L’origine bretone dei Vidoni
Una bella illustrazione da
Archives curieuses de la
ville de Nantes et des départements de l’Ouest, 1837 Volumi 1-3
Prima
di iniziare, vorrei prender per buona – che devo fa’, ragazzi, a me gusta così
– la distinzione che fece il bibliotecario di Rennes (l’antica Condate che viene spesso citata su
Asterix; per forza, lui, Obelix e il cagnolino Ercolino [Idefix] abitano in
Bretagna) D. Maillet e E. Ducrest de Villeneuve della Società reale accademica
di Nantes che nel loro libro Historie de
Rennes, del 1845 scrivevano…
«L'impero romano latino, dice Châteaubriand,
non lo era più del barbaro impero romano: sembrava un "enorme campo che
gli eserciti stranieri avevano preso passando per una specie di patria comune e
transitoria”. In mezzo a tutti questi disordini dell’Occidente, le Province
dell’Armorica si costituirono in Repubbliche federative. Il Conan che governava
la penisola [e che non era Conan il barbaro, ma Conan Mériadec ],
doveva prendere parte a questo movimento, poiché era un passo più verso la
realizzazione dei suoi progetti. Le truppe romane abbandonate da Roma (409),
entrarono in questa federazione e così completarono la loro naturalizzazione
nel paese la cui custodia era stata loro affidata.» e ancora «Il nome di Franks
dato a questi Létes […] ci sembra provare che questa popolazione germanica,
differente da quella di Clovis, che era apparsa nel nostro paese, come
ausiliaria dei Romani…».
Ovvio Clovis è quello che da noi chiamiamo Clodoveo il Re e non certo il pappagallo
che Paolo Piffarerio disegnava sui fumetti di Alan Ford.
Perciò i franks saranno d’ora
in poi nel mio scritto le popolazioni oltralpe (le Alpi, non i Sibillini, o più
in generale gli Appennini) e franchi saranno i profughi che nel 680, per l’oppressione
dei Saraceni dovettero abbandonare la loro terra nel sud dell’attuale France, ed emigrare nel Piceno.
Queste genti in poco tempo si sentirono affrancati da fame e paura ed erano soprattutto senza alcun Re di sorta.
Infatti il loro “Re” era la Chiesa, che chiedeva loro solo di lavorare la terra
e di rispettare le leggi del clero. Si sentirono liberi a tutti gli effetti
e chiamarono loro stessi franchi e questa nuova loro casa “Francia”.
Quindi la “Francia”
non era uno di quelli che in France chiamano "les royaumes Francs" [i regni franchi], una
sorta di confederazione dei territori franchi conquistati in Gallia e più in
particolare la France occidentale che andava dal nord dell’attuale France ai
Pirenei (e certamente anche oltre). A ovest c’era la Bretagna; così come pensa il mio amico e collega
fumettista (disegnatore di fumetti) Frederic.
Un opinione più che legittima
e ragionevole, tanto che sarebbe condivisa da tutte le università italiane,
francesi e germaniche.
Ma come ho detto non
c’era Re di sorta… ovvio c’era la Chiesa che comandava e comanda tutt’oggi;
siano totalmente al di fuori dei royaumes
Francs detti su sopra.
La musica cambiò quando arrivò sub scorta, un certo giovanotto, lui sì, un frank sul serio, un certo Charles Martel [Carlo Martello], figlio
di un certo Pepin III de Heristal (Pipino, non Peppino De Filippo), per
governare quei sozzoni nel Piceno senza Re o Signore che sia.
Perché dico che fu portato nelle Marche e non
in Germania?
Aix-la-Chapelle è un nome viene Aix da Aqua (acqua in latino) e la Chapelle
per la Cappella costruita da Carlo Magno tra 794 e 798 e ad Aachen, ci sono le acque termali, oh sì! Però… non c’è
l’ara o altare del dio Apollo Granno, per cui quelle acque termali si dicevano
in latino Aquisgrana!
Purtroppo nel territorio della Francia delle
origini, nel sud della regione Marche, vi era in mezzo a un bosco, un pianoro chiamato
«planu de Ara Grani». Certo poteva essere un luogo dove si batteva il grano,
per la presenza di tante fattorie o Grange,
nome derivato dal latino Granica cioè
cella adibita al deposito di grano.
Ma primo: non si va a battere il
grano in mezzo ad una selva dove oltre alle piccole creature della foresta come
per esempio le lepri (sul tipo del primo Bugs Bunny che non era grigio ma marrone
chiaro) c’erano pure lupi, volpi e perfino orsi; secondo, su un luogo dove
si batte il grano non ci si costruisce una chiesa. Le chiese venivano erette
dove vi erano i luoghi di culto delle antiche religioni, perciò venne costruita
Santa Maria in Selva.
Terzo ed ultimo, che taglia la
testa al toro: per diventare Imperatore di quel impero romano rifondato da
Leone III e Carlo Magno, bisognava avere, sì un papa che ti dava la corona
(ancora non si poteva fare come Napoleone, che se la ficcò sulla capoccia da
solo e guai a chi gliela toccava), ma poi dovevi essere acclamato sopra la
tomba del “primo” imperatore ad Aquisgrana! Ecco perché Guido del Piceno è un
falso imperatore: non è mai stato ad Aachen… Sfido! Manco c’era a quell’epoca.
Arnold
Böcklin, (Bâle in Svizzera, 1827 - Fiesole 1901 ), dà un idea dei culti antichi
nel suo dipinto "Il bosco sacro".
Il più ampio concentrate di
notizie storiche su Santa Maria in Selva si trova, da pag. 78 a pag. 82 dello studio pubblicato da Otello Gentili sull’abbazia di Fiastra;
un libro a cui diede il suo contributo – me lo riferì lui stesso – anche il
professor Carnevale.
E va bene, sono tutte assurdità anzi fesserie e
mi scuso delle mie ricerche inutili e assurde. Ci stanno pensando molto
seriamente a smontarle le mediocri università marchigiane, distruggendo un bel
sogno; anzi trasformandolo in incubo. Grazie signori docenti! Grazie del vostro
lavoro di catalogazione e risistemazione degli archivi, per cui tanti documenti
non si trovano più, perciò non sono mai esistiti; Grazie sinceramente.
Dopo
aver ringraziato del loro lavoro i saccenti, passiamo all’origine d’Oltralpe
dei Vidoni o Lambertingi, con un lavoretto svolto stando rinchiuso in casa da
quell’ignorante che dicono che sia e semplice disegnatore dilettante di
fumetti.
Carlo Martello ebbe un nipotino piuttosto famoso che un papa coronò
Imperatore Romano, un certo Carlo Magno. Suo figlio Ludovico il Pio, ebbe grosse
rogne con i Bretoni, infatti sotto il suo regno la nazione bretone designa,
elegge e corona Re il conte di Léon, Morvan che non riconosce la sovranità del
carolingio. Si arriva alla guerra e Ludovico stesso guida i suoi guerrieri e i
due eserciti si ritrovano presso la foresta di Brisiac.
Morvan visto dal pittore ottocentesco Évariste-Vital Luminais
Morvan volle spiare da vicino l’accampamento
nemico e viene sorpreso e fatto fuori da delle guardie in avanscoperta; così
almeno riferisce Prudence Guillaume baron De Roujoux a pag. 305 del suo Histoire des rois et des ducs de Bretagne,
Volume 1, 1839. Sembra addirittura che lo decollarono con un colpo di lancia.
In quel bell’anno, l’818, ci fu pure un
eclissi di sole l’otto di luglio «Eclipsis
solis contigit VIII id. julii.» e a Ludovico gli morì pure la moglie.
Comunque per la Bretagna fu il disastro. La morte del loro capo sgomentò i Bretoni, che si separarono e
tornarono alle loro case. Era
diventato impossibile per loro difendersi. Ludovico il Pio penetrò fino a Vannes. Qui radunò alcuni baroni e il clero sempre pronto a ricevere la
legge del vincitore. Là egli ordinava ciò che voleva
(mi sembra di sentir il marchese Del Grillo “io so io e voi non siete un c…!”) ma,
siccome era più religioso che uomo di guerra, diede grandi vantaggi allo stato
ecclesiastico.
Tanto che ricevette
subito dopo, nel suo accampamento sul fiume Ellé, Padre Matmonoc, Superiore
dell’Abbazia di Landevenech. La
forma della tonsura di questo abate, quello della sua veste, sorprese
l’imperatore, che gli domandò quale regola seguivano nel suo monastero. L’abate
rispose che i suoi monaci tenevano le usanze e riti degli antichi bretoni
insulari, e principalmente di San Wingaloc, scozzese, fondatore della sua
abbazia, sotto il re Grallon. Ludovico non approvava nulla di questi costumi e
gli ordinò di adottare la regola di San Benedetto. E l’abate si piega e diventa benedettino.
In questo periodo dice Guépin
“si narra, che [Ludovico] ordinò la costruzione, sulla sponda destra della
Loira, di un argine destinato a contenere il fiume e a porre le valli a
ripararsi dai suoi straripamenti.” Una notiziola in più.
Due principi, discendenti dell’antica razza
di Conan, esistevano allora in Bretagna; si
chiamavano Riwallo
e Nominoë. Erano due fratelli. Riwallo, il maggiore, morì e lasciò, sotto la
tutela di Nominoë, un erede chiamato Salomone, che lo zio
alleva come un proprio figlio.
Nominoë dans L'Histoire de Notre
Bretagne (1922) dell’illustratrice Jeanne
Malivel.
Nominoë si era mostrato
come il più temibile avversario di Ludovico; ma stavolta preferì sottomettersi
all’imperatore.
Ma i Bretoni non gli
perdonando di aver accettato il suo comando dalle mani di un sovrano straniero;
perciò si radunarono e, di comune accordo, elessero un nuovo re, di nome
Guy-Ô-Marc'h" [Guyomar, Guysô-marc'h, Guy le grand chevalier. Cioè Guido il grande cavaliere], figlio o nipote di Morvan e visconte di Léon.
La perdita di questo Re
fu presto decisa e scoppiò una bella (per modo di dire) guerra civile.
Gli uomini di Nominoë entrarono in armi nelle terre di Guy-Ó-Marc'h, che devastarono a
ferro e a fuoco. Poi entrarono nelle proprietà dei grandi che lo avevano
eletto.
Ludovico in persona
decide di
guidare una sua spedizione. Dovete aspettare l’autunno, a causa di una
carestia, ma poi entrò in Bretagna, e conquistò e bruciò Rennes. Divise il suo
esercito in tre parti; una parte la diede al comando di Carlo, un’altra a Luigi,
i suoi due figli, e riservò per se la terza. Per quaranta giorni queste tre
divisioni ne fecero di cotte e di crude. I bretoni si videro ridotti alla
disperazione; ma la loro sottomissione fu solo parziale e momentanea. Intanto Ludovico
si ritirò ricco di bottino e ostaggi.
Guy-Ô-Marc'h e molti altri devono recarsi di
fronte all’imperatore ad Aquisgrana. L’imperatore li perdonò e concesse loro di
tornare alle loro case; ma appena ritornati in patria, ripresero le armi.
Guy-Ô-Marc'h smise di combattere i fedeli di Ludovico solo con la sua morte.
Guillaume scrive che avvenne nel suo castello per mano di Lambert, governatore
delle Marches della Bretagna. Era
l’anno 825.
Eccolo qua, è arrivato il primo Vidone; no. Non
proprio il primo, ma adesso ci arriviamo.
Fin qui abbiamo
seguito Guillaume
nel suo racconto fino a pag. 309.
Eginardo scrive (pag. 376-377) «donec ab hominibus Lantberti comitis in domo
propria circumventus atque interfectus est.
finché non fu circondato e ucciso nella sua stessa
casa dagli uomini del conte Lambert.» Quindi non fu
fatto fuori dallo stesso Lamberto…
Lambert era il figlio
di Guy de Nantes detto anche Wido. La cronologia (sempre da prendere con le
molle) parla di questo Wido come nato verso il 750 da Lambert e da Teutberge.
Questo Wido sembra che aveva origini nell’Austrasia, insomma all’incirca nei
dintorni di Treves o nel corso della Mosella, sembra infatti che in quelle zone la famiglia
aveva dei possessi.
Del padre di questo
Lambert di certo si sa qualcosa da Eginardo. Nell’anno del pestaggio del papa
da parte dei cittadini di Roma (tanto morto un papa se ne fa un altro) il 799, «Rebus itaque Saxonum pro rerum opportunitate
dispositis, rex in Franciam revertitur. Et cum Aquisgrani hiemaret, Wido comes
ac præfectus Brittanici limitis…» “regolate le questioni dei Sassoni come
esigevano le circostanze (poveracci loro) il Re ritorna in Francia.
Mentre passava l’inverno ad Aquisgrana (bello caldo davanti al caminetto e
servito da qualche bella fanciulla) arrivò il conte e prefetto della Bretagna
Guido, il quale aveva percorso questa provincia con vari suoi colleghi conti,
per presentare le armi dei bretoni che si erano a loro arresi. Su ogni trofeo
era inscritto il nome del capo a cui era appartenuto. La Bretagna sembrava
allora interamente sottomessa, se in effetti l’incostanza di questa perfida
nazione non avrebbe, come loro costume, cambiato le cose.” Difatti il messer
conte Guy o Guido che dir si voglia, dieci anni dopo sicuramente dovette riavvolgersi
le maniche perché Carlo Magno deve marciare contro i Bretoni “al fine di punire
la loro perfidia.”
Sembra che il messer
conte Guy lasciò questa valle di lacrime nell‘818 lasciando come successore suo
figlio, il conte Lambert I di Nantes, che secondo la wiki francese (sicuramente
più affidabile di quella italiana) era anche marchese de la Marche [10].
Ora mi viene in mente un sospetto – che qui
nasce e qui muore, e mica sono il commissario Maigret – Lambert fa fuori Guy-Ó-Marc'h
che Eginardo trascrive come Wihomarchus dato
il nome particolare che aveva questo Re di Bretagna, anche in latino abbastanza
simile a Wido, non poteva essere un suo parente? Ciò spiegherebbe il fatto che
Lambert, o comunque i suoi uomini lo abbiano potuto uccidere a casa sua, in
genere si apre ai cugini… Vabbè, non si può dimostrare, per questo il mio
sospetto nasce e muore qui.
Anche se in un romanzo
a fumetti potrei immaginare che l’anima di quel condottiero che guidò una
rivolta tale che dovete richiedere l’intervento dello stesso Ludovico il Pio e
dei suoi due figli, si sia poi reincarnato in altro Re o meglio Imperatore
nato su territorio italico… Bà, solo fantasie.
Intanto nell’830, Lotario si rivolta contro il padre e Lambert, prende
le sue parti. Invece Nominoë nel maggio 831 viene nominato da Ludovico il Pio conte
di Vannes e missus imperatoris, cioè
inviato dell’imperatore in Bretagna. Nel
833 i fratelli di Lotario si schierano a fianco del padre e Ludovico il Pio se
la prende con i partigiani di Lotario. Lambert era tra di essi e si ritira nei
suoi possedimenti ben risoluto a lottare ancora per la Bretagna. Cerca di far
passare dalla sua parte Nominoë, ma è un tentativo inutile. Allora si sposta
nel Maine e ci prova con Odon, conte di Orléans, ma questi teme Nominoë.
Intanto Lotario, visto gli sforzi di Lambert, lo vorrebbe andare a trovare nel
Maine, invece cambia proposito e và dal padre per gettarsi ai suoi piedi e
chiedergli perdono. Ludovico gli concede il perdono, a patto però che lui e i
suoi sostenitori se ne vadano.
Lotario prende la via d’Italia e Lambert, scrive
Hyacinthe Morice [pagg. 30-31], quella di Nantes. A
Thionville Ludovico convoca un assemblea per riprende la sua dignità imperiale;
mentre Lambert e i suoi partigiani tentano un ultimo sforzo contro Nominoë che
ormai è il capo incontrastato della Bretagna. Ma è un tentativo senza successo.
Dopodiché Lambert e i suoi partigiani prendono
definitivamente la via italica, e tutto questo perché scrive Noël-Yves Tonnerre
«Nell’831 Ludovico il Pio aveva tolto a Lambert l’onore di Nantes, detenuto dalla sua famiglia per quasi mezzo
secolo. Lambert, infatti, aveva svolto un ruolo essenziale nelle rivolte che
avevano scosso l’autorità dell’imperatore.»
In pratica Lambert ha fatto come Arsené Lupin (quello
interpretato da Robert Lamoureux) che nella bella pellicola Il ritorno di
Arsenio Lupin (Signé Arsène Lupin), regia di Yves Robert (1959),
dopo aver fregato il tesoro ai finanzieri se ne và in Italia e diventa… Arsenio
Lupino. Appunto, da Widones a Vidoni.
Ma
Lotario non dimentica il suo principale sostenitore e lo nomina Duca di
Spoleto, una posizione importantissima nell’ambito della primitiva Aquisgrana.
Ma non durerà a lungo… Una epidemia di peste avvenuta tra l’836 e l’837,
ammazza l’origine bretone dei Vidoni italici.
Nominoë viceversa muore
improvvisamente durante una spedizione nelle profondità della regione di Beauce
vicino a Vendômen il 7 marzo 851.
Comunque queste notizie mi hanno dato la risposta sul perché dei
Longobardi che odiavano a morte i Franchi, si siano alleati, anzi si siano fusi
insieme, come la principessa di Benevento e il marchese di Camerino. Non erano
dei veri e propri franks, ma dei
bretoni, bretoni di Nantes…
Già,
Nantes. C’è ancora il fratello di Guido Senior (doveva esser lui che da bambino
fu sicuramente tra gli allievi di Alcuino alla Scuola Palatina), Lambert II che
rivuole Nantes. Vediamo la sua storia...
Altra bella illustrazione da
Archives curieuses de la
ville de Nantes et des départements de l’Ouest, 1837 Volumi 1-3
Entra in scena Carlo il Calvo. Carlo aveva con sé due signori ambiziosi, Lambert II e Renaud, che
avevano servito potentemente la sua causa; entrambi gli chiesero come compenso
la contea di Nantes, sulla quale Lambert, conte delle Marche di Nantes, credeva
soprattutto di possedere diritti più consolidati. Carlo pensò di cavarsela
meglio cedendo questa contea a Renaud, e confermandogli inoltre quella di
Poitiers. Lambert, esasperato, lasciò la corte del nuovo imperatore e si recò
da Nominoë.
Nominoë abbracciò la causa di Lambert e immediatamente radunò truppe il
cui comando diede a Érispoé, suo figlio, per impadronirsi della contea di
Nantes, che Carlo aveva dato a Renaud. Vi fu una sanguinosa battaglia sulle
rive della Vilaine, tra Renaud, alla testa di un esercito composto da franks, e
da bretoni, comandati da Erispoé e Lambert. Renaud ebbe la vittoria in un primo
attacco; ma Lambert, in un secondo scontro sconfisse a sua volta Renaud, e lo
uccise in combattimento. Dopo questa vittoria, Nominoë assunse con orgoglio il titolo di re di Bretagna e Lambert marciò
verso Nantes con il suo esercito vittorioso. Il popolo di Nantes, che non era
in condizione di resistergli, gli aprì le porte ed egli prese possesso di un
governo che aveva tanto ardentemente desiderato. Ma qualche tempo dopo,
congedate le sue truppe, si vide maltrattato dalla gente di Nantes e lo costringe
vergognosamente a fuggire. Questo affronto gli causò un furore omicida e lo
spinse alla fatale risoluzione di introdurre i Normanni in Bretagna. Andò a
trovarli sulle coste della Neustria, e infiammò la loro cupidigia, dicendo loro
che vi erano immense ricchezze nella mal difesa città di Nantes. Animati dalla
speranza del bottino, si imbarcarono subito sotto la condotta di Lambert, e in
breve tempo la loro flotta, composta di ben sessantasette navi, apparve in
vista di Nantes. La città debolmente difesa, fu presto presa d’assalto. La
maggior parte degli abitanti si rifugiò nella grande chiesa e vi si rinchiuse.
I Barbari, dopo aver riempito di carneficina e di orrore l’intera città,
assalirono la chiesa, della quale ruppero le finestre e le porte. La loro furia
si rivolse principalmente contro i chierici, i monaci e il vescovo, e li passarono
tutti a fil di spada. Saccheggiarono poi i tesori e gli ornamenti della chiesa,
e la sera stessa risalirono sulle navi, avendo impiegato un solo giorno in
questa fatale spedizione.
Lambert, che si era
così spietatamente vendicato degli abitanti di Nantes, non ebbe difficoltà a
prendere una seconda volta una città saccheggiata e ridotta allo stato più
deplorevole; ma era ben lungi dal riconoscersi l’autore di questo disastro.
Provò grande compassione per gli abitanti e disse loro che, cacciandolo fuori,
erano rimasti inermi e si erano procurati questa disgrazia.
Mentre i Normanni devastavano il paese di Nantes, Nominoë, entrò nel territorio di Rennes e si fece padrone della maggior
parte della città. L’anno successivo, Nominoë devastò
i territori fino a Le Mans e Lambert arrivò fino ad Angers. Invano Carlo
minacciò di piombare su di loro con tutte le sue forze. Noménoé, poco
spaventato dalle sue minacce, attraversò la Loira, entrò nel Poitou e devastò
l’intero paese di Maulges.
La vita di Lambert II continua, secondo le
linee che ne dà la wiki; accompagna Nominoë nell’851 nella sua offensiva in
Neustria. Dopo la morte
improvvisa del condottiero bretone a Vendôme il 7 marzo 851, Lambert prese il
comando dell’esercito bretone in ritirata. Partecipa in seguito al fianco di
Erispoë, figlio di Nominoë e nuovo capo dei Bretoni, alla battaglia di Jengland
nei pressi del Grand-Fougeray, dove le truppe di Carlo il Calvo vengono
sconfitte il 22 agosto. Prima della fine dell’anno
viene concluso un accordo tra Carlo il Calvo ed Erispoë; quest’ultimo
ottiene il titolo regio e la definitiva cessione delle antiche Marche di
Bretagna a Rennes e Nantes. Lambert
perde ogni speranza di stabilirsi nella regione.
Lambert, la cui
sorella Dova era badessa di Saint-Clément a Craon, cerca di ritagliarsi un
dominio tra il Maine inferiore e l’Angiou ma viene ucciso il 1 maggio 852 in
un’imboscata.
Secondo gli Annali di Saint-Bertin: 852
d.C. "Lambert e Garnier, fratelli, principali autori delle discordie, perirono
l’uno in una trappola, l’altro per un giudizio", e nella Cronaca di
Saint-Maixent è scritto « Et sequenti
anno [852] Lambertus, comes Namnetensium, a Gauberto comite Cenomannensium in
bello occiditur (E l’anno successivo Lambert, conte di
Nantes, fu ucciso in guerra da Gausbert, conte del Maine).»
Di certo però non andò meglio a Carlo il
Calvo. Visse più a lungo, ma si dice che quando è morto nel 877, durante un
viaggio verso la regione francese della Moriana, il suo seguito non
potendo sopportare il fetore del suo corpo in decomposizione, lo mise in una
botte rivestita di pelle e così lo seppellì. Vero o no, non c’è male come
storia.
Bien! Se Aquisgrana in Val di Chienti è una
bufala, questa dei Vidoni, ragazzi, non lo è, anzi non è nemmeno una mozzarella
di bufala, con cui farci una bella pizza Margherita, che bonaaaa!
Altra bella illustrazione da
Archives curieuses de la
ville de Nantes et des départements de l’Ouest, 1837 Volumi 1-3
“Sarebbe nato in
Gran Bretagna alla fine del IV secolo, e si recò in Gallia intorno al 384, con
un parente, il tiranno Magno Massimo, di cui serviva gli interessi, sarebbe
diventato duca d’Armorica (dux bellorum,
cioè signore della guerra) e avrebbe governato per 26 anni, sotto la dipendenza
dei Romani, la parte dell’Armorica conosciuta da allora con il nome di
Bretagna.
Secondo Charles Nodier, Justin Taylor e
Alphonse de Cailleux, Conan Mériadec sbarcò in Bretagna sulle rive
dell’Aber-Ildut dove costruì una residenza conosciuta come "Castel
Mériadec", situata tra Plouarzel e Brélès (nella zona di Bel-Air secondo
il Chevalier de Fréminville (1787-1848), ma nessuna traccia archeologica
conferma questa affermazione), le cui rovine erano ancora visibili all'inizio
del XIX secolo;
i
resti delle mura sarebbero serviti per costruire un mulino.
Cattedrale
Saint-Paul-Aurelien di Saint-Pol-de-Léon: il presunto sarcofago di Conan
Mériadec.
“Le nom de Franks donné à ces Létes par la même
notice, nous semble prouver que cette peuplade germanique, différente de celle
de Clovis, avait paru dans notre pays , comme auxiliaire des Romains […]”, V. Historie de Rennes,
rennes 1845, p. 35. In seguito per distinguere le popolazioni, gli autori
davano la minuscola a quelli di Clodoveo.
Scriveva il professor Carnevale, in uno suo studio su Santa Maria in
Selva, che da quel che so è ancora inedito: «Ara
Grani non significa in latino, come qualcuno ha tradotto, “aia del grano”.
Intanto grano si diceva in latino frumentum. La parola granum
esisteva, ma significava chicco, granello; ancor oggi, riferendoci alla corona
del Rosario, diciamo grani del Rosario. Sul documento Ara Grani è scritto a
lettere maiuscole, e sarebbe perciò strano che si adoperassero le maiuscole per
indicare un’aia del grano. […] Come sul
versante destro del Potenza i "pagani", cioè i contadini dei “pagi”
(villaggi) avevano perpetuato, anche dopo il trionfo del Cristianesimo, il
culto della loro antica Dea Bona,
cosi i pagani del versante sinistro avevano perpetuato il culto del Dio Granno
in un bosco (lucus) a lui sacro. Il dio Granno, in epoca romana, aveva avuto un
celebre santuario sul territorio dell’attuale Urbisaglia. Per convertire al
Cristianesimo gli abitanti dei pagi, ancora pagani, il monachesimo medioevale
attuò in genere la seguente strategia: trasformò in luoghi di culto cristiano i
luoghi di culto pagani, mantenendo però intatte le locali tradizioni di
pellegrinaggio, di ritrovo per festività religiose, di mercato.»
“In una sortita fu ucciso da un colpo
di lancia partito da un Signore Franco, di nome Cosse. Questo Signore tagliò la testa di
Morvan, con l’intenzione di portarla all’imperatore: ma non la portò lontano,
essendo stato ucciso lui stesso da uno scudiero di Morvan. Altri francesi annunciarono
all’imperatore la morte del re dei Bretoni e gli presentarono la sua testa. L'abate Witchar aveva riconosciuto la
testa di Morvan e l’imperatore ordinò che fossero tributati al principe e a
tutti coloro che erano morti in questa occasione gli onori della sepoltura.” V.
Histoire ecclésiastique et civile
de Bretagne, Volume 1, Parigi 1750, pag. 27 Di Hyacinthe
Morice.
Ouvres
completes d'Eginhard, Volume 1, Parigi 1840, pag. 330
La nota 12 a pag. 243 di A. Teulet, ouvres completes d’Eginhard, Parigi
1840, sul vocabolo Francia spiega “Le mot
France, que nous employons quelquefois dans notre traduction comme équivalent
du mot latin Francia, afin d'éviter une périphrase, doit s'entendre du pays
occupé parles Francs, principalement vers le Rhin, et non pas des pays
composant la Francé, actuelle, qui était encore désignée sous le nom de Gallia.”
Ovverosia “Il vocabolo Francie, che
talvolta usiamo nella nostra traduzione come equivalente del vocabolo latino
Francia, per evitare la perifrasi, va inteso come dei paesi occupati dai Francs, principalmente verso il Rhin [il
fiume Reno in Germania, non quello preso Bologna], e non dai paesi componenti
la France attuale, che veniva ancora
chiamata Gallia”.
Altrove trascritto,
come dice Teulet a pag. 374, come
Wiomarcus, Wihomarcus. Ma anche Judul secondo Hyacinthe
Morice sempre a pag. 27 del suo libro.
Notizia tratta dalla wiki francese.
In mezzo a tutta questa carneficina
c’è posto anche per un avvenimento degno del Re-animatore di Lovecraft. Secondo Albert-de-Morlaix
citato dal dottor M. A. Guépin nel suo libro Historie de Nantes, 1839 dove vine
scritto che il vescovo “San Gohard era sull’altare […] esclamava il sursum corda all’inizio della messa,
venne brutalmente strappato dall’altare da uno di questi barbari, che avendolo
gettato a terra, gli staccò la testa dalle spalle, tutto rivestito con le sue
vesti pontificie com’era.
I barbari normanni dopo aver massacrato Saint-Gohard, lasciarono il suo
corpo separato dalla testa in mezzo agli altri morti, per farli bruciare nel
fuoco della sua chiesa, ma nostro Signore provvede di onorata sepoltura al suo
Santo Martirio per uno strano miracolo, perché mentre i Normanni stavano per
dar fuoco al mucchio di fascine e mobili che avevano eretto in mezzo alla
chiesa, il corpo del santo pontefice Gohard si levò in piedi e tenendo la testa
nella sua mani, uscì dalla chiesa con grande stupore degli infedeli, e andò
direttamente al sobborgo chiamato Riche-Bourg,
situato su il confine della Loira, seguito da un gran numero di Normanni
curiosi di vedere che seguito avrebbe avuto questa meraviglia. Arrivato al limite
dell’acqua, salì su una barca che aspettava lì miracolosamente, con due torce
accese accostate l’una dall'altra, e risalì la Loira, senza l'aiuto di vele o
remi, ed quando arrivò a La Pointe,
lasciò il canale della Loyre sulla destra, entrò sul fiume di Mayne, e venne ad arrestarsi al porto di
Angers, senza che le torce si fossero ne spente ne consumate, durante un così
grande percorso, che dista diciassette leghe dalla Bretagna.”
Nel libro La chronique de Nantes (570 environ-1049) di René Merlet, Parigi
1896 si legge alla nota 1 di pag. 13 “Questo resoconto dell’intervento di Lambert con i Normanni non è
plausibile ed è contraddetto da un passo tratto dagli annali contemporanei
(vedi cap. VII più sotto). Il
cronista di Nantes ha qui ripreso una leggenda che sembra essere il risultato
dell’odio concepito da alcuni cittadini di Nantes contro Lambert.” E
prosegue al cap. VII a pag. 20 è scritto
«Captivos vero qui inde fugerant, Dei
virtute e timore Lamberti, minime ausi fuerunt persequi per grazia
di Dio e per timore di Lambert (i vichinghi) non
provarono nemmeno ad inseguire i prigionieri fuggiti da lì»
[ringrazio il professor Enzo Mancini per l’esatta traduzione]. La nota 1 spiega
“Questa paura, ispirata da Lambert ai Normanni, dimostra che questo conte non
aveva alleanze con i pirati danesi e contraddice il resoconto leggendario sopra
riportato.”
V. Charles
Barthélemy, Histoire de la Bretagne ancienne et moderne, Nouvelle édition. Paris. 1863, pagg. 29-33.
Marco
Pugacioff
[Disegnatore
di fumetti dilettante
e
Ricercatore storico dilettante, ma non blogger
(Questo è
un sito!)]
Macerata
Granne
(da Apollo
Granno)
S.P.Q.M.
(Sempre
Preti Qua Magneranno)
24/09/'22
articoli