvicinato del primo tipo sui monti della Sierra Maestra. «Eravamo lì, nel bel mezzo della notte, con i fucili sui ginocchi. Poi, all'improvviso, abbiamo visto una luce che correva tra le stelle. La luce si avvicinò al gruppo di comandanti e si fermò su di noi come un cubo. Era rotondo e enorme. La campagna e le montagne intorno erano illuminate come se fosse giorno», Castro pensò che fossero quei malditos gringos, tutti si alzarono in piedi ma prima di sparare contro di esso, l’ovni scomparve improvvisamente come dalui narrato al giornalista spagnolo José Luis Gil testimonia all’ufologo J. J. Benítez.

Castro e Guevara vedono lo strano oggetto brillare nella notte

   Ma la storia non finisce qui. Benitez, continuò le investigazioni per suo conto e gli arrivò una notizia che i fratelli Castro, Fidel e Raul, erano riusciti a catturare una creatura aliena, che è stato poi fu tenuta in un bunker situato a Santiago de Cuba.
   E ancora: durante una delle sue visite in Russia, Castro domandò a Nikita Krusciov se avevano catturato creature aliene e Krusciov lo avrebbe accompagnato in un hangar segreto dove gli mostrò un alieno alto un metro e 30 centimetri, ancora vivo e un altro purtroppo morto. In più Castro entrò anche in uno scafo alieno dove perse conoscenza. Di questa esperienza avuta nel ’63, Castro ne fece testimonianza sempre al giornalista spagnolo José Luis Gil nel 2005, durante la sua visita a Cuba fatta insieme al presidente del Panama Torrijos.

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Dal quotidiano “La Nazione” del 28 ottobre 1954
LE RIVELAZIONI DI DUE RAGAZZI
Presso Macerata i "marziani,,
sono apparsi piccini e di color grigio
Un insegnante elementare ha riferito la singolare apparizione a cui avrebbero assistito due pastori dodicenni - La descrizione di uno strano apparecchio
 Macerata, 27
   Nella tarda sera di ieri l'altro un insegnante elementare di San Severino Marche, ha riferito su una singolare apparizione alla quale hanno assistito due pastori dodicenni, Gian Piero Marziani e Pacifico Santucci, che avevano portato a pascolare il loro gregge in località Sgabbia, a sinistra della strada di Santa Filomena presso la frazione Colcero, sul confine fra i comuni di San Severino e Cingoli.

Disegno di Nevio Zeccara
   Mentre i due ragazzi nel pomeriggio risalivano la collina per fare ritorno alle rispettive case, scorgevano a un tratto, a circa 10 metri di distanza da loro, tre esseri dalle sembianze umane. Interamente di color grigio piombo, con una grande testa, alti circa 30-35 centimetri. Non appena scorti i pastori, i tre sono scappati salendo su un piccolo apparecchio di forma sferica, con due specie di eliche aguzze sul davanti e una palla luminosa  dietro,  che stava  seminascosto dietro un cespuglio a breve distanza. Sempre secondo la descrizione dei due ragazzi, le due eliche si misero in moto e l'apparecchio s'innalzò di colpo con un sibilo dirigendosi a grande velocità verso il monte Verde, Al momento della partenza dell'apparecchio si è staccato come un globo in fiamma luminosissima. I due giovani sono scappati riferendo quindi l'accaduto all'insegnante. Naturalmente nella zona si ritiene trattarsi di marziani.

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Il ponte sulla luna.



   Il 29 luglio 1959, l’Astronomo John J. O’Neill, che in quel periodo lavorava come giornalista scientifico al New York Herald Tribute, affermò di aver visto con il suo telescopio, una specie di ponte di terra che univa due crateri nella faccia ad ovest del Mare Crisium. Secondo l’astronomo, il ponte poteva avere almeno una lunghezza almeno di quasi 20 chilometri.
Una simile scoperta fu poi confermata circa un mese dopo da un astronomo professionale Hugh Percy Wilkins.
Per tutti, i due furono giocati da un’illusione ottica.
Con il passare dei mesi, Hugh fu obbligato a dimettersi da membro della British Astronomical Association.
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l'astronauta dell'estuario del Solway



   Il 24 maggio del 1964 Jim Templeton, un vigile del fuoco di Carlisle, nell’Inghilterra del Nord, fece una passeggiata sulle colline di Solway Firth per fare delle foto. Quel giorno sia lui che sua moglie notarono una strana atmosfera, infatti l’aria era elettrica, ma nessun acquazzone era in vista. Già però le mucche al pascolo erano nervose. Finito il rullino, il signor Templeton portò le foto a sviluppare. Quando pochi giorni dopo, le andò a riprendere, il commesso del negozio di fotografia gli disse che purtroppo nello scatto più bello della piccola Elisabeth compariva un uomo sullo sfondo. E ciò sorprese Jim in quanto quel giorno non avevano incontrato nessuno. Eppure in quella foto c’era dietro la bambina la figura di un uomo di spalle che indossava una tuta spaziale, o così sembrava. Il caso arrivò alla polizia che consultò la Kodak, la quale offrì una fornitura a vita di pellicole a chi avesse risolto il mistero di quella foto, difatti non si trattava di un semplice caso di doppia esposizione. Il caso venne poi archiviato dicendo semplicemente che si trattava di “una foto bizzarra!” Qualche settimana più tardi Jim Templeton ebbe una misteriosa visita di due uomini in nero con occhiali da sole. Lui non aveva mai sentito parlare dei MIB, molto presenti in America in casi ufologici e in Gran Bretagna il fenomeno era praticamente sconosciuto. Questi due uomini, come nei vecchi fumetti di Martin Mystére arrivarono a casa sua su un’auto [e poteva essere altrimenti?] nera, una Jaguar. I due individui avevano strano comportamento. Dopo essersi qualificati come uomini del governo, invitarono Jim a fare un giro in auto tempestandolo di domande assurde. Addirittura volevano conoscere la situazione meteorologica del giorno in cui aveva scattato quella foto e come si comportavano gli uccelli e gli altri animali nelle vicinanze. Cercarono infine di fargli ammettere che doveva aver fotografato un secondo personaggio, ma Jim, molto educatamente, gli confermò con certezza che non aveva visto nessun uomo quel giorno, figuratevene due. Quei due strani esseri si innervosirono e lo lasciarono a piedi a cinque miglia da casa!
La brutta storia non finisce qui. A Woomera in Australia era in atto il conto alla rovescia per far partire il missile senza pilota chiamato "Blue Streak". Il lancio si svolgeva nello stesso giorno in cui fu scattata la foto da Templeton. Bè, il lancio fu interrotto quando due dei controllori notarono due 'astronauti' che gironzolano sotto la rampa di lancio. Ovvio, il posto fu perquisito, ma niente e nessuno fu trovato. Fortunatamente i due "astronauti" erano stati catturati in un filmato che fu poi mostrato a Templeton e lui giurò che coloro che si vedevano erano vestiti esattamente come lo strano personaggio nella foto con la sua bambina. 
Ora arriva l’aspetto più bizzarro; i razzi "Blue Streak", anche se lanciati dall'Australia erano costruiti in Gran Bretagna e a soli tre chilometri da dove Templeton scattò la foto a sua figlia.
Naturalmente per tutti gli scettici la foto non fu altro che un fotomontaggio, eppure...
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Un O.V.N.I. (un ufo) forzò all’atterraggio un aereo passeggeri
a Manises in Spagna
11 novembre 1979

Un O.V.N.I. (un oggetto volante non identificato, in Italia UFO) obbligò a deviare dalla sua rotta ad un aereo passeggeri [il volo JK-297] della oggi scomparsa compagnia spagnola TAE (Transportes Aéreos Españoles) e a farlo atterrare nell’aeroporto di Valencia. L’equipaggio dell’aereo passeggeri al comando del comandante Francisco Javier Lerdó de Tejada, in volo dall’Austria alle Canarie.
Poco prima dello scalo a Palma de Mallorca, verso le 11 della notte, il comandante riceve uno strano segnale dal canale di 121.5MHz (frequenza usata dai segnali di soccorso) ma non corrispondeva a nessun tipo di codice Morse. Segnale ricevuto anche  dal Servicio de Alerta y Rescate di Madrid e proveniente da circa 40 miglia al nordest di Valencia, in pieno Mediterraneo e cosa più allarmante sulla stessa rotta dell’aereo passeggeri.
Il comandante decide di spegnere le luci per una maggiore visibilità all'esterno e uno dei membri dell’equipaggio Francisco Javier Rodriguez vede strane luci rosse a sinistra della Caravelle (l’aereo passeggeri). Il comandante avvia una concita comunicazione con il centro di controllo di Palma de Mallorca, di cui esiste ancora la registrazione.
Il comandante cerca di eludere la cosa misteriosa alzandosi di quota, ma con sorpresa la cosa eguaglia la sua altitudine e si avvicina sempre più alla Caravelle. Il comandante è costretto ad avvisare la torre di controllo che deve effettuare un atterraggio di emergenza, toccando poi terra nella pista di Manises in Valenza [la València]. 


La didascalia sotto la foto indica che i passeggeri ponevano in dubbio la versione ufficiale dell’episodio, ma ad autenticare la drammaticità dell’avvenimento vi sono le registrazioni che si possono ascoltare al seguente indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=MXSBcJP89eg
A Torrejón de Ardoz (Madrid), il radar militare non registrava nessun segnale o volo sconosciuto, eppure, la squadra di sorveglianza aerea di Benidorm notificava che aveva registrato fino a 5 oggetti non identificati.
A mezzanotte e quarantadue minuti, un Mirage F-1 pilotato dal capitano Fernando Cámara si alzava dalla base de Los Llanos ad Albacete. Senza avere avuto alcuna informazione dei suddetti episodi, mentre sorvolava la Valencia comunicò che iniziava a sentire un segnale dal canale di emergenza e ha vedere delle luci rosse. Dopo oltre un'ora e mezza di volo, arrivò alla sua destinazione completamente stordito.
Il comandante Francisco Javier Lerdó de Tejada aveva comunque ben 14 anni di volo sulle spalle. Pochi? Troppi? Giusti! Per capire se vi fosse realmente un pericolo per i 109 passeggeri e i  membri del suo equipaggio.
piccola ricerca di Marco Pugacioff

[1] apoteòṡi s. f. [dal lat. tardo apotheosis, gr. ἀποϑέωσις, der. di ἀποϑεόω «deificare»]. Deificazione, elevazione di un mortale allo stato divino. In senso fig., celebrazione di una persona o di un fatto con lodi straordinarie, esaltazione, glorificazione. Vedi: http://www.treccani.it/vocabolario/apoteosi/
[2] Nel 44 a. C., Giulio Cesare, discendente di Enea, fu ucciso in una congiura. Durante i suoi funerali, in pieno giorno, si vide, a Roma, una cometa. Si disse che si trattava della stella di Venere venuta per onorare Cesare. In quella stessa occasione, l'aruspice etrusco Vulcanio dichiarò che l'apparizione della stella indicava che era cominciato l'ultimo secolo della nazione etrusca. Serio Danielino, Alle Bucoliche, IX, 46.


Denario di Augusto emesso per Gaio Giulio Cesare, divinizzato dopo la morte. 19-18 a.C. Al dritto, la testa di Augusto e legenda CAESAR AVGVSTVS; al rovescio, la cometa a otto raggi, simbolo del nuovo stato divino di Cesare, e legenda DIVVS IVLIV[S]. Vedi: http://www.archeo.it/mediagallery/fotogallery/1746
[3] Herman Rauschning, Hitler m'a dit. Ed. Coopérarion, Parigi 1939. Achille Delmas: Hitler, essai de bìographie psychopatologique, Librarne Marcel Rivimère, Parigi 1946.
Il libro di Rauschning uscì in Italia nel 1948.

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mercoledì 28 dicembre 2016

Viatge al Purgatori


Viatge al Purgatori
Il viaggio del Visconte Ramón de Perellós al Purgatorio di San Patrizio
prima parte


(Prologo)
In nome della Santissima e indivisibile Trinità. Amen. Nell'anno di Nostro Signore Gesù Cristo, 1398, alla vigilia della Madonna di settembre [l’otto di settembre] dopo aver ottenuto la benedizione di Papa Benedetto [l'antipapa Benedetto XIII (1394-1423)], Io, Ramon per la grazia di Dio visconte di Perellós e Rodas, signore della baronia di Ceret, abbandonai la città di Avignone per andare al Purgatorio di San Patrizio.
Poiché tutti gli uomini di questo mondo, desiderano conoscere le cose strane e meravigliose, in quanto queste sono per natura più gradevoli di quelle che si possono conoscere per sentito dire, per tal motivo io, che nella mia gioventù fui allevato con il re Carlo, re di Francia, a cui il mio buon padre mi aveva lasciato, essendo egli stato il suo ammiraglio e Camerlengo, dinanzi a quella corte dove sono tutti gli scudieri e cavalieri del suo regno e di altri regni cristiani, che desiderano essere informati delle cose strane e meravigliose che sono nel mondo; per questo ne vengono da molti luoghi e qui ho avuto il mio cuore ben elevato nel conoscere, vedendolo, ciò di cui già avevo sentito udire da diversi cavalieri e da altre persone.
E infatti mi sono mosso ad inseguire le avventure per il mondo, per tutte le terre dei cristiani e degli infedeli, sia di saraceni come di altri delle diverse sette che sono nel mondo, in cui ognuno possa ragionevolmente andare, in quanto che, per la grazia di Dio, la maggior parte delle cose di cui avevo udito, strane e meravigliose, io ne ho viste tanto in terra quanto in mare e di quelle che ho viste potrò dare vera testimonianza.
E ho sopportato grandi pericoli, spese e travagli, tanto in terra come in mare, e ho appreso e sofferto nelle terre degli infedeli e dei cristiani, cose delle quali io non intendo narrare poiché alcun rapporto hanno con la materia che voglio trattare: il viaggio di San Patrizio [il purgatorio] che è nelle contrade d'Ibèrnia [dell'Irlanda]; il qual viaggio, con l'aiuto di Dio, ho fatto e compiuto, come giammai un uomo ha fatto dopo la morte di San Patrizio.

E ciò narrerò interamente in quattro forme: in primo luogo perché San Patrizio ordinò lo purgatorio; in secondo luogo per quale cagione mi misi nel cuore di entrare nel detto Purgatorio; in terzo luogo in qual contrada sia; in quarto luogo le cose che ho visto e trovato nel detto Purgatorio, e quelle che possono esser rivelate, perché ci sono cose che non è gradito a Dio che siano rivelate, perché a Dio non piacerebbe, a ragione dei pericoli che potrebbero derivare per me o per quelli che vorrebbero seguirmi, dopo esser state da me rivelate, la qual cosa sarebbe irreparabile.

(La vita di San Patrizio)


Al tempo in cui San Patrizio predicò il santo Vangelo in Hibernia, che noi chiamiamo Irlanda, e come lui rinforzò la sua predicazione con i miracoli meravigliosi di Nostro Signore, San Patrizio trovò la gente di quella terra così dura e selvaggia come se fossero bestie e fu con enorme lavoro e pena che li catechizzò e insegnò loro a convertirsi alla fede di Nostro Signore Dio Gesù Cristo; e spesso parlava loro delle pene dell'inferno e della gloria del paradiso, al fine di riscattarli dalla loro miseria e dai loro peccati e riportarli ad una buona vita; ma tutto ciò non valeva nulla, perché loro dicevano che non avrebbero creduto a nulla, sino a che alcuni di loro avessero visto, cioè, avrebbero conosciuto, la gloria dei buoni e il dolore dei malvagi, e non volevano attenersi alle disposizioni di San Patrizio, e alla sua volontà verso Dio.

Fu per questo motivo che il buon uomo cominciò a digiunare e a vegliare e a fare orazioni a Dio devotamente, e tante altre opere buone per la salvezza delle anime di quel popolo. E il Signore gli apparve come aveva fatto in altre occasioni, e donò il Libro dei Vangeli e un bastone, che chiamarono il bastone di Gesù, che egli regalò al suo servo, e la sua vita stessa fa testimonianza come quel bastone e quel libro siano i simboli di apostolo dell'Ibèrnia.
E poi il Signore lo condusse in un luogo deserto e gli mostrò un pozzo molto scuro e Nostro Signore gli disse che chi entrerà in esso confessato, pentito e puro di cuore, sarebbe stato libero in quel giorno di tutti i suoi peccati e avrebbe veduto i tormenti dei malvagi e le gioie e la gloria dei buoni.
Questo disse Nostro Signore a San Patrizio e poi il Signore se ne andò e il buon uomo fu pieno di gioia a causa di quello che il Signore gli aveva detto quando gli mostrò il pozzo perché potesse convertire le genti.


E poi fece innalzare una chiesa ben prossima a quel luogo, e vi istituì un capitolo di canonici regolari, e fabbricò buone porte al pozzo. E tutta l'isola fu circondata dalle acque di un grande lago, molto profondo intorno al pozzo. E lì fece anche un cimitero, con una porta chiusa a chiave, cosicché nessuno potesse entrare senza permesso, e verso oriente innalzò buone mura, e affidò la chiave al priore della chiesa. E molte persone entrarono nella fossa al tempo di San Patrizio per fare penitenza dei loro peccati, e dicevano, al loro ritorno, che avevano visto l'inferno e passati avevano grandi e dolorosi tormenti e anche di aver visto molte gran glorie e molte gioie.

E San Patrizio fece mettere i loro resoconti per iscritto all'interno della chiesa, e poi li additava alla gente e gli narrava tutte le cose che avevano visto, delle testimonianze di coloro che lì erano entrati, tutte queste cose meravigliose; ed è per questo che viene appellato il pozzo di San Patrizio e del purgatorio poiché ogni uomo ci si purga dai propri peccati. E per questo che fu mostrato innanzitutto dal Signore a San Patrizio e si appella anche Purgatorio di San Patrizio. E questa religione ha diversi monasteri nella suddetta terra d'Irlanda, grandi e solenni, e più grandi di quella del Purgatorio.

 (Il primo successore di San Patrizio)

E il primo priore della suddetta chiesa, che era un uomo molto buono e di buona vita, si fece fare una camera vicino al dormitorio, dove i canonici dormivano, perché era molto vecchio e aveva un solo dente, e non voleva che i giovani lo disprezzassero per la sua veneranda età, né che loro lo infastidissero, perché San Gregorio dice che anche se un vecchio non è malato, è sempre infermo a causa della sua età; eppure alcuni giovani spesso lo visitavano e gli dicevano per divertimento:
- Padre, quanto tempo volete ancora rimanere in questo mondo?
E lui rispondeva:
- Figli miei, se così piacesse a Dio io preferirei lasciare questo mondo piuttosto che restarvi ancora a lungo, poiché qua non ho avuto altro se non dolore e miseria, e nell'altro mondo non troverei altro che gloria.

E quelli che gli domandavano sovente se aveva udito cantar gli angeli nella stanza dove riposava il buon uomo, e quali canzoni erano ed egli rispose come segue: «Che tu sei benedetto e benedetta sia la tua bocca, che non tocca carne delicata.»
Perché il buon uomo non mangiava altro che pane secco, come avviene in quella terra, che è fatto di avena; e di questo pane ne mangiano solo dieci o dodici volte ma non continuamente, né mangiano il pane o bevono il vino, ma vivono solo di carne di manzo e bevono acqua. E li grandi signori bevono latte, come racconterò più avanti dettagliatamente. A questo proposito il buon uomo beveva acqua fredda, e alla fine migrò da questa vita, e andò dal Signore, come sempre aveva desiderato.

Al tempo di San Patrizio, ma anche in seguito, egli aveva messo per iscritto tutto ciò che aveva visto di coloro che erano entrati quel pozzo, ché alcuni vi andarono e non ritornarono indietro; e per questo erano perduti: perché non erano state saldi nella fede.  

(Condizioni di ingresso al Purgatorio)

L’uso è tale che nessuno può entrarvi se non per spurgarsi dei suoi peccati e se non con il permesso del vescovo o dell’arcivescovo. Ed son coloro che risiedono nella diocesi in cui si trova il Purgatorio; e quando qualcuno desidera entrarvi, va da uno di costoro, gli parla e riferisce loro il suo desiderio, prima di tutto essi lo consigliano ad non entravi in nessun modo, e gli riferiscono che molti sono andati e non sono tornati; e se l'uomo non vuole rinunciare ad entrarvi, gli danno le loro lettere e lo mandano dal priore della chiesa; e dopo che il priore ha letto le lettere, ed egli gli ribadisce il suo desiderio, il priore lo esorta a non addentravi e gli consiglia vivamente di desistere e di scegliere qualche altra penitenza, perché molti altri sono entrati e non ne sono mai usciti, e lì sono periti.
Così il priore lo consiglia, e se vede che non lo può dissuadere dal suo proposito, egli lo fa entrare in chiesa e lo fa restar lì per un po’ di tempo in penitenza e a pronunciar orazioni; e dopo un certo periodo si raccoglie tutto il clero di quella terra che possa essere raggruppato o trovato, perché canti una messa di buon mattino nella suddetta chiesa; e l'uomo che desidera entrare nel pozzo riceve il corpo di Nostro Signore Gesù Cristo e dell’acqua santa, come San Patrizio ha stabilito e ordinato. E in seguito il priore lo conduce con tutto il clero alla porta del Purgatorio, con una processione e cantando delle litanie; e poi il priore apre la porta e gli dice dei pericoli che sono nel luogo in cui desidera entrare, e di come gli spiriti maligni usciranno e lo combatteranno, e di come altri prima di lui in una gran numero sono stati perduti; e faccia attenzione a questo e non rinneghi dal suo proposito.
Poi lo benedice con il segno della croce e così tutti quelli che lì vi sono, ed egli si raccomanda perché preghino per lui e si fa il segno della croce, si congeda, ed entra nel pozzo. E il priore chiude la porta e poi ritorna sui suoi passi in processione.
E la mattina dopo tutto il clero ritorna alla porta del pozzo e il priore la dischiude, se l'uomo viene trovato lì, lo conducono in grande processione alla chiesa, e lui rimane lì per tutto il tempo che vuole; e se invece non lo trovano alla stessa ora in cui era entrato il giorno prima, sanno per certo che egli è perso sia nell’anima che nel corpo. E il priore chiude le porte e ritorna indietro.

(Autobiografia)

Dopo la morte di Re Carlo, che era re di Francia, io ero stato per lungo tempo al suo servizio; e poi sono stato al servizio del re Giovanni d'Aragona, del quale io fui primo cavaliere, ed egli era il mio signore naturale; e per lungo tempo sono stato benvoluto da lui tanto quanto un servo può esserlo dal suo signore; ed ero consapevole del fatto che il suddetto Signore mi mostrava grande amore, per ciò lo amavo tanto quanto un servo può amare il suo Signore, in quanto non ci sarebbe stato nulla che non avrei fatto in questo mondo per lui.

E lasciai il suddetto signore con il suo permesso dal regno di Valenza [la València], ed venni al luogo chiamato Millàs, che è un mio possesso nel viscontado di Perellós. E poi ebbe luogo la scomparsa di papa Clemente [l’antipapa Clemente VII (1378-1394)] che era del lignaggio del conte di Guienna [in francese: Guyenne]; e pochi giorni dopo il cardinale de Luna fu eletto Papa dai cardinali e prese il nome di Benedetto XIII.
E siccome in un viaggio mi ritrovai in acque italiane, dove vi ero con tre galee armate, appena a terra, mi accade che ci trovammo al servizio di papa Clemente e del suo collegio; ed ebbi modo di conoscer bene i suoi cardinali, i quali lasciarono l'Italia sulle mie galee e con altri due che erano al servizio del siniscalco della Provenza, il cui nome era Folcant d'Aguolt [o Fouquet d'Agout]. Erano venuti a me nel primo anno dello scisma che durò così a lungo.
E a Roma soggiornava il vescovo di Bari, il papa che si chiamava Urbano [Urbano VI].  
E io avevo ormai conoscevo bene i cardinali, in particolare quelli del cardinale de Luna che era stato nuovamente eletto, e dal predetto Papa Benedetto mi arrivò un messaggio in cui mi ordinava di entrare al suo servizio. Questo ho fatto e lo servii con il permesso del mio suddetto signore il re.

E mentre che ero con il suddetto Papa mi fu riferito della scomparsa del re mio signore [Giovanni I di Aragona, morì il 19 maggio del 1396] e di questa morte, nonostante la volontà di Dio, ero molto triste e addolorato, come qualsiasi servo può esserlo della morte del suo signore; e mi misi nel cuore in quel momento di andare al Purgatorio di San Patrizio per sapere, se era possibile, di trovare il mio signore in purgatorio e le pene che soffriva. Così concepii le cose suddette, a causa di quello che avevo sentito parlare del Purgatorio.


E dopo alcuni giorni di questo mio desiderio, che avevo di andare e entrare nel Purgatorio, per via della confessione, ne ho parlato con il Papa, raccontargli tutta la mia intenzione, il quale mi ha disapprovato con forza e mi spaventò altamente e ammonendomi di non farlo in nessun modo; e al di là di quello che mi disse, mi fece parlare da alcuni cardinali che erano vicino a lui, in particolare due: uno era un blasonato di Tarassona, che era del lignaggio che si chiama Galniello [Fernando Pérez Calvillo (Calviello in Aragonese)]; l'altro cardinale si chiamava Jofré de Santa Elena [Jofré de Boïl, cardinale di Santa Maria in Aquiro].
Ed era presente anche un mio fratello chiamato messer Ponç di Perellós. E il papa mi ammoniva vivamente di non andare, e talmente forte mi tenevano che a malapena potevo fuggire loro.


Partenza da Avignone di Ramon de Perellos

E dopo qualche giorno, potei riparlare con il papa, dicendogli che per nulla al mondo avrei abbandonato questo viaggio; e ottenuta la sua benedizione, partii da lui nel giorno della festa della Madonna nel mese di settembre, nel suddetto anno; e feci il mio cammino per la Francia, fino alla corte del re a Parigi, del quale io fui antico servitore; suo e di suo padre, che si chiamava Carles, il quale mi aveva allevato da un'età molto precoce e allo stesso modo mi aveva fatto suo ciambellano. E dal re di Francia e dai suoi zii fratelli del duca di Berri e della Borgonya [Borgogna], ebbi lettere di raccomandazione per il re d'Inghilterra, che era suo genero, e di altri signori d'Inghilterra; all’inizio del matrimonio, avevano fatto una tregua per 30 anni. [Nel 1396, quando Riccardo II aveva promessa in sposa a Carlo VI sua figlia Isabella di sei d’età]. Partii da Parigi e a tappe giornaliere arrivai a Caluis [Calais], dove mi imbarcai per l'Inghilterra.

(Viaggio in Irlanda)

Il giorno di Ognissanti partii da qui, prendendo la via di Londres [Londra], e passando per Sant Tomàs de Conturberi [San Tommaso di Canterbury]. E a Londra ebbi notizia che il re d'Inghilterra era in un grande parco recintato, come il bosc de Vinçaina [il Bosco de Vincennes], vicino a Parigi, chiamato Got [Woodstock. C e O sono "Got" ossia "Wood"; Riccardo II padre del Principe Nero era nato nel palazzo di Woodstock ed era conosciuto come Eduardo di Woodstock. Il palazzo si trova a 8 miglia da Oxford ed è stato racchiuso in un parco recintato.], vicino Tersom [Oxford] dove c'è una grande Studio Generale [le università], che gli inglesi chiamano Estavafort [Oxenford]; questo parco è molto bello, e lì per il re è molto bello stare, e l’albergare lì è veramente bello con molte abitazioni ed edifici. E a causa delle lettere del re di Francia che portavo, fui molto ben ricevuto e mi fecero molto onore, guidandomi nell’attraversar sicuro tutto il regno, che attraversai senza fermarmi da nessuna parte,  vero è che restai dieci giorni con il re.

Partito dalla corte, e a tappe giornaliere entrai in una regione chiamata Esteper [Chestershire oggi Cheshire], che si trova al confine del Galles, fino alla città di Sixte [Chester], dove trovai una nave per andare in Irlanda, e mi imbarcai, e costeggiando la costa del Galles, arrivai in un posto chiamato Oliet [Holyhead]; e da lì sono partito e attraversai il golfo con un vento sottile, tenendo la via dell'Irlanda. Facemmo una sosta nell'Isola di d'Armant [l’isola di Man] che fu del re di cento cavalieri ai tempi di Re Artù e che oggi è ben popolata e appartiene al re d'Inghilterra; e da qui attraversai ancora con il bel tempo, e arrivai in Irlanda, e in capo di pochi giorni sbarcai alla città [Dublino].

E qui trovai il Conte della Marca [Roger Mortimer, quarto Conte di March, nato nel 1374 e ucciso il 20 luglio 1398 a Kells, luogotenente d'Irlanda dal 1382 al 1398], cugino del re Riccardo d'Inghilterra, che mi ricevete con molta nobiltà grazie alle lettere di raccomandazione del re e della regina d'Inghilterra, al quale riferii della mia intenzione sul viaggio che volevo intraprendere. E il suddetto signore mi sconsigliò vivamente di fare, esponendomi due ragioni sul perché non dovessi intraprendere questo viaggio: una era che avrei dovuto passare attraverso luoghi sconosciuti abitati da gente selvaggia, i quali non avevano regola per cui potersi fidare; L'altra ragione è che l’entrata del purgatorio era molto pericolosa cosa e molti buoni cavalieri si erano lì perduti e non erano tornati; quindi in nessun modo dovrei desiderare di entrarvi né per inganni, né per illusioni.
Per contrastare la mia partenza, il suddetto conte fece quanto in suo potere, e quando vide che ne ero troppo propenso, egli mi donò due dei suoi cavalli e alcuni gioielli, e mi diede due scudieri, uno dei quali si chiamava Joan  Diuri [John of Ivry], che mi ha scortato attraverso la terra che il re Inghilterra tiene in Irlanda, e per tutto il tempo cavalcammo senza risparmio, tanto era pressante il mio dispiacere; e un altro chiamato Joan Talabot [John Talbot] che conosceva la lingua d'Irlanda. Quello era il mio interprete.

E questi due avevano l'ordine di condurmi dall'arcivescovo di Darmant [Armagh]; e così hanno fatto, il quale è la personalità più alta nell'isola degli Irises [degli irlandasi], ed essi lo considerano come il loro papa. Lo abbiamo trovato nella città di Drudan [Drogheda], città che è grande come Puigcerdà o Tarragona. E i suddetti scudieri mi presentarono all'arcivescovo, al quale diedi le lettere del re e della regina d'Inghilterra e del Conte della Marca. E il suddetto arcivescovo mi ha ricevuto molto graziosamente e mi fece grande onore; e quando seppe della mia volontà, egli osteggiò fortemente il mio viaggio e mi consigliò vivamente di non andarvi, dicendo che oltre il pericolo era nell’entrata del Purgatorio, né lui né chiunque altro avrebbero potuto scortarmi attraverso le terre del re Irnel [Ó Néill] o degli altri signori delle terre che avrei dovuto passare prima che io fossi al Purgatorio; se non voleva perdermi per la terra, in nessun modo dovevo provarci.
E poi egli mi mise nella sagrestia della grande chiesa, dove mi consigliò fortemente e mi pregò in alcun modo di entrare nel Purgatorio, dicendomi molto dei pericoli e degli scandali avvenuti alle varie persone all'interno del Purgatorio, che erano perduti; ancor mi disse di tutti i pericoli che potevano scaturirvi in esso, a cui risposi come Dio mi aveva ordinato, e confermato che non dovevo lasciare o abbandonare di fare il mio cammino. E quando egli vide che dal mio proposito non poteva muovermi, mi ha dato tutte le indicazioni che poteva, e donandomi licenza di andare, e mi confessò, e prese nella mano molto segretamente Nostro Signore, e mi disse che nel corso della settimana egli sarebbe stato in una città chiamata Dondela [Dundalk]. E così feci.  

E io subito mi separi da lui, e andai alla suddetta città, e da qui tramite inviato al re Irnel [Ó Néill], che era nella città di Armas [Armagh]. Il quale difatti mi trasmise un salvacondotto e uno dei suoi cavalieri e un messaggero per condurmi fin dove potevano. E il suddetto arcivescovo venne il giorno stabilito e condusse con sé cento uomini d’armi armati a loro modo per accompagnarmi, e mi laschiò un interprete, che era cugino di Joan Talabot [John Talbot]; e con i cento uomini d'arme entrai nella terra dei Irises [in territorio irlandese] dove re Irnel [Ó Néill] signoreggiava. E quando avemmo cavalcato per circa cinque miglia in avanti, i detti uomini a cavallo non osavano andar oltre, perché erano tutti grandi nemici; e rimasero su una collina, e presi congedo da essi e andai avanti.

E dopo che mi ero inoltrato per circa mezza lega, trovai il conestabile del re Irnel [Ó Néill], con cento cavalieri, essi pure armati a loro modo, con i quali parlai. E lasciandolo arrivai al re, il quale mi ha ben accolto, secondo i loro usi, e mi mandò del cibo, vale a dire della carne di manzo, perché non mangiano pane né bevono vino, perché non ne hanno; ma bevono l'acqua e i grandi signori bevono per nobiltà latte, e alcuni il brodo di carne.

Poiché i loro usi e costumi sono molto strani per noi, io racconterò il più brevemente che potrò, qualcosa delle loro condizioni e maniere, di quello che ho visto di loro mentre ero dal re, con il quale al mio ritorno trascorsi la festa di Natale, nonostante che già prima, quando fui con lui, avevo visto abbastanza di loro.

(Costumi degli irlandesi)

È vero che il re lo diviene per successione, e ci sono vari re in quell'isola, che è grande come l'isola d'Inghilterra, ma questo Irnel [Ó Néill] è il più grande re e tutti gli altri vengono dopo il suo lignaggio.
E costui ha ben centoquaranta cavalieri che  montano senza sella, ma con un cuscino e indossano un mantello ridotto, che ogni uomo porta secondo il suo rango; e sono dotati di una cotta di maglia, e hanno delle cinture al petto con delle gorgiere, e caschi ferro rotondi come i mori o i Saraceni; e ci sono i soldati a piedi con spade e coltelli e lance molto lunghe e pericolose, mentre altre lance in vecchio stile sono lunghe due braccia; le spade sono come quelle dei Saraceni, che noi denominiamo genovesi; il pomo e la guardia sono d'altra maniera, quasi come una mano estesa; i coltelli sono lunghi e stretti, come il mignolo e sono molto taglienti.
Questa è la loro maniera di armarsi, e alcuni di essi usano archi, che sono piccoli come metà della dimensione dell'arco inglese, eppure colpiscono duro come quelli inglesi. Essi sono molto arditi ed è da lungo tempo che guerreggiano contro gli inglesi, e il re d'Inghilterra non riesce a venire a capo. Seppi che avevano avuto con loro diverse battaglie. E il loro modo di guerreggiare è simile a quella dei Saraceni, e gridano allo stesso modo. E i grandi signori vanno vestiti con un pastrano senza fodera fino alle ginocchia, tagliata molto bassa alla scollatura come le donne, e portano grandi cappe che vanno fino alla loro vita, il punto è stretto come un dito, e indossano né brache né scarpe ma portano i loro speroni sui talloni nudi.

Il re era in quello stato il giorno di Natale, e tutto il suo clero e cavalieri e vescovi e abati e altri grandi signori. La gente comune andavano come potevano, mal vestiti, ma la maggior parte di loro indossavano un mantello di fregio; mostrando spudoratamente tutte le loro parti intime senza alcuna vergogna, uomini e donne. I poveri andavano nudi, ma tutti indossavano di quei mantelli, bene o male, tra cui le donne. La regina e sua figlia e sua sorella erano vestiti e rilegati in verde ma erano scalzi; le ancelle della regina, che erano ben venti, erano vestite come vi ho già detto sopra, e mostravano le loro parti intime con tanta poca vergogna così come mostravano il loro volto.


Le ancelle della regina irlandese, che erano ben venti, erano vestite come vi ho già detto sopra, e mostravano le loro parti intime con tanta poca vergogna così come mostravano il loro volto.

E attorno al re c'erano circa tremila cavalli, e anche molta povera gente, ai quali vidi che il re faceva grandi elemosine di carne bovina.

E per di più sono dei più belli uomini e le più belle donne che ho abbia mai visto in tutto il mondo. E sembra non hanno mai seminato del grano, né hanno alcun tipo di vino, ma la loro vita è di carne, e i grandi signori bere il latte per la loro nobiltà, e gli altri del brodo di carne, e acqua; ma hanno burro a sufficienza, perché tutto il loro bestiame sono buoi e mucche e cavalli pregiati.

Il giorno di Natale, secondo quanto mi ha detto il mio interprete e alcuni altri che sapevano parlar latino, il re tiene la sua gran corte, la sua tavola era solo una grande quantità di giunchi stesi per terra, e vicino a lui mettono la migliore erba che potevano trovare per pulire la bocca, e portavano il cibo sopra due bastoni, così come si portano secchi d'uva alla vendemmia; si può immaginare come i suoi scudieri erano mal vestiti. Le bestie non mangiavano altro che erba; al posto di avena e di foglie di agrifoglio, che arrostiscono un poco a causa delle spine che vi sono. Ed ora basta per i loro costumi, perché non ne voglio più parlare.

Il re mi aveva accolto bene e mi ha mandato un bue. In tutta la sua corte non c'era né pane da mangiare né vino da bere, ma come un grande presente mi fece mandare due piccole focacce sottile come le “neules” [cialde catalane molto sottili che si mangiano a Natale], che si piegavano come pasta cruda; fatte di avena che sembrava terra, e nere come il carbone, ma davvero ben gustose. E poi il re mi donò un salvacondotto per passare tutto il suo paese e la sua gente, a piedi o a cavallo. E parlò a lungo e forte e con gran diligenza s'informava da me dei re cristiani, in particolare del re di Francia, e di Aragona e Castiglia, e sui loro costumi e maniere di vivere; e secondo quanto mi sembrò delle sue parole, li consideravano i costumi migliori e più perfetti del mondo.

Le loro abitazioni, comunemente, sono per la maggior parte vicino al bestiame; e con il bestiame che fanno le loro abitazioni; e un giorno, come i pascoli sono consumati, traslocano alla maniera degli aurenetes [i beduini] della Barbaria e della terra del sultano; e così fanno spostando le loro città, e vanno via tutti insieme.

 (Arrivo e preparativi)
 
Partii dalla corte di quel re e seguii la mia strada per diversi giorni, ché la strada era lunga, fino a che raggiunsi una delle loro città chiamata de Processió [Ovvero Protecció una traduzione dell’irlandese Tearmann (rifugio, santuario), qui in questo caso è Tearmann Dábheog, oggi Tearmann Mhéig Raith o semplicemente Tearmann.] e la chiamano così perché qui non faranno del male a nessuno; sembra che hanno grande devozione per San Patrizio, ed è bene entrare nel regno; e il re tiene quella città sicura, e i pellegrini che vi si recano sono forzati a lasciar qui i loro animali, perché non potevano attraversare le montagne o le acque né i cavalli né altri animali. Così che,  da qui partendo, sono andato a piedi alla città dove si trova il convento; e in questo priorato è il Purgatorio, e c'è un grande lago profondo [il lago Derg], in cui è la suddetta isola; e l'acqua è buona da bere, e nel lago ci sono diverse altre isole. Le acque sono così tanto grandi per l'isola [d'Irlanda?] che sopra le montagne più alte appena si può attraversare, per le acque che vi sono da qui alla fine [in cui si entra fino al ginocchio], così che si ha gran pena di passare [a piedi], e ancor di più a cavallo.

Partendo da Processió [Tearmann], il signore del luogo [Mág Raith], che è un gran signore, e suo fratello che aveva una grande devozione al mio signore San Patrizio, mi ha aiutato molto a prepararmi, così come a tutti i pellegrini; e volle venire con me, e mi accompagnò fino al monastero, dove venni accolto molto bene. E abbiamo attraversato il lago con una barca ricavata da un unico pezzo di legno, perché non vi era altra barca. Il signore di Processió [Tearmann] e il priore che era lì si imbarcarono in una altra.

Nel momento in cui io fui nel monastero, mi domandarono se volevo entrare nel Purgatorio e ho risposto di sì; e dunque essi mi hanno fortemente sconsigliato che non avrei dovuto in alcun modo entrarci né tentare Dio, dal momento che non c'era solo pericolo per il corpo, ma anche per l'anima, la quale conta ancor di più; narrandomi e mostrandomi i pericoli e la forza di coloro che erano morti lì.
Ma quando hanno visto la mia forza di volontà, mi dissero, e specialmente il priore, che avrei dovuto agire in conformità con i costumi del monastero, così come San Patrizio aveva ordinato e così i predecessori del priore, secondo ciò che è scritto nel capitolo che parla di San Patrizio.
Così feci, in accordo ai loro costumi, come si deve fare, con grande devozione, tutto ciò che fanno quegli uomini che per malattia o altri pericoli sono in attesa della morte. E quando tutto ciò è stato fatto, con la gran processione a cui sono educati mi portarono alla chiesa, e la persona che entra è sempre fortemente consigliato di non entrare; e mi hanno detto di rinunciare ad entrarvi per eliminare i miei peccati, e che mi avrebbero messo a servire religiosamente i fratelli religiosi, piuttosto che mettermi in tale pericolo.

E fate tutte le consuetudini nella chiesa, così come abbiamo già detto San Patrizio aveva ordinato, tutto ciò fatto, con tutto il clero che si trovava in quella contrada, la mattina presto, cantarono una messa di requiem per la persona che entrava. E tutto ciò che dovevano fare, fecero.

E mentre ero in chiesa, ho parlai con un mio nipote, figlio di mia sorella, che era della lignaggio di Centelles, e un dottore [della chiesa], il suo nome era messer Bernat de Centelles; e con due miei figli, dei quali il maggiore aveva nome Lluís e l’altro Ramon; e con la mia compagnia e servi. Con essi si stabilì la questione del loro ritorno, nel caso che Dio avesse già deciso della mia sorte. E donai le mie volontà a messer Bernat de Centelles, mio nipote, che era sacrestano di Maiorca.

E tutto ciò fatto, il priore e i frati e il signore di Processió [Tearmann] mi domandarono, nel caso che morissi, dove ho voluto essere sotterrato; e ho risposto che la terra era il sepolcro dei morti, e che io mi rimettevo ad essi. E in processione mi portarono alla porta del Purgatorio, e lì vi erano quattro cavalieri, di cui due erano i miei figli e gli altri due erano un inglese, di nome Tomàs Agut, e l'altro messer Pere Maça, del regno della Valenza. E appreso  cantarono le litanie e mi donarono l'acqua santa, e il priore ha aperto la porta e mi disse le seguenti parole, in presenza di tutti coloro che erano lì:

 - Vedete ora il posto in cui volete entrare e andare, ma se volete credere a me e al mio consiglio, giratevi indietro, ed emendate in altra maniera la vostra vita in questo mondo, perché molti uomini che qui sono entrati e giammai tornarono, e sono tutti periti sia nel corpo che nell'anima, perché non avevano una ferma credenza in Gesù Cristo, e perciò non poterono soffrire i tormenti che ci sono là. Ma se voi lì volete entrare, vi dirò quello che vi troverete.

E io gli risposi che, con l'aiuto di Dio, sarei entrato lì per purgare i miei peccati; e lui mi disse:

 - Circa il pozzo Non voglio dirvi nulla, perché vedrete e troverete da voi; ma in un altro luogo Dio vi invierà i suoi messaggeri, che vi insegneranno tutto ciò che dovrete fare; e subito dopo se ne andranno e vi lasceranno tutto solo, e così è stato fatto con tutti coloro che sono entrati lì prima di voi.

E poi presi congedo da tutti coloro che erano lì, e li baciai sulla bocca e mi raccomandai a Dio, infine entrai; e ditro di me entrò un cavaliere chiamato messer Guillem, signore di Corsí [William de Courcy], un normanno, che si diceva essere il maggiordomo e sua moglie la cameriera al servizio della regina d'Inghilterra, che è la figlia del re di Francia [La regina Isabella all’epoca era solo una bambina, visto che era nata nel 1389. Essi erano il barone Sir William Courcy e sua moglie Margherita di Kinsale Peinnel. Il primo gennaio del 1397 Riccardo II concesse loro una pensione annua di 100 sterline in considerazione dei buoni servizi a lui e alla sua regina Isabella (vedi Lodge e Archdall 1789, The Peerage dell'Irlanda, Vol. VI p. 148)].
E aveva fatto tutto ciò che si doveva fare per il suddetto accesso, ed era stat , come me, esortato dai suddetti frati; e ci hanno fortemente consigliato di non dirci nulla l’uno all'altro, sulle parole e i pericoli che erano stati detti riguardo ai tormenti attraverso cui erano morti e andati perduti quelli che erano entrati; e ciò mi misero effettivamente dei dubbi nel mio cuore e nel mio intendimento, ma la grande voglia che avevo di sapere in quale stato era il re  mio signore, e aver avuto modo di eliminare i miei peccati, mi fece obliare tutto ciò che dovevo temere; E raccomandandomi alle buone preghiere degli uomini buoni, e mi armato della fede e della convinzione la migliore che io avessi, e facendomi il segno della croce, e raccomandandomi a Dio, io entrai nel purgatorio seguito dal mio compagno. E dietro di noi, il priore serrò la porta e tornò con il suo clero alla chiesa.

 (L'ingresso al Purgatorio)

Quando io fui dentro il pozzo, trovai subito l’inizio, e che di lunghezza non erano più di due canali di Montpeller; e all’inizio il pozzo è un poco storto alla mia sinistra. E quando fui all’inizio, con le mani cercai un buco o qualsiasi cosa dove potessi andare, ma non lo trovai. Verità era che quando mi inoltrai sentii l’inizio del pozzo molto basso, e sembrava come se all’uomo fosse impedito di entrare. E proseguii come meglio potei, e avanzai in quella  posizione più di un ora senza pensar ad altro; è vero che presi a sudare con una gran angoscia in cuore, quasi come se avessi il mal di mare in navigazione.
E alla fine, quasi furente, mi addormentai per la grande angoscia che avevo avuto; e appreso sentii un tuono così forte, come quelli che si sentono al monastero, tanto i canonici che gli altri che erano venuti con me, lo sentirono anch’essi come se fosse stato i tuoni di settembre; e fuori era cielo sereno, tanto che loro lo presero per una cosa meravigliosa.
E in quel momento io scesi di livello in altezza; però, per l’angoscia che avevo avuto quando mi assopii, io mi affaticai un po’, ed anche per il gran tuono che era stato così terribile, che mi aveva quasi assordato.
E in un attimo io piansi, e recitai le parole che il priore mi aveva insegnato, e che sono: «Criste filii Dei vivi, miserere mei peccatori.» E allora vidi il pozzo aperto, per il quale tanto mi addentrai, ma persi il mio compagno, che mai più vidi, ne seppi che ne fosse stato.

E così, tutto solo per quel pozzo andai, che tanto più andavo avanti, tanto più lo trovavo scavato nell’oscurità, tanto che perderti del tutto la chiarezza di tutta la luce. E quanto andai un po’ avanti, entrai in un luogo da cui mi apparve l’inizio, e qui trovai una sala, così come mi aveva detto il priore mi aveva detto; e non v'era altra luce se non come quella che vi è nel mondo tra giorno e notte, e nei giorni d’inverno.
Questa sala non era del tutto chiusa intorno, ma aveva pilastri con archi di volta, come un chiostro di monaci. E quando io camminai su e giù per questa sala, mi riempii di meraviglia della forma e tanto delicata maniera che vedevo di questa sala; e subito dopo entrato e mi sedei. E io fui impressionato della gran bellezza che era in questa sala tanto deliziosa, e così della sua strana forma e maniera, perché, a me sembrava, non avevo mai visto una sala così bella da nessuna parte che avessi mai stato.


In una luce crepuscolare entrai in una sala come un chiostro di monaci e fui impressionato della gran bellezza che era in questa sala tanto deliziosa

E dopo che io restai seduto per un bel pezzo, vennero da me dodici uomini, che sembravano tutti dei religiosi e tutti vestiti in abiti bianchi. E tutti entrarono nella sala, e allora mi salutarono umilmente. Uno di loro mi sembrò essere il più anziano, quasi come un priore, e di tutti fu lui a parlami, e mi confortò calorosamente e mi disse:

 - Benedetto sia Dio, che ha tutte le cose in suo potere, e che ha posto nel tuo cuore dei buoni propositi; e che possa in te migliorare il bene che hai iniziato; e dal momento che sei venuto in questo purgatorio per i tuoi peccati, sappi che ti converrà agire con grande coraggio a questo scopo e, se non lo farai, tu perderei anima e corpo per la tua malvagità.
Perché, non appena saremo usciti da questa sala, essa sarà tutta piena di diavoli, che tutti assieme ti tormenteranno e intimidiranno, e peggio ancora, ti prometteranno di farti tornare indietro sano e salvo e senza pericolo fino alla porta attraverso cui sei entrato, se crederai loro, e così ti assaliranno per ingannarti. E se tu acconsentirai loro, essi grande male ti faranno con tormenti o paure o minacce, che perirai nel corpo e nell'anima. E se crederai fermamente e mettere tutta la tua cura e la fede in Dio, sarai libero da tutti i peccati che hai fatto, e vedrai i tormenti che sono destinati ai peccatori per purgarsi dai loro peccati, e il riposo in cui i giusti riposano e di cui si deliziano.
E guardati bene di aver sempre Dio in mente; e quando i diavoli ti tormentano, invoca sempre il nome del Signore nostro Dio Gesù Cristo, perché tramite quel nome sarai sempre liberato da tutti i tormenti a cui avrai a che fare. E con questo ti raccomando a Dio perché noi non possiamo stare più qui.

E poi ognuno mi diede la sua benedizione e se ne andarono.

Fine prima parte
Se e quando finirò la seconda parte la pubblicherò qui
Marco Pugacioff


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