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sabato 14 gennaio 2023

BENEDETTO DEI Mercante e ambasciatore fiorentino 1418 - 1492

 

BENEDETTO DEI

Mercante e ambasciatore fiorentino 1418 - 1492.

 

 

Cappella tornabuoni, Annuncio dell’angelo a zaccaria, chiesa di Santa Maria Novella a Firenze del pittore fiorentino Bigordi Domenico detto il Ghirlandaio (1448-1494).

Fa parte di un ciclo d’affreschi che il Ghirlandaio realizzò tra il 1485 e 1490.

In basso a sinistra si vedono dopo Cristoforo Landini, Angelo Poliziano, Marsili Ficini e il vescovo d’Arezzo.

 

 

La famiglia di Benedetto Dei era originaria dei dintorni di Poggibonsi e si trasferì a Firenze entro il penultimo decennio del sec. XIV; i suoi avi venivano sepolti nella cappella Dei nella chiesa di S. Spirito.

Molti di essi furono iscritti come orefici all’arte di Por Santa Maria (o della seta) dalla fine del secolo XIV alla metà circa del sec. XVI.

  

Il padre Domenico nacque verso il 1364, orafo per tradizione familiare, apparteneva alla classe politica fiorentina, non per niente tra il 1406 e il 1407 fu sentenziatore dell’oro della Zecca fiorentina; rivestì la carica di console della sua corporazione (l’arte di Por Santa Maria) nel 1402, 1417, 1422, 1426 e 1429; fu podestà di vari possessi fiorentini e fu ambasciatore presso la corte napoletana. Morì nel 1430.

Lo zio Giovanni  nato verso il 1377 e scomparso  il 7 aprile 1446, raggiunse la più alta carica del governo, il gonfalonierato di Giustizia.

Uno dei suoi fratelli, Bernardo di Domenico, nato nel 1403-04 e ancor vivo nel 1476-77, fu ambasciatore della Repubblica fiorentina presso la corte papale e, come testimonia ripetutamente lo stesso Benedetto (in un carteggio ancora inedito), fra il 1467 e il 1470 rivestì cariche e visse episodi importanti della storia della sua città.

L’altro fratello Deo di Domenico nacque attorno al 1408-09; s’immatricolò quale orafo all’arte di Por Santa Maria (col beneficio del padre) il 5 gennaio 1435; morì nell’ottobre del 1450.

Benedetto Dei ebbe per fratello gemello Milliano, un valente orefice che lavorò intorno al celebre dossale d’argento di San Giovanni e che lavorò con Antonio del Pollaiuolo alla parte inferiore della celebre croce d’argento per l’altare del battistero fiorentino.

Nel 1473 fu priore della Signoria fiorentina e nel 1489 consigliere dell’arte degli oliandoli). Ma ebbe comunque dei disagi finanziari tanto da dover rifiutare la restituzione di certo denaro prestatogli dal fratello Bernardo; infine morì povero - al punto da spingere i figli a rifiutarne l’eredità - nel 1493, a Firenze.

 


 

Nasce a Firenze il 4 marzo 1418 come Benedetto di Domenico Dei o De Deo, da Domenico di Deo e Taddea di Milano Salvini.

   Di Benedetto si è scritto che «la dimensione solitaria del personaggio privo di stretti legami familiari, al di fuori dalle strategie matrimoniali e fin da piccolo distaccato dai fratelli.» infatti quando prese parte nel 1458, con Girolamo Machiavelli a un colpo di stato organizzato da Luca Pitti, e i golpisti furono sconfitti, si diede alla fuga: «da lì in avanti fu segnato da un senso di malessere, solitudine e precarietà economica e sociale.»

   Si dedicò alla mercatura e fu socio della casa dei Portinari, la quale aveva banchi e negozi in Europa ed in Oriente. Benedetto Dei viaggiò molto per affari di commercio ed anche per motivi politici.

In effetti la Treccani in linea scrive «È inoltre ipotizzabile che, all’origine dei viaggi che dal 1460 porteranno il Dei attraverso il Mediterraneo fino alla corte di Maometto II, ci fossero dei precisi piani mercantili e forse pure trame politiche e diplomatiche»

Nel 1465 fu mandato dalla repubblica fiorentina al Gran Sultano; altra missione compiva poco dopo al gran Maestro di Rodi. Dal 1462 al 1467 percorse la Grecia, la Turchia d’Europa, la Bosnia, la Siria, la Palestina, l’Egitto e la Barberia; non solo ma dai ricordi lasciateci nella sua cronaca manoscritta appare che come si sia inoltrato nelle parti centrali dell’Africa fino a Timbuctù nel Mali.

Le Memorie autografe giacenti nella Biblioteca nazionale di Firenze sono invece una raccolta di temi disparati: ciascuno scritto è intitolato e piegato come una lettera e tutti sono uniti insieme.

Esemplare scovato su Archive.org

 

Nel 1882 in occasione del III° Congresso Geografico Internazionale, Pietro Amat di San Filippo (1826-1895) trascrive un interessante brano della cronaca che poté copiare dal codice cartaceo posseduto dalla R. Biblioteca di Monaco.

 

   «Sono stato in somma delle somme anni 7 nel paese detto e nominato sottoposto a Ottoman Vgholi Gran turcho et ho visto rompere la signoria veneziana, Alledes Milias e a Coranto et a Patrasso e a Metellino e ad argos e a Misitra e sono stato in Turchia e nella Bossfina (Bosnia) e nella Morea e nel Mare maggiore 1462. 63. 64. 65. 66. 67.

 

Città del Soldano

 

   «Sono stato alla gran città di Domascho [Damasco] di compagnia del Consolo della nazione fiorentina ed essendo mandato a parlargli da parte del gran Turco dell’anno 1467 sopra una fonte.

   Sono stato alla gran città del Cairo di Babbillonia [Babilonia] et o visto assai Popolazzo [popolazione] di Mori, e certo ella non è si gran cosa quanto si dice perché tutti o la maggior parte si riducano per una via sola.

   Sono stato alla gran Città di Alessandria l’anno che certo Consolo Agostino d’oria Genovese andarevo e l’anno che io condussi in firenze le galline d’India e donate al Mag. Pietro di Cosimo.

   Sono stato alla città di Baruti [in Congo] porto di Damascho l’anno che io condussi in firenze un serpente di Br. otto e grosso 8. 4. in circa con 100 denti e iiij [così è trascritta a stampa la misura, è quindi indecifrabile] gambe Iptero di gulto.

   Sono stato alla gran città di Gierusalem [Gerusalemme] l’anno che io condussi et arrecai assai Reliquie e donate, al Munistero et in casa nostra a mia sorella e alle mia cogniate.

   Sono stato alla gran Città De’ Cartaginesi l’anno che io condussi un Chamaleonte che vive d’aria et arrechalo vivo et donalo a Reccho e Amico di Uguccione del Chasato de Capponi.

   Sono stato alla città di Tuniz [Tunisi] di Barberia l’anno che fu Cap. Agniolo Spini e Padroni Reccho Chapponi e Pietro di Lutozzo Nasi e scrivano della Magona Lucha [Luigi] Pulci [1432-1484] e Viddi e Grilli volare (invasioni di Cavallette).

[Scrive la Treccani in rete. “A Pisa lo attendeva l’amico Luigi Pulci, che annunciò a sua volta l’arrivo al futuro Magnifico del suo uomo e di tutte le stranezze portate dall’Oriente.”]

   Sono stato alla città che è disfatta ( Sfax ) nella Barberia la dove fu si grando guerra fra soldati e Cartagine et il Cap. havea nome Ispendio e Mato dopo la pace nel Primo Bello punicho.

Sono stato per la costiera della Barberia cioè, a Sione e Orano e Archudia la dove si vendono le Scimie e le Bertuccie e Arreconsi a manzi legate per i piedi di Dreto chome i polli.

   Sono stato a Tambettu [Timbuctù] luogho sottoposto al Reame di Barberia fra terra e favvisi assai (affari) assai e vendesi panni grossi e Rasci e Ghurnelli con quella costola che si fanno in lombardia.

   Somma delle somme Benedetto Dei ha cerco tritamente e con assai tempo le dua dette potenze e lo quanto e Possano e quanto hanno d’entrata et in che modo e si possano offendere e per qual mezzo e qual via benchè siano paesi lontani e strani nel Mezzodi e per la Soria e per l’egitto e Paesi Caldissimi.

 

Tornato in Italia nel 1467, Benedetto Dei portò con sé doni e animali esotici per Lorenzo Magnifico e il Vasari immortalò una Giraffa come si vede in una delle sale di Palazzo Vecchio. L’affresco è stato dipinto tra il 1556 e il 1558.

 

Parigi

 

   Sono stato alla Città di Parigi l’anno che la maestà del Re Aluigi di franza [Francia] tolse L’Isto, al Conte d’Ormigniacha (Armagnac) e Cacciollo allo esilio in Spagnia con ogni sua famiglia.»

 

    Una vera e propria vita avventurosa, che anticipa quella del suo concittadino Benvenuto Cellini (1500-1571). Tornò da Parigi nel 1471, che secondo lui non poteva reggere il paragone con le città italiane e ottenne la conduzione della galea della guardia di Pisa in un incarico più noioso che onorevole. Nel  1473 elaborò la Cronica, da cui ebbe fama di fedeltà e di esattezza.

È stato ipotizzato che per le sue novità geografiche e cartografiche si sia beneficiato forse anche il matematico, astronomo e cartografo italiano Paolo Dal Pozzo Toscanelli (1397-1482).

Benedetto Dei intraprese un nuovo viaggio nel 1476 per affari di commercio riguardanti le case fiorentine dei Medici, Pazzi e Portinari, percorse la Francia, la Fiandra, la Germania e per la Svizzera e fece ritorno in Italia nel 1477.



Fu in contatto anche con Piero Vespucci [lontano parente di Amerigo] padre di Marco, lo sposo di Simonetta Catteneo, di cui si era innamorato anche Giuliano de Medici. Il ritorno di Benedetto Dei coincise proprio con l’assassinio in Firenze di Giuliano de’ Medici nella congiura dei Pazzi sfociata il 26 aprile 1478. Congiura in cui Lorenzo si salvò grazie anche a un giovane generoso Antonio Ridolfi che gli succhiò il sangue per arrestargli l’emorragia.

Benedetto Dei conobbe Piero, fuggito a Milano perché sembra implicato nell’assassinio di Giuliano de Medici.

 



Antonio Ridolfi (1454-1499), «amico del Magnifico, commissario durante la guerra di Pisa.»

V. https://www.treccani.it/enciclopedia/ridolfi/

 

   Nell’anno 1480 messo in Milano a capo della banca dei Portinari, vi rimase parecchi anni onorato da quanti lo conobbero e festeggiato dallo stesso Lodovico il Moro che lo volle alla sua Corte. Pare che Benedetto Dei iniziò anche un dizionario del dialetto milanese.

Abituato alla vita della corte che pure gli procurava problemi finanziari il Dei non tornò a Firenze ma, tra il 1487 e il 1489 si spostò tra Bologna e Ferrara. Rientrato a Firenze ormai vecchio e stanco, ancora all’età di 73 anni fu richiesto per un servizio presso i Bentivoglio a Bologna.

Nell’arco di circa quarant’anni (al momento non si conoscono sue lettere precedenti prima del 1456, e l’ultima sembra sia quella del luglio 1492) sono pervenute a noi più o meno duecento lettere autografe, mentre più del doppio sarebbero quelle a lui indirizzate.

 

   Venne effigiato dal Ghiralandaio dietro l’altare maggiore di S. Maria Novella insieme ai Tornabuoni e altri eminenti fiorentini, tanto che nel libro Opere di Giorgio Vasari[1], è scritto «13° Un prete di San Lorenzo, musico. 14° Benedetto Dei, buffone. (Questi cinque formano l’altro gruppo nell’estremità della storia del lato destro del riguardante. Il buffone Dei fu anche autore di una cronaca manoscritta).»

Il fatto di essere appellato buffone dà l’idea che come referente di usi e costumi orientali, Benedetto Dei non sia apparso del tutto convincente e veritiero ai suoi contemporanei: «dal Pulci a Leonardo da Vinci si tendeva piuttosto a motteggiare che non a riflettere su tale aspetto del cronista fiorentino.»

Morì a Firenze il 28 agosto 1492 dove fu sepolto nella chiesa di s. Spirito nella cappella Dei.

 

Fonti:

 

  - Studi biografici e bibliografici sulla storia della geografia in ..., Volume 1, a cura di Società geografica italiana, Roma 1882,  pagg. 152-156. In rete.

   -https://www.treccani.it/enciclopedia/benedetto-dei_(Dizionario-Biografico)/

   -https://www.treccani.it/enciclopedia/dei_(Dizionario-Biografico)/

   - https://www.storiadifirenze.org/?storici=dei-benedetto

   - http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda.v2.jsp?decorator=layout_resp&apply=true&tipo_scheda=OA&id=13917&titolo=Bigordi+Domenico%2C+Annuncio+a+san+Zaccaria&locale=it

 



[1] Dal libro Opere di Giorgio Vasari; secondo le migliori stampe e con alcuni scritti inediti, Trieste 1857, nota 2 di pag. 352, terminante a pag. 353. In rete.


Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

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